LETTERE E OPINIONI
Lettera di Gianni Toffali
La tragica morte di Federica Squarise, la ragazza padovana ammazzata a Lloret de Mar, pone una semplice domanda: perché molti giovani vanno sempre più spesso in vacanza all’estero? Questione di costi e di strutture alberghiere migliori rispetto all’Italia? Non proprio. La verità è altra: le località “fuori porta” offrono “chance aggiuntive” che l’Italia bacchettona non è in grado di fornire. Chi preferisce la movida notturna alle bellezze paesaggistiche italiche, nulla importa di spiagge, di cime e di bel sole. Agli avventori dei “divertimentifici” esotici (nella maggior parte dei casi, zitelle e scapoli) interessa unicamente godere e provare piaceri proibiti. Pure fare nuove amicizie, non importa un accidente. In questo clima da orgiastico baccanale estivo, naturale prima o poi qualcuno si faccia male. E che altro aspettarsi da cocktail a base di droga, sesso e alcol? Ma tant’è, i voli verso i paradisi artificiali non si possono fermare. Qualche lacrima di circostanza, e di nuovo tutti a sballare.
Gianni Toffali
Da Gianni Toffali Dossobuono Verona
In Sicilia i carabinieri hanno stroncato un patto scellerato tra mafia e massoneria. La notizia riportata dai media italiani, non può che far sorridere. Il motivo è presto detto. I mafiosi, diversamente dai massoni, vivono ed operano tra la gente comune, quindi facilmente “acchiappabili” dalle forze dell’ordine. I massoni al contrario, come “tradizione” insegna, sanno paludarsi tra nebbie e intrallazzi meglio di una viscida serpe. I “pescati” dunque, probabilmente altro non erano che pesciolini di infima rilevanza. La massoneria permea ogni ganglo della vita politica, culturale, economica, finanziaria e persino religiosa. E’ la massoneria a muovere i fili del mondo. I tentacoli delle lobby massoniche (ce ne sono di diversi ordini e gradi) manovrano e dirigono le sorti del pianeta, a partire dai strati più bassi, per arrivare finanche ai più alti livelli istituzionali mondiali. La massoneria ha mille facce e molteplici fattezze. Talora per agire meglio e indisturbata, si mostra con il volto dell’organizzazione filantropica umanitaria. La massoneria ha molteplici fini. Sul piano “particolare” garantisce agli affiliati, ricchezza, piaceri mondani, scalate professionali e accesso ai piani alti del potere. Sul piano “generale” si prefigge la corruzione morale della società e l’annientamento della cristianità. Il Trattato di Lisbona appena bocciato dall’Irlanda, per fare alcuni esempi di “ingerenza” massonica, vorrebbe omettere le radici cristiane dell’Europa, legittimare le unioni omosessuali, mettere la museruola alla chiesa cattolica, disconoscere ai genitori il diritto di dare un’istruzione religiosa ai propri figli e imporre il relativismo morale. L’astuzia più grande della massoneria è simile a quella del maligno, vale a dire: lavorare dietro le quinte fingendo di non esistere. La Bibbia definisce il principe delle tenebre, astuto, mentitore e omicida per eccellenza. E suoi discepoli, ne sono degni tirapiedi.
Gianni Toffali
Riceviamo e pubblichiamo
Se non fosse per la gravità del fatto, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate. In un quartiere romano alcuni imprenditori extracomunitari subiscono un’aggressione da parte di ignoti, e la sinistra risponde gridando al pericolo fascista. Peccato che un soggetto degli energumeni coinvolti negli atti vandalici, fosse per sua stessa ammissione, un militante di sinistra con tanto di effigie di Che Guevara tatuata sul braccio. Ciò che la sinistra si sforza di occultare è il dato ontologico che la violenza è connaturale all’essenza stessa dell’ideologia comunista. Nessuno può negare che tutte le rivoluzioni sociali di derivazione marxista siano state messe in atto mediante l’esercizio sistematico della brutalità. Lo stesso Che Guevara, icona del pacifismo nostrano di casa nostra, morì mentre sparava piombo ai suoi nemici. Non bisogna farsi abbindolare: il buonismo pacifista è solo la maschera esteriore di chi odia con il sorriso sulle labbra.
Gianni Toffali Verona
Gianni Toffali Via Strada del Chiodo 12 c Dossobuono Verona
Qualcuno avrà pensato che Benedetto XVI non sia andato a La Sapienza perché battuto da un drappello di mangiapreti o perché deluso dall’ignavia di un governo che non ha saputo garantire libertà di espressione di un Capo di Stato estero, nonché Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di fedeli. Sbagliato! In realtà il motivo è di ordine teologico. Al papa è bastato dare una sbirciatina al vangelo per rendersi conto che non poteva permettersi il lusso di distribuire perle di saggezza ad una platea che non le avrebbe apprezzate. Dice infatti l’evangelista Matteo "Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi." (7,6), e ancora “In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città”. (10, 11-15). Ratzinger non aveva bisogno di entrare in quella città e in quella casa, i grugniti, seppur da lontano, avevano già rivelato la loro natura.
Gianni Toffali Verona
I 30 anni della legge sull'aborto
Spettabile Direttore,
il 22 maggio prossimo si compiranno i 30 anni di vigenza della famigerata legge n. 194/78 che ha legalizzato in Italia la trista piaga dell’aborto. Una legge ipocrita perché mentre nel titolo dichiara di tutelare la maternità, nei fatti finanzia la strage degli innocenti. Uno sterminio, infetti anche nell’ultimo rapporto del Ministero della Sanità (quale tragica ironia, una ministra donna che dice bene della legge, perché ha rilevato “solo” 130.000, sì…, centotrentamila aborti = bambini morti ammazzati!), si confermano le cifre degli ultimi anni, arrivando così a sfiorare i 5 milioni di aborti legali, finanziati con i soldi degli italiani che pagano le tasse.Una legge falsa, perché nel 1° articolo dichiara di riconoscere il valore sociale della maternità, mentre nell’articolo 12° IMPEDISCE AI GENITORI di opporsi alla volontà di abortire espressa dalla figlia minorenne; afferma inoltre di tutelare la vita umana dal suo inizio, mentre per l’interruzione della gravidanza entro i primi novanta giorni viene tollerata ampia discrezionalità di scelta delle motivazioni da parte della donna, senza alcuna possibilità di contrasto da parte di chiunque voglia impedire l’uccisione dell’innocente concepito. Una legge crudele, perché permette, anzi favorisce la donna madre nella scelta occisiva del proprio figlio pagandogli le spese ospedaliere per eseguire l’aborto, ed invece dopo lunga attesa impone il ticket sanitario per gli accertamenti medici che una donna in età fertile desidera compiere per tutelare la propria salute. Una legge ancora una volta contro le donne perché lascia sole nel momento più importante e delicato della loro vita quale è quello della scelta di generare un figlio. Dopo trenta anni è giunto il momento di cancellare questa struttura che genera morte e di aiutare in questo modo le famiglie a riscoprire la preziosità della loro insostituibile funzione sociale.Questo aiuto non costa nulla, non pesa sul bilancio dello Stato, anzi lo arricchisce e sicuramente giova alla coppia ad alla famiglia e non solo economicamente. Anche un laico come il giornalista Giuliano Ferrara ha capito quanto male sta facendo all’Italia la cultura dell’aborto. Infatti egli osserva che la battaglia condotta dall’Italia per la difesa dei diritti umani, che in questi giorni ha ottenuto all’ONU la moratoria sulle esecuzioni capitali, porta necessariamente alla moratoria degli aborti. Come si può gridare che nessuno tocchi Caino, legalizzando la eliminazione sistematica di tanti Abele? Come si può continuare a tacere? A far finta di non vedere questa enorme e tragica contraddizione? Tutte le persone di retto sentire e tutte le strutture sociali pubbliche e private dovrebbero unirsi per raggiungere questo obiettivo.
Luigi Caltroni Verona, lì 2 gennaio 2008 - Dott. Proc. Luigi Caltroni Viale Nino Bixio 6 37100 Verona
Tosi "disobbediente incivile"
Il Sindaco di Verona si mette contro le leggi dello Stato, la magistratura e il Ministro degli Interni, e vara una delibera contro immigrati indigenti, senza lavoro e privi di reddito lavoro la cui presenza metterebbe a
repentaglio la sicurezza di Verona.Evidentemente il senso della legalità del Sindaco Tosi è a fasi alterne.
Rigoroso fino alla tolleranza zero se si tratta di far rispettare l’ordine pubblico minacciato da chi mangia kebab sui gradini di Palazzo Barbieri, ribelle e antagonista se ad essere minacciato è il tifo ultras dell’Hellas. Due pesi e due misure, nella classica tradizione della politica populista. Il sindaco di Verona Flavio Tosi, ha detto che non rinuncerà a seguire l’Hellas in trasferta nonostante il divieto imposto dalle nuove misure anti violenza. “Trovo inaccettabile la decisione Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive” ha detto il Sindaco promettendo la sua presenza alla prossima trasferta, con tanto di sciarpa gialloblù.Flavio Tosi (già condannato come leghista in primo e secondo grado per “odio razziale “, vale sempre la pena di ricordarlo), ora è pronto a sfidare le leggi italiane indossando la fascia tricolore. Abbiamo un sindaco ultras che attua la “disobbedienza incivile”, paladino dei tifosi gialloblù e sceriffo a caccia di nullatenenti. I moderati della sua maggioranza sono contenti?
Mao Valpiana Verdi della Colomba
In Svezia, il 29 giugno...
In Svezia, il 29 giugno del 2004, è stato condannato ad un mese di carcere un pastore protestante per aver osato criticare, con citazioni tratte dalla Bibbia, il matrimonio gay. Si tratta della prima sentenza, in Svezia, che considera il dissenso verso il matrimonio gay come un incitamento all’odio razziale. Tale progetto contro la libertà di pensiero e di religione viene portato avanti anche in molti paesi europei. In Francia, 26 organizzazioni di sinistra hanno firmato un Manifesto per dare vita ad una “strategia repressiva e preventiva” contro il cosiddetto razzismo omofobico. Per razzista omofobico si intenderebbe chi privilegia la famiglia tradizionale ed esprime il suo dissenso verso le pratiche omosessuali. I primi razzisti omofobici, secondo tale concetto, sarebbero, ovviamente, per i loro scritti, l’Apostolo San Paolo e con lui tutti i Pontefici della Chiesa Cattolica fino a Giovanni Paolo II e all’attuale Pontefice Benedetto XVI. In Italia, se il Pontefice, e con lui i fedeli cattolici, non vengono oggi incriminati è perché con la caduta del Governo D'Alema, è stato accantonato il progetto di legge n. 6582, presentato il 23 novembre 1999, primo firmatario proprio l'allora Presidente del Consiglio Massimo D'Alema. Questi disegni di legge prevedevano sanzioni penali (reclusioni da sei mesi a quattro anni - art. 2 del Testo Unico) per chiunque esprimesse pubblicamente critiche su una qualunque perversione sessuale, sodomia maschile inclusa. Con la vittoria elettorale del centro destra alle elezioni politiche del 2001, il progetto di legge rimase lettera morta. A distanza di sei anni quel progetto è stato ripresentato in maniera subdola con Il disegno di legge Mastella del 25 Gennaio 2007. Con il pretesto di voler condannare l’incitamento all’odio razziale, nel Disegno di legge vengono considerati incitamenti all’odio razziale anche la critica del comportamento omosessuale e del matrimonio gay. Incredibile no? Il ministro ultracattolico e filo papalino della Giustizia, che a parole rifiuta il “matrimonio” gay, è lo stesso Guardasigilli che vorrebbe inserire nel nostro ordinamento il reato di omofobia. Cosa non si fa per rimanere incollati alla careghina…
Gianni Toffali Verona
Con la presente nota...
...esterniamo la nostra meraviglia ed il nostro disappunto per l'apparizione (in data odierna) delle"striscie blu" anche nella nostra via. Come già fatto presente varie altre volte, sinceramente la nostra zona non ci pare avere alcuna delle caratteristiche che normalmente giustificano una sosta a rotazione e a pagamento, se non quella di aumentare le entrate: - nessuno (se non i residenti e qualche loro occasionale parente o amico) verrà mai quassù a parcheggiare (evidentemente dissuaso dalle distanze e dalla salita) per poi andare in in città (preferendo parcheggiare, se proprio, in ben più comode vie ai limiti di Valdonega o di Borgo Venezia.- Nessun mezzo pubblico è mai venuto fino qui sopra(il tentativo del "Pollicino" è di fatto morto sul nascere.- Il personale dipendentre dalla Scuola Materna avrà grosse difficoltà ad accedere al lavoro (dati i problemi citati, la salita, la distanza,l'assoluta mancanza di mezzi publici). Qulcuno dovrà parcheggiare a Porta Vescovo e venire su a piedi...Quindi non mi pare sussistano, neppure in maniera lontana e teorica, le motivazioni che hanno sempre giustificato simili provvedimenti:- si vuole scoraggiare l'uso dell'auto, ma qui quale reale alternativa esiste? E se uno non ha il "Verona-Park", per comperarlo, dovrà fare quasi un'ora a piedi tra scendere e risalire fino a Piazza Isolo e oltre ???- Si vuole favorire la rotazione dei posti-auto, ma di quali auto? Se, in pratica, nessuno ha mai avuto, finora, motivo di venire fin qua sopra?- Non c'è nemmeno alcuna attività vera attività commerciale o" turistica" (come a Castel S.Pietro o, forse, a S.Zeno in Monte tale da poter dare una sia pur lontana giustificazione al fatto...(Qualche residente forse si illude, ma già la seconda auto paga , la terza, mi pare, non ha nemmeno questo diritto (e nelle moderne famiglie, con un paio di figli grandi, fanno presto, in pochi anni, le auto a diventare tre o quattro..., e dovranno essere parcheggiate chissà dove) Se questo fatto è vero, è bene che la gente se ne renda conto sùbito, anche chi pensa magari di trarre qualche vantaggio da questa normativa...e applaude ora all'iniziativa comunale...).Commento: mi pare, a questo punto, che abbiamo ormai superato il segno, per ideologia o per voler fare soldi a tutti i costi... è chiaro il disagio specie per chi (vedi i numerosi anziani) dovrà dipendere più o meno continuamente da altri (figli, nipoti, badanti...) che per venire fin quassù (altre alternative, si è visto non ce ne sono) dovranno pagare un Euro all'ora!!! Chi pagherà? Forse l'assessorato del comune? Di questo passo metteranno il Verona-Park anche nelle frazioni. La gente (anche chi abita altrove) non si illuda. Questa lettera, con le prime firme raccolte, sarà inviata il più presto possibile all'Assessore ed allla Circoscrizione. Forse, nei prossimi giorni, partirà anche un altro esposto per il Comune, e si prospetta anche una Conferenza Stampa. Tra qualche giorno dovrei vedermi anche con Beschin, il presidente del Comitatocontro le "striscie blu" a Veronetta. Vi terrò comunque immediatamente inforòati di ogni novità.
Gaetano Zenari
Benedetto XVI durante la visita ad una parrocchia romana...
...ha asserito che “poco si parla dell’inferno” aggiungendo che “esiste ed è eterno”. Finalmente! Era ora che il Pontefice ricordasse questo semplice articolo di fede ai sacerdoti che nelle omelie non parlano più dell’aldilà e soprattutto che rifuggono dal pronunciare una parola che è diventata tabù: inferno. Eppure a taluni “smemorati” sarebbe bastato rileggere il Catechismo della Chiesa Cattolica dove al paragrafo 1035 si afferma che “ La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, il fuoco eterno”. L'errore dottrinale della "teologia moderna" è l'aver fatto credere, tanto ai laici quanto ai religiosi, di essere talmente buoni da non meritare altro che il paradiso. Oltre al fatto che si è insinuato una sorta di dogma “alternativo” e cioè la negazione di quella realtà che la fede lega all’inferno: il peccato! Se non si crede al concetto di peccato, naturale poi, non credere nemmeno alla possibilità della dannazione eterna. Speranza vana: buonisti ed auto indulgenti, sono avvisati.
Gianni Toffali
Nell’ottobre scorso ho avuto il piacere...
.... e l’onore di preparare ed illustrare la Relazione sulla Sicurezza in occasione della Conferenza Programmatica di Alleanza Nazionale. La tematica affrontata mi ha permesso di ribadire e riaffermare concetti con cui la destra italiana ha sempre dato primaria e notevole importanza. Il pensiero più volte ribadito dal sottoscritto è stato il concetto della legalità,legalità che dovrà tornare a pieno titolo nella nostra città. Verona, in questi ultimi anni infatti, ha pagato un prezzo troppo alto in termini di ordine pubblico e sicurezza. Ricerche condotte recentemente su scala nazionale ed europea fanno emergere in modo chiaro ed inequivocabile, che l’insicurezza rappresenta una delle principali preoccupazioni dei cittadini. Purtroppo, la mancanza di sicurezza spinge a rivedere i nostri modi di vivere, rivedere le nostre abitudini personali, rivedere anche il nostro modo di pensare, l’insicurezza cambia sostanzialmente il modo di relazione che abbiamo con il prossimo e cambia la nostra gestione serena del tempo libero. E’ quindi stabilito che viene condizionata seriamente la nostra libertà di movimento e di fatto la nostra libertà personale. Per quanto riguarda la nostra città, ciò che serve con urgenza è l’applicazione della cosiddetta teoria della “Tolleranza Zero” che essenzialmente consiste nel perseguire con severità anche i cosiddetti reati minori, ma che incidono in maniera significativa sulle persone più deboli e più indifese. E’ statisticamente provato che dove vengono tollerati i reati minori, automaticamente aumentano anche quelli più gravi. Chiunque governerà la città nei prossimi anni, dovrà avere come obbiettivo e come obbligo morale favorire la politica della fiducia, idonea a rassicurare il cittadino sulla capacità dello stato di difendere gli stessi cittadini ed i loro beni, per restituire a loro il piacere di godere della propria città a qualsiasi ora del giorno e della notte, in qualsiasi quartiere essi si trovino.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione Verona
Egregio Direttore...
... invio anche a Lei un’osservazione che mi sale spontanea. Leggo su L’Arena del 13.02.07, nelle cronache dalla provincia: “... il piccone del regime cancella la storia. Tagliati alberi secolari a villa Spinola per creare il piazzale dei balilla…” Mi sovviene immediata, l’associazione con i poveri alberi già tagliati e, quelli in attesa di esserlo, al giardino Lombroso. Sfogliando le cronache dei giorni passati, per L’Arena, l’assessore Tamellini “non piccona e non cancella la storia”! L’assessore “riqualifica” e “valorizza”. Nonostante la carenza di verde di cui ormai la città soffre, nonostante il dissenso dei cittadini. Due pesi, due misure e l’uso ad usum delphini, dei titoli di cronaca. Distinti saluti
Anna Faccioli
Verona: cultura, territorio e amministratori.
Pensavo che la politica ambientale di un’amministrazione che si rispetti considerasse il territorio come un “contenitore culturale”, offrendo così ai cittadini opportunità di crescita sociale. Faccio molta fatica ad accettare la cosiddetta “riqualificazione” in atto nel bel parco Lombroso, che umilia questo luogo di semplice bellezza. E’ un furore che non mi dà gioia. Memore dei precedenti interventi “di ristrutturazione” (piazza Isolo, piazza San Giorgio, Chievo, piazza Renato Simoni), so che questo storico frammento di verde è in pericolo. Nessuna azione di vera conservazione in questi contesti e tessuti storici è stata fatta. Si è solo intervenuti pesantemente con l’intento di farli sembrare nuovi, realizzando una irreversibile distruzione nel disprezzo del paesaggio, senza valutare i rischi di un impatto che non è solo ambientale, ma storico, culturale e identitario. Io desidero porre in primo piano la necessità ineludibile del recupero di identità “culturale” e “territoriale” dei nostri amministratori, che risulta essere in netto contrasto con le nostre tradizioni e la nostra ricchezza culturale. Ma come si è giunti a questa separazione fra cittadini, ambiente e amministrazione? E’ il segno evidente del livellamento accentratore, degli assessori-simbolo ingabbiati in vincoli amministrativi, inadeguati a comprendere la ricchezza e la varietà culturale della nostra città. Certi interventi demolitori, che si ripetono ossessivamente, urbanizzazioni dissennate, assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie, piccoli e medi lavori mai realizzati in questi anni, sono l’evidente dimostrazione che si è negata la regola di promuovere la formazione di “punti di vista” comuni, che avrebbero dovuto invece coinvolgere i numerosi soggetti sociali, culturali e civici presenti a Verona. Chi sta occupando attualmente incarichi istituzionali dovrebbe far valere la regola del confronto e dello studio condiviso di ogni progetto che tocchi gli interessi dei cittadini. Non si può accettare la ricetta del colonizzatore di turno. Ricostruire l’architettura o un parco dovrebbe rappresentare non solo una battaglia intellettuale, ma diventare anche una diga contro la perdita di qualità della vita urbana. Sono convinta che la decadenza ambientale avviata da questa amministrazione potrà essere arrestata solo culturalmente, tornando a coltivare l’amore per le proprie radici ed il senso di appartenenza al territorio in cui viviamo, in un “continuum” tra conservazione e mutamento. Il cittadino va difeso dall’incontrollata volontà di dominio da parte di chi ritiene di non avere nessuno sopra di sé, a cui rendere conto dei suoi atti e dei suoi usuali strumenti politico-amministrativi. Il cittadino non vuole sentirsi sperduto abitante, ma soggetto radicato fisicamente e spiritualmente. Quello spazio, il Lombroso, parte integrante dell’antica cinta muraria, fino a ieri presentava connotati di colore a armonia. Diventerà un giardino moderno, piacerà a molti, ma sarà privato della sua indentità. Questo il motivo della protesta dei cittadini, del Comitato di Borgo Trento, degli Amici della Terra e del Comitato di Borgo Roma, messa in atto con azioni simboliche, civili e anche con scritti poetici affidati a cartelli appesi agli alberi. E’ probabile che gli alberi abbattuti, in tempi di massacri, violenze e delitti suscitino molto meno compassione. Ma ci toccano molto in base alla famosa legge della prossimità. L’emozione è inversamente proporzionale alla distanza. I defunti alberi facevano parte del nostro paesaggio, del nostro ambiente, quasi della nostra intimità. Non erano morti, erano solo sofferenti per l’incuria. In rapporto ai loro vicini in buona salute sembravano uguali agli altri. Perché questa sentenza di morte? E’ un olocausto anche l’abbattimento di alberi. Forse non abbiamo abbastanza apprezzato la loro presenza, la loro ombra, la loro bellezza? Forse i cani del quartiere li avevano troppo inumiditi? Credo che le battaglie ambientaliste volte al rispetto della sacralità dell’esistente, sia esso animale o pianta, siano un dovere morale oltre che di responsabilità sociale e possano costituire un autentico strumento di ricostruzione spirituale e anche politica della nostra Verona. E’ vero, come diceva Guy de Maupassant che la morte è sempre intorno a noi. Ma non sappiamo abituarci a quest’idea e forse la natura con il suo eterno rifiorire ci aiuta ad allontanarne il pensiero. Distinti saluti.
Lucia Cametti - Presidente della Seconda Circoscrizione
Le scrivo questa mia breve...
... a titolo personale ed in qualità di docente di scuola media presso uno degli Istituti Comprensivi del Comune di Verona. Leggo e seguo l'agenziaperlascuola.it. La presente è per segnalarVi come il Comune di Verona, con delibera del 4 ottobre 2006, abbia dismesso le ADSL ad uso didattico presso tutte le scuole ed in particolare presso i comprensivi. La stessa delibera ne vieta l'uso didattico, anche nelle sedi di segreteria. Da una parte si promuovono nella scuola nuove forme di comunicazione e si investono risorse in strutture ed eventi e dall'altra si toglie la modalità di comunicazione ai primi fruitori (alunni e docenti). Da anni mi occupo di didattica e promuovo l'uso delle nuove tecnologie presso i miei allievi anche con servizi innovativi di elearning e formazione/informazione a distanza. Comunico con le famiglie ed erogo servizi via Internet e, ai meno fortunati, potevo dare la possibilità di accedere alla tecnologia a scuola. Ho un mio portale di matematica usabile da scuola, un tempo, e ora solo da casa. E' piccolo e fatto in casa ma raggiunge oltre i mille visitatori univoci al giorno, visitatori che si avvalgono anche di esercizi in linea fatti durante l'ora di lezione. Li usano dall'estero e non più i miei alunni guidati dal loro insegnante che ha creato questo in primis per loro. E' un controsenso che i miei materiali siano usato da "visitatori" europei e non più dai miei alunni per i quali sono stati creati. I recenti dati Istat sulla penetrazione di Internet presso le famiglie italiane evidenziano una scarsa possibilità di utilizzo da casa e ci vedono tra gli ultimi. Le scuole possono ovviamente dotarsi di connessioni a banda larga in proprio. ma i bilanci sono quello che sono. Altri Comuni veronesi si stanno muovendo in controtendenza, promuovono e finanziano le loro istituzioni scolastiche anche sotto l'aspetto tecnologico. Pensano in grande e stanno valutando di fornire servizi innovativi ai cittadini. Spero che il mio messaggi arrivi a persone lungimiranti e dia il suo piccolo contributo per far capire che le decisioni finora prese possono pregiudicare il futuro della nostra formazione nelle sue parti più innovative. Grazie
Ubaldo Pernigo
Egr. Direttore, mi permetto...
... alcune considerazioni in merito al sopralluogo effettuato ieri dal Sindaco e da alcuni Assessori alla ex scuola Monsuà. Ex scuola che finalmente ospiterà le sedi Provinciali di Avis e Aited. Zanotto ieri, ha però perso una grande opportunità, ovvero quella di chiedere scusa ai molti residenti della zona ed ai molti contadini di Madonna di Dossobuono che per circa due anni hanno subito un vero e proprio calvario a causa dell'insediamento dei nomadi voluto proprio da questa Amministrazione Comunale. Un calvario dovuto a furti, ruberie e vandalismi compiuti durante quel tentativo di integrazione che si è dimostrato successivamente fallimentare. Non voglio tediare ulteriormente sui fatti legati alla prostituzione che si sono verificati comunque in relazione al campo nomadi,ma che porterebbero sicuramente ad alcune riflessioni sulle scelte fatte. Ben venga dunque questa destinazione , sollecitata anche dal sottoscritto attraverso una mozione ufficiale in Consiglio di Circoscrizione e sopratuutto realizzata grazie anche ai finanziamenti della Fondazione Cariverona e dall'Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Veneto. Bello e facile questo sopralluogo, lo si sarebbe visto con piacere anche quando la scuola versava in altre condizioni.
Marco Padovani Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione
Caro direttore...
... sono molto contenta che proposte datate, formulate dalla sottoscritta, mai prese in considerazione dall'amministrazione Zanotto al momento della presentazione, anzi con qualche "sfottò", vengano poi riconsiderate e addiruttura proposte dalla stessa maggioranza di centro sinistra!!! Questo è il bello della politica: criticare e poi, dopo anni, fare proprie le proposte evitando che il cittadino conosca la vera storia. E' evidente ora tutti devono raccogliere i voti frutto del lavoro e delle proposte, meglio se si riesce a farli perdere a chi le proposte le aveva già formulate. Prossimamente tutto quello che in questi 5 anni di amministrazione ho presentato verrà raccolto e pubblicato. Lasciatemi almeno la soddisfazione di dire: "Io ci avevo pensato prima di voi".
Milena Tisato
Recentemente sulla stampa locale...
... il Consigliere Provinciale D’Arienzo dopo aver polemizzato con l’Assessore Coletto su questioni legate alla sicurezza nel quartiere Golosine e dopo averne fatto una questione di competenze tra vigili e comitato provinciale, ha sostenuto che il centro-sinistra tiene alla sicurezza più del centro-destra. Certamente il sottoscritto non ha l’unità di misura che certifichi quanto sta a cuore al collega questa importante questione, ma sa con certezza quale è stato il proprio lavoro e quello di Alleanza Nazionale in questi anni nei nostri quartieri. Vorrei ricordare che ad inizio legislatura, il sottoscritto presentò al Consiglio di Circoscrizione la proposta, attraverso un emendamento ufficiale per creare una Commissione Sicurezza nei nostri quartieri, emendamento subito bocciato dal centro-sinistra con i voti negativi anche dei Consiglieri dei D.S. Raccolte di firme, presidi, proteste, proposte finalizzate alla risoluzione del problema e non ultimi gli esposti presentati recentemente alla Procura della Repubblica e al Prefetto di Verona sono solo una parte di azioni che in questi anni sono state messe in atto dal sottoscritto e dal proprio gruppo politico. Sicuramente non ne abbiamo mai fatto una questione di competenze perché la sicurezza dei cittadini passa attraverso la collaborazione di tutti, tutti i giorni dell’anno e non solamente in prossimità di una campagna elettorale.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione Verona
Egr. Direttore, il Comune di Sommacampagna...
... in questi ultimi mesi, una settimana si e una no, quasi ogni 15 giorni emanava un comunicato stampa in cui annunciava la sua perenne battaglia contro chi presentava domande di nuove cave nel suo territorio. Dopo pochi giorni, casualmente, il Comitato No Cava iniziava ad operare con qualche manifestazione di supporto al comunicato stampa del comune. Un silenzio assordante (quasi imbarazzante) e nessun comunicato stampa, invece, da quando, con delibera di Giunta Comunale n° 208 del 16/11/06 (immediatamente esecutiva) la suddetta Amministrazione Comunale ha cosi deliberato: PRESA D'ATTO DEL PROGETTO PRELIMINARE RISULTATO ECONOMICAMENTE PIU' VANTAGGIOSO NELLA PROCEDURA AD EVIDENZA PUBBLICA E NEGOZIATA DI CUI ALL'ART. 37 - QUATER, DELLA LEGGE 109/94, RELATIVO AL RECUPERO AMBIENTALE DELL'EX CAVA "SIBERIE". Un insieme di parole... scritte in "burocratese" che significano solo una cosa, che dalle parole ora si passa ai fatti... La realtà è questa: tra poco inizieranno i lavori della nuova discarica che verrà realizzata nell'ex cava "siberie". In silenzio e senza comunicati stampa, a Sommacampagna sta per essere realizzata una nuova discarica di rifiuti. Ma dato che quello stanno per realizzare non hanno il coraggio di chiamarla "discarica" questa operazione di iniziativa e di volontà dell'Amministrazione Comunale è stata cosi definita: "realizzazione con il sistema del project financing del recupero ambientale dell'ex cava “Siberie”. Un dato solo merita essere sottolineato: "per ogni tonnellata del materiale che verrà utilizzato per questo "recupero ambientale"... cioè riempire l'ex cava... con rifiuti, la ditta aggiudicatrice dell'appalto e che diventa cosi il gestore della nuova discarica, verserà al comune una somma di 29,89 euro a tonnellata. Il Comitato "No Cava" di Caselle, in questi mesi ha promosso manifestazioni, viaggi in pulman a Venezia (pagati da chi?) distribuzione di Volantini (stampati da chi?) contro le nuove cave. Ora che inizieranno i lavori della nuova discarica ... sono curioso di vedere il comportamento e le azioni del Comitato "No Cava" di Caselle, anche perchè la nuova discarica (ops... recupero ambientale... scusate) è posta a poche centinaia di metri dalla richiesta della nuova cava... contro la quale finora si erano accapigliati. A parere del Comitato "No Cava"... 100 autocarri che portano via ghiaia dalle cave... inquinano l'aria di Caselle. Ora sono curioso di vedere che differenza c'è... di inquinamento... quando 100 camion al giorno, della portata di 10 tonnellate cadauno... conferiranno in discarica... il "materiale" necessario per la cosidetta ricomposizione ambientale. Sottolineo che 100 camion al giorno che trasportano 10 tonnellate l'uno di rifiuti, moltiplicato per 29,89 euro alla tonnellata... permettono che nelle casse del comune di Sommacampagna, ogni giorno, entrino... 29,890 euro. Circa 60 milioni delle vecchie lire al giorno dunque. E se i giorni lavorativi ogni anno sono 300... nelle casse del Comune di Sommacampagna affluiranno quasi due milioni di euro all'anno. Che sia per questo motivo che sulla nuova discarica c'è silenzio?
Lettera firmata
Caro direttore, ritengo sagge le sue osservazioni...
... sui Partiti odierni e sui cittadini che alla fine lasciano fare per poi continuare a protestare. Non si fanno veri congressi perchè si ha paura di perdere il controllo del partito. Non ci si interessa della politica perchè si ha paura di dover impegnarsi e dedicare tempo. Sembra proprio il cane ghe si mangia la coda. Chi deve cambiare per primo il partito o il cittadino? Io credo che debbano essere i partiti e i loro rappresentanti. Penso che tutti i politici che hanno avuto una storia, hanno ricoperto incarichi prestigiosi, hanno l'esperienza, debbano decidere per il Bene di Tutti a mettersi al servizio della società e della politica rinunciando a ricoprire incarichi e passando il testimone a chi è pronto a prenderlo e custodirlo. A questo punto nasce il vero problema: chi ha mai pensato a formare nuova classe dirigente e politica? Certamente non l'hanno fatta i partiti e nemmeno le associazioni di categoria. Il potere è rimasto strettamente in mano ai soliti senza che nessuno si impegnasse a cercare di insegnare qualcosa a nuove persone di buona volontà. Probabilmente in politica ci si guarda bene di parlare di passaggio di consegne, i cittadini hanno sempre meno fiducia dei soliti volti, nessuno è messo nelle condizioni di imparare e tutto rimane sempre come prima, anzi, peggiora ogni giorno. Allora coraggio, cerchiamo di coinvolgere e di insegnare, soprattutto alle giovani generazioni che fare politica è un vero servizio alla società sia da laici che da cattolici. Il circolo L'Italia di Mezzo denominato "Della Partecipazione", del quale sono portavoce sta predisponendo degli incontri per formare cittadini all'impegno politico cominciando dal ruolo delle Circoscrizioni e del Consiglio Comunale. Al più presto il calendario degli incontri.
Milena Tisato - Portavoce Circolo L'Italia di Mezzo
Condivido l'opinione espressa da altri...
sulla sistemazione di via 4 Novembre. Bella a vedersi. Ma manca la pista ciclabile! E pensare che in circoscrizione 2° ci sono consiglieri che tutto darebbero per avere solo piste ciclabili. Che gli amici della Bicicletta sono sempre pronti a protestare per chiedere più spazio. I marciapiedi sono larghissimi e non si potrà andare in bicicletta a meno che non si pensi di fare come su corso Porta Nuova "Tirare un segno sul largo marciapiede" e aspettare le imprecazioni di ciclisti e pedoni. Si sono piantati nuovi alberi, i Gjncobiloba alberi che crescono lentamente ma raggiungono dimensioni tali (vedi il bellissimo esemplare di piazza Viviani) da arrivare sicuramente con i rami alle finestre delle case e con le radici ad avvolgere i sottoservizi appena posizionari, che in questi giorni hanno le foglie di un bellissimo colore giallo, ma tra una settimana le lasceranno cadere e sicuramente qualcuno protesterà per chi dovrà pulire il marciapiede, ma perchè non si sono scelte specie forse meno pregiate di sempreverdi? Restringere le carreggiate è ormai una prassi, ma gli attraversamenti protetti per i pedoni che fine hanno fatto? E gli autobus dove si fermeranno? La loro velocità sarà quella dei ciclisti che saranno costretti ad occupare la stessa carreggiata e stabilire la velocità dei mezzi pubblici perché sarà difficile sorpassarli viste le dimensioni ridotte della strada. E poi si è dimenticato di abbassare il marciapiedi verso piazza Vittorio Veneto ed è rimasto un alto gradino proprio in prossimità delle strisce pedonali. Eppure se non la frequenti la puoi considerare bella!
Milena Tisato - Consigliere Comunale Gruppo Misto - Italia di Mezzo
Un'altra occasione mancata
Caro Direttore, da qualche giorno Verona ha una nuova via IV novembre. C'era proprio bisogno di riqualificarla, credo che non fosse più stata asfaltata dai tempi della visita di Papa Woityla e c'erano buche dappertutto. Molti dei vasi a lato della via erano rotti o imbrattati, i pedoni rischiavano di inciampare. Ora è cambiato tutto: abbiamo strada e marciapiedi nuovi, aiuole, piante e attraversamenti pedonali sicuri e, come hanno ricordato il Sindaco Zanotto e l'Assessore Pozzerle, in questo "viale" è stato portato a termine uno dei più complessi interventi voluti dall'Amministrazione, per un importo complessivo di 1 milione di euro. Fin qui le notizie buone. L'altra faccia della medaglia sta, come sempre, nella perdurante assenza di una pista ciclabile. La larghezza della strada avrebbe sicuramente permesso di inserire una pista per tutti quei cittadini, scolari, studenti, lavoratori, che quotidianamente si spostano da Borgo Trento al centro città e viceversa. E che in via IV novembre continueranno a fare pericolosi slalom tra macchine ed autobus in mezzo alla strada, mentre i nuovi marciapiedi sono talmente larghi che su ognuno di essi potrebbe passare la banda municipale con tanto di majorettes ... ma non i ciclisti. Purtroppo in questa città c'è chi fa proclami elettorali, che si dice a parole dalla parte dei ciclisti, che si fa vedere in bicicletta nelle strade del centro storico, ma poi, nei fatti, non agisce come dovrebbe fare un buon amministratore di una città europea come Verona si vanta di essere. Probabilmente, visto l'importo impegnato, non si sarebbe speso molto di più pensando anche alla pista ciclabile. Al Sindaco Zanotto ed all'Assessore Pozzerle gli amari complimenti da tutti i ciclisti di Borgo Trento. Sicuramente ne terranno conto alle prossime elezioni.
Ing. Sandro Sandri - Lega Nord Liga Veneta
Non passa giorno...
... che alla Chiesa Cattolica Romana siano rivolte critiche di ogni sorta. Le più gettonate riguardano l'accusa di ingerenza nella sfera pubblica e privata e la "presunzione" di detenere la Verità tutta intera. La chiesa di Verona però, in stretta collaborazione con alcune associazioni cattoliche legate ad essa, di tutto potrà essere tacciata, tranne di non mostrare grande rispetto verso i frammenti di "verità" contenuti nelle altre confessioni religiose. Infatti, grazie ad un ufficio della curia preposto al dialogo interreligioso, all'Associazione Santa Lucia, al Segretariato Attività Ecumeniche e ultimo in ordine di tempo, all'avvocato Guarienti (che giova ricordare è stato l'organizzatore dell'incontro interreligioso avvenuto lunedì 30 ottobre alla Gran Guardia), la nostra città è diventata una sorta di straordinario "laboratorio" dove la materia del contendere non è tanto la ricerca della Verità, ma la costruzione di ponti nella direzione dell'unico Dio. Una prova di questo piccolo "miracolo" made in Verona, trova conferma nell'episodio che alla Santa Messa celebrata dal Pontefice allo stadio, al momento dell'offertorio, all'imam di Verona (talaltro portavoce dell'Ucoii del Triveneto), è stato permesso (nonostante le disposizione liturgiche indichino che solo i cattolici possono attivamente partecipare alle funzioni religiose) di consegnare un dono nelle mani del Santo Padre. Visti i lodevoli propositi: un peccato veniale sicuramente già perdonato dal misericordioso Creatore di tutti gli uomini! Ma le coraggiose aperture della Chiesa veronese vanno oltre. I media della nostra città ci hanno informato che alla Stazione di Porta Nuova, la Curia ha allestito, spontaneamente e senza che nessuna confessione lo richiedesse, un locale chiamato: "Casa di Dio". Un ambiente multimediale, dove i credenti di tutte le religioni potranno, "spulciando" tra gli innumerevoli file "multideisti", pregare le rispettive divinità. Che poi, si chiamino, Allah, Visnu, Buddha o altre divinità pagane, è del tutto secondario. L'importante sarà che in questo luogo di "spiritualità allargata", finalmente i nostri fratelli non cristiani, non "rischieranno" di venire evangelizzati o "contaminati"da quei cattolici che si ostinano a ripetere che Gesù Cristo è l'unico Salvatore del mondo. E pensare che c’è ancora qualcuno che guarda allo strumento del dialogo interreligioso con disincanto e scetticismo.
Gianni Toffali
Notizia sulle piscine.
Richiederebbe un approfondimento la notizia per capire come può un Comune violare una norma amministrativa quale l'apertura delle buste in una gara pubblica. Chi paga? Il cittadino.
Massimo Emanuele Armellini
L’intervento pubblicato sul giornale...
... L’Arena di sabato 11 Novembre, a firma dell’Onorevole Giampaolo Fogliardi, inizia con la domanda “ma questa finanziaria è davvero brutta?”. A mio modestissimo parere, una finanziaria non può essere bella o brutta, ma può solamente far bene al Paese che la emana (e questo sarebbe normale) o al contrario può far male. Questa finanziaria al paese non può far bene. Una finanziaria che non taglia le spese inutili, ma taglia le spese, tra l’altro, su sicurezza e ricerca può solo far male. Una finanziaria che continua a servirsi degli studi di settore (colpa anche del governo precedente che non li ha eliminati) dimostra la palese ammissione di incapacità da parte dell’amministrazione finanziaria, di colpire laddove si annida la vera evasione fiscale. La lotta all’evasione denunciata dal Governo (Bersani dice che la minoranza difende gli evasori) è quella che colpirà i piccoli imprenditori quelli delle micro o piccole azienda che al contrario delle grandi aziende producono il reddito del nostro paese. Il Presidente del Consiglio Romano Prodi, dichiara “che il Paese è impazzito e non pensa al proprio futuro”. Non sono in grado di dire se il Paese sia o meno impazzito, sono solo in grado di dire che migliaia di piccoli imprendi del commercio, dell’artigianato e della piccola industria verranno soffocati da questa Finanziaria nel momento in cui speravano in una ripresa e nel momento in cui chiedevano al governo di poter lavorare in pace. Riguardo al Tfr, se lo Stato ha proprio bisogno di farsi prestare soldi dai nostri dipendenti (l’on.Fogliardi ha dichiarato perché non possono fare un prestito allo Stato visto che già lo fanno alle aziende) perché non lo ha chiesto in primis ai dipendenti? Naturalmente prego l’onorevole di non rispondermi che con la concertazione a tre, Confindustria, Governo e Sindacati (Cgil, Cisl, Uil) avete raccolto il parere di tutti. Noi piccoli imprenditori non vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca, vogliamo solo non essere considerati “evasori” per principio e vogliamo che le persone che si applicano per spiegare ai cittadini la finanziaria dicano la verità. Mi dispiaccio quando un onorevole della Repubblica dice “E’ vero che i datori di lavoro subiranno un danno, ma deve essere anche ricordato che la grossa fetta della riduzione del cuneo fiscale va nelle loro tasche, anche in compensazione di questa scelta politica”. Vede onorevole Fogliardi, lei aveva iniziato con una verità (subiremo un danno con questa finanziaria) ma ha finito, credo per ignoranza sullo specifico argomento, non voglio pensare per malafede, segnalando il contrario della realtà. Le micro e le piccole imprese, non beneficeranno di un centesimo del famigerato cuneo fiscale, subiranno solo ed esclusivamente gli aumenti delle tasse nazionali o locali che siano, per mantenere costi inutili che finora non sono stati tagliati. Gentilissimo onorevole, spero di poter incontrare lei ed i suoi colleghi eletti nei collegi Veronesi, il giorno 20 novembre prossimo venturo, presso la Camera di Commercio di Verona in modo che il mondo delle piccole imprese, quelle del commercio, del turismo e quelle artigiane, possano spiegare a lor Signori, perché questa finanziaria oltre a Noi farà male anche al Paese intero.
Nicola Baldo - Vicepresidente e Presidente Sezione Commercio di Confcommercio Verona
Molti anni son passati...
... e di acqua sotto i ponti dell'Adige nostro ne è passata un'infinità da quando si cominciava a parlare della nuova Verona che, di li a poco, sarebbe sorta a sud. Tanti anni, ma così tanti che molti di noi, attenti lettori, nonchè cittadini appassionati alle sorti della nostra città sono ormai prossimi alla pensione senza aver visto nemmeno l'ombra di un'albero piantato nel parco dello scalo merci, nè di un "grattacielo" moderno difronte alla Fiera, nè un Metrò che ci facessero respirare un pò di modernità in mezzo a tanto piattume e che desse anche al Visitatore l'idea di una città europea moderna che sà rinnovarsi. Tanti anni, troppi per una qualunque scelta urbanistica. Difronte alla Fiera ci sono ancora edifici fatiscenti cui i veronesi non fan più caso e in fianco a Viale Piave i ruderi delle cartiere (fa ridere la motivazione dell'incremento del traffico in Basso Acquar per la mancata approvazione della riqualifica: dopo il piccolo ridimensionamento del progetto, vedrete!...ci sarà calma piatta !).Tutti ricordiamo i proclami del sindaco Zanotto (ma anche dei suoi predecessori) quasi cinque anni fa quando dava per risolti i nodi di Verona Sud ed invece ci troviamo, lustro dopo lustro a misurare l'avanzata delle sterpaglie, il numero dei cartelli "pericolo crolli", la superfice del muschio verde che dipinge i muri cadenti dei magazzini generali. Un'intera generazione di veronesi sta passando senza aver avuto la fortuna di veder realizzato il sogno di una città più moderna stile Europa. Eppure appena oltre confine pensano, progettano e fanno in tre - quattro anni interi quartieri con ampie aree verdi e moderne strutture, riqualificando zone molto meno degradate delle nostre. Verona, ma forse è un vizio nazionale, patisce l'immobilismo e la mancanza assoluta di coraggio della sua classe dirigente ( eppure Zanotto ed Uboldi ispiravano fiducia vera! Speriamo nel "botto" di fine legislatura.). Coraggio dell'innovazione, coraggio di aprirsi al mondo, coraggio di confrontarsi su scelte importanti. I piccoli dialoghi di quartiere fatti dai singoli assessori, dal Sindaco, dai consiglieri di destra e di sinistra, sono fumo negli occhi di tutti noi. Le scelte forse sono già state fatte e si preferisce la comunicazione di piccolo cabotaggio per pulirsi la coscienza e per placare le curiosità.Sarebbe allora più serio dare concretezza a queste scelte facendo finta di nulla, con la certezza che l'indole veronese è come il suo grande Fiume: dopo la piena riprende a scorrere placido, quasi in secca e le sue acque usate a monte ed a valle da altri più scaltri.
Ciro Vanni
Napoli: tabaccaio indagato per omicidio
Vorrei riportare un titolo preso a prestito dal Corriere della Sera: “Napoli: tabaccaio indagato per omicidio”. Il signor Santo Gulisano, il commerciante che ha ucciso un rapinatore nel suo negozio a Napoli, è stato iscritto nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di omicidio volontario e lesioni aggravate. Ancora una volta l’ennesimo commerciante viene parificato ad un delinquente solo per il fatto di aver voluto salvare il proprio figlio, minacciato da una pistola, ed il proprio negozio aperto dopo anni di sacrifici. Due delinquenti sono entrati nella tabaccheria che lui, ex poliziotto con trenta anni di servizio anche nella squadra mobile, ed il figlio gestivano e che già in passato aveva subito furti. Il delinquente, un certo Franco Amura, pregiudicato, dopo aver dimostrato di essere in possesso di un’arma vera, sparando contro la vetrina del negozio incurante anche di chi potesse esserci all’esterno, ha trascinato il figlio del Gulisano nel centro del negozio puntandogli l’arma alla testa. La reazione al fatto, comprensibile secondo il mio parere, è stata quella di difendere per prima la propria famiglia e poi quanto costruito con il sudore della fronte nel tempo. Vorrei, se fosse possibile, aprire un dibattito fermo e sereno su questo modo di agire in Italia. Chiariamo il concetto, non chiedo di armare tutta l’Italia, chiedo solo, che a chi si difende non venga applicata immediatamente e d’ufficio, l’infame accusa di omicidio volontario per poter iniziare le indagini e tutte le verifiche di legge. Perché non è possibile iniziare prima le verifiche e poi davanti a prove certe iscrivere le persone nel registro degli indagati. Fare il tabaccaio a Napoli non è come farlo a Verona, i telegiornali nazionali ci mostrano e ci hanno mostrato per anni i banchetti abusivi dei venditori di sigarette all’angolo di ogni strada ed a ogni semaforo. Nelle prime pagine del libro di Roberto Savino, giovane e coraggioso giornalista che fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità, troviamo un passaggio che molto mi ha colpito “A Napoli si scarica quasi esclusivamente merce proveniente dalla Cina, 1.600.000 tonnellate. Quella registrata. Almeno un altro milione passa senza lasciare traccia. Nel solo porto di Napoli, secondo l’Agenzia delle Dogane, il 60% della merce sfugge al controllo della Dogana, il 20% delle bollette non viene controllato e vi sono cinquantamila contraffazioni: il 99% è di provenienza cinese e si calcolano duecento milioni di euro di tasse evase a semestre”. Lo Stato, per mezzo dei suoi uomini e dei sui uffici è a perfetta conoscenza di quanto accade sul proprio territorio. Perché si accanisce sugli onesti invece di colpire duramente i delinquenti? Perché invece di mantenere migliaia di persone, spesso mal impiegate, nei comodi ministeri a Roma, non aumenta l’organico di chi deve operare in frontiera a Napoli, come il nostro collega tabaccaio? Perché toglie fondi alle forze dell’ordine che devono combattere ad armi impari ogni giorno contro la malavita organizzata? Perché ci aumenta le tasse e ci denuncia per uno scontrino non emesso? Perché da l’impressione che a lottare contro la mafia, la camorra e chiamatela poi come volete, siano solo due magistrati e pochi carabinieri, poliziotti, finanzieri mandati con le Panda contro i grossi fuoristrada blindati delle varie cosche? Santo, ti chiamo per nome per esserti più vicino, qui al Nord non siamo contro i meridionali, noi tutti, tuoi colleghi, siamo contro i delinquenti indipendentemente dal colore, dalla religione o dalla nazionalità di appartenenza, e se sono di pelle bianca, cristiani ed italiani, fanno ancora più schifo degli altri.
Nicola Baldo - Presidente sezione commercio Confcommercio Verona
Il lupo perde il pelo ma non il vizio
In politica ci si può inventare di tutto per coprire i propri difetti, ma, alla fine, la cultura e la formazione che sta alla radice di ognuno viene alla luce ed evidenzia tutti i limiti derivanti dalla educazione, ovviamente politica, ricevuta. Ieri, nell’aula del Senato della Repubblica è stato riprodotto quello che, in piccolo, si era già verificato nell’aula del Consiglio Comunale di Verona: l’infinita voglia di mettere in difficoltà il Governo ha prevalso sul senso di responsabilità che ogni rappresentante del popolo dovrebbe portare dentro di sé. Così, come accaduto a Verona in occasione dell’approvazione di delibere che apportavano benefici ai cittadini (cito ad esempio solo quelle per la realizzazioni della pista ciclabile in Borgo Venezia e del centro Caritas per l’accoglienza dei senza tetto recentemente inaugurato), i rappresentanti del centrodestra al Senato hanno pensato di far in modo che il decreto sul blocco degli sfratti potesse essere tranquillamente sacrificato sull’altare della “lotta per il potere”. Il prossimo 29 novembre, se il Governo non riuscirà a trovare una soluzione, migliaia di famiglie, già in difficoltà, si ritroveranno senza un tetto grazie all’odioso principio per il quale “nessun aiuto al nemico va concesso” così come stabilito da un Cavaliere che, evidentemente, non si cura dei meno abbienti e di coloro che sono in difficoltà, come, invece, facevano i veri cavalieri della Tavola Rotonda. Lungi da me lo sperare o solo pensare che il capo dell’opposizione possa vestire i panni di re Artù (non gli si addicono) ma che su temi di così grande delicatezza e rilevanza possa, per un solo momento, dismettere i panni di Capitan Uncino (fulgido oppositore della felicità) questo sì! Capisco che questa sia una richiesta che difficilmente troverà risposta positiva, ma spero che almeno qualcuno dei fieri sostenitori veronesi del Cavaliere di Arcore abbia il coraggio di far arrivare un segnale di disagio ricordandogli che prima o poi le lancette ricominceranno a battere il tempo, unico galantuomo della politica, e l’orologio segnerà la fine di Capitan Uncino.
Diego De Carlo - Consigliere Comunale Sinistra Europea
Sogno anch’io un Italia di mezzo
La legge del muro contro muro non ha mai pagato, non pagherà mai, spesso mi ritrovo su questo concetto che scopro sempre più veritiero. Anche la voglia di vendetta in politica non ha mai ragione di esistere ma spesso chi è immaturo politicamente non vuole confrontarsi, ha paura di farlo, preferisce il folclore, preferisce scelte radicali, preferisce la vendetta. Infatti esistono uomini e forze politiche che sono cresciute sulle chiacchiere della gente, sulle frasi ad effetto, sugli slogans, sui distinguo al limite del razzismo che hanno ingenerato ulteriore discredito in una società impaurita e spesso attratta da false sirene. I moderati, le donne e gli uomini di Centro, non possono però appiattirsi su posizioni oltranziste, a costo di sembrare arrendevoli, a costo di essere considerati ondivaghi. Penso infatti che l’attuale divisione in due poli del Centro sia comunque transitoria, a dire il vero lo pensavo e a riprova lo scrivevo già qualche anno fa, ma in politica come per ogni altro ambito, sono importanti le scelte e i tempi giusti ed essere “anticipati” produce l’effetto come per un motore a scoppio, che se non è ben calibrato, sfarfalla, si ingolfa, rumoreggia e non parte. Quanto duri la transitorietà è difficile da calcolare, certamente finché durano le leaderships e la vita politica di Berlusconi e di Prodi, finché dura questo sistema elettorale che per giunta gratifica gli amici degli amici, poi si vedrà. I ponti fra i due Centri per fortuna, sono rimasti pressoché intatti anche se molti con spirito omicida hanno cercato di farli saltare, ed è fuorviante credere a chi amplifica contrasti ideologici inesistenti, il comune sentire, senza tenere nella giusta considerazione i trascorsi, l’amicizia e la stima, rimaste. Non è sbagliato parlare di accordi su scelte strategiche, dettate dai profondi cambiamenti di questa società, accordi che sappiano anticipare il futuro e sappiano guidarlo. Stiamo infatti percorrendo una fase politica di grandi trasformazioni, Bersani, Veltroni, Rutelli, Enrico Letta, Follini, Tabacci, Casini, Pisanu, Formigoni, per dirne alcuni, lo hanno capito e la stanno vivendo intensamente, da leaders. Occorre confrontare i loro disegni politici, non imporre annessioni, ma progetti condivisi, occorre privilegiare i valori senza distruggere i rapporti umani, le amicizie, i bisogni di salute del cittadino, una politica con al centro la persona, la famiglia, il diritto al lavoro, i giovani, l’accoglienza, la giustizia, l’etica. Davanti a queste intuizioni, a questi progetti, a queste scelte, non hanno più ragione di dettare legge la destra e la sinistra, intese come scelte ideologiche, nostalgiche, non ha più ragione di esistere una classe politica selezionata dal metodo pubblitalia, serva di un padre padrone mascherato da imprenditore o da politico di lungo corso, incartapecorita dal tempo, dalla mancanza di idee, aggrappata magari a un passato indicibile, per difendere solo egoismi e interessi chiaramente minoritari che vengono però magistralmente amplificati dal tubo catodico da sembrare vitali per il Paese. Dovrebbero solo rimanere coloro che guardano oltre, questa è la sfida che l’elettore dovrà essere in grado di accettare se vorrà vedere cambiato e in meglio il proprio destino. E’ questo il nostro sogno di un’Italia di mezzo che vorremmo, per ciò guardiamo con simpatia a Marco Follini e al suo nuovo movimento, ma perché non rimanga solo un sogno dobbiamo incominciare a crederci.
Giancarlo Frigo - Assessore comunale
Per fortuna che viene il Papa a Verona!
Nella mia ingenuità questa mattina mi sono recata, come sempre, al parcheggio di Via Città di Nimes e l'ho trovato chiuso con una piccola transenna, senza alcuna indicazione. Non leggo abitualmente L'Arena (nello specifico, mi dicono, quella di ieri), né ascolto i Tg locali, ma nei giorni scorsi avevo attentamente letto le informazioni sul sito del Comune di Verona e di quello dell'AMT, responsabile del parcheggio (e per scrupolo l'ho fatto anche un attimo fa), ma nulla vi era circa la chiusura odierna, un giorno in anticipo rispetto a quanto previsto per il parcheggio dei pellegrini. Ieri avevo pure chiesto informazioni all'addetto al parcheggio, ma diceva di non sapere nulla. Non un cartello, né un biglietto. Mi consola aver constatato, da tante facce di autisti perplesse, che non ero l'unica a corto di informazioni. Ma non mi voglio lamentare oltre del disagio per la chiusura, che comunque ha fatto sì che arrivassi 15 minuti in ritardo in ufficio. Quello che apprezzo, invece, e le foto in allegato lo testimoniano, è che dobbiamo alla visita del Papa la tanto auspicata pulizia del parcheggio. Su mia segnalazione di qualche tempo fa all'AMT, questa ha ottenuto un po' di pulizia: infatti l'AMIA, bontà sua, a fine settembre ha svuotato il cestino dei rifiuti all'interno del parcheggio. Queste, invece, sono le immagini che ho scattato ieri sera, per mio diletto. Parlano da sole. Oltre all'immondizia, ai materassi occultati dietro cespugli rigogliosi, ci sono almeno cinque mucchi di vetri (chiaramente finestrini di auto in frantumi). Oltre all'indegna manutenzione dell'area, pur sempre biglietto da visita per la città, si presenta quindi anche un problema di sicurezza. Ma sono sicura che tutti i sacerdoti che parcheggeranno lì giovedì troveranno una pulizia degna della più scrupolosa Perpetua. In ogni caso, passato il Papa, attendo trepidante il Presidente Napolitano o Bush o la Regina Elisabetta, per vedere nuovamente la città e il parcheggio puliti!

Saula Rossi
Santità colgo l’occasione della Sua visita...
... in Verona per esprimere il benvenuto anche da parte dei cittadini della 3^ Circoscrizione territorio in cui lei celebrerà la SS Messa, momento per eccellenza della sua visita pastorale .Quando si arriva in un luogo le sensazioni sono quelle della novità e quella di cercare di capire, di capire quello che ci circonda. Ci si affida a chi ci presenta la città. Vorrei dirle che qui va tutto bene, però mi dispiace non è possibile. Non mi riferisco alla città fatta di strade, monumenti: Lei avrà la possibilità di visitare i luoghi più belli di Verona, sarà accolto al Centro congressi della Fiera, in Vescovado, lo stadio. Saranno luoghi belli in cui lo sforzo di tante persone le permetteranno di sentire lo spirito dei veronesi che l’accolgono come il Buon Pastore. Il buon pastore non è solo quello che protegge, è anche quello che parte a cercare chi si è perduto. Ma l’aspetto caratterizzante di una ricerca non è il momento del ritrovamento, sono i momenti passati nella solitudine della ricerca per capire il perchè qualcuno si è perso.Sono i momenti in cui la propria coscienza si interroga e ci si chiede perché si sia dovuti partire alla ricerca, e si sta in ascolto del silenzio che accompagna chi è cercato. Quasi a riuscire a trovare un indizio in questa ricerca. Vorrei quindi che il percorso che farà fino al momento dell’incontro allo stadio le possa fare sentire i silenzi dei cittadini veronesi. Siamo persi perché non abbiamo più saputo accogliere nel profondo il significato di attesa, di speranza, di fiducia. Siamo stati tante volte più attenti a dar ascolto a ciò che udivamo invece che a quello che ci chiedeva di cambiare nel silenzio. Una persona, sola, una persona in cerca di lavoro, di una terra e di una casa, troppe volte hanno solo il silenzio per gridare a noi che dobbiamo cambiare ma non hanno la forza di far sentire la loro richiesta di aiuto. Ci aiuti ad ascoltare questo silenzio questo grido di persone che ci chiedono di sentire la loro voce che ci chiede giustizia, ed attenzione. Siamo stati troppe volte attenti a chi pronunciava parole dette troppo uguali alle nostre convinzioni per cui solo quelle ci sembravano degne di accoglienza. I silenzi dei “diversi” sono le parole non ascoltate. Ma prima degli altri diversi dovremmo sentire le parole di quando noi siamo diversi, sono le parole della nostra coscienza: sono i momenti in cui non accogliendo, non ascoltando l’altro siamo entrati nella clandestinità della nostra anima. Oggi siamo clandestini verso le nostre certezze, perché abbiamo paura di far emergere il nostro vero sentimento. Il sentimento dell’accettazione sempre e incondizionata dell’altro, l’accettazione che siamo piccoli, specialmente oggi davanti a Lei: queste forse sono le nostre vere radici di veronesi. Ci faccia anche sapere cosa sono le nostre radici Cristiane: ma ci aiuti anche a capire se stiamo vivendo prendendoci cura dell’altro, del diverso di chi ci chiede di ascoltare le proprie difficoltà, di chi ci chiede di ascoltare le perplessità di una vita. Sono le attese di chi è alla ricerca insieme a Lei. Siamo brava gente, gente che ha la fortuna di avere testimoni veronesi che nel quotidiano, in silenzio, si fanno aiutanti dell’altro. Ci dia l’aiuto a scoprire questi volti, lo sappiamo c’è ne sono. Quando ci incontrerà ci potrà vedere non solo come cittadini smarriti, che chiedono l’aiuto del Buon Pastore: le chiediamo di aiutarci a capire che il perdono è un dono , è un per-donare all’altro non solo una opportunità, ma una possibilità moltiplicata.
Presidente 3^ Circoscrizione Verona Giorgio Di Filippo
L'aeroporto Marco Polo di Venezia...
... programma il suo futuro con lungimiranza proponendosi all'attenzione del mondo economico e politico veneto e nazionale come porta intercontinentale per lo sviluppo. Progetta nuovi collegamenti ed ampliamenti, un business insomma, tale da far concorrenza tra 20 anni alla disatrata Malpensa ed ai lombardi che non hanno capito che la morte di quel loro sogno, Malpensa appunto, è Linate. Vogliono avere il piede in due scarpe senza far funzionare bene nessuno dei due. E Verona? I cargo che dovevano appartenere al Catullo per logica (Quadrante Europa) si svilupperanno a Brescia e i voli passeggeri, pur con i successi dell'estate appena trascorsa, non assumono ancora quel ruolo di internazionalità piena che invece Venezia possiede. Il Catullo manca di spazi e l'Aeronautica Militare appare ancora lontana dal liberare le aree necessarie. Non si sa più nulla della annunciata smilitarizzazione che consentirebbe al Catullo di espandersi e di progettare finalmente con un adeguato "master plan" il proprio avvenire. La stampa locale, non fa alcun cenno a questi temi quasi fosse tabù parlare di aeroporto. Ne parla solo per le laudi periodiche quando si tratta di evidenziarne i fatui successi, mai per stimolare il dibattito su un'infrastruttura cardine per lo sviluppo. Intanto gli aerei, quelli veri, quelli strategici, prendono il volo da altre parti, probabilmente più scaltre della realtà veronese e sicuramente meno timorose di cercare il consenso della società civile allo sviluppo. Noi accontentiamoci di mandare traffico a Monaco o Francoforte o Parigi nallo scopo principe di riempire i loro voli strategici.
Aldo Vantini
Caro Papa Ratzinger...
... sono un cittadino di Verona, impegnato in politica, orgoglioso e onorato, come ogni altro veronese, della Sua imminente visita nella nostra città. La ringraziamo per il privilegio che di poterLa vedere e applaudire mentre transiterà fra gli scorci più belli della nostra città: Il Duomo, l’Arena, Castelvecchio, San Zeno. L’Amministrazione comunale sta organizzando tutto per il meglio: quando Lei passerà con la Sua “papamobile” (ma non c’era un nome più adeguato?) per le nostre vie, troverà tutto lindo e pulito, strade asfaltate, marciapiedi puliti, cassonetti nascosti, muri ridipinti … insomma, sarà un’accoglienza organizzata come si deve. In questo senso mi permetto, Santità, di chiederLe un piacere a nome di tanti altri cittadini: se Le è possibile, annunci di voler visitare anche l’Arsenale, un luogo storico, nel cuore di Borgo Trento, a due passi da Castelvecchio, trasformato da deposito militare di armi a luogo di incontro civile. Questo antico manufatto austriaco, lasciato dai militari alla città una ventina di anni fa, è in stato di totale degrado e abbandono. Un vero peccato, perché è uno spazio verde che potrebbe essere goduto da tutti, ed invece, nonostante progetti e proclami, è ridotto a calcinacci, tetti che crollano, alberi rinsecchiti, panchine rotte; recentemente una porzione di verde è stata addirittura trasformata dal Comune in parcheggio. Una desolazione. Se Lei annuncia il suo passaggio, Santo Padre, sono certo che il nostro Sindaco ordinerebbe di mettere tutto a posto, di pulire, aggiustare, sistemare, ridipingere, e in pochi giorni avremo di nuovo uno spazio verde dignitoso che potrà essere frequentato da anziani e bambini. Le assicuro, Sommo Pontefice, che tutti i cittadini, religiosi e laici, credenti e non, gliene saranno sinceramente riconoscenti. Se poi Lei passerà davvero all’Arsenale potrà godere di questo particolare spazio, altrimenti, se non potrà passare per mancanza di tempo, la sua piccola bugia, un peccato veniale, Le sarà immediatamente perdonata dai veronesi, che La ringrazieranno per aver finalmente ottenuto una manutenzione ordinaria dell’Arsenale, grazie solo ad un Suo annuncio straordinario. Se il “trucchetto” dovesse funzionare, caro Papa, annunci anche il Suo passaggio a Borgo Milano, Borgo Venezia, Porto San Pancrazio, Borgo Roma, Veronetta… pensi che bello, tutte le strade “miracolosamente” a posto in una settimana (senza bisogno di una campagna elettorale). Grazie della complicità, Benedetto XVI. Benvenuto a Verona, di cuore.
Mao Valpiana - Verdi della Colomba
Contributo per un eventuale riflettere
Quando ci si addentra nel campo dei comportamenti pubblici, spesso si fa riferimento ad un’espressione un po’ abusata: “Etica della responsabilità”. Una delle caratteristiche di essa è proprio il dover “rispondere” dei propri comportamenti. E certamente lo si deve sempre, ancor più in politica. Per un cristiano si tratta di essere giudicati anche, ma soprattutto, sulla coerenza tra l’attività politica e l’ispirazione cristiana. C’è, oggi, un sovrabbondante rifarsi all’ispirazione cristiana. Questo “miracolo” crea, a mio parere, una gran confusione rispetto alla quale occorre fare chiarezza. E’ opportuno che ognuno dica cosa intende per “ispirazione cristiana”. Per quanto mi riguarda, da credente momentaneamente impegnato in politica, con una schematizzazione di cui chiedo venia, penso che l’ispirazione cristiana di cui parliamo possa nascere da visioni diverse: da un cristianesimo da Messa domenicale: come rispetto della ritualità; da un cristianesimo ideologico: come osservanza di norme di comportamento, il più delle volte di origine ecclesiale, altre volte con riferimento “ai valori dell’Occidente”; da un cristianesimo “status symbol”: come strumento di rispettabilità per l’accesso in società; da un cristianesimo come sequela del Vivente e in continuo confronto con/nella Comunità Ecclesiale. Personalmente mi situo in quest’ultima interpretazione: ispirazione cristiana come rapporto vivo con il Vivente Gesù detto “il Cristo”. Solo il Vivente, infatti, VIVE nella Storia e dall’interno della Storia permette al credente, informato e formato, di cogliere i criteri coerenti con il Messaggio “in quel momento specifico”, e la forza per tentarne l’applicazione. Se ne deduce che il “veramente cristiano” ed il “veramente umano” coincidono. Se, per converso, vanno in guerra fra loro, qualcosa non funziona sull’uno o sull’altro versante. Ma che cosa è “veramente cristiano” e che cosa è “veramente umano”? Cercare di approfondire il “veramente” non è compito di queste righe, ma compito essenziale delle donne e degli uomini che rifiutano facili ricette e che, con attiva umiltà, continuano a cercare. Quali sono le tematiche politico-istituzionali che interpellano, oggi, l’ispirazione cristiana. Alcuni esempi non esaustivi potrebbero essere: centralità non di facciata di tutte le donne e tutti gli uomini, con particolare riferimento alle condizioni più deboli, nel pieno rispetto delle regole che la società democratica si da e che hanno valore, avente come limite l’eventuale obiezione di coscienza. Di conseguenza: equità sociale; diritti civili e sociali, pur all’interno di quell’equilibrio scritto nella nostra Costituzione che fa della famiglia naturale punto di riferimento essenziale della società italiana; problematiche nuove e complesse quali quelle della bioetica, dell’immigrazione,della globalizzazione, dei rapporti politico-militari internazionali... Il tutto in un contesto di laicità dello Stato, voluto fortemente (leggasi il protocollo addizionale al Nuovo Concordato del 1985 punto 1) dalla Santa Sede e dalla Repubblica Italiana. Anche il termine di “laicità” è oggi usato ed abusato. Ed allora è opportuno che, con il massimo di chiarezza di cui sono capace, io esprima il significato di laicità che qui utilizzo. Io intendo per LAICITA’ la capacità di trovare nell’ispirazione cristiana il supporto alle scelte politico-amministrative da compiere. Un supporto socialmente spendibile al “tavolo” del confronto e delle scelte solo se potenzialmente condivisibile da tutti, credenti e/o non credenti. Nessuno può, infatti, essere costretto a convenire sulle scelte, ma tutti debbono “in teoria” poterlo fare con il solo uso della propria intelligenza e della propria sensibilità, senza alcuna forzata adesione ideologica o di fede. La laicità non esiste più quando, il credente ha la necessità di appellarsi, per le proprie scelte, non all’ispirazione cristiana, bensì direttamente, senza mediazioni, al Messaggio o a Chi lo diffonde. In questo caso, nel credente, l’elaborazione di Fede non è ancora tale da potersi confrontare con altre opinioni, diverse dalla sua. Non si tratta, è bene ribadirlo, di “nascondere” la propria identità, ma semmai di manifestarne tutta la capacità di confronto sui temi della quotidianità anche con chi non condivide quella identità. Sperando d’essere più chiaro mi rifaccio ad un esempio passato e, forse, futuro: l’aborto. Al “tavolo” di una società non confessionale come quella italiana, sull’aborto il cristiano dovrà presentare, nel confronto con il non credente, motivazioni pro/contro l’aborto che, pur frutto dell’ispirazione cristiana, possono essere condivise anche da un non credente. Se l’elaborazione cui è giunto il credente non gli consente ciò, non potrà essere possibile imporre all’interlocutore la diretta espressione della Fede, tipo “lo dice il Vangelo”. Il credente, certo, non può rinunciare alla sequela evangelica, ma il confronto, momentaneamente, non ha spazio per andare avanti. Qualcuno mette in dubbio la “cittadinanza” di un’ispirazione cristiana. Questa affermazione, in modo consapevole o inconsapevole, forse pensa ad un credente come ad “un rifugiato in sacrestia”. Altre volte, per sminuire l’impegno del credente, si sottolineano altre fonti d’ispirazione dell’impegno politico. Io non intendo gareggiare con altre ispirazioni. Convinto come sono che lo Spirito soffia dove vuole, accolgo ben volentieri intuizioni e/o comportamenti eguali, ma che non si dicono provenienti dalla Fede cristiana. Non potrei che Render Grazie. Affermo, però, con forza che l’ispirazione cristiana è fonte di precisi valori e scelte “politiche” per me e per tante altre donne ed uomini. Da tale ispirazione abbiamo tratto e traiamo: il rispetto sostanziale e non solo formale dell’avversario politico; il rispetto profondo delle istituzioni; la capacità di pensare positivo,senza scivolare nella inefficace ingenuità; lo sguardo positivo e che valorizza, nei confronti di tutti; il linguaggio “sì-sì; no-no”; il "siate semplici come colombe e prudenti come serpenti"; la sconfitta come possibile strumento di vittoria; la capacità di distinguere Dio e Cesare; il coraggio, ed a volte l’audacia, nelle scelte; la centralità dei contenuti riguardanti il bene comune e la loro priorità rispetto a strategie e/o operazioni di immagine. E tralascio cose “banali” e scontate come la pulizia morale, intellettuale e comportamentale. Ovviamente la lista potrebbe essere molto più lunga e sarebbe facile, per me, metterla a confronto con quanto avviene sulla scena cittadina di Palazzo Barbieri, con grande ipocrisia sul tema dell’ispirazione cristiana. Ma non è questa la sede. Mi si dirà, altresì, di aver fatto un elenco di opzioni etico-religiose, ma che la politica è un’altra cosa. Ed invece questa è, forse, la principale delle ispirazioni cristiane: il Vangelo riscoperto come strategia vincente e laicamente politica. Scritto questo, avverto, mi sembra con realismo, il rischio che si corre di strumentalizzare la Fede, soprattutto a Verona, in vista delle elezioni del 2007. Leggo e sento che altri non hanno questo timore. Il pericolo, invece, esiste. Aprire il dibattito nel mondo cattolico può essere un modo utile per stemperarne le ricadute negative.
Giovanni Fiorentino - Consigliere comunale della Sinistra Europea
La marcia su Marezzane
Ho ricevuto il volantino di invito ad una “marcia” che si terrà il prossimo 8 ottobre lungo alcuni sentieri nella zona di Marezzane di Marano. Tale marcia è promossa da alcune associazioni ambientaliste. La marcia sembra avere l’obiettivo di manifestare il dissenso dei promotori allo scavo minerario, concesso alla ditta Cementirossi nell’area denominata Marezzane, dal Ministero dell’Industria negli anni ‘70. L’Amministrazione comunale di Marano non aderisce a tale iniziativa che appare inefficace e tesa ad ottenere risultati diversi da quelli dichiarati. Per contro, l’Amministrazione si atterrà a quanto previsto dalle convezioni e dai documenti sottoscritti, che prevedono una attenta valutazione ambientale del sito di Marezzane prima dell’avvio degli scavi. Tale valutazione si avvarrà di rigorosi elementi scientifici. Riporto di seguito alcune considerazioni sull’argomento.
Armonia della natura e disarmonia delle marce
Una marcia è uno strumento che non si addice per assumere decisioni in merito a temi importanti come le concessioni minerarie, la loro rilevanza economica, le ripercussioni ambientali che ne derivano. E’ in generale poco raccomandabile affrontare problemi amministrativi complessi con le marce; spesso esse sono elemento di pressione che, anziché confrontarsi con la complessità delle questioni, tendono a semplificare e ideologizzare i problemi, individuandone soluzioni approssimate ed unilaterali, molto spesso generate dai soli promotori, all’insaputa degli stessi partecipanti. Storicamente le marce sono state strumento militare, oggi assunte, non a caso, a strumento espressivo di posizioni unilaterali. Nel caso in esame, poi, non si comprende davvero a cosa dovrebbe servire una marcia che si intitola “Marezzane non si tocca”. A chi si vorrebbe far arrivare il messaggio della marcia? A chi è rivolto l’imperativo? E perché decida che cosa? A quale titolo viene pronunciato tale imperativo?
Alcuni elementi di conoscenza della questione
Marezzane è una zona inserita nell’area di concessione mineraria di scavo fin dal suo primo rilascio da parte del Ministero dell’Industria (anni ‘70). Tale concessione non è stata né voluta né cercata dall’amministrazione del Comune di Marano, essendo disciplinata dal Decreto sulle Miniere che riserva la competenza in materia unicamente al Governo (Ministero dell’Industria) in quanto le miniere sono ritenute elementi di pubblica utilità. Il rinnovo di tale concessione, avvenuto nel 1999, ha portato ad una sensibile riduzione dell’area mineraria nel territorio del Comune di Marano, grazie all’abile trattativa condotta dall’Amministrazione comunale in sede di Conferenza dei servizi (strumento amministrativo che all’epoca del rilascio della concessione non esisteva). In uno Stato di diritto, le concessioni, i contratti, le convezioni si rispettano ed eventuali modifiche vengono concordate tra le parti. Voler imporre al concessionario Cementirossi, come pare vogliano fare i promotori dell’iniziativa (con l’imperativo slogan della marcia), di non scavare a Marezzane quando la concessione mineraria lo prevede, significa ricercare un atto di forza che trascende le regole del diritto. Tutta l’area di scavo interna alla zona mineraria è oggetto di un attento controllo da parte di vari soggetti: non c’è cantiere così controllato come la zona mineraria, ove, nelle porzioni già scavate, si sta portando avanti da anni un vasto intervento di ripristino ambientale (rigorosamente controllato dai Comuni di Fumane e Marano) che rappresenta un unicum ed un esempio di straordinario interesse. Esso costituisce un singolare laboratorio ambientale: habitat ricostituiti stanno vedendo il ripopolamento vegetale e animale. Tutta la zona è destinata a divenire un grande parco.
Risvolti sociali
La popolazione, ed in particolare molti contadini della zona, hanno venduto i loro terreni al concessionario, ottenendo in cambio rilevanti compensi economici o, in permuta, terreni coltivati a vigneto, di valore elevatissimo. Tali compra-vendite sono avvenute nell’ambito di normali rapporti commerciali e la coltivazione della miniera ha rappresentato, e continua a rappresentare, un elemento di rilevante interesse economico: per chi ha venduto o ceduto in permuta terreni e per i numerosi lavoratori che svolgono la propria attività nello stabilimento di Fumane. L’indotto è anch’esso rilevante. Tutto ciò a fronte di una attività estrattiva svolta secondo rigorosi criteri di ripristino ambientale. Non si comprende, dunque, a cosa mirino i promotori della citata “marcia”.
Chi promuove la marcia?
E’ noto come l’iniziativa sia promossa da una associazione denomina Valpolicella 2000 che, nel tempo, si è distinta per serbare, quale prevalente atteggiamento, l’avversione all’attività mineraria nella valle dei Progni di Fumane. Al di là delle enunciazioni di principio, questa pare essere la vera ragione sociale dell’associazione, composta di pochissimi iscritti. Tale esiguità di composizione - ove organi esecutivi ed assembleari coincidono (data la ristrettezza dei soci) - è sintomo, a mio avviso, della inconsistenza degli obbiettivi della stessa. L’associazione, in realtà, si propone di chiudere il cementificio di Fumane ed ostacolarne l’attività. Con quali conseguenze? Perdita di posti di lavoro, crisi di una importante attività economica ed industriale, riduzione della produzione nazionale di cemento che dovrà essere acquistato, a caro prezzo, altrove, ove magari, la manodopera sarà sfruttata e l’ambiente non ripristinato. Mi pare che nessuno degli effetti prospettati possa ritenersi un vantaggio.
Ideologica avversione alle attività antropiche
In realtà, l’avversione verso questa attività economica pare scaturire da una più generale avversione alle attività umane che interagiscono con la natura (cioè, in un modo o nell’altro, tutte): tale avversione non consente un confronto sereno con la realtà, non pone al centro del ragionamento l’uomo, bensì un concetto ideologico, cristallizzato e quasi panteista di “ambiente”. E’ nella costituzione intima e primordiale dell’uomo la propensione ad usare e servirsi della natura, interagendo con essa, in un rapporto di armonia e di equilibrio razionale. Grandi filosofi come Heidegger o san Tommaso d’Acquino, le grandi religioni, l’Umanesimo e l’Illuminismo hanno compreso e descritto questo. L’uomo si ciba degli animali, delle piante, delle erbe, costruisce i propri rifugi, le proprie case, le proprie aziende produttive con le terre, con le rocce, con il cemento, con i metalli lavorati. A cosa si oppone dunque la marcia di cui sopra? Si oppone a questa idea di uomo che usa la natura, ne conosce i segreti, ne sa trarre utilità per la propria esistenza ma la sa anche rispettare, ricomponendone le forme e la vita laddove la sua attività temporaneamente le ha alterate.
Dinamica del paesaggio ed attività umane
L’intera vallata di Marano, a tutti nota per la sua bellezza e l’armonia tra costruito e paesaggio (esito apprezzabile di una lungimirante gestione amministrativa ed urbanistica del territorio da parte del Comune), è frutto dell’opera sapiente dell’uomo: i terrazzamenti, i vigneti, le marogne sono opere dell’uomo che si comporta come demiurgo, nella conoscenza razionale e nel rispetto intimo della natura. La marcia, presentata come testimonianza di buone ragioni e di rispetto della natura, in realtà ne rappresenta solo una forma astratta, brandita contro l’attività operosa dell’uomo. Marezzane, assunto a sito paradigmatico di una natura incontaminata, è in realtà una zona ove la popolazione che vi risiedeva (poche unità), da lì si è allontanata in cerca di siti più accoglienti. Tale zona è stata individuata dallo Stato Italiano come zona di prelievo di marna da cemento e ritenuta zona di pubblico interesse, quale è una miniera. Perché la movimentazione di materiale e di terra da parte dell’uomo (com’è una miniera) dovrebbe essere considerata un attentato alla natura? Un terremoto, un’eruzione vulcanica, una traslazione tettonica, la deriva dei continenti, la dinamica dei meandri fluviali, l’erosione continentale, il trasporto solido (che sono espressioni della dinamica naturale) non sono, su scala più grande, delle modificazioni del paesaggio e della morfologia terrestre? Possono essere considerati degli attentati alla natura o sono piuttosto espressioni di un naturale evolversi della stessa? E l’uomo, creato ex nihilo nel contesto della natura, non può usarla, modificandola? Non è anch’esso parte dell’evoluzione della natura e in qualche misura attore coadiuvans di questo processo?
Conclusioni
Nella storia dell’uomo, certe posizioni ideologiche hanno sempre avuto bisogno di simboli e paradigmi, più come riferimento accessibile ed immediato ai destinatari di tale ideologia che come spunto per modificare la storia. Spesso, le posizioni ideologiche hanno finito per esaurirsi nel loro simbolismo, senza ottenere effetti storici efficaci, avendo - di fatto - negato la storia e la realtà. Avviene così anche per questa vicenda, esempio palese di una incomprensibile ed inefficace astrazione.
Ing. Simone Venturini - Sindaco di Marano di Valpolicella
La piccola Vica...
... (sta per Victoria, il nome vero di Maria) la bambina di dieci anni bielorussa che è stata nascosta dai genitori affidatari per evitarle il rimpatrio nell'"orfanatrofio" da cui proveniva, e nel quale venne sottoposta a violenze sessuali (tanto da volersi suicidare all'idea di tornarvi) è già in Bielorussia. Nei giorni precedenti il triste epilogo, diversamente dalla favole, affatto a lieto fine, con spregiudicata faccia tosta l'ambasciatore della Bielorussia incaricato di seguire la vicenda, oltre a esprimere - parole testuali - "preoccupazione per la vita e la salute della bimba sequestrata" ha inoltre ribadito che "la Bielorussia esige una sollecita e completa investigazione di tutte le circostanze inerenti al sequestro, inclusa la punizione di tutte le persone che si sono rese responsabili di questi atti illegali e del loro favoreggiamento". Quanta ipocrisia, e da quale pulpito poi. Per motivi professionali nel 2002 ho passato due settimane a Minsk, capitale della Bielorussia. Appena arrivato, impressionato dal numero dell’incredibile quantità di militari che presiedevano la città, ho subito chiesto agli accompagnatori chi governasse in Bielorussia. Tutti, ma proprio tutti hanno coralmente risposto: "un dittatore!". In quel periodo in Italia, dell’ex provincia dell'unione Sovietica, poco si conosceva e poco si parlava. In assenza quindi di informazioni precise, ebbi difficoltà a coglierne il senso. Solo l’anno scorso in occasione delle consultazioni presidenziali e l’accusa di brogli elettorali da parte dell’opposizione democratica filo occidentale (finita in galera, dove tutt’oggi si trova) nei confronti del presidente filo russo Alexander Lukascenko, ebbi finalmente modo di capire quelle antiche e indecifrabile insinuazioni. I bielorussi mi fecero inoltre notare che tutti gli organi di informazione: televisione, radio e giornali venivano controllati dal regime di Lukascenko. In effetti ebbi modo di confermare l’accusa vedendo su tutti i canali di Stato, solo ed esclusivamente l’immagine del presidente. Dell’opposizione, ovviamente, nessuna traccia! Su un solo aspetto Lukascenko non ha mai mentito: le sue simpatie per Hitler e Stalin. Ma ritornando all’attualità, come si fa a spedire a “casa” come un pacco postale una bambina psicologicamente distrutta senza aspettare il pronunciamento dell'autorità giudiziaria, a cui i coniugi Giusto erano ricorsi in appello. Ci si è avvalsi della sentenza del Tribunale dei Minori, emessa l'11 settembre, si è prelevata la bambina alle otto di sera, l'hanno caricata sull'aereo e via, chi si è visto si è visto. Chiaramente questo blitz è stato concordato con il governo italiano, altrimenti i carabinieri non l'avrebbero potuto fare. Una vergogna indicibile, hanno cercato di fare tutto velocemente e di nascosto: possiamo solo immaginare cosa sarebbe successo se ci fosse stato Berlusconi, anziché Prodi. Una sommossa, si sarebbe gridato al governo fascista, chieste le dimissioni del ministro della giustizia e dell’interno e chissà cos'altro. Invece nulla, solo insincere parole di compiacimento. La famiglia Giusto si era dichiarata disponibile a sostenere a distanza una famiglia bielorussa che eventualmente avesse adottato la bambina. "L’importante – hanno dichiarato i coniugi - è che non venga portata via da noi con la forza e che possa essere curata in Italia per il tempo sufficiente a farle superare il profondo trauma che ha subito". E invece, è stata trattata come neanche si trattano i terroristi islamici . Il Presidente del Comitato Internazionale dei diritti umani, Yasmin von Hohenstaufen, si è rivolta all' Aja, all'Unicef e al Tribunale di Strasburgo per denunciare la Bielorussia di abuso di potere e di crudeltà mentale e associazione a delinquere in omissione di presunti abusi contro l'infanzia. Per chi governa si sa, l’importante è trattenere buone relazioni diplomatiche! Pazienza poi, se a pagare saranno deboli e indifesi. C’est la vie! Maria e coniugi, si rassegnino!
Gianni Toffali Dossobuono
L’assessore all’urbanistica Uboldi...
... ha recentemente dichiarato che le motivazioni che hanno portato i Consigli della 4^ e 5^ Circoscrizione al voto negativo della variante 282 (Piano Gabrielli) sono un “distillato di demagogia”. Certamente chi vive nei quartieri di Golosine e Borgo Roma sa cosa significhi traffico, smog, vivibilità precaria e pochissimo verde pubblico a disposizione. Da considerare che durante i periodi fieristici tutto ciò raggiunge i massimi livelli. Il centro destra, assieme al voto provvidenziale di qualche dissidente della maggioranza a valutato con estrema serenità che l’impatto con la nuova viabilità peserà esclusivamente sui nostri quartieri già pesantemente penalizzati, la costruzione di nuovi edifici inciderà negativamente sulla nuova urbanizzazione e che nulla è stato previsto per collegare i quartieri est-ovest , favorendo solamente l’asse dal sud al centro. Infine , aver richiesto garanzie affinché il parco ferroviario possa risultare il più possibile un polmone verde per la città credo non si possa considerare un distillato di demagogia. L’essere favorevoli ad un piano di riqualificazione non significa chiudere gli occhi su questioni importanti, che potranno incidere negativamente sul futuro della nostra città, anche perché il compito e il dovere morale di un semplice Consigliere di Circoscrizione quale è il sottoscritto, è quello di tutelare il proprio territorio ed il proprio quartiere al di la delle posizioni puramente politiche.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza nazionale 4^ Circoscrizione
Egregio direttore, leggo oggi...
... sulla sua testata, dei problemi legati ai costi della tranvia. Purtroppo se i consiglieri e non solo, avessero approfondito il progetto e i suoi costi, ora non si stupirebbero di quello che emerge sui costi esorbitanti della tranvia. Già nel precedente piano economico della durata di 30 anni,approvato dal precedente consiglio comunale, si parlava del piano della sosta a pagamento esteso a tutta la città compreso i quartieri; già si sapeva che il costo della manutenzione era di 40 milardi li lire per ogni anno di esercizio e molto altro. Bisognava però leggere quello che si andava a votare! Ora non mi stupisce quello che emerge, ma mi preoccupa molto. Purtroppo da 6 anni sto seguendo questo progetto e da 4 sto ripetendo, probailmente al vento, le problematiche e le ricaduta sulla città. Forse adesso qualcuno si accorgerà e farà la battaglia contro la tranvia dopo averla sostenuta fino a ieri e diventerà il salvatore del mondo. Ma dov'era quando in consiglio, in commissione, documenti alla mano io andavo ripetendo che "questo progetto tranvia" non poteva essere fatto, che non era sostenibile ed altro? Purtroppo solo il tempo ci dirà chi aveva ragione.
Milena Tisato - Consigliere Comunale Gruppo Misto
Il presidente Corsi...
... dice di essere una risposta per i cittadini. Chiedo quindi un chiarimento su i progetti su cui poggiava il programma della Casa della Libertà all'inzio del mandato. Mi riferisco al nodo della viabilità della Valpantena e non solo alla galleria (progetto dimenticato da tutti) si parlava di rotonde, di bretelle, di svincoli, di strade alternative e di divieti al trafffico pesante nelle frazioni di Marzana e di Quinto. Niente di tutto questo è stato realizzato, capisco le difficoltà, il rapporto con l'amministrazione comunale "ostile" con amministrazioni di colore opposto e l’iter burocratico per certi progetti, ma mi sembra di cogliere un certo calo di tensione e di attenzione su queste problematiche. Spero che risolto il problema delle piazze, fontane, luoghi di ritrovo per anziani, feste di quartiere, si pensi ai giovani e alla viabilità.
Danilo De Rossi - UDC Marzana
Prendo spunto dall'editoriale...
... del 27 luglio u.s., apparso sulla rivista Impresa Finanza, a sua firma, per permettermi di esporre le mie riflessioni sugli spunti da lei offerti a riguardo della figura del Ministro Di Pietro. In questi giorni ho ripreso in mano un libro che ho avuto la fortuna di leggere, più di 10 anni fa in piena tangentopoli,"Corrotto" dello scrittore Tahar Ben Jelloun. E' la storia di un funzionario statale che cede di fronte all'offerta di una mazzetta e da quel momento la sua vita cambia. Il romanzo ha il suo corso nell'ambiente arabo: è una storia in cui la coscienza civile d’ogni uomo, arabo od occidentale (strano questo ma per gli americani noi non siamo quelli dell'Est?...) s’interroga tra onestà e corruzione. Non posso dare giudizi su fatti e persone che non conosco personalmente, ma penso che per tutte le persone che abbiano in qualsiasi modo potuto servire lo Stato, o con una divisa o in una pubblica amministrazione, il sentirsi dire "rimarrai così per tutta la vita" sia il più alto complimento che si possa ricevere. Io ho potuto servire lo Stato con una divisa per un solo anno. Mi creda, con semplicità, ancora oggi, tutte le mie scelte giornaliere, compatibilmente con le mie possibilità, vedono sempre il richiamo del bene comune, e lo Stato è un bene comune troppo importante perché scordi che un giorno ho alzato una mano per giurare fedeltà allo Stato Italiano come Carabiniere. Questo non vuol certamente dire di avere la certificazione della limpidezza dell'anima, ma avere sempre il senso che se si vuol avere un paese civile moderno che viaggi,la prima cosa da attuare è una sola: cercare sempre la giustizia. Con cordialità la saluto.
Giorgio Di Filippo - Presidente 3^ Circoscrizione Verona
L'Ucoii, l'unione delle comunità...
... e organizzazioni islamiche in Italia, ha fatto pubblicare su alcuni quotidiani nazionali, un "manifesto" dove gli israeliani sono stati equiparati ai nazisti. Magdi Allam, intellettuale egiziano e islamico, ricorda ogni giorno dalle pagine del Corriere, di cui è vicedirettore, che l'Ucoii è affiliata ai Fratelli Mussulmani, un'organizzazione estremista e integralista dichiarata fuorilegge da tutti i paese islamici moderati. La cosa pazzesca è che in Italia, l'Ucoii è stata chiamata a fare parte della Consulta per il dialogo interreligioso, voluta nel novembre 2005 dall'allora ministro dell'interno Pisanu. Dopo l'incredibile esposizione pubblica di odio razziale, il nuovo ministro Amato si è detto pronto a discutere sull'opportunità di escludere l'Ucoii dalla Consulta. Sebbene in ritardo, il nuovo governo, ha finalmente aperto gli occhi. Il "manifesto" è stato inoltre condannato da tutte le altre organizzazioni islamiche presenti sul territorio nazionale. A Verona invece, sui media locali, non si è sentito o visto, nessun islamico proferire parole di biasimo e dissociazione. Eppure nella nostra città, giova ricordare che l'Ucoii è stata ed è, l'unica associazione islamica scelta dalla curia veronese e dall'Associazione Festeggiamenti Santa Lucia a far parte di un progetto socio culturale finalizzato al dialogo interreligioso. L'Ucoii, non va scordato, la prima domenica di Agosto ha organizzato un presidio in Piazza Bra per denunciare i "crimini" israeliani nel conflitto libanese. Quella domenica pomeriggio volarono parole "grosse" all'indirizzo di Israele. Reazioni indignate? Nessuna! Che sarebbero successo se a "sparare" contro i nostri fratelli maggiori fossero stati dei cattolici? Tutti, ma assolutamente tutti, da destra a sinistra avrebbero lapidato gli insolenti meschini razzisti. E' giunta l'ora che anche a Verona le autorità civili e religiose aprano gli occhi, e scelgano interlocutori più affidabili, soprattutto capaci di accettare i valori democratici dell'Occidente. A livello italiano i membri che fanno parte della Consulta sono 15, come è potuto accadere che a Verona sia stata scelta l'unica organizzazione integralista di chiara matrice antisemita? Guardiamoci attorno e scegliamo oculatamente, perché non è vero che tutti gli islamici sono integralisti e che anelano segretamente all’annientamento della civiltà cristiana.
Gianni Toffali
Gentile redazione, volevo cortesemente intervenire...
... a riguardo di una vostra osservazione relativa al concerto di Claudio Baglioni il prossimo 4 dicembre, ironizzando (in verità con grande stile) sulla nostra KOlpevole imprudenza su questa operazione dando risalto all'interrogazione del sig. Flavio Tosi all'assesore allo spettacolo del Comune di Verona Luciano Guerrini circa le prevendite iniziate e non ancora approvate dalla Giunta comunale. La risposta dell'assesore Guerrini a riguardo è stata vaga e imprecisa mancando l'occasione per un approfondimento e un chiarimento lasciando così la domanda inevasa. La risposta all'interrogazione del sig. Tosi sarebbe stata più precisa se si fosse comunicato la "ritualità" di queste operazioni, concordate con gli uffici preposti all'utilizzo del Palasport con una chiaro meccanismo che definisce tali operazioni, le prenotazioni degli impianti sportivi per concerti o spettacoli vari E CHE PREVEDE L'UTILIZZO DI TALI IMPIANTI SOLAMENTE DI LUNEDI', giorno da sempre libero da impegni sportivi. Al momento non sono ancora stati definiti i calendari delle squadre impegnate nei campionati sportivi di grande livello, l'unica cosa certa è che le partite non si disputeranno mai il primo giorno della settimana e il 4 dicembre, appunto, cade di lunedì. In tutti le città italiane funziona in questo modo, probabilmente, e per fortuna!, la nostra città gode di grande affidabilità da parte dei produttori di spettacoli, e per questo privileguiata con tante proposte di grande spessore artistico e spettacolare (Verona risulta essere la terza città italiane, dopo Roma e Milano, per numero di concerti annuali proposti) che necessitano, nella stagione fredda, dell'utilizzo del Palasport. In tutte queste città italiane queste polemiche non sono nate perchè evidentemente non sono ritenute appunto polemiche; nella nostra città diventano invece strumenti di piccole (nel senso di basse) lotte politiche. La tentata e sfortunata polemica innescata dalla domanda del sig. Tosi probabilmente ha distolto l'attenzione da altri e più importanti problemi che affliggono il mondo dello spettacolo di grande livello, i prezzi altissimi per il pubblico, per esempio. Problemi che noi abbiamo cercato di sollevare nella conferenza stampa di presentazione della stagione estiva di Eventi ma che non sono stati colti dalla stampa presente preferendo insistere su sterili polemiche fra la nostra società e l'assessore Guerrini che nascono da comunicazioni precarie e sciocchi livori personali. Ma i problemi che riguardano l'organizzazione di grandi eventi non interessano l'opinione pubblica che non ha grandi strumenti per giudicare eventuali conflitti e probabilmente interessata a cose più importanti per la propria vita, i prezzi alti anche dei biglietti (per sottolineare il concetto!). Vi ringrazio per l'attenzione confermando la disponibilità, se giudicherete l'argomento importante, a darvi elementi utili per comprendere meglio le meccaniche e le politiche che stanno dietro le quinte di un settore molto particolare come l'organizzazione di grandi eventi. Cordiali saluti
Leonardo Rebonato - Ufficio stampa Eventi
In questo momento dove...
... tutti festeggiano l'Italia, dove sicuramente piazza Bra sara' gremita di bandiere tricolori, dove l'allegria regna suprema, il mio animo e' invece afflitto per le sorti del nostro Hellas... mi chiedo, ma quando al posto di quei tricolori ci saranno ancora le nostre bandiere quelle gialloblu, quelle con i mastini e una scala in mezzo... quando questo schifo finira', quando tornera' l'Hellas a essere la prima squadra della citta'... quando... che tristezza... che delusione... Quando voi giornalisti metterete Pastorello con le spalle al muro, quando comincerete a svuotare il sacco con tutte le sue maleffate, perche' continuate a difenderlo e a proteggerlo, perche' non dite chiaramente perche' tutte le trattative saltano, perche' non dite chiaramente quanto e' in passivo del Hellas Verona... so che i bilanci alla camera di commercio lasciano il tempo che trovano, ma perche' non iniziate a pubblicare uno schema con i passivi e gli attivi... perche' non dite che dietro alla LNM c'e' solo Farina e nessun imprenditore... perche' uno come me che non conta nulla riesce a sapere tante cose da varie fonti e voi giornalisti fate finta di brancolare nel buio... perche' non dite la verita'... l'Hellas non se lo merita... basta ipocrisia... basta falsita'.... risvegliate il vostro animo, ricordatevi di com'era bella Piazza Bra con tutte le nostre bandiere nel giorno della vittoria dello scudetto, quando si vinceva in campo europeo... Voi volete innalzare il Chievo, ma non riuscira' mai a prendere il posto del Hellas, neanche se vincesse uno scudetto e CL. La squadra della citta' e' solo Hellas!!!
Un tifoso molto amareggiato del Hellas
Intervengo sui PIRU...
... o PIRUEA che sono stati oggetto delle 23 delibere esaminate dal Consiglio Comunale in questo ultimo mese. Sicuramente non possiamo obiettare sulla legittimità delle proposte, altrimenti in mancanza di requisiti, sarebbero stati bloccati prima dell'arrivo al Consiglio Comunale. Da parte mia, consigliere del Gruppo Misto, ho cercato di chiarire nel mio intervento che questi interventi rappresentano comunque un buon investimento degli interessati, pur contribuendo alla realizzazione di opere pubbliche. Vista la posizione che da oltre tre anni ho assunto "fuori dalla maggioranza" e "dalla minoranza", non sono stata coinvolta sull'esito dell'approvazione degli stessi. Infatti ho esaminato attentamente il PIRU di Quinto, chiedendo che attraverso questo strumento di Riqualificazione Urbanistica, venisse risolto, almeno in parte, il grave problema della viabilità della zona interessata. L'emendamento proposto è stato accolto e quindi il mio voto è stato favorevole. Come ho votato a favore di altri e ho dato il 24° voto anche per uno a rischio. L'esito delle votazioni ha visto comunque la bocciatura di tre PIRUEA con motivazione e il non raggiungimento dei voti necessari per altri due PIRUEA. Essendo che i due PIRU, di via Porto Tolle e via Albere, non sono stati bocciati, ma solamente non hanno ricevuto i 24 voti necessari, visto che le rispettive circoscrizioni li avevano bocciati, ritengo, (naturalmente la cosa è da verificare) che l'iter potrebbe proseguire convocando un nuovo consiglio comunale (straordinario?) per cercare di trovare i 24 voti necessari. E, se come è stato scritto su alcuni quotidiani, il centro destra è particolarmente interessato all'operazione, le due parti politiche potrebbero trovare un accordo trasversale per arrivare all'approvazione dei due PIRU in tempo utile, evitando il rischio di qualche ricorso al TAR. Il tempo per un nuovo consiglio, magari straordinario, potrebbe certamente essere trovato avendo prima la certezza di aver trovato i voti necessari.
Tisato Milena - Consigliere Comunale Gruppo Misto
Egr. Direttore, Verona è accerchiata...
... dalla modernità dei bresciani, dei padovani, dei mantovani e dei trentini, senza che sotto l'Arena qualcuno si scomponga; anzi ci si ostina a trattenere l'85% del capitale nella società D'Annunzio quasi a voler esorcizzare la pur evidente ed inarrestabile concorrenza che fa quell'aeroporto al nostro Catullo.Qualche anno fa,si inneggiava al capolavoro politico dei vari Ferro, Sanson ed Altri che seppero far rinascere una struttura morta e che nessuno dei lombardi, Bergamaschi in testa, voleva resuscitare.Furbescamente, anzi intelligentemente, lasciarono la patata Montichiari ai veronesi, certi che prima o poi la concorrenza bresciana si sarebbe fatta sentire: detto e fatto. Oggi i soci bresciani del Catullo premono legittimamente per potenziare il loro scalo, su segmenti commerciali che starebbero benissimo anche sul Catullo: chi non ha memoria corta, ricorda ciò che si prospettava per l'aeroporto di Verona qualche anno fa: scalo commerciale legato al Quadrante Europa, con merci da tutto il mondo, costituendone la "terza modalità". Oggi i capienti Jumbo747 dalla Cina e dall'America che sognavamo a Villafranca atterrano, e lo faranno sempre più in futuro, a Brescia-Montichiari, con buona pace per le manie di grandezza veronesi arroccati a difendere se stessi cercando di frenare scioccamente lo sviluppo altrui.Del resto era prevedibile ed ebbi personalmente modo di scriverlo in altre occasioni su queste pagine. Verona ed in particolare il suo aeroporto,non può pretendere di negare lo sviluppo altrui per garantire la propria sopravvivenza. Sarebbe almeno auspicabile che chi progettò quella sciagurata linea politica riguardo a Montichiari riconoscesse il gravissimo errore commesso, avendo ahimè portato un vero e proprio cavallo di Troia fin dentro l'Arena. Sarebbe a mio avviso necessario vendere il D'Annunzio, concentrando le risorse (molte) sul Catullo anche per la futura completa smilitarizzazione e lasciando ai cugini bresciani l'onore, ma sopratutto l'onere di sviluppare in tutta libertà il loro aeroporto. Liberare insomma la concorrenza, sulla quale finora il nostro aeroporto ha fondato le proprie fortune( almeno fino a qualche mese fa) e che ora deve dividere con Montichiari, sovvenzionandone i voli low cost: per essere chiari, il Catullo paga i vettori affinchè volino da Brescia da dove ci fanno la concorrenza: davvero un bell'investimento, non crede Direttore Ottaviani?
Ciro Vanni
Egr. Direttore, viste le ultime...
... reclamate istanze dei soci bresciani della SpA Aeroporti del Garda volte ad ottenere maggiore autonomia e soprattutto libertà di sviluppo (anche in concorrenza col Catullo) per l'Aeroporto D'Annunzio di Montichiari, piacerebbe conoscere l'opinione degli esponenti politici veronesi al riguardo. Già il Presidente di Popolare Verona ha manifestato, sussurrandola, la propria ( guarda caso, pochi giorni dopo Ryanair ha annunciato l'inizio dell'attività col Catullo). Non si percepisce null'altro al riguardo specie circa il giudizio sulla reale bontà dell'operazione Montichiari ideata da Ferro & C. Flop o alte e lungimiranti strategie? Certo il popolo, cui appartengo, legge pressapochismo e mancanza di strategia vera. Distinti saluti.
Aldo Vantini
Il 23 maggio scorso...
... è stato convocato dal Dott. Carlo Badalini, Presidente della 4^ Circoscrizione il Consiglio in sessione ordinaria. All’ordine del giorno erano inserite anche tematiche importanti quali il Piano delle opere pubbliche , la manutenzione ordinaria aree verdi e di circolazione nonché degli immobili comunali in gestione alla Circoscrizione stessa. Da molti mesi però il malessere ed i litigi all’interno della maggioranza di centro-sinistra sono tali da aver causato una situazione di stallo che di fatto ha bloccato l’attività politica ed amministrativa. In più di una occasione il vostro giornale ha riportato queste vicende che certamente non onorano la politica e che hanno raggiunto l’apice proprio nella seduta del 23 maggio. Tutti i Consiglieri di centro–sinistra infatti non si sono presentati in aula (Presidente compreso) senza che nessuno abbia avuto il buon gusto di giustificare il motivo di questa assenza di gruppo. Era altresì evidente che non si erano raggiunti accordi politici per sanare la frattura all’interno della maggioranza. Dopo circa un’ora di inutile attesa i Consiglieri della Casa delle Libertà hanno lasciato la Sala Consiliare per mancanza di numero legale, convinti però che l’atteggiamento assunto dai colleghi di Margherita, Sinistra Europea e Rifondazione Comunista è stato irrispettoso ed irresponsabile nei confronti di tutta la comunità.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione.
Sono un genitore "impegnato"...
... nella scuola come Rappresentante di Classe e come componente del Consiglio d'Istituto. Ho chiesto il rispetto delle norme e delle leggi e per aver denunciato gravi irregolarità compiute dall'allora Dirigente Scolastico (ora trasferito) un Docente della scuola mi ha querelato, anzi ha presentato 7 (sette)querele alla Procura della Repubblica. E da quando ho ricevuto dal Pubblico Ministero l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, tutta la mia storia "a scuola" la sto trasferendo su un "Blog", un diario on line, consultabile a questo indirizzo web: http://blog.libero.it/perlarte. Oggi sto utilizzando il mio blog per informare gli altri genitori della scuola.
Beniamino Sandrini
La mostra su Andrea Mantegna...
...la più importante che si sta organizzando a Verona per l'anno in corso, rischia di saltare o perlomeno di essere fortemente ridimensionata. Dopo il recente dibattito sull'opportunità di spostare da San Zeno alla Gran Guardia il celebre "Trittico" (vero pezzo forte della mostra che, ad oggi, non sembra destinato ad arricchire l'esposizione ma a rimanere al sicuro al suo posto), si presenta ora una reale preoccupazione per la mancanza di alcuni finanziamenti promessi, ma non ancora arrivati. Questa preoccupante mancanza delle risorse previste mette a serio rischio il meccanismo di prestiti delle opere da musei italiani ed esteri, costringendo gli organizzatori a ridimensionare il sogno di avere pezzi "di calibro" da offrire alla cittadinanza. Per poter competere con le altre due sedi, Mantova e Padova, che insieme a Verona celebrano nel 2006 l'opera del Mantegna, manca all'appello circa un milione di euro. Soldi che erano stati richiesti alla Fondazione Cariverona, che finora ha risposto solo in minima parte per le prime spese organizzative. Se si pensa inoltre che Verona risulta essere in competizione con Mantova per ospitare la sede italiana dell'Ermitage, questa mancanza di sinergie sul territorio in occasione di un evento così atteso non depone certo a favore del tanto invocato, ma ancora debole, "sistema Verona".
Per l'Associazione: Silvano Tezza
Via IV Novembre: e la tramvia? e l’Arsenale?
I lavori di riqualificazione di Via IV Novembre erano ormai indifferibili, e bene ha fatto l’Amministrazione comunale ad aprire i cantieri, anche se ciò comporterà qualche inevitabile disagio per residenti, negozianti e cittadini. Inoltre il progetto di rifacimento della sede stradale e dei marciapiedi appare adeguato ed apprezzabile. Tuttavia ci sono due questioni che vogliamo sollevare: 1) Nella comunicazione che l’Assessore ai Lavori Pubblici Ing. Carlo Pozzerle ha inviato ai cittadini residenti, si illustrano le modifiche che subiranno la mobilità, la circolazione e la sosta dei veicoli da maggio a novembre in concomitanza con i lavori che comprendono: sistemazione dei sottoservizi AGSM; rifacimento marciapiedi; attraversamenti pedonali più sicuri; eliminazione barriere architettoniche; nuove aiuole e nuove piante ad alto fusto; miglioramento sistema raccolta acque piovane. Tutto bene. Ma la Tramvia? Secondo il progetto ormai troppe volte annunciato e mai avviato, ma comunque approvato dall’Amministrazione, una linea della tramvia dovrebbe passare proprio da Via IV Novembre, proveniente da Ponte della Vittoria e diretta a Piazza Vittorio Veneto. La tramvia, come è noto, richiede l’installazione di un binario e di un sistema elettrico, di sottoservizi e di pensiline per le fermate. I cantieri per la tramvia, secondo la calendarizzazione annunciata da Zanotto e da Pozzerle, sono previsti per gennaio 2007. Domanda: non sarebbe il caso di fare questi lavori per la tramvia in contemporanea con i lavori di riqualificazione della strada? O l’Amministrazione pensa di aprire il cantiere a Maggio, chiuderlo a Novembre, e poi aprire un nuovo cantiere, nella stessa strada appena riqualificata, a gennaio 2007, due mesi dopo l’inaugurazione della nuova via IV Novembre? A quel punto l’esasperazione dei cittadini sarebbe giustificata. Proponiamo, quindi, che i lavori per la tramvia in via IV Novembre siano fatti subito. In questo modo l’Amministrazione fugherebbe anche i dubbi di chi (come noi) maliziosamente sospetta che in realtà questa Amministrazione non abbia nessuna voglia di fare la Tramvia e voglia lasciare la patata bollente a chi verrà dopo. 2) La realizzazione dei lavori di Via IV Novembre toglie momentaneamente spazio di parcheggio. In alternativa l’Amministrazione ha reso disponibile un centinaio di posti auto per i veicoli dei residenti all’interno dell’area ex-Arsenale lato via Todeschini. Piccolo dettaglio: quello spazio rappresenta forse l’unica zona ancora integralmente verde e pedonale del quartiere. Le auto, per farsi spazio, si mangeranno tutta l’erba e danneggeranno gli alberi, invadendo anche l’ultima oasi riservata ai pedoni (specie in via di estinzione). E’ comprensibile e giusto che l’Assessore compensi in qualche modo la mancanza temporanea di posti auto con altro spazio, ma si potrebbe trovare adeguata soluzione predisponendo un parcheggio d’emergenza (che sarebbe anche più capiente), per i soli residenti, negli ampi spazi interni all’Arsenale già asfaltati (entrata lato piazza Arsenale). Gli automobilisti dovrebbero fare solo cinquanta metri in più a piedi. Un’idea semplicissima e a costo zero, che salverebbe il verde. Sono due proposte, ci pare, di buon senso, che non danneggiano nessuno e favoriscono il risparmio di risorse comunali. E’ troppo sperare che siano accolte?
Mao Valpiana - Verdi della Colomba
Aboliamo la festa del 25 Aprile
Sì aboliamola, visti i risultati dopo sessant’anni dalla fine della guerra. Se ogni anno questa ricorrenza deve trasformarsi in un’infame gazzarra, allora è il caso proprio di voltare pagina. Dopo tutto questo tempo i nipoti dei partigiani e quelli dei repubblichini se le danno ancora di santa regione. Smettiamola di parlare di riappacificazione, perché l’interesse di una parte non coincide con quello dell’altra, o meglio non coincide con l’interesse comune della gente. L’Italia del 2006, sarebbe bene, si ricordassero questi signori, non è più quella macilenta uscita con le ossa rotte dal secondo conflitto mondiale che deve riappropriarsi della libertà, perché in Italia di libertà ce ne è anche troppa. Non abusiamo, come spesso accade, della parola democrazia. L’Italia di oggi, per fortuna di tutti, anche di questi facinorosi, è una realtà diversa, è un Paese moderno, in cui essi stessi si nutrono. Siamo, penso, l’unico al mondo che continua a mantenere in vita uno spettro del passato: il Fascismo. Fascismo e Comunismo hanno fatto il loro tempo, per fortuna di noi molti, e sono finiti entrambi. E’ giunto il tempo che anche la Sinistra italiana la smetta di essere barricadiera, e di inneggiare, sotto sotto, a Lenin ed a Marx, o di considerare Fidel Castro come esempio a cui ispirarsi per probità ed intelligenza politica. La Sinistra, se vuole fare il passo verso la socialdemocrazia, ed essere veramente progressista, e non conservatrice, come lo è realmente oggi, deve abdicare al passato, ma non solo a parole. Ma di questo passato-presente fanno anche parte quelle persone che contestano tutto e tutti, in cui la filosofia nichilista vuole eliminare lo stato padrone, lo stato borghese, quasi che le lancette del tempo non fossero mai andate avanti, perchè ferme alla Rivoluzione di Ottobre, la rivoluzione dei grandi sogni irrealizzati. Le barricate sono finite, San Pietroburgo è lontana. Celebriamo solo il 2 giugno, Festa della Repubblica.
Massimo Rosa
Finalmente la Cassazione...
... ha decretato la vittoria dell’Unione, non ne potevamo più della valanga di parole dette a sproposito per mitigare la sconfitta di Berlusconi. Sconfitta di strettissima misura ma sconfitta che c’è stata. Ora ci attendono due mesi febbrili, la composizione del nuovo governo, l’elezione dei presidenti dei due rami del parlamento, l’elezione del presidente della Repubblica e meno importanti ma altrettanto interessanti, le elezioni amministrative in diversi capoluogo di provincia. La composizione del governo spetterà alla sua maggioranza, le presidenze dei due rami del parlamento saranno decise dal centrosinistra, il centrodestra potrà giocare tutte le carte che vorrà per opporsi. Prodi e la sua maggioranza governeranno liberamente come cinque anni prima ha fatto Berlusconi e il centrodestra, starà all’elettorato fra cinque anno o quando sarà, decidere nuovamente. La legge del muro contro muro non paga, non ha mai pagato, non pagherà mai. L’eccessiva voglia di vendetta a sinistra come a destra, per me non ha ragione di esistere, anche se negli schieramenti noto che c’è ancora molta ruggine e aggressività. Però i moderati non possono appiattirsi su posizioni barricadiere se vogliono essere veramente tali e i primi segnali di distinguo sono ormai leggibili. Ad esempio io penso che l’attuale divisione del centro, intendendo per tale tutto quell’elettorato che si riconosce nelle due aree moderate, è comunque transitoria, l’unica divisione vera è il tipo di alleanza politica scelta. La transitorietà naturalmente durerà fino a quando non vi sarà una unica scelta di campo, che io spero nel centrosinistra ma che non è fuori luogo che altri la pensino diversamente. Non a caso fra i componenti dei due centri è rimasta per molti un’amicizia fervida, al di sopra dei contrasti ideologici che non ci sono e anche nel dissenso rimane una reciproca stima. E’ per questo che non vedrei male, chiuse le vertenze sulla governabilità, un accordo ampio sulla scelta del nuovo presidente della Repubblica, un accordo che mantenga il prestigio di questa istituzione, prestigio accresciuto sicuramente da Carlo Azelio Ciampi, un accordo che ringiovanisca la classe politica italiana e che riconosca l’imparzialità dimostrata in questi cinque anni dal presidente del parlamento Pier Ferdinando Casini.
Giancarlo Frigo - Assessore del Comune di Verona
La tunica del crociato
E’ curioso che all’interno di Palazzo Barbieri venga distribuito il giornale “Verona Sette” il cui presidente risulta essere marito dell’Assessore Francesca Tamellini il quale indossa la tunica del crociato scendente in campo contro il nemico, in un articolo “marchetta”, per tutelare l’Assessore-moglie, che aveva fatto appendere cuoricini “rossi” nelle principali vie di Verona, invitando con un biglietto “rosso” gli innamorati a venire nella nostra città, senza preoccuparsi di far rimuovere le immondizie sparse in uno dei più romantici e frequentati scorci (Lungadige Castelvecchio). Il mio ruolo pubblico di presidente di Circoscrizione, rappresentante dei cittadini, mi impone di segnalare, oltre all’olezzo delle immondizie, l’assoluta mancanza di buon gusto e il dubbio di un conflitto di interessi, nel momento in cui lo stesso giornale mi attacca per aver avuto l’ardire di criticare l’iniziativa “Verona in Love”, definendola “Verona in Trash”, ed esalta invece con foto e articoli da regime l’operato dell’Assessore-moglie. Buttarsi in politica è compatibile con il mestiere di giornalista? E’ questo il viatico con cui ci si accinge alla pugna elettorale per le prossime amministrative? In ogni caso: tanti nemici, tanto onore.
Lucia Cametti, Presidente della Circoscrizione 2°
Da qualche giorno, in particolare...
... a Verona sud, il Sindaco Zanotto oscura SOLIDARIETA' Libertà, Giustizia,Pace, coprendo con i suoi manifesti a sostegno del centro sinistra, gli spazi elettorali regolarmente assegnati al Partito SOLIDARIETA' in corsa in Veneto per l'elezione del nuovo parlamento. Il Consigliere Comunale Milena Tisato, notoriamente contraria all'opera più costosa per i veronesi che anche questa amminitrazione vuole portare avanti: la tranvia, è anche candidata alle prossime elezioni come capolista al Senato per il partito indipendente SOLIDARIETA'. Forse è questo il motivo che ha portato i collaboratori del Sindaco a coprire i manifesti del nuovo partito? Speriamo proprio di no. Invito pertanto il sindaco a controllare gli spazi assegnati, sicuramente come propaganda indiretta visto che non è presente con una propria lista, e a non coprire chi con molta fatica sta cercando di portare avanti una politica della vera partecipazione a partire dal valore della famiglia e della vita.
Milena Tisato - capolista per il Senato del Partito SOLIDARIETA' Libertà, Giustizia e Pace
Ho letto il vostro commento così negativo...
... sulla nostra proposta di consentire il doppio senso di marcia alle biciclette nelle strade a senso unico delle zone 30. I dati relativi alle città italiane dove, come in altri paesi europei, questo provvedimento è già in vigore (Bolzano, Merano, Reggio Emilia e Piacenza) sono, invece, incoraggianti: non vengono segnalati nè morti nè feriti ... A Verona stessa nonostante la pratica di percorrere contromano strade come Corso Portoni Borsari o via Stella sia diffusissima, non si registrano incidenti. A noi è noto, del resto, che i ciclisti muiono (a Verona dal 1998 al 2004 ogni 100 morti in incidenti stradali 12,5 sono ciclisti ... ) dove le macchine corrono, non dove vanno piano. Alcuni sostengono che le bici in contromano, pericolose o no, sono, in ogni caso, di intralcio alle macchine. Questo significa affermare, ancora oggi, che la mobilità, anche nelle ZTL e nelle Zone 30, si deve intendere centrata sull'automobile. Nel 2010 avremo, qui a Verona, tra le 7 e le 8 macchine per 10 abitanti: saremo alla saturazione. Cosa si aspetta a promuovere, almeno in quelle che il Codice della Strada definisce "Isole Ambientali", una mobilità centrata, invece che sulle esigenze degli automobilisti, finalmente, su quelle di chi si muove a piedi, in bici o con il mezzo pubblico? Tutto questo suona davvero così assurdo? Che dire ai nostri concittadini che tornano entusiasti da paesi come la Danimarca o l'Olanda, da Vienna o da Monaco? Che qui da noi queste cose non si fanno per ragioni di latitudine? e che per le stesse ragioni siamo condannati a morire di polveri sottili in città dove semplicemente muoversi è un'impresa troppo difficile per anziani, bambini, disabili, passeggini .. ? Sono sciocchi tutti quelli che a Stasburgo o a Lione o a Graz, convinti come da indicazioni della commissione europea, che la presenza di pedoni e ciclisti sia un indicatore della qualità della vita, hanno promosso queste forme di mobilità anche adottando provvedimenti coraggiosi e originali? Per sgombrare il campo da ogni possibile fraintendimento: gli Amici della Bicicletta non sono "talebani": io stesso, come molti di noi, ho la macchina e la uso spesso, sia per lavoro che per svago. Cerco, disperatamente, di farlo con intelligenza. Riducendo gli spostamenti brevi e utilizzando gli altri mezzi e i piedi non appena possibile. Pensando, anche da automobilista, che i provvedimenti viabilistici (dal piano della sosta, alle telecamere, alla diffusione di zone 30 anche nei quartieri, a quello di cui stiamo parlando) devono privilegiare, non appena possibile, altre forme di mobilità. Credo, spero, che questa esigenza sia avvertita, trasversalmente, da molti. E che, comunicati adeguatamente, tutti i provvedimenti volti a promuovere l'uso della bicicletta possano trovare largo consenso.
Paolo Fabbri Presidente Fiab Amici della Bicicletta onlus Verona
Questa mattina alle ore 10,30...
... presso la sede del Comune di Verona si è tenuta la presentazione del secondo lotto della metrotranvia di superficie. La presentazione rientra nelle disposizioni di legge art. 15 L.R. 10 del 26 marzo 1999 ed è obbligatoria. L'avviso è stato pubblicato sul Corriere di Verona il 17 marzo e sull'Arena il 18 marzo nei quali si informavano i cittadini che la presentazione al pubblico dei contenuti del progetto e del SIA sarebbe avvenuta il giorno 23 dalle ore 10,30 alle 17. Il materiale rimarrà esposto anche il giorno seguente sempre dalle 10,30 alle 17. Questo per permettere a tutti di poter fare delle osservazioni. Cosa che comunque non era molto chiara. L'ufficio stampa del Sindaco ha convocato una conferenza stampa alle ore 10,30: Sindaco e Assessore alla mobilità "Presentazione del secondo lotto della metrtranvia di superficia" interferendo con la programmazione, dovuta per legge, da pate di AMT. Da qui il "disguido" nella presentazione dapprima poco articolata e confusionaria e l'incomprensione tra cittadini, consiglieri e giornalisti. Per legge, come ribadito poi dal presidente di AMT Wilmo Ferrari, la pesentazione doveva essere fatta a tutti i cittadini presenti, poi ci sarebbe stato spazio per ulteriori richieste e interviste. Probabilmente un po' di coordinamento e un'informazione più trasparente anche ai consiglieri, avrebbe evitato qualche incomprensione.
Milena Tisato - Consigliere Comunale Gruppo Misto
Egr. dr. Ottaviani, leggo...
... con grande curiosità dei progetti urbanistici che cambieranno da qui a dieci anni (si spera) il volto della nostra Verona. Finalmente non vedremo più le brutture che circondano Viale del lavoro e la Fiera che fanno rabbrividire gli Ospiti che arrivano da tutto il mondo.Solo un'appunto: perchè mai a Verona non dovrebbero sorgere grattacieli? Perchè mai la città non deve aspirare a verticalizzare il suo impianto urbanistico, risparmiando così migliaia di metri quadrati di suolo e dedicarli così al verde? Non vedo tragedie ambientali nella nascita di alcuni giganti di vetro, che darebbero concretamente l'immagine di una città moderna. Perchè ci si dovrebbe fermare a edifici alti "solo" 60 metri? Pare quasi che si abbia paura di "volare alto" in linea con le tradizioni consolidate negli ultimi decenni e che hanno bloccato la città in tentennamenti e paure.Altre realtà non si fanno tanti riguardi (vedi Padova). Penso che un minor numero di edifici, ma più alti darebbero la percezione di uno spazio non oppressivo e differenziato. Che ne sarebbe di viale del lavoro perimetrato di palazzoni alti 40 - 60 metri tutti uguali? Assomiglierebbe più a Bucarest che ad una città innovativa, non crede? Cordialità
Ciro Vanni
Riflessioni bipartisan
In politica purtroppo è un errore avere ragione anzitempo, ma come dice Michele Salvati, è ancora più grave avere torto al tempo giusto. Non è certamente un buon esempio sputare nel piatto dove si è mangiato fino al giorno prima e solo perché ti accorgi troppo tardi che qualcuno è riuscito a superarti nell’arte del "tricche e ballacche". Gli uomini sono ciò che fanno, non conta quanto dicono e nemmeno quanto affermano di loro gli altri, diceva Hegel, per conoscerli, occorre guardare i loro atti, le loro azioni, osservare cosa hanno lasciato dietro di loro, cosa avrebbero potuto fare e non hanno fatto. Notiamo purtroppo che spesso chi ricopre un incarico pubblico si sente innanzitutto impegnato a cercare di impedire con tutte le proprie forze, che si apra il minimo spiraglio, qualche faccia nuova e nonostante questi sforzi, la realtà dimostra che comunque, alcuni riescono nell’intento e molti altri no, recenti sfoghi non fanno altro che confermare quanto sostenuto. Accade perché spesso i gruppi dirigenti dei partiti, sono vere e proprie oligarchie che per garantire loro stessi, di fatto occupano tutte le posizioni più favorevoli ed emarginano gli altri. E’ difficile per chiunque fare un passo indietro rimanendo in silenzio, immaginiamoci coloro che hanno goduto a piene mani di queste elargizioni magari indebitamente avute, i più non stanno zitti, piuttosto l’insulto, lo sfogo, il rancore, il caso umano e poi... il nulla. Eppure è cosa nota che in questi anni e a maggior ragione con questo novello sistema elettorale, abbiano contato perlopiù i dipendenti, i gregari, i fedelissimi, i figli, i nipoti, le consorti e le amanti, conseguentemente i Capi pur mantenendo inalterato il loro alone da superman e continuando ad illudere una larga platea di questuanti, scientemente si sono circondati di nani, ballerine e camerieri e non di personaggi capaci di essere anche critici e costruttivi. Se volessimo scorrere l’elenco delle nomenclature della cosiddetta seconda repubblica ci renderemmo ancora più conto della giustezza di queste affermazioni. Il sistema in questi anni si è dimostrato sempre più largamente autoreferenziale, al servizio solo degli addetti ai lavori. A proposito, Bruno Tabacci fra l’altro dice che se vieni spinto fuori, hai due soluzioni, tornare a vita privata o continuare a fare politica. Per un politico, se lo fa in tempi non sospetti, è un merito, cambiare rotta, dice sempre Salvati, sarebbe un merito ancor maggiore però, se potesse spiegare le ragioni che lo hanno indotto a cambiarla. Chi non ha nulla da dire, chi parla per rancore, chi urla per farsi sentire, ha già decretato la sua fine politica. II partiti dovrebbero saper tornare a parlare alla gente e dare risposte ai problemi se vogliono sostenere la loro centralità, motivandola con la loro utilità, la fuga nella civicità, spesso non è una furbata è la constatazione della carenza della qualità dell’offerta partitica è la volontà di una parte di società, sempre più numerosa che ha voglia di impegnarsi per la collettività, è a pieno titolo società civile. La teoria della superiorità morale dei partiti rispetto alla società civile non è veritiera, lo dovrebbe essere ma non lo è, purtroppo non lo è ancora.
Giancarlo Frigo
Saremo tutti più ricchi, più sani e... più ignoranti?
La domanda viene da una lettura forse semplicistica, ma non meno vera, di alcune grandi scelte operate circa il futuro della città di Verona e di conseguenza in ordine al tipo di cittadino che ci si deve aspettare. Qualche premessa ci vuole. Nella vita di ciascuno ci sono alcue cose che contano, ovvero di cui non si può fare a meno. Ci vogliono un po' di soldi, ci vuole un po' di salute, ci vuole (che non guasta) un po' di amore delle persone che ci circondano, e ci vuole un po' di cultura. Cultura che significa non solo istruzione, o saper fare qualcosa per mantenersi nella vita. Cultura che significa saper godere di quel patrimonio di arte, invenzioni, scoperte, bellezza, creatività che abbiamo ereditato nei secoli ed essere capaci magari di trasmetterlo ai nostri figli. Stabilito che all'amore ognuno ci deve pensare da sè, vorrei gettare uno sguardo sul futuro di Verona circa le altre "cose che contano" di cui si diceva sopra. E per non cadere in facili ideologie, uso un criterio molto misurabile: quanti soldi spende e spenderà Verona per le cose che contano? E' un ragionamento da buon padre di famiglia, mi rendo conto, ma alle volte i conti fatti su un foglietto sono quelli che alla fine risultano esatti. Dove sta spendendo Verona i soldi suoi, o quelli che riesce a trovare? Un cosa evidente è che si sta spendendo molto per l'Ospedale di Borgo Trento. I soldi ce li mette la Regione e la solita benemerita Fondazione Cariverona, e si può discutere se la soluzione è buona o no, ma comunque il bene primario della salute, una delle cose che contano, è garantito. Un altro dei grandi cantieri che stanno partendo, finalizzati al nostro futuro, è quello del Polo Finanziario. Ancora la FondazioneCariverona, con la Popolare e la Cattolica, provano a farci diventare una città dove i capitali si fermano e producono ricchezza. Non si sa se sarà un beneficio per tutti, ma una attenzione alla crescita per la città almeno c'è. Salute e soldi, dunque. E la cultura? Non so se guardare con ottimismo ad altri due cantieri aperti in centro città. Avremo una nuova Biblioteca Civica, ma avremo poi abbastanza personale per gestirla e abbastanza fantasia per riempirla di lettori e di utenti? Avremo (cosi dicono i giornali) dei Palazzi Scaligeri trasformati in centro per le esposizioni internazionali. E le esposizioni poi chi le farà? Il Comune con i pochi fondi che riesce a salvare per la cultura? Già adesso chi ha l'abitudine di girare per i nostri musei vede quali miracoli riescono a fare con i quattro soldi che possono gestire, ma vede anche stanze anguste e servizi al minimo. I palazzi si restaurano in fretta, se si vuole. Ma poi bisogna saperli gestire. Bisogna che diventino centro di cultura, nel senso che la fanno e la sanno promuovere. Bisogna che i tedeschi o gli olandesi che vengono sul lago abbiano voglia di venire a scoprire Verona e la sua storia. Bisogna che i nostri cugini di Brescia e Rovereto siano invidiosi delle nostre mostre (e non viceversa). Bisogna che i veronesi riscoprano per primi cosa c'è nascosto nelle cantine dei loro musei e che ne vadano fieri. Bisogna che alla domenica le famiglie possano scegliere tra un pomeriggio al centro commerciale e una passeggiata tra i capolavori del romanico o i fossili di Bolca. Viviamo in una città d'arte: sarebbe meglio investire un po' di più nella cultura. Altrimenti rischiamo di ritrovarci, fra dieci anni, un po' più sani, un po' più ricchi, ma molto, molto più ignoranti.
Valerio Bergamini
Tramvia: basta con le prese in giro!
Dunque, il partito anti-tramvia, ben radicato nella Giunta Zanotto, ce l’ha quasi fatta! Dopo aver dilatato i tempi, scombinato le carte, modificato i progetti, ingarbugliato i conti, il Sindaco e i suoi Assessori ora giocano l’ultima mano... per prolungare il gioco di un anno e rinviare il problema a dopo le prossime elezioni comunali. E pensare che Verona è stata una della prime città ad accedere al finanziamento per la mobilità sostenibile. Poi, i dubbi della Giunta Sironi 1, i tentennamenti della Giunta Sironi 2 e l’immobilismo della Giunta Zanotto (alias Sironi 3) hanno completamente snaturato e svuotato il progetto. Tuttavia, nonostante l’insipienza della Sironi, il precedente Consiglio Comunale per ben due volte aveva confermato la volontà e predisposto gli strumenti finanziari per avviare i lavori della tramvia. Tutto era pronto: i cantieri potevano essere aperti nel novembre 2002 e la prima corsa della tramvia sarebbe avvenuta nel settembre 2005. Ma è arrivata la Giunta Zanotto, che nel programma si diceva favorevole, ma nella composizione politica era ed è in larga parte contraria alla Tramvia (sui vagoni di Zanotto sono saliti tutti gli esponenti del partito trasversale anti-tramvia: da Tito Brunelli a Erminero, dalla Cassan ai Tisato). Siamo giunti persino al paradosso che l’Assessore Pozzerle, nella precedente amministrazione uno dei più accaniti oppositori della Tramvia, ha ricevuto da Zanotto la delega per la tramvia! Quindi era difficile che le cose andassero diversamente da come stanno andando. Dopo la minaccia da parte del Ministero di togliere i finanziamenti se non si arriva in tempi certi al progetto esecutivo, l’Assessore Pozzerle mette già le mani avanti: “Se per cause indipendenti dalla volontà amministrativa comunale dovesse slittare qualche data non accadrà nulla. Ma se la colpa dovesse essere nostra il finanziamento verrà revocato”. Tradotto dal politichese in italiano: “Un intoppo certamente accadrà, e così slittiamo a dopo le elezioni del 2007, e la patata bollente passerà ad altri. Se poi saremo rieletti, annulliamo tutto senza dover subire penali”. Dunque la tramvia resta ancora nel cassetto dei sogni. Con buona pace di chi, nella Giunta Zanotto, parla ancora di mobilità sostenibile e di riduzione del traffico per abbattere le polveri sottili. Tutte chiacchiere!
Mao Valpiana, Verdi della Colomba, Già Presidente della Commissione Tramvia
Sono Presidente della 3^ Circoscrizione...
... di Verona. La scorsa settimana si è presentato un cittadino chiedendomi “Ho ricevuto una lettera in cui il Presidente del Consiglio assegna 1.000,00 Euro a mia figlia appena nata in Italia, e non posso riscuoterli, perché IO non sono cittadino italiano: ma i soldi a chi li da? a mia figlia o a me? Non so ma Lei cosa vede negli occhi di Kizzy?” Ho guardato e visto gli occhi di Kizzy. Mi permetto di tradurre in parole le sensazioni che ho provato nel vedere gli occhi di una bambina italiana (anche se un po' “diversa” di pelle!). Sono la risposta alla lettera inviata da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi direttamente a Kizzy. “Caro Presidente, come ha scritto di dovermi sentire fortunata, perchè da Lei ho ricevuto la prima lettera, così anche Lei, penso, che si possa ritenere fortunato nel ricevere una lettera da una cittadina Italiana con pochi giorni di vita. Ho ascoltato per 9 mesi i silenzi del cuore di mia madre, che aveva pochissime certezze e stranamente Lei, caro Presidente, mi annuncia subito una grande certezza. Sono stata accolta nel paese Italia e Lei me ne da avviso. Grazie. Sono stata cullata all'interno della pancia di mia madre ma anche da una carretta che ha affrontato le onde di un mare che separava la speranza in una vita dignitosa, con una vita che le stava chiudendo il sorriso. Mi ritornano in mente le sue paure quando nella barca si doveva spegnere il motore e in silenzio sperare di non essere visti. Che strano, non ho fatto quasi in tempo ad aprire i miei occhi che Lei, caro Presidente, già mi conosceva e mi ha visto per primo. Ho vissuto 9 mesi in cui i silenzi di mia madre erano carichi di speranze. Ho assaporato la sua gioia nell'essere riuscita ad entrare nel paese Italia. Ha assaporato la condivisione di tante persone. In quei mesi mia madre mi ha trasmesso la speranza, ma anche la paura di essere rimandata indietro, magari per mancanza di una firma su qualche documento. Che strano, per 9 mesi mia madre sperava di avere tutte le firme giuste, io, non faccio in tempo a dire il mio nome, che già ho la Sua di firma, caro Presidente. In quei silenzi ho potuto ascoltare le mille domande che mia madre si faceva sul senso della vita: forse i suoi pensieri non sono stati chiari neanche a me, ma certamente in quei momenti, il suo accarezzarsi la pancia, la sua gioia nel sentire che mi muovevo, erano già delle risposte alla vita. In quei nove mesi sono stata fortunata e ne rendo grazie al mistero della vita. Non sono stata bombardata da immagini che volevano prendere la mia attenzione per dire forza ad un paese che sarebbe stato anche mio. In quei 9 mesi ho solo ascoltato il cuore di una persona che gridava con forza la sua gioia per la vita. Mio padre non ha avuto il coraggio di dichiarare il falso, ha solo detto che l'italiana sono io, lui è ancora uno straniero anche se soffre e lavora in questa terra d'Italia. Così la cifra da Lei promessa a me (la lettera porta il mio nome, Kizzy), non peserà sul bilancio dello Stato da Lei amministrato. Le chiedo solo una piccola possibilità. A 18 anni, da cittadina italiana, vorrei ricevere la somma da Lei promessa. Le assicuro che la spenderò solo per poter rifare il viaggio all’incontrario che ha fatto mia madre: il silenzio del mare mi accoglierà, e forse, avrò la forza di mettere la mano in acqua per chiudere gli occhi di chi mi ha accompagnato nel primo viaggio e non è riuscito a vedere il suolo italiano. A quell’età mi troverò nelle condizioni di tutti quegli emigrati italiani che ora hanno una cittadinanza diversa, ma nel cuore hanno, sempre, un piccolo spazio per la patria d’origine. Nella parte finale della lettera mi ha detto che avrò un avvenire felice e pieno di gioia in quanto la terra Italia mi saprà accogliere e dare tante possibilità. Mi permetto di sperare che Lei capisca che molte volte le parole del cuore non devono essere scritte ma vissute. Se effettivamente pensa quello che ha scritto, le auguro di trovare il tempo di testimoniare con la vita quanto promesso nella lettera. Con affetto, la piccola Kizzy”. Vorrei solo rimarcare che il papà di Kizzy non ha chiesto niente, ha solo ricevuto una lettera indirizzata a SUA FIGLIA. Cordialemnte porgo distnti saluti.
Giorgio Di Filippo
Gentilissimo Consigliere Tosato, leggo sempre...
... con attenzione i suoi interventi relativi al traforo delle Torricelle, sempre favorevoli al progetto della Società Autostrade Serenissima. Credo che ci sia una scarsa informazione alla base delle sue affermazioni quando identifica tale opera come la soluzione per togliere il traffico da Borgo Trento e Ponte Crencano. In progetto della Serenissima prevede, infatti, il passaggio di tale inutile e devastante opera (che come ricorda Lei, servirà per collegare i caselli di vr nord con vr est) proprio a poche centinaia di metri dal quartiere di Borgo Trento e proprio all'interno del quartiere di ponte Crencano con il passaggio di milioni di veicoli, compreso traffico pesante, come da Lei dichiarato in una precedente precedente intervista. Per quanto riguarda i costi, la Serenissima ha previsto di finanziare meno del 20% del costo totale dell'opera e il rimanente dovrà essere trovato (vedi l'analisi economico finanziaria dell'opera) nel pedaggiamento di euro 1,20 di tutte le tangenziali di Verona e Provincia, oltre all'inserimento di un pedaggio ombra di euro 1,20 nei caselli del medesimo territorio. In sostanza il guadagno per gli investitori del Traforo sarà dato dal traffico dei 79 milioni di cittadini che in un anno passeranno dai caselli di Verona e Provincia oltre al pedaggio degli stessi cittadini sulle tangenziali. Credo che, specialmente nel suo caso visto che come amministratore dovrà esprimersi su questo argomento, sia opportuno un approfondimento del tema, magari consultando i progetti della società autostrada Serenissima e il relativo piano finanziario. Approfitto di questa occasione per rinnovarLe, questa volta pubblicamente, che a nome del comitato che rappresento, e che comprende anche molti suoi elettori, l'invito ad incontrarLa per poterci confrontare su questi argomenti.
Alberto Sperotto - Presidente del comitato di cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle
Cari Veronesi, soffermiamoci un po’ fra di noi...
... come in famiglia, per una riflessione sulla tragedia che ancora - e chissà per quanto tempo - portiamo nel cuore. La prima domanda, quando ci riprendiamo dallo stupore terrorizzato, di solito è: Qual è la causa? Perché l’ha fatto?... E insistiamo nella lettura di giornali, riviste, ascolti televisivi, ecc. E finalmente, se ci viene propinata una risposta apparentemente plausibile: disoccupazione, difficoltà di rapporti nella vita quotidiana, debiti, ecc., quasi si placa lo spirito. Cerchiamo se c’è la risposta che piace a noi, che soddisfa la nostra curiosità, ma anche il nostro essere interiore. E qui ci tranquillizziamo. Ma non è né giusto, né bene. La prima difficoltà che psicologicamente vivo in questi momenti è la rabbia e lo sdegno nei confronti dei mezzi di comunicazione sociale: pensate al linguaggio con cui si esprimono: indagare, rincorrere, scavare nella vita passata, in quella di famiglia, ipotizzare cause atte più ad ammorbidire la nostra morbosità che a riflettere. Su questo terreno si sta scivolando sempre più in basso! Sospinti, vergognosamente, dalla voglia di vendere copie in più o di avere maggiore audience in TV. Chi di noi vorrebbe essere trattato così? Per subire magari nella vita traumi da terrore o spinte all’emulazione. Quando verrà il giorno in cui diventeremo equilibrati, maturi, rispettosi? Cosa diranno, come vivranno questi traumi le persone coinvolte dalla disgrazia, leggendo - un domani - i testi? È giusto e doveroso cercare di capire i perché di certi comportamenti, ma questo va fatto nei luoghi, con i mezzi, dalle persone impegnate in quei tipi di ricerca; va fatto con metodo scientifico, profondo rispetto dei fatti e - soprattutto - delle persone. Ma per fare questo bisogna avere criterio, rispetto, amore. E misurarsi su noi stessi. Basta ricordare e attenersi alla Parola di Gesù: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12). Non riesco a comprendere come siano state promulgate recentemente norme a dir poco strane e, in parte, contraddittorie e inutili sulla privacy e poi si permettano certi espressioni sulle persone colpite da disgrazie, come la presente. Un’altra riflessione: a mio avviso non può essere causa profonda, reale di fatti come quelli che ci tormentano (non solo oggi... ricordiamo!) un motivo economico. Può abbattere, preoccupare ma non portare a decisioni di morte. Per arrivare a questa ci sono altre cause, più profonde, più tipicamente umane. È la presenza del male che c’è in noi e la mancanza di un riferimento umanamente ricco. Mi spiego: le decisioni più incomprensibili, tragiche, disperate, spuntano sul terreno della solitudine, in un vissuto senza solidarietà. Quando si sente vicino un clima costante di amore, di comunione, di spontaneo aiuto, di calore umano è precluso l’imbocco delle disperate scelte di morte. Ricordiamo Caino, il suo grido... Lo salva la voce di Dio che pure rimproverandolo lo salva: “Il peccato è accovacciato alla tua porta” (Gen 4,7b). Siamo costretti ad ammettere che nell’uomo - essere umano - c’è il male che egli stesso ha scelto. Ma lo può superare se parla, ascolta le parole di fiducia che Gesù Cristo ci ha rivolte: “Non preoccupatevi troppo per il domani... Guardate gli uccelli del cielo…osservate come crescono i gigli del campo..” (Cfr. Mt 6,26ss). Mi permetto di pensare che se Claudio avesse sentito risuonare queste parole, il suo problema avrebbe potuto avere ben altre soluzioni. Perché la famiglia alla quale gli sposi danno vita, appartiene a Dio che la possiede e l’accompagna con il suo amore. Ma questa è una mentalità che bisogna maturare e vivere. Le nostre comunità cristiane (parrocchie, diocesi, istituti religiosi, gruppi ecclesiali, ecc.) devono essere specchio dell’amore di Dio. L’esigenza più forte e dolorosamente urgente di oggi è quella di vivere come i primi cristiani: “La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune... Nessuno tra loro era bisognoso ... veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.” (Cfr. At 4,32ss). Il nostro Sinodo diocesano ci chiede di essere Chiesa in ascolto capace di farsi compagna di viaggio: “Il mondo del disagio - si legge al n. 119 del Libro Sinodale - convoca la Chiesa veronese... perché nell’accoglienza e nella condivisione, si lasci convertire e si apra alla speranza che un mondo nuovo è possibile: quel mondo nuovo che è stato inaugurato dal Regno di Dio”. È vero: certe tragedie si evitano solo a due condizioni: vivere la convinzione che siamo figli di Dio, a Lui apparteniamo, siamo suoi, vive con noi; essere animati fra di noi da spirito di famiglia, di comunione e solidarietà. È questa la nostra Chiesa come la vuole il Signore.
Padre Flavio Roberto Carraro, Vescovo di Verona
L’autoassoluzione pronunciata dal segretario Ds...
... Pietro Fassino nel rapporto che il suo partito a avuto con Unipol , non ha convinto e non convince per un fatto rilevante: chi ha coltivato la “cultura” della diversità, base ideologica prima e dopo tangentopoli, ha grandi difficoltà a far assorbire alla sua base la vicinanza con qualche furbacchione. Le questioni di carattere penale toccheranno ai magistrati, ma il vero problema di carattere politico pone un quesito fondamentale: può un partito democratico avere un legame ancora così solido con un settore “la cooperazione rossa” che fattura una buona parte dell ‘economia Italiana?
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione
Abbiamo visto che il Sig. Uboldi...
... è stato "promosso", ma purtroppo noi lo riteniamo "bocciato" perchè dopo tante esibizioni e dichiarazioni (TV giornali,ecct) anche per conto dell'amministr. Comunale sulla delibera Flavio Tosi, con la quale sarebbe prevista la revisione del perimetro di contribuzione consortile, riguardante Montorio e d'intorni, si è defilato, nascosto e non si è fatto più vedere; la nostra bocciatura è relativa alla sua incoerenza, oppure nella sua scarsa forza politica per sostenere le sue posizioni e quelle dell'Amm.Comunale.
Comitato Montoriese
Cosa ne sarà delle sanzione da telecamere
Caro direttore, condivido la sua preoccupazione per quei cittadini che ascoltando varie indicazioni di partiti, di singoli o altri, forse si troveranno con le sanzioni raddoppiate da pagare o con le "ganasce fiscali" che bloccheranno l'auto. E' per questo che, con le mie cinque mozioni e la lettera al sindaco ho sempre chiesto che venissero annullate le ordinanze sindacali n. 33 e 34 che avevano istituito la zona ZTL. Anche per autotutelarsi da eventuali ricorsi. Così tutti i cittadini sarebbero considerati allo stesso modo. Qualcuno dice che c'erano i "furbi", purtroppo questa categoria la ritroviamo sempre, in tutti i campi. Ma quello che mi preoccupa è che ci sono famiglie che dovranno investire il loro stipendio di un anno per pagare le multe. Disattenti? non so, forse con un po' più di attenzione amministrativa le cose potevano andar meglio. Ma per quale motivo nella vicina Padova sembra che tutto vada per il meglio anche avendo adottato lo stesso provvedimento di controllo della Zona a Traffico Limitato? e perchè le ordinanze di Padova e di Bassano sono emesse dal Dirigente e quelle di Verona dal Sindaco? Come potrà esprimersi il TAR Veneto sui ricorsi che sono stati presentati dai cittadini di Verona? O avrà ragione Verona o Padova! e la sentenza di Bassano del Grappa sempre regione Veneto non conta? Questa purtroppo è una vicenda amara, con più di mille ricorsi al Prefetto e più di 2000 al Giudice di Pace. Come possiamo dire che è stato fatto tutto giusto? e come uscirne? Speriamo si trovi una soluzione che almeno sia uguale per tutti e soprattutto vada incontro alle esigenze dei cittadini
Milena Tisato - Consigliere Comunale
I risultati di un’indagine...
... condotta dall’Ufficio Statistica del Comune di Verona nello scorso mese di gennaio, intervistando ben 446 veronesi (pari allo 0,18% degli abitanti) ha illuminato la Giunta Comunale di Verona. La Giunta, apprendendo che 312 scaligeri sono d’accordo sul fatto di rilasciare permessi mensili a tariffe agevolate agli operatori dei quartieri (commercianti, artigiani, professionisti etc) e che addirittura 379 di questi afferma di essere favorevole ad appositi contrassegni per chi porta assistenza ad anziani ed a persone bisognose, ha modificato la delibera dell’ormai famigerato piano della sosta. Anch’io come il Gino, il marito della Olga, quella dolce e semplice signora che spesso scrive al giornale L’Arena, non solo non sapevo dell’infallibilità dell’Assessore, ma ero addirittura convinto che un normale e civile rapporto con i cittadini e con le associazioni di categoria, bastasse. All’Assessore Pozzerle, come Confcommercio Verona, abbiamo già scritto, chiedendo che quanto deliberato per il quartiere di San Zeno, venga esteso anche a tutti i quartieri già coinvolti o che dovranno essere interessati dal Piano della Sosta. Circa il problema delle multe, che contrariamente a quanto annunciato, mi risultano essere di molto superiori alle 100.000 “ufficializzate”, credo che per l’Amministrazione Comunale sia giunto il momento di trovare l’unica soluzione possibile, e cioè una soluzione politica. Quanto proposto dal Consigliere Regionale Gustavo Fianchetto e dal Sig. Nadir Welponer non ha nulla di terribile, “caro” Senatore Luigi Viviani. Da persone intelligenti hanno tentato di dare una mano alla “loro” amministrazione in un momento di difficoltà, e “non si preoccupi il Senatore” i cittadini rispettosi delle regole, votano più volentieri il politico che ammettendo di aver sbagliato, fa un passo indietro e chiede scusa.
Nicola Baldo - Presidente sezione commercio Confcommercio Verona
In riferimento all'articolo...
... apparso in data odierna sul suo quotidiano, porto a conoscenza che le presidenze delle Circoscrizioni 3^ e 4^ hanno da diversi mesi sollevato verso gli organi competenti la problematica portata in risalto dai consiglieri di A.N. Si ringrazia della collaborazione dei consiglieri che con il loro intervento contribuiscono a cercare soluzioni ai problemi che interessano il quotidiano delle persone e che con simili interventi richiamano principalmente al dovere di ogni cittadino ad "USARE" la terra come un bene di tutti, e quindi rispettando l'ambiente si rispetta di conseguenza ogni uomo.
Giorgio Di Filippo - Presidente 3^ Circoscrizione
Inquinamento record a Verona: ma l’Assessore Verde, si rende conto?
L’Assessore Verde, di fronte all’ennesimo dato drammatico degli inquinanti presenti nell’aria della nostra città, la più inquinata d’Italia, replica addossando la colpa alla Regione, dice che ci vogliono interventi strutturali, che bisogna potenziare il trasporto pubblico e ridurre quello privato, privilegiare la mobilità su rotaia rispetto a quella su gomma. Tutte cose giuste e ovvie, che i verdi vanno dicendo da vent’anni. Piccolo particolare: queste proposte le abbiamo fatte alle Amministrazioni Sboarina e Sironi, quando eravamo all’opposizione, e qualcosa si è visto (con Sboarina le prime timide pedonalizzazioni del centro; con la Sironi l’approvazione del progetto Tramvia). Ora invece l’Assessore Verde è in Giunta da più di due anni e di interventi strutturali, al di là delle parole, non si è vista nemmeno l’ombra. Targhe alterne e blocco delle non catalizzate non hanno ancora dato nessun risultato apprezzabile, tant’è che negli ultimi due anni le polveri sottili sono aumentate vertiginosamente. La tramvia (l’unica scelta strutturale di politica della mobilità fatta negli ultimi decenni), che secondo i piani della Giunta Sironi doveva essere già realizzata nel 2001, è stata fermata, ridotta, messa in discussione e rinviata al 2008 dalla Giunta Zanotto. Si aggiunga che il PAT, presentato dall’Amministrazione sedicente di centro-sinistra, mantiene in vigore tutte le possibili soluzioni viabilistiche: traforo, mediana, strada di gronda, ecc. in barba all’evidenza che più strade significano più traffico. Ma allora, a che gioco giochiamo? L’Assessore Verde dice anche che ci vogliono i parcheggi. Questo i cittadini lo sanno già. E sanno anche che i parcheggi esterni all’ansa dell’Adige servirebbero per poter chiudere definitivamente ed integralmente il centro storico al traffico. Se non si fanno forse è perché il partito delle strade, del cemento, degli automobilisti è ancora molto forte e saldamente presente nella Giunta Zanotto (come noi verdi della colomba avevamo puntualmente denunciato in campagna elettorale). Ma se è così, l’Assessore Verde serve solo a fare la foglia di fico? Bisogna chiudere tutto il centro storico al traffico: questo è l’obiettivo storico dei Verdi, condiviso ora anche dal professor Giampaolo Velo, direttore dell’istituto di Farmacologia dell’Università di Verona, che giustamente richiama i doveri del Sindaco come primo responsabile della salute dei veronesi. Si rende conto, l’Assessore Verde, che con le sue esternazioni accusa l’immobilità della Giunta cui appartiene? Quando non si riesce a realizzare la propria politica, sarebbe più dignitoso dimettersi.
Verdi della Colomba
Azione Universitaria (movimento universitario di Alleanza Nazionale)...
... intende esprimere alcune considerazioni in merito alla inaugurazione dell’Anno Accademico. Abbiamo apprezzato l’intervento del Magnifico Rettore Dott. Alessandro Mazzucco il quale ha spiegato l’impegno dell’amministrazione universitaria nella direzione della crescita del nostro Ateneo; crescita nell’offerta didattica, crescita del patrimonio intellettuale, crescita immobiliare, crescita in termini di internazionalizzazione dello studio e della formazione. Dal nostro punto di vista è necessario puntare sulla qualità, questa è una sfida necessaria per potenziare il nostro Ateneo e renderlo tra i migliori d’Italia. Abbiamo in questo una proficua e comune visione di intenti con il Rettore e l’amministrazione tutta, dimostrata dal responsabile lavoro portato avanti dai nostri rappresentati degli studenti.Un apprezzamento e un grazie va al Presidente della Regione on. Giancarlo Galan e all’Assessore all’Istruzione Elena Donazzan quali responsabili del sempre attento e disponibile impegno della Regione nei confronti delle Università venete. La Destra Universitaria chiede che i nostri Atenei siano sempre più improntati all’eccellenza della didattica e al merito, per una crescita, umana e culturale, dei nostri studenti che sappia vincere le innumerevoli sfide del nostro tempo. Era presente oggi all’inaugurazione dell’Anno Accademico, su invito del presidente Provinciale, il responsabile nazionale di Azione Universitaria Vittorio Pesato il quale dichiara di aver girato molti degli atenei italiani ma quello di Verona lo ha colpito molto positivamente. Ha detto inoltre: dobbiamo lanciare la sfida al Paese per crescere ed essere competitivi a livello europeo; dobbiamo realizzare un’Università più vicina al mondo del lavoro, più meritocratica e più selettiva.
Fasoli Michelangelo - Presidente Provinciale di Azione Universitaria
Con questa amministrazione non ci sono più spazi di confronto, di democrazia e di cittadinanza
Mi dimetto da consigliere e chiedo che si torni a votare. Il centrosinistra ha fallito sia sul piano culturale che sul piano sociale adottando politiche talvolta degne di un governo di estrema destra , ne ha mutuato e rilanciato i programmi tradendo le promesse fatte nel 2002. Ha rotto ogni possibile confronto con le molteplicità che compongono il tessuto sociale della città privilegiando le banche, l'esercito, gli imprenditori, l'università, le organizzazioni politically correct e in primis la curia. Ha anche scelto di stare alla finestra e di delegare tutta la politica alle forze dell'ordine, ai tecnici del comune, agli imprenditori. Ha scelto di aspettare di scegliere e nel frattempo però ha sgomberato centinaia e centinaia di volte persone rom, immigrate, povere, senza fissa dimora. Lo ha fatto e lo ha rivendicato dimostrando che sa fare meglio e con più determinazione della destra. Ha anche scelto di non togliere le mozioni indegne del 1995, quelle che attaccavano le libertà individuali dell'intera collettività e la cittadinanza di gay, lesbiche e transessuali... e chi pensava che una assessora alle pari opportunità con delega alle differenze, eletta dai DS, femminista di provenienza le avrebbe messe in agenda come primo atto pubblico per ricucire di uno strappo democratico... pensava male. La giunta Zanotto mettendo la chimica sotto sgombero ha scelto di non dare spazio alla richiesta di spazi confermando che il piano regolatore è a misura di banche, industrie e imprese edilizie. Il centrosinistra dopo tre anni non ha ancora trovato una soluzione per i senza fissa dimora durante l'inverno però ha svenduto le farmacie, ha concesso una speculazione edilizia su Alto S. Nazzaro, ha privato la collettività delle caserme Santa Marta e Passalacqua date in concessione a vigili, università e archivio del tribunale. Ha invaso la città di telecamere che controllano ogni nostro spostamento in nome della sicurezza. Non ha ancora deciso di affrontere l'emergenza abitativa però è in grado di fare il polo finanziario... Ha assunto trenta vigili e non ha mai fatto un concorso pubblico per rinforzare l'organico del sociale.. l'elenco potrebbe continuare: queste sono state le primarie. Mi dimetto da consigliere perchè in questo schizzofrenico centrosinistra non c'è più alcun margine di confronto. La linea legalitaria di Cofferati ha vinto e con essa l'appiattimento a destra senza se e senza ma di chi non ha mai avuto parole, figuriamoci fatti di sinistra. Ha vinto il filo spinato di Boscomantico, ha vinto la politica degli sgomberi e delle telecamere, hanno vinto le speculazioni e le banche. Ha vinto la morale invasiva della chiesa che grazie a questo centrosinistra veronese è riuscita ad incassare il 9 maggi0 del 2003 un voto contro l'aborto e il 24 febbraio 2005 un voto che riconosce solo la famiglia eterosessuale unita in matrimonio. Come la destra e anche peggio! Mi dimetto e lascio Rifondazione ai suoi accordi con l'Unione (auguri) e penso alle migliaia di persone che hanno manifestato in questi anni a Verona per la cancellazione delle mozioni del 1995, per i permessi di soggiorno, per avere una casa, per rivendicare uno spazio autogestito, per ottenere politiche istituzionali al servizio dei diritti di cittadinanza. So che molte di loro non voteranno più questo centrosinistra. So che nel 2007... 'ALZIAMO LA TESTA' .
Roberto Aere
Il matriarcato nella famiglia monogenitoriale
L’iniquità del diritto di famiglia raggiunge la sua apoteosi contemporaneamente alla celebrazione di uno pseudo matriarcato che inferisce il suo attacco mortale fin dall’inizio della separazione legale dei coniugi. All’interno delle aule di un tribunale i protagonisti sono sempre gli stessi; la vincitrice; il perdente; il/i figlio/i vittima/e ; il boia. Esiste una sequenza fissa di funzioni, come ci insegna Propp nella sua ‘morfologia della fiaba’. Ma non è fiaba…è realtà crudele. Un giudice, che il più delle volte non conosce nemmeno la famiglia di cui sta segnando le sorti, non corre rischi, è al sicuro. Egli sa a priori chi sarà il condannato: il padre. Un film di cui si conosce già la trama impietosa. Persino gli assassini della peggiore specie hanno una giuria attenta che ascolta e valuta le prove contro e a favore, ma lo sfortunato genitore non gode di questo democratico privilegio. E’ un matriarcato sui generis perché la figura del padre non è secondaria a quella della madre ma viene, addirittura, completamente cancellata dalla vita dei figli. Se il termine “matriarcato” non descrive questa situazione, come potremmo allora definire questo mostro di famiglia monogenitoriale originata dal nostro sistema infermo? Siamo di fronte a una curiosa situazione dove una legge “fantoccio” adotta un testo a dir poco ambiguo, che dà e toglie allo stesso tempo e, inesorabilmente, alla fine pretende la scomparsa in vita del padre. Dopo due anni di riflessioni e di ascolto delle storie più incredibili, mi sono fatto una mia idea. E’ più comodo fare come fanno tutti, il giudice risparmia tempo e si depura da ogni dubbio agendo come tendenzialmente si agisce. Favorire la madre e crocifiggere il padre, questo è il procedimento. La faziosità di questo sistema emerge anche in quei rari casi dove il padre è l’affidatario. Cambiano i ruoli ma la trama è la stessa, anche in quel caso, infatti, il genitore non affidatario viene completamente escluso e privato di qualsiasi diritto genitoriale. A cosa serve una legge sull’affido congiunto quando di fatto non viene mai applicata? Dobbiamo pensare a una specie di codardia giuridica? Una pusillanimità dimostrata anche dal silenzio dei media, una sorta di tabù impossibile da scalfire. I suicidi, i delitti, le crisi depressive e il dissanguamento economico del padre, malgrado siano eventi causati da questa codardia, non vengono minimamente presi in considerazione. Immerso in uno stato di demoralizzazione, sfiduciato come tutti di fronte alla realtà dei fatti e angosciato di fronte all’impotenza di chi subisce tale misfatto, ho cercato invano un colloquio col mondo politico. Perché i nostri politici non si occupano seriamente di questo dramma? Non è possibile che nessuno ci abbia pensato e poi chissà quanti di loro sono stati vittime dei tribunali di famiglia. Ho concluso che anche tra i politici si fosse diffusa la malattia della codardia. Se non riuscivo a trovare qualcuno disposto anche solo a parlarne che speranze reali c’erano di trovare chi volesse metterci le mani?. . Siamo passati attraverso tabù di ogni genere, spesso ingiusti e distruttivi, ma da quello della penalizzazione garantita del padre non si è riusciti ad uscirne fuori. Quando ormai non ci contavo più ho ricevuto risposta dall’onorevole Sandro Bondi e poi un appuntamento. Grato dell’opportunità offertami e conscio dell’importanza che avrebbero potuto avere le mie parole per milioni di persone, ho cercato di rendere il più fruttuoso possibile l’incontro esponendo tutti i dubbi e le ingiustizie subite dai genitori separati dai propri figli. Bondi, che aveva ben presente il testo della legge sull’affido condiviso, ha ascoltato attentamente il mio discorso, pressochè simile ai discorsi che si fanno nelle riunioni delle numerose associazioni. Ha convenuto sul male perpretato ai minori rimasti orfani di un genitore vivo. Un uomo attento e moderato che umilmente, ha dato ascolto a una voce che parlava di dolore generato dall’indifferenza. Pensando ai minori, nel rispetto dei diritti della madre e del padre, l’impegno da parte del portavoce di Forza Italia è stato quello di aiutarci a rendere noto questo dramma attraverso stampa e tv. Il testo della legge sarà nuovamente esaminato: E’ evidente la buona volontà dell’unico partito ancora capace di stare con i piedi per terra e di mettersi controcorrente in nome della libertà, della giustizia e della democrazia. Nessun altro mi ha preso in considerazione. Se il buon giorno si vede dal mattino c’è da domandarsi da quale parte potrebbe giungerci una speranza di giustizia. A me appare palese.
Cosmo de La Fuente
Finalmente! Colgo con grande soddisfazione...
... la decisione del sindaco di revocare l’ordinanza nel q.re di S.Stefano che per mesi ha stravolto in negativo la viabilità dello stesso q.re, ma soprattutto della Valdonega, che ha visto incrementare notevolmente il traffico in via I. Nievo, creare disagi ai residenti e alle scuole interessate. Credo che il ripristino della precedente soluzione viabilistica sia una vittoria di tutti quei cittadini residenti, dei presidi delle scuole e di chi come il sottoscritto insieme all’intero consiglio della Circoscrizione II e ad altri colleghi amministratori (“bipartisan”), si sono prodigati e, convinti senza dubbio alcuno dell’assurdità di quell’ordinanza, ne hanno chiesto a gran voce la revoca. (Ricordo inoltre che vi sono in proposito molte note di servizio della Polizia Municipale che attestano la scarsa sostenibilità del provvedimento in questione). La decisione assunta dal sindaco credo anche sia il miglior modo di rispondere a chi come il consigliere Dusi (SE) della Circoscrizione I accusava, non molti giorni fa, una certa parte politica del centrodestra di aver strumentalizzato la questione e di essersi fatta paladina delle proteste di alcuni cittadini ( che per la verità, dalle petizioni presentate, risultano essere diverse centinaia!). Mi auguro che in futuro prima di proporre nel territorio di propria competenza assurdi e scellerati provvedimenti viabilistici come questi, che provocano notevoli disagi ai quartieri della Circoscrizione confinante, con un pizzico di buon senso, si interpelli anche gli organi preposti all’amministrazione della stessa, che ben conoscono le proprie realtà, con tutte le relative problematiche, per una migliore condivisione.
Alberto Bozza - Capogruppo Forza Italia Circoscrizione II
Questo è un grido di allarme...
... e di rabbia che muove da una passione totalizzante per Verona che vedo tradita nelle sue qualità di polo melodico, città patrimonio dell’UNESCO, centro economico europeo e simbolo di bellezza. Io, veronese, mi sento umiliato da come viene amministrata la città. Mi riferisco al nulla osta della giunta per quel progetto che chiamo “Ascia selvaggia” e che prevede la riqualificazione dei Giardini Lombroso. Attraverso un processo di accentramento assolutistico che esautora la volontà dei cittadini residenti. E’ da tempo che la città subisce un degrado abbastanza diffuso, al punto che la sua bellezza si sta staccando dal reale. Parafrasando Orwell verrebbe da dire che gli alberi sono tutti uguali, ma certi alberi sono più uguali degli altri. Parlo di quelli che qualche assessore vorrebbe abbattere al già noto Parco Lombroso, ma anche a Porta S. Giorgio e in via Nino Bixio e forse ai giardini dell’Arsenale, dove, nel bilancio di previsione 2006, sono stanziati fondi consistenti per una riqualificazione di quell’area che ritengo inutile, mentre la volontà di arrestare il crollo del monumento asburgico non appare determinata. E così all’ombra di Giulietta e Romeo si consuma uno scempio del verde ignorando la voce degli abitanti che reclamano la conservazione dell’esistente. In luoghi ameni che piacciono così come sono. Ma non basta. Oltre a questo, vi sono altri motivi che rendono più evidente l’umiliazione perché confermano la perdita di quella cultura della veronesità che aveva da sempre caratterizzato le scelte dei nostri amministratori. Ad esempio, alcune piazze e ambiti recentemente rimessi a nuovo andrebbero definiti i “luoghi del nulla”. Non hanno assieme, e non è il cemento che li rende infrequentabili, bensì è la loro oggettiva bruttezza che li fa apparire incongrui. Essi sono sconnessi rispetto al quartiere in cui sorgono. Questi orrori urbanistici sono ravvisabili, secondo me, nell’ideologia che li ispira. Si tratta di luoghi pensati per la massa, per il tempo libero collettivo, uguale per tutti. Un concetto ormai superato ma che purtroppo sopravvive con l’ideologia sociale dell’assessore di turno che con delibera cancella l’identità storica e culturale di ambiti preziosi della città. Agli increduli suggerisco di passare davanti alla chiesa di S. Giorgio in Braida per vedere come il progetto abbia dato via libera ad una palestra di pattinatori incivili che hanno deturpato i bordi di marmi e marciapiedi. Non è sufficiente un contenitore, un proclama, un progetto se prima non c’è un’idea forte di Verona e cioè un contenuto di qualità. Tutti i progetti dovrebbero essere invece affidati ad un comitato di esperti, composto da urbanisti, stilisti e veri designers, tutti con una preparazione culturale omogenea. Persone che hanno il senso dell’arte e del rispetto delle cose dell’arte e del verde, perché la città ha questa vocazione, ha quest’anima profonda. Gli amministratori odierni, invece, pensano solo a capricci estetici e non alle esigenze ambientali. Dovrebbero umilmente imparare dai privati, per rendersi conto che molti luoghi privati anche di carattere commerciale hanno una elevata capacità di attrazione, mentre alcuni luoghi pubblici sono addirittura repellenti. La differenza è che, mentre i primi sono disattenti e agiscono come se non dovessero rendere conto ai cittadini, i secondi sanno benissimo che se l’ambiente non è accogliente, perdono la clientela. In Italia, importanti capoluoghi e grandi città hanno cercato di rivalutare l’idea del vero e del bello. Come a Genova dove si può ammirare il progetto di riqualificazione del porto firmato da Renzo Piano e a Napoli con le nuove stazioni del metrò disegnate dai F.lli Mendini che ospitano nientemeno che delle opere d’arte. Speriamo che presto anche Verona sappia ritrovare la qualità del vivere, e che i tesori che possiede riacquistino la centralità d’interesse cittadino che a loro compete.”
Adimaro Moretti degli Adimari - Vicepresidente dell'Accademia Cignaroli
Gent.mo Direttore, nello scriverLe questa lettera...
... non so se sorridere per il contenuto o andare in collera per il modo con cui l’Amministrazione Pubblica utilizza il denaro dei cittadini. La 6^ Circoscrizione, dove sono Consigliere, ma presumo anche tutte le altre, convoca la Commissione “Bilancio e Affari Generali” con il seguente Ordine del Giorno: “NUOVO REGOLAMENTO COMUNALE PER IL SERVIZIO DI PIAZZA DI TRASPORTO DI PERSONE CON CARROZZA A TRAZIONE EQUINA”. Quindi i membri della commissione e successivamente i Consiglieri della Circoscrizione dovranno riunirsi per esprimere un parere su questo Nuovo regolamento per il trasporto di persone con carrozza a trazione equina. Oddio capisco che questo sia un problema di vitale importanza soprattutto per Borgo Venezia e tutto il territorio della 6^ Circoscrizione dove giornalmente si incorciano carrozze a trazione equina che sfrecciano per le strade cittadine, ma ritengo che sarebbe ottimale che certi pareri non venissero nemmeno chiesti alle Circoscrizioni e che il Comune farebbe meglio a decidere direttamente la validità di regolamenti come questo. Infatti per parlare in soldoni la Commissione convocata è composta, come tutte, da 14 membri più il Coordinatore per un totale di 15 componenti. Di questi 15 componenti nella commissione Bilancio e Affari Generali, 12 ricevono gettone di presenza per un costo complessivo di 600,00 euro. Se ipotizziamo un costo medio analogo per tutte le Circoscrizioni vediamo che per dare un parere, tra l’altro non vincolante, su questo nuovo regolamento per il servizio di piazza di trasporto di persone con carrozza a trazione equina la spesa a carico del Comune, e quindi a carico dei cittadini, ammonta a 4.800,00 euro… circa 9 milioni delle vecchie amate lire. Non sarebbe il caso di cambiare procedura e risparmiare questi soldi? Credo che anche Francis, il mulo parlante degli anni ’50, avrebbe la risposta e magari anche qualche suggerimento da dare ai cavalli che trainano le carrozze.
Mauro Spada - Capogruppo Forza Italia 6^ Circoscrizione
Carraro guarito, ma non convertito!
Il 6 gennaio in tutto il mondo cattolico si celebra l’Epifania, ovvero la manifestazione del Signore, con l’adorazione del Divin Salvatore da parte dei Re Magi. Non così a Verona, nella cui Cattedrale va in scena invece la cosiddetta Epifania dei Popoli, una sorta di messa-show voluta dal Centro missionario diocesano e presieduta dal Vescovo Flavio Roberto Carraro, trasmessa da Telepace in tutti i continenti, a maggior disdoro della diocesi veronese. Anche quest’anno le venerabili navate del Duomo, già nove volte centenarie, sono state infastidite da musica da discoteca sparata a tutto volume, molestate dal rullare di tamburi africani, profanate dalle danze di signorine sculettanti nei loro pantaloni attillati o da mommies africane abbigliate come i clowns di un circo, fra gli applausi dei soliti parrocchiani terzomondisti, ebbri di damigiane d’inculturazione liturgica made in concilio vaticano II. Nella sua omelia, insignificanti banalità a parte, il Vescovo Carraro, reduce da una seria malattia ma apparso tutt’altro che convertito, ha definito la carnevalata, sapientemente guidata dal cerimoniere monsignor Adriano Cantamessa, storico nemico della liturgia tradizionale nella diocesi, “una stupenda sintesi storico-liturgica”, aggiungendo con accenti da menestrello di serenata, che “Dio ci ha cantato la più bella canzone d’amore, dicendoci che siamo tutti fratelli” e definendo “questa Cattedrale un’isola della pace”. Forse è per questo che è stata consegnata al Vescovo quale dono offertoriale e faceva bella mostra di sé sotto l’altare, una bella bandiera multicolore con su scritto Pace. E mai come questa volta si sarebbe tentati di dar ragione al Presidente Berlusconi allorché definì “la bandiera dei comunisti” questo strofinaccio arlecchinesco, che i preti sinistrorsi e sedicenti progressisti impongono persino in chiesa, quale sussidio liturgico, durante le celebrazioni religiose. L’assise in cattedrale ha avuto quest’anno toni, va detto, un po’ meno dissacratori di quelli del passato, tanto che sono stati presentati anche alcuni adulti battezzandi; Carraro ha pronunziato anche un larvato appello agl’indifferenti a tornare a Dio, salvo vederseli scappare via subito ove venisse loro inflitto il tormento di assistere a uno spettacolo del genere. Le foto dello show saranno a breve visibili alla pagina web http://www.traditio.it/SACRUM%20IMP/SACRUM-APP.htm. Peccato che gl’ignari lettori del quotidiano cittadino potranno leggere domani soltanto le sviolinate al Vescovo dell’inviato de L’Arena, Enrico Giardini, assurto ormai da tempo al rango di leccone ufficiale di Carraro e del cattocomunismo.
Il Coordinatore del “Sacrum Imperium - Movimento Legittimista” Maurizio G. Ruggiero
“La vergogna di Verona...
... cori e ululati razzisti contro Papa Waigo". Così ha titolato quest’oggi la Gazzetta dello Sport. Sì è vero è stata una vergogna, ma questi sono i mali che la nostra società, da Agrigento a Bolzano da Trieste a Torino, paga quotidianamente perché non abituata al “diverso”, che poi diverso non è, perché ha due occhi, e anche noi ne abbiamo due, ha due gambe, ed anche noi ne abbiamo due, ha un cuore, ed anche noi ne abbiamo uno, ha una testa ed un cervello, ed anche noi abbiamo una testa ed un cervello, è un essere umano, ed anche noi lo siamo. E allora, dove sta la differenza? Sta nella pelle scura. Ed allora, cosa vuole dire? Niente. Uno può essere nero, giallo o rosso, ma è pur sempre una creatura umana plasmata ad immagine di Dio. Verona non è una città razzista, è una città ospitale e civile, perché ospitale, civile e gentile è la sua gente. E’, invece, razzista il titolo diffamatorio della Gazzetta dello Sport, perché a Verona si è giocata una partita di calcio nel massimo rispetto del fair play tra i ventidue protagonisti, che i tifosi hanno spesso applaudito. E se ululati ci sono stati, ed è vero, questi sono stati indirizzati anche verso l’altro ex di turno Salvetti, che ha disputato una grande partita. Peccato sia un ex. Si vogliono vendere più copie con titoli scandalistci ha scapito della correttezza di cronaca, ed in questo caso a scapito dello sport e di una città: Verona.
Massimo Rosa
Colgo l’occasione per portare una replica...
... alle dichiarazioni apparse sul suo quotidiano on-line del 20 dicembre u.s. Per quanto concerne i pochi cittadini si è rimasti in piazza a sistemare il piccolo rinfresco offerto fino alle ore 13.15 circa dopo che la cerimonia era terminata alle 12.45 per questo se ci fossero stati effettivamente pochi cittadini non sarebbero stato necessario tutto questo tempo.
E’ da sottolineare che il rinfresco non è stato organizzato dal Comune ma dagli stessi abitanti di Chievo, è da rilevare anche che vi erano presenti tutti i rappresentanti delle associazioni operanti nel territorio del Chievo, dagli Alpini, dai gruppi parrocchiali etc. Certamente nessuno ha voluto mettersi un colore politico: la piazza è di tutti e se il Consigliere Traverso voleva contare le bandiere effettivamente non c’è n’era una. A parte questa polemica, anche se la corretta informazione deve essere sempre tenuta presente dagli amministratori pubblici, è da segnalare l’aspetto qualificante dell’intervento che il Comune ha portato a termine con la piazza del Chievo: - vi è una maggior percorribilità in sicurezza verso i siti sensibili: scuole e Chiesa – la strada pedonale resa agibile ha si eliminato qualche parcheggio ma forse, dico forse, garantisce una maggior sicurezza verso gli utenti deboli di una pizza, ma può essere solo una mia impressione personale; - vi è un’illuminazione che ha portato attenzione ai luoghi; - le opere di modifica viaria hanno portato ad una riduzione della velocità dei mezzi in transito sulla piazza; - il verde ha un aspetto visivo che ha migliorato la profondità della piazza; - il Comune di Verona sta attuando un parcheggio di circa 200 posti auto a 75 metri dalla Piazza. - il Comune sta valutando la possibilità di migliorare l’incrocio per l’accesso verso la pista ciclabile e per la realizzazione di una serie di percorsi che colleghi con piste l’intera piazza. Quest’opera chiude un’altra serie d’interventi che hanno caratterizzato durante il solo 2005 l’attenzione del Comune verso gli abitanti di Chievo: attraversamento protetto delle scuole Fanelli, attraversamento protetto della Scuola Angelica, riqualificazione dell’incrocio Via Puglie/Via Berardi/Via Galvani, realizzazione di marciapiedi su Via Puglie, sulla bitumatura nuova di Via Puglie e di Via Berardi, dalla realizzazione di un campo a 9 sugli impianti sportivi di Via Caprioli. Senza scordarci la pista ciclabile Chievo/Saval attualmente in fase di prosecuzione verso Corso Milano. Senz’altro queste opere sono state portate a buon fine anche per il costante contributo del Consigliere Traverso, questo è innegabile. Inoltre per tutta la durata dei lavori il Comune, la Circoscrizione, e i progettisti sono sempre stati in contatto con il comitato spontaneo nato per i lavori della piazza, con cui si sono tenute svariate riunioni: se il Consigliere Traverso era assente durante le proposte dei cittadini me ne dispiace. Avrei accettato forse di più la provocazione di mio cognato urbanista a Monaco: “Una piazza con le macchine? Io la chiamerei diversamente” Ma rendere vera piazza un luogo già esistente è difficile farlo e, soprattutto è quasi impossibile farlo accettare da chi vede in una piazza i soli parcheggi. Questa forse è la vera provocazione. Nella speranza che la Piazza del Chievo sia un luogo d’incontro di coscienze e di idee e non solo di parcheggi di autovetture, cordialmente le porgo distinti saluti.
Giorgio Di Filippo
Facile dire Traforo
Rimango sorpreso nel leggere l'affermazione del Presidente Mosele che sostiene che "per risolvere i problemi dell’inquinamento da traffico d’attraversamento è necessario il traforo delle Torricelle". Io credo, e con me i 14.000 cittadini che in 20 giorni hanno sottoscritto la petizione contro tale opera (lo stesso prof. Mosele aveva firmato la petizione, quando era Magnifico Rettore), che una nuova autostrada che passa in mezzo alla città, tra i quartieri densamente popolati di Poiano, Borgo Trento, Avesa, Pindemonte, Ponte Crencano, Quinzano e Parona non possa che peggiorare i valori di inquinamento di quei quartieri. Ma quello che mi chiedo è in base a quali considerazioni il Presidente Mosele si sia convinto di tale tesi poiché non esiste nessun urbanista, tra i numerosi e prestigiosi che sono passati da Verona (parlo di Vittorini, Winkler, Zambrini e in Caire) che abbia considerato convincente e prioritario il traforo per ridurre il traffico di Verona. Per la verità lo stesso progettista, l'ing. De Beaumount, quando nel 1996 era consulente del Comune di Verona, dichiarava che tale progetto avrebbe tolto solo il 5% del traffico cittadino e ne è invece diventato un convinto sostenitore quanto la società autostrada Serenissima gli ha commissionato il progetto dell'opera. Ma dietro al traforo delle Torricelle c'e anche il grande affare dei 280 milioni necessari alla sua costruzione, di cui solo 51 sono disponibili nel piano finanziaro della Serenissima. Il resto, come il Presidente sa dall'analisi commissionata anche dalla Provincia all'univerisità di Castellanza, dovrebbero essere recuperati con il pedaggiamento di euro 1,25 di tutte le tangenziali e dal pedaggio "ombra" di euro 1,25 dei tre caselli autostradali. Un affare che ai gestori dell'affare porterà in cassa almeno 50 milioni all'anno, per 30 anni di concessione. Significa 1.500 milioni di euro tolti dalle tasche dei cittadini di Verona. Politica ed economia, spesso, cambiano pareri e in questo Mosele, che come Presidente della Provincia di Verona è socio della Serenissima, ci potrebbe spiegare come mai una società di natura pubblica (pur di diritto privato) possegga partecipazioni in società estere (su questo argomento esiste una interrogazione parlamentare). E sempre il Presidente Mosele ci potrebbe raccontare quali sono gli obietti della neonata società dal nome "sistema delle tangenziali veneto lombarde" di proprietà della Serenissima se non quella di collegare tutte le tangenziali tra Brescia e Padova per utilizzarle come raddoppio autostradale. Mi vien da pensare, in questo scenario, che Verona perderà la propria tangenziale sud che dovrà essere rimpiazzata con la nuova tangenziale nord, ovvero il traforo delle Torricelle. Un magro affare per i veronesi, un bell'affare per chi costruirà e gestirà autostrade e tangenziali. Ma poi, perché continuare a ignorare la scelta fatta dalla giunta con il nuovo PAT? Se l'anello deve essere fatto a Verona, e sottolineo il "se", che passi realmente fuori da Verona, il più lontano possibile dall'ospedale di Borgo Trento e da quartieri densamente popolati.
Alberto Sperotto - Presidente del Comitato di cittadini contro il collegamento autostradale delel Torricelle
Che cosa accadrebbe in Italia se non ci fossero le badanti?
Nel nostro paese, quello col più alto tasso di invecchiamento del mondo, abbiamo - e sottolineo abbiamo, perché ce ne dobbiamo far carico tutti e non solo le famiglie d’appartenenza - quasi dieci milioni di persone con più di 65 anni. Di queste più di 2 milioni sono “non-autosufficienti”, ovvero hanno bisogno di assistenza continua. Una parte è “istituzionalizzata”, come si dice nel linguaggio tecnico-burocratese. Vale a dire è ricoverata in Case di Riposo, in Residenze Sanitarie Assistite, in strutture per lungodegenti. Gli altri vivono in casa e sono a carico delle famiglie che sempre più spesso ricorrono alle badanti, straniere per la quasi totalità. Questa nuova figura, a cavallo tra la colf e l’assistente sociale, ha preso piede oltre ogni previsione. La richiesta è altissima. Moltissime sono immigrate irregolari. Si tratta di donne, giovani e meno giovani, provenienti in maggioranza dai paesi dell’est europeo, che arrivate in Italia col visto turistico, hanno trovato lavoro presso qualche famiglia dove c’è una persona anziana da accudire. Per cultura, educazione, religione sono molto simili a noi e quindi si integrano rapidamente e con facilità. In genere, pur avendo il lavoro e di conseguenza, essendo nelle condizioni di poter accedere alla regolarizzazione, non lo fanno. Ciò infatti implicherebbe il ritorno in patria per un nuovo visto molto difficile da ottenere. Così preferiscono restarsene, clandestine, tra le mura della famiglia che le ospita. Lo scopo è di restare in Italia quanto basta per guadagnare qualche soldo che permetta loro di tornare in patria e comprare una casa o comunque vivere svincolate dalla povertà. Molte sono sposate e mandano a casa parte dello stipendio per mantenere i figli. In ogni caso hanno tutte in mente di tornare. La loro presenza in Italia non è per nulla invadente, a differenza di altre tipologie di immigrati. Né costituisce un problema sociale. Anzi! Il problema sociale ce lo risolvono alla grande. Tutti siamo ben consapevoli che se non ci fossero le badanti il problema anziani ci sarebbe scoppiato in mano con effetti devastanti. Le strutture esistenti non sarebbero state sufficienti non tanto a risolvere l’emergenza, ma nemmeno ad affrontarla. Le famiglie avrebbero pagato un prezzo altissimo. La famiglia mononucleare, come la chiamano i sociologi, quella, per intenderci, formata da un solo nucleo familiare, per lo più costituito da due o tre persone, non riesce più a fungere da ammortizzatore sociale in questo senso, come invece faceva la famiglia “allargata” di qualche decennio fa. Tutti lavorano e la nonna a casa da sola non la si può lasciare. Un bel problema. Ma per fortuna sono arrivate le badanti. E allora non facciamo i difficili! Non sbattiamo la porta in faccia alla fortuna! In poche parole non creiamo difficoltà con le carte bollate a queste donne! Mandiamo a casa loro i clandestini che vengono in Italia al solo scopo di delinquere. Riduciamo al minimo le quote di quelli che rappresentano potenzialmente un problema sociale. Ma a queste signore, che il problema sociale ce lo risolvono apriamo le porte. Regolarizziamole tutte. Facciamone venire altre. Consideriamole, nel computo degli immigrati, fuori sacco. Perché quando cominceranno a badare a se stesse a casa loro per noi saranno dolori.
Sen. Paolo Danieli (Alleanza Nazionale)
Leggo su "L'Arena" del 1 dicembre...
... della polemica sollevata dal comitato per via Nervesa, via passo Buole. Purtroppo ed ancora si parla di una vicenda che potrebbe essere conclusa da anni per merito della amministrazione di centro-destra 1994-98. Nel quadriennio 1994-98 ero consigliere della 2 circoscrizione e presidente della commissione lavori pubblici e in quel periodo, il mio partito, Alleanza Nazionale si impegnò profondamente affinchè fossero definite tutte le vicende del passaggio di proprietà dal Ministero della Difesa al Comune di Verona. Così avvenne. In quel periodo l'ospedale di Borgo Trento doveva realizzare il parcheggio su lungadige Attiraglio per i propri dipendenti ed aveva chiesto alla circoscrizione la disponibilità temporanea dell'area come parcheggio provvisorio dei dipendenti. Presentai la richiesta di occupazione provvisoria (1 anno) inoltrata dalla Direzione dell'Ospedale di Borgo Trento che prevedeva in cambio della concessione, l'impegno di sistemare successivamente, secondo il nostro progetto l'area di via Nervesa, via passo Buole. In una seduta di Consiglio, con la presenza del Dott. Romano, si discusse e si spiegò alla Cittadinanza i termini dell'ipotetico accordo. La sistemazione prevedeva un grande parco giochi ed un piccolo parcheggio sostanzialmente riservato ai fruitori del campo giochi. I rappresentanti del comitato inveirono nei miei confronti dandomi del cementificatore. Dissero che il parcheggio provvisorio, sarebbe stato definitivo perchè i lavori del parcheggio di l.ge Attiraglio sarebbero durati tantissimi anni. Oltre a questo, il comitato proponeva la realizzazione di un parco giochi molto piccolo, ma che aveva tanti posti auto per i residenti della zona. La cosa mi lasciò perplesso ed indispettito. Avevamo la possibilità di realizzare un parco giochi e un parcheggio a costo zero per il Comune di Verona, ma un comitato di sedicenti anime verdi voleva si un parco giochi, ma piccolo perchè interessavano molto di più i posti auto. Bene a distanza di quasi otto anni, dico che se allora i rappresentanti del comitato fossero stati un pochino più lungimiranti e meno strumentalizzati, ora avrebbero un parco giochi funzionante da chissà quanto tempo e non ci sarebbero mai più stati rischi di utilizzi diversi ed impropri per la realtà della zona. Causa del suo mal pianga se stesso.
Luca Mascanzoni
Sciopero generale. Queste due parole...
... evocano immagini forti. Fabbriche deserte e macchine che si fermano sferragliando. Locomotive che si arrestano sbuffando. Tute blu che incrociano le braccia. Folle che innalzano minacciose il pugno chiuso. Bandiere rosse. Città paralizzate. Scenari da rivoluzione. Sorel, filosofo caro alla destra, aveva addirittura teorizzato l'incontro, nello sciopero generale politico, delle due anime rivoluzionarie della società, quella comunista e quella nazionalista, per abbattere la società borghese. Immagini forti. Ma di un'altra epoca. Di un periodo storico concluso, di una società diversa. Roba da libro di storia. Sentir parlare oggi di sciopero generale suona strano. Parole obsolete. Concetto in disuso. Pensare di organizzarne uno è un po' come voler far andare i treni con la macchina a vapore. Eppure, di tanto in tanto, forse per nostalgia e un po' per non morire, c'è chi lo fa. E' accaduto in Italia, proprio qui da noi, il 25 novembre. Anche se non tutti se ne sono accorti. Le tinte, però, non erano quelle forti che conserviamo nel nostro immaginario storico. Né l'atmosfera era quella degli scioperi generali del secolo scorso. Niente di rivoluzionario. Semmai un po' di rievocazione e un po' di reducismo. Lo sciopero generale politico contro la Finanziaria del Governo è stato generale solo nelle speranze di chi lo ha indetto. Le adesioni sono state minime. Il mondo del lavoro non si è affatto fermato. Lo sciopero è stato percepito dalla gente per lo più come un fastidioso contrattempo, soprattutto per chi ha dovuto subire qualche disagio per i ritardi dei mezzi di trasporto, con il cielo plumbeo e la nevicata alle porte. Tutto qua. Lo sciopero, in fin dei conti, si è realizzato perchè se n'è parlato sui media. Effetti? Nessuno. A parte quello di ricordare che Cgil-Cisl e Uil esistono ancora. Lo sciopero generale non ha in pratica spostato una virgola sulla scena politica italiana. Si è trattato di un tipico atto autoreferenziale, che viene concepito, inizia e finisce all'interno della triplice sindacale. D'altra parte il tempo passa ed anche gli strumenti di lotta politica si devono adeguare alle mutate condizioni della società. Questo lo hanno capito i partiti, che non sono più gli stessi di una volta. Lo hanno capito gli imprenditori, che hanno adeguato, convertito, modernizzato, delocalizzato le loro strutture produttive. Lo ha capito la gente. Lo hanno capito gli organizzatori dello sciopero generale politico?
Sen. Paolo Danieli - Alleanza Nazionale
A seguito delle polemiche...
... sorte tra le forze politiche e amministrative della città sulla situazione e sul futuro della Fondazione "Arena di Verona", i musicisti e i lavoratori del teatro vengono trattati come un'appendice insignificante, forse incaricata soltanto di andare a votare quando si rinnovano le assemblee elettive veronesi. Vogliamo sommessamente affermare che la nostra precaria condizione di questi tempi e la nostra opinione potrebbero rappresentare un valido punto di riferimento per affrontare la crisi della Fondazione. Oggi - dopo i tagli governativi al FUS - questa crisi è esplosa in modo ancora più drammatico. Se all'orchestra non è mai stato chiesto un parere in merito, a nome di chi parlano il Presidente della Fondazione e uomini politici come il segretario e il capogruppo in Comune dei DS ? Dove era il segretario provinciale della Margherita quando il Sindaco ha riunito i partiti della maggioranza sulla Fondazione? Per i cittadini di Verona che amano la musica vi è ampia materia di riflessione.
L' Orchestra della Fondazione "Arena di Verona"
Egregio Direttore in relazione a quanto apparso...
... in data odierna sul suo quotidiano online, riguardante la Terza Circoscrzione sono a precisare che per iniziativa della Presdienza si è convocata una commissione congiunta (Ecologia ed Edilizia Privata) per Mercoledì 23 novembre p.v. ore 20.45 presso la sala Consigliare Turazza/Cimarrusti per dibattere sulle problematiche delle antenne telefonia mobile. Anche se la richiesta è stata sollevata dal Comitato Antenne di B.go Nuovo, ho ritenuto doverso implementare la discussione invitando tutti i cittadini della Terza Circoscrzione e non solo quelli di Via Monreale. Il rispetto non deve essere rivolto solo ad una parte di cittadini ma anche a quei cittadini che magari hanno le antenne su palazzi privati e solo perchè non sono pubblici non hanno potuto dar voce ai loro bisogni di tutela della salute. Ringraziando dell'eventuale spazio concesso, coirdialmente porgo distnti saluti.
Giorgio Di Filippo
La sinistra italiana riparla di...
... Togliatti e Berlinguer per rivendicare le proprie radici senza negare il senso della svolta politica seguita al crollo del muro di Berlino. E’ evidente uno smarrimento dovuto a una evoluzione storica che è andata in direzione diversa da quella inseguita quando la sua cultura era egemone. La Destra si trova invece in una situazione opposta, ossia ricostruire il percorso che le ha permesso di evolvere da partito minoritario, marginalizzato e discriminato in una forza chiamata a gestire la difficile fase di modernizzazione italiana. In questa ottica va riletta la figura politica di Giorgio Almirante che è sicuramente di grande attualità e contemporaneità. Almirante era in grado di unire passato e futuro in una sintesi ammirevole. Il senso della memoria storica e della continuità ideale non escludevano la sua capacità di adattarsi ai nuovi tempi e ai suoi linguaggi distinguendo la sua oratoria e la sua capacità di porsi dal modello di politico della prima repubblica. La sua modernità si riscontrava per la sua vocazione a sfruttare a fondo l’arma dell’ironia, dando sempre profondità di contenuto alle sue provocazioni. Grazie a lui i reduci della repubblica sociale non si sentirono un mondo a parte, ostile al resto del paese, ma si mantennero sempre nella legalità lavorando con coerenza e lealtà attraverso gli istituti della democrazia. Non fu cosa facile e solo chi ha vissuto il dopoguerra sa quanto fosse difficile recuperare alla Nazione i moltissimi Italiani che avvertivano l’ingiustizia per le sopraffazioni dell’immediato dopoguerra e per la mutilazione territoriale imposta dal trattato di pace. Bisogna dare atto che Almirante tenne lontana ogni tentazione avventuristica, denunciando per primo con forza ogni forma di eversione. Grande merito dunque ad un politico di razza che va senza dubbio riconosciuto di aver onorato la destra italiana essendone stato un vero e proprio ammiraglio.
Marco Padovani - Consigliere 4^ Circoscrizione Verona
Non so cosa sia successo...
... nella redazione di “ Serie A “, la trasmissione di Mediaset in onda la domenica pomeriggio e condotta da Paolo Bonolis, di certo si è evidenziato, ancora una volta, il malessere che gravita “ nel ed attorno “ al calcio italiano. La conduzione di Bonolis è stata considerata un’invasione di campo, mal digerita dalla redazione sportiva della trasmissione. I mugugni degli addetti ai lavori e sicuramente di parte del pubblico erano nell’aria, ma nulla faceva presagire ad un epilogo così rapido. Ma qual è, mi chiedo, la colpa del presentatore romano ? La colpa è quella di avere interrotto con le sue battute e con quelle della Gialapa’s la sacralità del calcio, proprio così. Non si è accettato che l’argomento venisse trattato in maniera diversa, cioè leggera ed ironica, come lo deve essere, dal momento che da molte parti esso è ormai considerato uno spettacolo, anche alla luce dello star system che ne regola l’attività. Infatti, come dimenticare gli ingaggi stratosferici che circolano per assicurarsi questo o quel giocatore, non più visto come atleta bensì come personaggio dello spettacolo, poiché grazie alla sua presenza le società traggono vantaggi, non solo sul campo, ma anche da profumati contratti televisivi. Qualcuno obietterà che anche il signor Bonolis ha ingaggi stratosferici: è vero, ma lui è uomo di spettacolo, ed il sistema cui fa parte, lo star system, prevede che alla bravura di catturare l’attenzione delle persone con performance televisive, cinematografiche o teatrali, corrisponda un adeguato e remunerato ingaggio, perché l’indotto che muove è altrettanto cospicuo, in grado di pagare l’artista, in grado di pagare i costi gestionali ed in grado, infine, di dare utili all’azienda che ha investito. Allora vien da chiedersi ma il calcio è sport o spettacolo ? E’ l’uno e l’altro. Un tempo, quando l’Italia, conquistò il suo primo titolo mondiale di calcio nel 1934, i giocatori erano prima di tutto “calciatori”, e non protagonisti di cronache rosa infarcite di veline, di comparsate in televisione, di estati a Porto Cervo in compagnia di questa o quella starlet a petto nudo. In parole povere: star del gossip quotidiano. In quel 1934 la maglia azzurra, l’inno reale, il saluto romano ed i sermoni del commissario tecnico, Vittorio Pozzo, facevano parte della pelle dei giocatori. Il calcio era ancora tale con tutti i suoi valori. Mi si potrebbe allora tacciare di discorso un po’ retrò. Certo che se parlare e pensare un pò retrò indica essere portatore di valori, allora preferisco essere considerato tale. Sia ben inteso non ce l’ho con i calciatori attuali, vittime sacrificali e protagonisti allo stesso tempo, ce l’ho con il sistema che ha privato di anima e, quindi, di valori questo sport, solo ed esclusivamente per il dio denaro. E’ vero il mondo è cambiato e con esso è cambiata la vita, ma ciò non vuole dire annullare d’un sol colpo tutto quello che si è costruito nel passato perché ritenuto ormai superato, questo non significa, sia ben inteso, rifiuto del presente, significa molto più semplicemente “ ridateci uno calcio dal volto umano “, e meno mediatico. Un calcio respirabile, dove la piccola squadra possa ancora competere con quelle metropolitane più titolate, un calcio a misura d’uomo, ormai smarrito. Sì un calcio dal sapore antico, un calcio dove il colore della maglia ti resta stampato sulla pelle per tutta la vita. Peccato, comunque, con l’uscita di Paolo Bonolis da Serie A si è persa un’occasione per sdrammatizzare, perché alla battuta, allo sfottò, perché al suo simpatico essere interista, ancora una volta si è preferito il calcio delle teletrasmissioni urlate, si è preferito quello dei centimetri della moviola, si è preferito quello delle discettazioni dotte dei giornalisti, si è preferito in conclusione quel calcio che spesso volentieri produce guai. Ancora una volta ha vinto il sistema. Guai toccare il calcio!
Massimo Rosa
Egregio Direttore, non la conosco personalmente...
... ma ho gradito vedere il mio nome sul suo quotidiano online. Dico questo "il mio nome" in quanto penso che sia la prima volta che non l'ho visto storpiato (il De è sinonimo di nobiltà) e quindi la ringrazio vivamente. Entrando nel merito essere stato paragonato a Berlusconi e a Prodi mi sembra di non meritarlo. Non sono un politico "di carriera", provenendo dal mondo del volontariato il mio impegno è senz'altro visto in due ottiche: di puro servizio e certamente legato al tempo. Se c'e' un tempo per dire presente certamente c'è anche il tempo di consolarsi. Ho vissuto in questi mesi cercando di sedermi il meno possibile sulla poltrona di presidenza (la uso solo per scrivere ma quando incontro i cittadini non sono in quella posizione). Sò perfettamente che alla fine di questa mia esperienza mi sarà chiesto a che punto ho messo l'UOMO come valore nelle scelte compitute quotidianamente. Ecco questo sì sarà il mio fardello che porterò come esperienza. Il resto... mi potrò anche rassegnare ma il resistere, resistere, resistere, scritto da 11 consiglieri non era riferito al posto ma al continuare a credere che l'uomo debba vivere con l'utopia. L'utopia che domani è sempre un giorno che debba essere vissuto da vivi. Sempre. Cordialmente e con simpatia
Il futuro ex presidente della Terza Circoscrizione di Verona Giorgio Di Filippo
Sono Gaspari Antonio, consigliere di minoranza...
.... del comune di Caprino Veronese,sono stato nel mandato precedente assessore alla sanita di questo comune,da 10 anni seguo questa vicenda,faccio parte da sempre del comitato difesa salute,dopo aver letto l'articolo di ieri sull'ospedale vorrei se cortesemente accetta fare sentire anche la nostra opinione,che abbiamo espresso in quella serata.siamo consci che la sanità è cambiata,che è opportuno riovolgersi alle strutture piu appropriate,dotate di tutta la diagnostica,ma anche nell'inconto avvenuto una decina di giorni fa all'usl con l'assessore tosi,come comitato abbiamo voluto precisare che con la dismissione di caprino tutta l'area a nord ovest della provincia sarà svuotata dalla risposta sanitaria.ma la cosa piu grave è che per quanto riguarda l'emergenza ci sarà solo un ambulanza medicalizzata,ci viene tolta l'automedica che era stata inserita nel servizio 2 anni fa,lo scopo era quello di recarsi sul posto in tempi brevi,vista la morfologia del territorio vasto e con frazioni sparse e distanti.abbiamo posto varie domande quella sera ma abbiamo ricevuto risposte fumose.per l'emergenza esiste una legge chiara che indica per gli interventi exstra urbani il tempo massimo di intervento in venti minuti,gia adesso per arrivare per esempio a san zeno,o ferrara,o brentini belluno,torri,brenzone,ecc ecc ,ci vuole molto di piu,una volta che l'unica ambulanza sarà in uscita per un intervento di questo genere si è calcolato un tempo medio di due o tre ore,tutto il territorio rimarra scoperto,da dove partirà la piu vicina ambulanza per soccorrere l'ammalato, di certo non da caprino,quanto impiegherà ad arrivare sul posto?di sicuro molto piu di 20 minuti.la risposta dell'assessore è che ci sarà una piazzola per l'elicottero,quando noi sappiamo che di elicottero nella provincia di verona ce nè uno solo,che è gia in difficoltà oggi,ricordiamo che tutt'ora non vola di notte,potrei addentrarmi anche su tutti gli altri servizi previsti che non sono altro che cose che ci sono già,solo fumo gettato addosso agli ignari cittadini del territorio baldo garda,ci mancherebbe che non lasciassero gli ambulatori,esami di analisi con un punto prelievo,dove le provette gia da un anno vengono trasportate tutti i giorni su una panda, in che stato di sicurezza non si sa?,sia in estate con 38 gradi che in inverno sotto zero, le ricordo che a qesto ospedale affluiscono i cittadini di 13 comuni, 9 montani con una popolazioni di 38000 abitanti, non puo l'assessore dire che l'ospedale è insicuro che bisogna chiudelo, quando da dieci anni la regione a voluto in barba alle sentenze a noi favorevoli farlo morire soffocandolo,ci sentiamo offesi,ci tolgono il diritto alla salute e diventiamo cittadini di serie B.
Antonio Gaspari
Qualche giorno fa sono passato da Via Sergio Ramelli...
... e sono rimasto impietrito. Quello che si è offerto ai miei occhi è stato uno spettacolo RIBUTTANTE. Gruppetti di prostitute, laide e vocianti, erano accampate proprio lungo il muro dove, un tempo, c'era il murales in Onore di Sergio Ramelli. Una di loro era accasciata e urinava sul marciapiede proprio sotto la Targa, erano solo le 15 del pomeriggio. L'intera via è ormai ridotta a un letamaio... I manifesti e la scritta sono strappati, imbrattati e contribuiscono a dare un senso di abbandono e sciatteria. Immondizie a cumuli; rifiuti di ogni genere sul lato che si apre a verde, che ora è utilizzato dai clienti delle prostitute e sorvegliato da protettori extra-comunitari. Oltretutto la via fa angolo con edifici scolastici... Voglio sperare che al mattino, quando ci sono i ragazzi, non ci siano le prostitute, ma l'immondizie, gli escrementi, i muri imbrattati quelli sì... Questa amministrazione ha il dovere morale di difendere il valore di questa Via che è il simbolo delle lotte dei giovani di Destra negli anni ‘70, gli anni tragici in cui oltre Trenta ragazzi furono uccisi, ancora di più se si considera che l’intitolazione fu ottenuta negli anni in cui il MSI era all'opposizione e non al potere. Chi amministra la città di Verona ha il dovere formale di agire immediatamente. Quello che ho visto non solo offende la memoria che quel giovane Martire rappresenta, ma anche la sensibilità dei cittadini veronesi, di tutti a prescindere dalla loro appartenenza politica. Più che in una risposta, conto in una immediata e decisa azione.
Il Capogruppo di A.N. Massimo Mariotti
Consorzio Universitario ieri, oggi e domani
Sono un ex consigliere di Amministrazione del Consorzio per gli Studi Universitari di Verona, rimasto in carica fino al 31/12/2004 e non riconfermato, a scanso di equivoci, solo perchè il Partito cui appartengo, Alleanza Nazionale, in quella tornata di nomine non ha avuto la propria posizione in quell’Ente. Quindi non scrivo per la rabbia dell’ex, ma perché sono stanco e molto amareggiato di leggere sibilline dichiarazioni che mescolano la attività dell’attuale Consiglio di Amministrazione con i precedenti e che tendono a fare apparire il Consorzio come una struttura inutile da anni. Il Consorzio per gli studi Universitari, nato per promuovere la nascita dell’Università di Verona, negli ultimi 8 anni ha avuto una evoluzione radicale, trasformandosi da un Ente che aveva svolto compiutamente il proprio ruolo ad uno che ha promosso cultura e ricerca e che non ha munto inutilmente denari alla Comunità. Tutto questo in un momento in cui a parole ci si lamenta, a destra e a manca, della mancanza di ricerca. Negli anni successivi al collasso della “prima Repubblica”, il Presidente ed i Consiglieri hanno dovuto fare una grande opera di ricostruzione di un Ente trascurato e nell’assoluto abbandono, incapace di utilizzare le proprie risorse finanziarie. Sino al 1994, era consuetudine che il Presidente, a turno fosse il Sindaco o il Presidente della Provincia. Dal 1994 è iniziata l’opera di risanamento dell’Ente per merito di un nuovo Consiglio ed un Presidente nominato dagli Enti soci. Da quando il sottoscritto è entrato in Consiglio di Amministrazione, cioè dal 2000 ha trovato un Ente sano, un Presidente e dei colleghi con progetti concreti, voglia di fare e un forte impegno nei confronti delle attività da svolgere. I contributi erogati dai Soci, Provincia e Comune, per un accordo tra le parti erano stati nel tempo a scalare, proprio perché il Consorzio aveva trovato altre fonti di sostentamento per le proprie attività, e puntava alla piena autonomia finanziaria. Il Consorzio è proprietario infatti di importanti brevetti che se ben sfruttati possono portare introiti ed indotti a tutti gli attori. Le nostre riunioni di Cda avevano una frequenza bimestrale, oltre agli impegni istituzionali esterni che erano di competenza del Presidente e degli stessi Consiglieri. Quindi tantissime attività e tantissimi riconoscimenti, anche Ministeriali. Da un po’ di tempo leggo e sento che il Consorzio è un Ente che non ha più ragione di esistere e che la propria “mission” è inadeguata. Può anche essere, ma è invecchiato dal 2003, anno della modifica dello Statuto? Non credo proprio. Fino al 2004 c’erano così tante cose da fare, che non mancavano i soldi, mancava il tempo ed il personale. Ora il Consorzio non ha più nulla da dire? Non ci posso credere, solo con il progetti che erano in corso avrebbe potuto lavorare per 5 anni, addirittura assumendo nuovo personale. Il Consorzio deve morire? Fatelo morire con dignità e non di lunga malattia rovinando un’ottima immagine che laboriosamente si era costruito. Credo inoltre che la fusione Consorzio Universitario e Star sia come unire una pera ad un cavallo e non come unire l’APTV alla AMT. Credo anche che se, legittimamente, si ritenga che il Consorzio non rientri in alcun piano strategico della Città, si debba avere il coraggio di metterlo in liquidazione, non sprecando soldi pubblici per un inutile vivacchiamento. Lo Star è un’altra cosa e non è mescolando o fondendo che si può far credere di arrivare alla soluzione. Si valutino quindi i bilanci, la produttività, i progetti e quanto i due Enti hanno fatto nella loro storia e le rispettive potenzialità per verificare chi ha avuto la capacità di finalizzare e valorizzare i finanziamenti e chi no. Nessuna animosità ma esclusivamente quella che io ritengo sia la giusta visione dei fatti e solo voglia di chiarezza nei confronti dei Cittadini.
Luca Mascanzoni
Gentile Signor Ottaviani, ho letto la sua “denuncia”...
... sull’apertura del Centro Commerciale Le Corti. Abito a Lavagno da Settembre 2004 e non posso che concordare pienamente con tutte le sue parole. E’ veramente un’indecenza! Viaggio molto per lavoro nell’Area Mantova-Verona-Vicenza e mi trovo a combattere quotidianamente con un caos infernale. Tanti studi di marketing e pianificazione territoriale e poi ci si imbatte inevitabilmente, e sconsolatamente, in squallidi giochi di potere e in evidenti speculazioni. Se decide di intraprendere qualche azione (anche una raccolta firme) può contare su di me. Tra l’altro i nostri Amministratori hanno in serbo un’altra bella sorpresina: sarà il caso di salvare l’area di Verona Est anche dal fantomatico Ospedale che Don Verzè (San Raffaele di Milano) ha intenzione di costruire sulla splendida collina San Giacomo. Grazie per l’encomiabile iniziativa! A presto
Michele Peyrani
Chieda al sindaco di San Martino b.a...
... quanto ha fatto per autorizzare il megacentro? forse pensava gia' alla nomina a presidente di amt e quindi di organizzare una linea apposita, o adirittura un rametto della tramvia che dovrebbe nascere(quando non si sa) li vicino, con il raddoppio del centroservizi di unicredito ed il parcheggio scambiatore, quindi altre macchine efacilitazione per raggiungere l'autostrada rapidamente! bisognava risolvere il problema del traffico ed allora non e' meglio intasare tutto e lasciarlo fermo immobile? Sono i nostri amministratori "previdenti" e "saggi" che ragionano con la testa nel sacco! vedra', caro, direttore che accadra' in bassoacquar, quando partira il nuovo centro direzionale commerciale voluto da Zanotto-Uboldi, allora si che Verona avra' risolto ogni problema, sia di traffico scorrevole, che di inquinamento! li abbiamo eletti purtroppo e dobbima tenerli fino a che non se ne andranno, ma speriamo presto! con viva cordialita'
Piero Trabucchi
Sabato scorso Giancarlo Fiumi, l’eterno testimonial-segretario del Chievo Verona...
... aveva concluso la presentazione del nuovo Chievo (nuovo si fa per dire) dicendo di avere indossato la polo rosa come auspicio per una nuova e migliore stagione. Solo 24 ore dopo apri il principale quotidiano della nostra Penisola, cioè il Corriere della Sera, e leggi su nove colonne “Calcio caos, adesso rischia anche il Chievo”, poi nel sottotitolo “Chiesto il deferimento per illecito amministrativo...”. Sembra, infatti, scorrendo l’articolo, che la società della Diga, a giudizio della Covisoc, abbia presentato una documentazione contabile per l’ammissione al campionato di serie A 2005/2006 che messa a confronto con il bilancio della scorsa stagione presenti delle perplessità, rinviando così la società di Campedelli alla Procura Federale, chiedendone il deferimento per illecito amministrativo. C’è da augurarsi che tutto finisca nell’ennesima bolla di sapone e che il Chievo riesca, ancora una volta, a superare l’ennesima prova contro chi cerchi d’inguaiarlo come ogni estate. Intanto, dopo il miracolo Fiorentina (dalla C alla A gratuitamente), ecco comparire ora il Napoli. Campionato sconvolto, meno i Signori di Lega e federazione. Ed il calcio italiano continua navigare nella vergogna.
Massimo Rosa
I veronesi hanno diritto a vivere in un città dive la sicurezza sia garantita...
... in casa, per la strada, ai giardini e in chiesa. La decisione del Parroco di S. Giorgio, don Piergiorgio Rizzini, di sospendere le messe è un indicatore del modo difforme e disorganizzato con cui questa amministrazione affronta il problema sicurezza e la conseguente tutela degli abitanti. Ai giardini Lombroso e sul Lungadige San Giorgio, da tempo, ci sono elementi senza fissa dimora che operano indisturbati. Insultano, orinano, si lavano denudandosi con l’acqua che esce dalle pompe per l’irrigazione, abbandonando resti di cibo, cartone e stracci. I cittadini di Verona hanno diritto a vivere secondo le proprie abitudini perché Verona è il loro territorio. E’ ora che il Comune dia un giro di vite e preveda un costante pattugliamento per queste zone per evitare le pesanti e pericolose ricadute sulla vita sociale di tutti.
Lucia Cametti - Presidente II Circoscrizione
Roberto Uboldi, con il consueto tono pacato, rilevava in un´intervista apparsa ieri su l´Arena...
... che la causa dell'atteggiamento delle minoranze in Consiglio Comunale sta nella mal digestione del risultato elettorale di tre anni fa, che ha portato alla sconfitta del centrodestra e alla vittoria di Zanotto. Ciò è verissimo e rappresenta un esempio di cattiva interpretazione della democrazia da parte di quanti, abusando del mandato loro offerto dagli Elettori occupano ed umiliano un'Istituzione come il Consiglio Comunale, luogo invece deputato al dialogo e alla tolleranza. Cosa divremmo aspettarci se mai un giorno magari prossimo, questi personaggi che oggi saltano sui banchi o deridono l'intera Città andassero al potere ? Purtroppo troveranno sempre chi è disposto a votarli, e sono i loro pari, o troveranno comunque una poltrona su cui salire, mandati là come marionette dai pupari di turno. Eppure alcuni di loro hanno provato, nelle recenti elezioni, il sapore amaro della sconfitta, segnale che agli intelligenti ed agli onesti avrebbe fatto l'effetto che fa la voce della coscienza. A chi giova tutto ciò? Quale sarà il tornaconto politico di tanta perversa scenografia? Sono tredici anni che Verona è bloccata e in un'epoca dalle marce veloci, rappresenta un tempo infinito. Retrocederemo ad un livello qualsiasi, come una qualsiasi città di provincia, con abitanti in fuga verso modernità che Verona non potrà dare.Che importa a questa gente senza scrupoli? Importa che alla fine avranno magari guadagnato il governo della città o accontentato qualche puparo, ma sarà come avere il timone di una bettolina anzichè quello di una nave oceanica. Tutti contenti ! Penso amaramente che certi inquietanti fenomeni visibili fino ad oggi in consiglio comunale rappresentino un evidente vilipendio dell'Istituzione cittadina per eccellenza e come tali andrebbero perseguiti. Come cittadino mi sento offeso e preso in giro. Sarebbe interessante conoscere il pensiero anche di tutti gli altri 249.999 veronesi (... ma forse dormono!).
Ciro Vanni
Cara Olga, son contenta de averte fatto sognar, parchè de un sogno se trata e non de la realtà...
... La realtà l’è ben diversa: l’è un incubo. Quando ho pensà de metarme in lista par far qualcosa de bon par la me cità e i so citadini, pensavo de poder giustar le buse de le strade, de far scole par i butini, case par i poareti sensa schei, palestre scheit-parch par i butei, ufici par le banche, far funsionar meio l’AGSM, quela che ne dà la luce el gas, par poder far pagar meno le bolete. E po’ pensavo a far strade più sicure, a eliminar le coe e l’inquinamento,a metarghe i bus par andar in cità, a far spettacoli più bei par tuti anziani e butei, catar posto par le machine sensa usar i marciapiè. Insoma pensavo che avarea podù dirghe al sindaco e al’asesor che a Quinto i vol du banchi in più al mercà sensa diverlo spostar, che la basa Valpantena l’è più bela senza altri marmi e polvaron parchè li se fa anche il vin bon. Ma la realtà cara Olga, l’è sta subito diversa: dodese ore el primo giorno de consiglio solo par esar confermà, e po’ ore e ore de parole par dir che chi volea governar el divea andar a casa! Non importa se i era sta votà. Ma sicome non t’ho mai visto sul logion, te conto anca qualcosa che non te podù vedar e che nesun ha mai contà: Tosi, te se quel che adeso fa l’asesor in Region, na sera l’ha pensà ben de netar i pavimenti del consiglio comunal con l’aspirapolvere del comun, e po’ l’ha urlà, l’ha zugà e i so amici i ha parlà, leto libri, ciamà el numero legal, e chiesto come votar par pasar el tempo e non arivar a nessuna decision. Te digo anca in confidenza che qualche “facia de mer…” ghe scapà a l’oposision indirisà a quei che i divarea governar. E po’ me vien in mente che qualche volta semo arivà a le man e a le teste: pensa che avemo divù ciamar anca i vigili !! Pensa che na sera,(no quela quando i ta dito che go balà), ho parfin telefonà al Sior Prefeto sperando chel podese far qualcosa par quei pori consilieri che i divea star sentà in quei posti così scomodi par ore e giorni a sentir urli e qualcosa altro, ma el ma dito che nol podea far gnente. Cara Olga questa l’è la triste realtà de un Consiglio Comunal, non l’è un sogno come quel de la Tisato che bala sul taolo come i tà contà, ma l’è un incubo de questa cità. Chi sà parchè, me domando, semo arivà a sti pasi qua. Si! l’è anca vera che el sindaco coi so du asesor i fa un po’ quel che i vol, che i consiglieri non i vien ascoltà, ma dive stalo el ben par la cità? Dopo aver pensà e ripensà ho capì che de drio ai posti de sindaco, assesor e consiglier, ghe na marea de posti da sistemar e tanti amici da contentar. Che el sia questo el vero motivo de tanta ostinasion? Ma !! Cara Olga te invito a pensar e a vegner qualche volta a vedar coi to oci cosa sucede in Consiglio Comunal, altro che baleti che no i ghe sta, l’è proprio un spetacolo da vegner a guardar. Par quei che da tre ani i à divù soportar tuto questo e anca quel che no t’ho contà, l’è un incubo, altro che sogno. Ma ancora spero de poder almanco giustarte la busa de la to strada e de darte un posto dive andar col to Gino a cantar. Con afeto. p.s. scusa qualche eror gramatical.
Milena Tisato Consiglier Comunal col sogno de poder governar
I Consiglieri Ds, De Carlo e D’Arienzo criticano il sottoscritto ed il collega della Lega...
... per non esprimere sufficiente contrarietà al decreto governativo sui gestori di telefonia cellulare. 15 maggio 2005). I diessini sostengono inoltre che l’appoggio di A.N. e Lega dato ai residenti di via Castelfidardo è pura speculazione politica. Vorrei ricordare ai Consiglieri che la tutela degli interessi locali deve passare attraverso i rappresentanti locali del partito indipendentemente dagli orientamenti nazionali. Nella fattispecie, sulla questione di via Castelfidardo, il gruppo di Alleanza nazionale in 4^ Circoscrizione è stato chiaro: una situazione oggettiva vede la necessità di collocare l’antenna altrove. Forse sarebbe stato opportuno vedere al fianco dei residenti anche le forze di centro-sinistra in considerazione del fatto che questa questione non diveva e non deve assumere una connotazione politica, ma che purtroppo politica la si vuol far diventare. Consiglio in futuro ai signori De Carlo e D’Arienzo, di essere altrettanto solerti nel portare il loro contributo per migliorare la viabilità della 4^ Circoscrizione, per favorire gli spazi verdi e le piste ciclabili, per promuovere un centro anziani nel cuore di Golosine e per riportare una piscina nei nostri quartieri. Ma forse, li sentiremo parlare di queste cose solamente alla loro prossima candidatura.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione
Caro Direttore, ho negli occhi il tripudio di bandiere rosse che gremivano piazza Duomo a Milano...
... per festeggiare la ricorrenza del 25 aprile, giorno della liberazione. Ora mi domando perché in questo giorno, che a mio avviso divrebbe essere chiamato più che altro "Festa della fine della guerra", ci devono essere imposte le bandiere con "falce e martello", le stesse che sessant’anni or sono combattevano per sostituire una dittatura rossa ad una dittatura nera. La Resistenza, quella vera, non è stata un grande movimento di popolo, bensì essa si è nutrita dei molti ragazzi che hanno preferito rifugiarsi in montagna piuttosto che vestire la divisa della repubblica di Salò, e di lì combattere gli occupanti-alleati tedeschi, o molto più semplicemente non divere andare obbligatoriamente a lavorare in Germania. Certamente non bisogna disconoscere che vi erano anche persone che hanno creduto nei valori più alti della democrazia e che hanno perso la vita, ed alle quali va reso onore, ma queste persone erano una minoranza, minoranza che vi è sempre stata quando in qualsiasi epoca si è cospirato per abbattere un re, un regime, o una tirannia. Finiamola dunque di essere sempre e solo Guelfi e Ghibellini, gli Italiani non hanno più bisogno di ricordare cos’è la democrazia, poiché coloro che vogliono ricordarcelo sono gli stessi che vengono da noi eletti nel pieno rispetto delle leggi democratiche, ne tantomeno hanno bisogno di richiami all’unità nazionale, perché la nostra Italia inizia alla Vetta d’Italia e termina in Sicilia. L’Italia dei barricadieri non interessa ad alcuno, se non a chi non accetta la vera democrazia. Allora perché oggi non compattarci e festeggiare finalmente la "fine della guerra" sventolando il Tricolore, ricordando tutti assieme che quel 25 aprile ha segnato la fine di un’epoca luttuosa per tutti, differentemente capisco quella scritta da me letta negli anni settanta sul muretto della vasca della Campagnola, che diceva: "Bevo Jaegermeister per digerire la Resistenza". RingraziandoLa per l’ospitalità, porgo i miei più cordiali saluti.
Massimo Rosa
La Chiesa, i cattolici, hanno il nuovo Papa...
... nella figura rassicurante del Cardinal Ratzingher. Tante voci della vigilia del Conclave esternavano desideri di ogni genere, dal Papa nero, al Papa terzomondiale: forse il sentimento che permeava il cuore e la sensibilità di tutti era il timore di trovarsi difronte ad una figura dura ed impenetrabile, diversissima dall'amatissimo Woityla. C'era il timore di ritrovarsi con un Papa burocrate, attento più alla curia che alle anime, più alla politica che ai cuori della gente, più all'integralismo che alla ricerca della pace. Ebbene il Cardinal Ratzingher, uomo mite e gentile, forsanche timido seppur abituato agli alti ranghi della società mondiale, rappresenta la certezza della Fede cristiana e cattolica in particolare, non integralista ma ferma, non dogmatica, non "relativista". Se un pensiero si può esternare, ebbene è che con Ratzingher la Chiesa è in mani sicure e questo rappresenta, a mio avviso, la soddisfazione della massima aspirazione per i cattolici di oggi, frustrati da troppe incertezze e dal sentirsi, a torto o a ragione, minoranza annichilita difronte all'urlo del cambiamento sociale dell'Europa.
Ciro Vanni
La grande messinscena della minoranza di centrodestra...
... al comune di Verona in occasione della delibera riguardante il "Polo Finanziario" ha messo in luce ancora di più, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto certo modo di intendere la Politica assuma i connotati della barbarie culturale.Il fior fior dei novelli giuristi, appassionati veronesi cui sta notoriamente a cuore il bene della loro e nostra Citta', si è accalcato davanti alla cittadinanza per sentenziare che quella dannata delibera era palesemente illegittima. Il sindaco Zanotto è stato pubblicamente accusato di usare metodi antidemocratici (dal consigliere regionale Giorgetti) dimenticando che l'ostruzionismo non trova udienza nei parlamenti più seri e di più collaudata democrazia. Ricorreranno tutti al Tar, in una sorta di pellegrinaggio anti -Verona, facendo così il gioco di tutte quelle forze esterne ed ostili alla nostra Città, alle quali non pare vero di assistere all'implosione del nostro futuro. La palese mancanza di affidabilità politica del centrodestra in Comune, il suo NON essere interlocutore (non è stato presentato uno straccio di piano alternativo al Polo), la sua ostinata convinzione (altrettanto antidemocratica) di essere comunque maggioranza in città a dispetto di un voto chiaro ed evidente, e forse la scarsa dimestichezza del Sindaco al confronto, rappresentano "il male" di Verona; un male che dura da dodici anni, dieci dei quali guidati dalla destra. I veleni sparsi fin da quegli anni (anche a livello nazionale), hanno inquinato il clima politico cittadino fino alle falde più profonde. Quanto tempo ci vorrà per la bonifica? ...Ha da passà a' nottata... come diceva De Filippo. Auguriamoci che non sia un risveglio drammatico di decadenza e regressione.....e se la delibera sul Polo fosse legittima? Allora, viva Verona!
Ciro Vanni
In merito alla questione Traforo...
... è curioso constatare la contraddizione stridente tra ciò che sostiene il Presidente della Provincia Mosele ed il Segretario del maggior partito di maggioranza (nonchè Presidente di Aptv) Carbognin. Dice Mosele sulla stampa del 15 marzo scorso: "il Comune (di Verona) ha chiesto alla Serenissima di spostare il finanziamento già stanziato di 53 milioni di euro per il Trafono a favore invece del collegamento tra la Transpolesana e Verona Sud". Continua Mosele: "A questo ci opporremo". Il 22 marzo Carbognin commenta gli orientamenti del Comune sul Polo finanziario e dice "(Forza Italia lo voterà a patto) ...che ci siano certezze sulla bretella che collegherà (Verona Sud) con la 434 per Legnago (cioè la Transpolesana). Insomma: Mosele vuole il Traforo, Carbognin vuole la strada che collega Verona Sud con la Transpolesana. Poche idee ma ben confuse. E divergenze continue nel centrodestra.
Vanio Balzo
Leggo con non poco stupore su L´Arena di ieri 22 marzo...
... l'annuncio della riapertura anticipata di via XXIV Maggio. Se non fosse stato per il fatto che stamattina ho percorso tale strada, avrei avuto solamente un sussulto di gioia per il fatto che la viabilità tornasse alla stato di normalità e che viale Nino Bixio non divesse più sopportare la mole ingente di traffico divuta ai lavori, per altro, se ben fatti, necessari. Ma stamattina sono passato da via XXIV Maggio e ancor prima di leggere la notizia sono stato profondamente disgustato dalla qualità dei lavori eseguiti. La strada infatti è sconnessa e la giunzione centrale delle due fasce di asfalto evidenziano una cattiva qualità di posa che verrà coperta con la linea bianca di demarcazione della carreggiata. Invito inoltre a guardare le giunzioni realizzate con le strade limitrofe, pessime anch'esse. In un primo momento non pensavo fosse il manto d'usura ma il binder (o cassonetto) che solitamente è di una qualità differente, ma guardando poi i livelli dei tombini ho avuto la conferma che purtroppo così non era. Vorrei che qualcuno spiegasse perchè l'impresa è stata così celere, è stata brava o nel contratto di appalto c'era una clausola che prevedeva un premio in caso di fine lavori anticipata? Ben vengano i premi se le opere sono qualitativamente buone ma in caso contrario che cosa succede? Il tutto si risolve con una ammenda o con il rifacimento dei lavori? Ai Cittadini interessa di più una lavoro fatto bene o una penale applicata all'impresa? La risposta è ovvia ma quanto accadrà non altrettanto. Mi auguro vivamente che vengano attivati tutti i controlli del caso compreso il ricorso alle analisi di laboratorio ed in loco per verificare la bontà dei lavori e chi è responsabile, direttore dei lavori compreso si prenda le proprie responsabilità, così come l'Assessore competente divrà prendersi le proprie sotto l'aspetto politico. Forse era meglio non spendere e rappezzare piuttosto che avere un risultato che neanche una carrettiera merita!
Luca Mascanzoni
Fanno impressione le esternazioni del presidente degli industriali Riello...
... circa le capacità amministrative dell'attuale maggioranza di palazzo Barbieri anzi, tesse quasi gli elogi al manipolo di minoranza (5 su 22) che, chissà con quale "coraggio", ha approvato alcuni dei provvedimenti oggetto del contendere. Riello si scaglia contro la Giunta ed in particolare, lo si capisce, contro Sindaco ed Assessore all'urbanistica per aver dilazionato altri provvedimenti come quelli riguardanti le ex cartiere e le ex Adige.Tralasciando facili considerazioni in merito, un passaggio del Presidente è significativo, anzi determinante per spiegare molti interrogativi che da troppo tempo impantanano la nostra città: "...dive va Verona, una città che si scontra senza pensare al proprio futuro? Come viene operata la selezione di una classe politica dirigente che ha perso di vista il bene comune? Quale domani ci aspetta.....? Esiste una strategia di fondo dei politici veronesi?...". Quì sta la chiave di volta per il nostro futuro di città europea oppure di piccola, inetta città di provincia scalzata dal proprio naturale ruolo da realtà posticce sorte sulle nostre ceneri. E' chiaro a tutti, minoranza e maggioranza, che questo impasse non porta da nessuna parte. Non si può andare a votare ogni due anni per "punire" qualcuno, e non è nemmeno giusto mettere a morte Sansone con tutti, ma proprio tutti, i Filistei. A chi giova tutto ciò? Il tempo passa e chissà quanti milioni di altri Ospiti di Fiera, Arena, congressi, che passando nei pressi delle nostre monumentali brutture lungo l'asse di viale del Lavoro si chiederanno come sia stato possibile che Shakespeare avesse osato tanto. Il tempo passa mentre non si riesce ancora a percepire la modernità di questa città che invece è ben viva nelle menti e nei cuori di pochi illuminati come il Presidente Fratta Pasini, o il Presidente Castelletti, e altri, o di imprenditori come Mazzi o Tosoni che danno carta bianca a grandi architetti per "fare" ed abbellire Verona con grattacieli nel verde degni della migliore Europa. Ci si preoccupa, forse troppo, degli impatti sul traffico dimenticando che c'è un' emergenza criminalità che fa soccombere tutto. Non sarebbe meglio partire con l'esecuzione dei progetti? E' peggio il traffico o lo spaccio di droga? E' peggio il traffico o lasciare nell'umiliazioni un'umanità derelitta. Pare che mentre si fanno i peli alle pulci, dietro l'Arena si muoia, però abbiamo messo il traffico sotto controllo. Evviva Verona.
Ciro Vanni
Perché gli elettori non troveranno il simbolo della colomba sulla scheda elettorale
Alle elezioni regionali del 3-4 aprile gli elettori veneti non troveranno il simbolo dei Verdi Colomba. Nonostante il periodo pasquale, la Colomba non volerà! Avevamo chiesto di partecipare all'alleanza di centro-sinistra, ma abbiamo trovato la porta chiusa, per un veto imposto dal Sole che ride e subito da Carraro. Il segretario del partito del Sole che ride, Gianfranco Bettin, ha ricattato tutto il centro-sinistra mettendo al bando i nomi di Boato, Tamino, Valpiana, Tomiolo e il simbolo della Colomba, minacciando che altrimenti si sarebbe rotta l'Unione. E' assurdo e immorale che in una coalizione ci sia chi possa imporre veti personali, non motivati politicamente. Chi ha accettato il veto, anche con un silenzio connivente, si divrà assumere la responsabilità di un'eventuale sconfitta elettorale. Avremmo potuto partecipare da soli alla competizione elettorale, né con Carraro, né con Galan: fuori dalle coalizioni rimanendo fedeli alla nostra storia, coerenti con le nostre posizioni ambientaliste, pacifiste, nonviolente. Né di destra, né di sinistra, ma avanti. Ma la difficoltà di superare lo sbarramento del 3% fuori da una coalizione, i costi proibitivi di una campagna elettorale in solitaria, il senso di responsabilità politica, ci hanno indotto a ritirare la nostra candidatura. Ovviamente parteciperemo comunque al dibattito della campagna elettorale, indicando singoli candidati meritevoli di appoggio, e denunciando la violenza e la vigliaccheria di chi ha operato per sbatterci fuori dalla competizione. Oggi il centro-sinistra del Veneto è un'ammucchiata che va dalla lista Fronte veneto (Comencini, ex-leghista) ad esponenti civici transfughi (Sironi e Frigo, ex-sindaco ed ex-assessore di centro-destra), passando dai disobbedienti dei centri sociali (Bettin e Caccia). D'altra parte il centrodestra di Galan, con la Lega e Alleanza nazionale, ha dimostrato di non saper tutelare l'ambiente e di sottomettere il territorio alle esigenze di uno sviluppo selvaggio. Il Veneto è soffocato dalla morsa dell'inquinamento: la salute dei cittadini è la nostra priorità. Faremo una campagna elettorale "virtuale" povera ma libera da ogni condizionamento. Con la nostra presenza nella campagna elettorale vogliamo anche contribuire a rompere lo schema di un bipolarismo che sta solo facendo male alla politica italiana. Le nostre credenziali sono: la coerenza della nostra storia e l'impegno del presente. Siamo vittime della violenza di un veto politico, ma rimaniamo coerenti con la nostra storia, confermiamo il nostro impegno e continuiamo la nostra battaglia politica. Gli elettori sapranno giudicare!
Mao Valpiana - Verdi Colomba di Verona
Nella giornata di ieri in Senato...
... è stato approvato, con un autentico colpo di mano, un lungo emendamento che mette seriamente in discussione il futuro delle Fondazioni lirico-sinfoniche, compresa la Fondazione Arena di Verona, fino a decretarne la fine. Un emendamento inserito in un provvedimento "mostre" che riguarda oltre cento argomenti ed approvato con tempi rigidamente contingentati, senza alcuna seria discussione. Con tale norma il Ministro dei Beni culturali adotterà un decreto per ridurre tutte le spese di gestione. I contratti nazionali di lavoro dei dipendenti riguarderanno contenuti più limitati e gli accordi integrativi aziendali non potranno superare il 20% degli oneri del contratto nazionale. Viene sancito il blocco di ogni assunzione a tempo indeterminato per gli anni 2005, 2006 e 2007 mentre i contratti a tempo determinato non potranno, nel medesimo periodo, superare il 155% dell’organico. Dopo aver modificato in senso restrittivo alcune norme del decreto istitutivo delle Fondazioni (Dlgs 367/96) si assegna al Ministro dei Beni culturali, anche su proposta del Ministro dell’economia e della finanze, di disporre lo scioglimento del consiglio di amministrazione di una Fondazione nei casi in cui si verifichino gravi irregolarità dell’amministrazione, gravi violazioni legislative o venga presentato il bilancio preventivo in perdita. Inoltre lo scioglimento avviene in ogni caso quando i conti economici di due esercizi consecutivi chiudono con una perdita superiore al 30% del patrimonio. Dopo aver ridotto l’entità dei finanziamenti, con il taglio a più riprese del Fondo Unico dello Spettacolo (FUS), ora, con una scelta che contraddice platealmente gli impegni assunti dal Ministro Urbani, nel dicembre scorso, al tavolo di concertazione con i Sindaci ed i rappresentanti delle Fondazioni, con regole decise unilateralmente dall’alto, puramente vessatorie, velleitarie e prive di ogni flessibilità, si mettono in ginocchio istituzioni che, pur con evidenti problemi di gestione, svolgono un ruolo fondamentale per la diffusione della cultura italiana nel Paese e all’estero. Con una normativa del genere già fin d’ora alcune fondazioni divranno chiudere e le altre, compresa la Fondazione Arena, sono messe in seria difficoltà e vedono largamente pregiudicato il loro futuro. Ora il provvedimento passa alla Camera ed è sperabile che esso venga radicalmente modificato, riconsegnando al tavolo di concertazione il compito di proporre al Parlamento regole rigorose e condivise. Anche in questo caso la maggioranza di centrodestra ha compiuto un altro grave sopruso sull’altare della ricerca, in qualche modo, di presentare conti pubblici apparentemente a posto.
Sen. Luigi Viviani
L’associazione “Verona al Centro” sente il dovere di farsi portavoce...
... di tutti quei concittadini giustamente costernati della manifestazione tenutasi in piazza Brà. Una manifestazione sbagliata per i contenuti che propone: una società priva di valori, che non ha più la famiglia come punto di riferimento, ma anzi la distrugge dileggiandola. Una sfilata sbagliata, però, anche per il momento in cui interviene: indecente offende, non solo la morale, ma anche una Città ancora ferita dalla tragedia di lunedì. Chiasso e oscenità che stridono con il raccoglimento di Verona attorno alle famiglie degli Agenti uccisi e a tutte le Forze dell’ordine. Queste ultime chiamate ogni giorno a contrastare, con mezzi limitati, una criminalità che si alimenta di un malaffare, originato proprio dalla mancanza di quei valori, che noi sosteniamo, e contro i quali sabato si è manifestato. Una lobby gay che, spalleggiata dalla sinistra, chiede rispetto (e soprattutto soldi) ma non ha rispetto per questa Città, così provata e che non merita di essere insultata, come purtroppo è stato.
Stefano Pachera - Portavoce di Verona al Centro
Parcheggio di via Abba: "L´Assessore Pozzerle dice bugie"
L'assessore Pozzerle ha dichiarato a L'Arena che «Il piano dei parcheggi è stato approvato in Consiglio comunale nel 2000 e nessuno, nè di maggioranza nè di minoranza, ha avuto da ridire sul sito di via Abba". E' falso. L'Assessore sa benissimo che contro quel piano, voluto dalla maggioranza della Giunta Sironi, mi sono battuto con ogni mezzo lecito. Quando nella passata legislatura ero Consigliere Comunale dei Verdi Colomba, contro il Piano dei parcheggi pertinenziali ho presentato centinaia di emendamenti, ho fatto ostruzionismo, ho fatto mancare più volte il numero legale, sono stato persino espulso dall'Aula.Non lo so se Pozzerle e altri suoi collegi dell'allora minoranza, all'epoca stessero già trattando sottobanco l'accordo con la Sironi per il ribaltone politico che ha portato poi all'elezione di Zanotto, ma io ho votato contro quel Piano dei parcheggi. L'Assessore dice anche che non capisce "perchè e come il Comune debba vietare adesso quello che viene realizzato su un sito approvato all'unanimità dal Consiglio comunale". Forse il fatto di essere passato con tanta facilità dalla minoranza alla maggioranza, fa dimenticare a Pozzerle che esiste ancora chi esprime dissenso e che in città sta calando il consenso alla giunta Zanotto. Quel sito è stato approvato con il mio ed altri voti contrari. E ancor oggi conduciamo una lotta per impedirne la realizzazione, e difendere il verde.
Mao Valpiana - Verdi Colomba
Nell´ultima intervista all´Arena, il Presidente della provincia Prof. Mosele...
... ha manifestato alcune considerazioni preoccupate circa il "sistema Verona" e sulla sua incapacità ad essere o a diventare, o meglio ancora a farsi consacrare sistema leader nell'area centro-padana. Dalla debacle del sistema fieristico veneto, le cui colpe invero non sono proprio tutte di Verona ma anche della difficoltà tutta padivana a riconoscere le supremazie altrui (....piuttosto che sottomettermi a Verona....mi butto dalla finestra !): in questa direzione andava forse anche la proposta di legge regionale del padivano Iles Braghetto che dopo aver cercato di distruggere la sanità veronese, puntava a creare attorno alla Fiera di Padiva un'entità espositiva regionale: Padiva caput mundi. La Corte d' Appello sembra una chimera e pare che gli abbiano venduto pure la casa cui era destinata: abbiamo letto più volte che Padiva cerca di intralciare le aspirazioni veronesi candidandosi a sua volta ad ospitare il tribunale di secondo grado: Padiva ancora caput mundi. L'aeroporto Catullo, nota dolente (proviamo a volare controcorrente?), permette a Brescia di avviare voli a basso costo (chi paga? Catullo o D'Annunzio?) con Roma andando così a drenare traffico da Verona; a nulla varranno le proteste di Meridiana (lette sui giornali) che forse si vedrà costretta a ridurre i propri voli dal Catullo. E che dire dei voli cargo che da Brescia volano a Hong Kong? Non diveva forse il Catullo essere una delle quattro "modalità" del Quadrante Europa? Non sono i tanto decantati 2 milioni e mezzo di passeggeri del 2004 a fare del nostro aeroporto un grande scalo internazionale, nè le strutture prefabbricate per i nuovi terminal arrivi, nè una strumentazione antinebbia all'avanguardia, ma l'appetibilità dello scalo per le compagnie aeree e a riguardo pare proprio che vengano preferiti aeroporti davvero internazionali, vedi Bologna e Venezia, i quali hanno creato decine di nuovi collegamenti di linea in poche settimane, compresi i voli intercontinentali come il Bologna-New York, Venezia-New York, Venezia - Filadelfia eccetera.Chi ricorda l'arrivo a Verona anni fa del signor Luttwak accompagnato dall'allora presidente Ferro per sponsorizzare l'avvio di un volo Verona- New York? Quanto fumo! Speriamo in San Bortolazzi. A me pare che a Verona manchi la passione politica, la "cattiveria" istituzionale, il coraggio di puntare i piedi, la vocazione a scommettere sul proprio futuro. Verona è oggi circondata da giganti che di tale hanno forse solo il portafoglio e che perciò ragionano solo per venali interessi e non certo per stategie politiche. Ma la politica si sà, oggi segue l'economia, non la precorre. Ecco, Verona divrebbe recuperare il ruolo precursore che ebbe un tempo ormai lontano, ma gli Attori forse sono ancora nei camerini o per le strade a contar tombini per poi riferire in Consiglio comunale.
Ciro Vanni
Riqualificazione del Liston - Lettera aperta del Sindaco ai veronesi e a Franco Zeffirelli
"Riqualificare il Liston significa mettere mano alla più importante piazza di Verona. Sono diversi i progetti presentati da importanti architetti che hanno proposto varie soluzioni, alcuni sono stati accantonati, altri sono tuttora in fase di studio. L’idea di coinvolgere un maestro come Franco Zeffirelli, una bandiera della cultura italiana all’estero, che tanto ha dato alla nostra lirica, è sembrata all’amministrazione degna della massima considerazione. Un modo per creare un trait d’union tra il salotto di Verona e il suo splendido anfiteatro, un connubio tra la lirica e la città. Per questo, come Sindaco e Presidente della Fondazione Arena, ho ritenuto importante appoggiare l’iniziativa. Ciò, però, non significa creare una corsia preferenziale al progetto di Franco Zeffirelli a scapito di altri. E, sono certo, che anche il maestro condivide questa mia considerazione. Questo è il motivo per cui, fin dall’inizio, ho chiesto agli assessori competenti, Francesca Tamellini ed Elio Pernigo, di rimanere un passo indietro. Ora il progetto è all’esame della Commissione edilizia che, vista l’importanza dell’intervento lo sta valutando attentamente sia sotto il profilo funzionale che architettonico. Commissione alla quale, in qualità di Presidente, ho voluto partecipare personalmente per rendermi conto delle osservazioni tecniche avanzate dai componenti e testimoniare nel contempo l’interesse dell’Amministrazione e della città nel riordino della piazza. Un esame analogo è stato condotto dal settore commercio che ha valutato la conformità dell’intervento con la regolamentazione vigente e con l’esigenza di uniformare i modi e i tempi di occupazione del Liston. Non quindi una presa d’atto del lavoro del maestro né tantomeno un giudizio puramente estetico sul suo progetto, ma una seria e approfondita analisi sulla fattibilità e sulle ricadute che l’opera avrà in caso di realizzazione. Dispiace constatare il rammarico di Franco Zeffirelli di fronte ai tempi imposti dalla valutazione tecnica che non sono quelli del mondo dello spettacolo. Ma va ricordato a tutti che stiamo parlando di uno degli interventi più significativi della città, destinato, una volta attuato, a diventare la “cartolina” o la foto ricordo che per decenni promuoverà l’immagine di Verona nel mondo. A prescindere perciò dalle conclusioni della Commissione edilizia, credo che sia interesse di tutti i veronesi vedere una nuova Piazza Bra, frutto di un progetto dal valore intrinseco, e non di pressioni di questo o di quel progettista, sostenuto magari da più o meno munifici sponsor. Sono certo che Franco Zeffirelli condividerà le mie considerazioni. Invito pertanto il maestro ad avere pazienza e a non assumere atteggiamenti che non rendono onore alla città che tanto ama né alla sua grande fama di artista internazionale."
Sindaco Paolo Zanotto
Il Gruppo di Alleanza Nazionale al Comune di Verona denuncia la vigliacca azione di disprezzo contro le tombe di nostri connazionali in Somalia!
Tra le azioni più deprecabili che un essere umano può commettere, l'offesa ad un defunto è quella che si colloca tra le peggiori, soprattutto se seguita dalla profanazione della sepoltura con il disprezzo assoluto delle spoglie mortali di colui che un tempo visse. Tutte le religioni attribuiscono al defunto assoluto rispetto e noi cristiani in particolar modo con riti e celebrazioni che la nostra tradizione cattolica romana impone nel modo che ben conosciamo. Ciò non è avvenuto però in Somalia dive martedì 18 gennaio bande locali hanno completamente distrutto il famoso cimitero italiano di Mogadiscio con la giustificazione che non potevano accettare cimiteri che non fossero islamici. Raccapriccianti sono le testimonianze di un reporter della BBC inglese (l'unica a dare questa notizia) che racconta di aver visto tombe divelte, cappelle e lapidi distrutte, i resti mortali di centinaia di nostri defunti sparsi nel terreno adiacente ed una parte depositati in un luogo vicino all'aeroporto. Secondo questo testimone vi erano perfino dei bambini che giocavano con le ossa che raccoglievano da terra. Una visione apocalittica e rivoltante. E' da ricordare che il cimitero in questione venne completamente ristrutturato dalle nostre truppe durante la missione di pace a metà anni '90.Le scuse del Governo Somalo non si sono fatte attendere, compresa la dichiarazione di sdegno del nostro Governo per questo vile atto di profanazione che non può non creare in noi italiani un senso di profonda tristezza e rabbia, considerati i legami che uniscono i nostri due paesi. Molti veronesi hanno parenti ed amici sepolti in quel cimitero, nostri connazionali che scelsero di vivere e morire in quella terra che amavano quanto la loro Patria. La Somalia fu una nostra colonia ed anche dopo il secondo conflitto mondiale gli italiani rimasero in quel paese, sostenuti anche dall'aiuto della Madre Patria che per molti anni contribuì economicamente allo sviluppo di quello terra oltre che per la formazione della sua nuova classe dirigente. Ci auguriamo che i responsabili della vile profanazione vengano assicurati alla giustizia dalle autorità competenti, ma tutti noi sappiamo che ora in Somalia non esistono autorità di polizia e soprattutto non esiste certezza di giustizia. Siamo vicini alle famiglie colpite da questa aggressione e grati per quanto i nostri emigranti hanno fatto in terra somala e nel mondo, dando sempre prova di volontà, coraggio, intraprendenza e soprattutto di rispetto nei confronti delle tradizioni e delle leggi dei paesi ospitanti .Nell'apprendere dalla BBC la notizia della profanazione, mi sono venute alla mente alcune parole di Tacito che bene riassumono lo stato d'animo di molti italiani innanzi a questa ingiustizia che mai potrà essere perdonata: Conviene alle donne di piangere, ma agli uomini di ricordare.
Il Capogruppo Massimo Mariotti
L’Attività ispettiva svolta dalla Guardia di Finanza...
... conferma senza ombra di dubbio la necessità della lotta al sommerso. Nei primi 11 mesi del 2004, sono stati scoperti oltre 7.500 evasori fiscali, con un aumento rispetto all’anno precedente , di poco meno del dieci percento. Le Fiamme Gialle, sempre nello stesso periodo, hanno inoltre individuato 26.342 lavoratori irregolari. Di questi il 66% assolutamente in nero. Né Inps, né Inail, quindi per tanti occupati, costretti a lavorare senza la minima tutela del presente. Questi dati devono far riflettere su un fenomeno del sommerso, che pesa in termini economici e sociali sul bilancio dello stato. Recenti ricerche stimano la portata del lavoro nero , variabile fra il 15 e il 20% del prodotto interno lordo. Nel solo 2004, l’attività della Guardia di Finanza, ha permesso l’emersione nel settore dell’imposizione diretta di 8,9 miliardi di euro, tra elementi di reddito non dichiarati e costi non deducibili, e di 2,1 miliardi di euro nell’imposizione indiretta. La lotta al sommerso deve essere quindi una battaglia da vincere aumentando ancor di più gli sforzi per assicurare uomini , mezzi e strumenti legislativi al comparto sicurezza.
Marco Padovani - U.G.L. Comunicazioni Verona
CON MOSELE TORNIAMO ALLA I REPUBBLICA?
Non molto tempo fa, era possibile notare esponenti politici di primo piano che reggevano anche aziende partecipate da Comune e Provincia o consulenti dei medesimi Enti che potevano essere anche al vertice della militanza nei partiti. Allora, questo fece parte di un aspro dibattito, con i risultati che tutti conosciamo. Pensavo che quei periodi fossero passati. Ed invece, a me pare che alcuni atti compiuti dal Presidente Mosele possano rischiare di essere inquadrati in quelle pratiche che i cittadini hanno fortemente combattuto. Partiamo dalla presidenza dell’APTV. Il segretario di un partito del centrodestra ne è il Presidente. E’ possibile che l’impegno politico - di parte - del medesimo possa nuocere alla terzietà del trasporto pubblico (quindi, non privato)? Proprio adesso che si discute di unificazione con l’AMT e di gara per la gestione delle linee di trasporto. Ad esempio, sull’unificazione o meno tra APTV e AMT e sul Piano di Bacino (che decide anche sulla tranvia di Verona e sull’AMT stessa), sta lavorando - ed è d’accordo o contrario - il Presidente dell’APTV o Forza Italia? Un leader politico non può gestire, da terzo, un’azienda pubblica (quindi, non privata). Come può essere di garanzia per tutti i cittadini? Per opportunità sarebbe meglio che si dimettesse, in linea, peraltro, con quanto prevede il regolamento delle nomine della Provincia, che sancisce addirittura il principio della incompatibilità tra un segretario politico e la nomina del medesimo in Enti partecipati dalla Provincia stessa. E invece no. Né Mosele ne chiede le dimissioni, purtroppo. Il coordinatore della lista Mosele alle ultime elezioni provinciali nonché incaricato di costruire un’analoga lista anche per le elezioni comunali 2007, viene nominato dallo stesso Presidente della Provincia consulente di se medesimo a 67 mila euro all’anno. Di fronte al fatto oggettivo, la domanda provocatoria è spontanea: è un incarico remunerato per le consulenze future, per l’impegno svolto alle provinciali scorse o per quello che profonderà in occasione delle prossime comunali di Verona? Non ho dubbi né sulla professionalità né sul fatto che la consulenza sarà svolta; ma l’interessato era proprio l’unico in giro per quel tipo di compito? Dal punto di vista politico, prestandosi a così forti perplessità, non sarebbe stato opportuno individuare una persona diversa? Il Consorzio per gli Studi Universitari. Per il compito che deve svolgere, di garanzia per tutti, quale Presidente era meglio nominare qualcuno non schierato così apertamente. Ed invece, il Presidente Mosele, insieme con la Camera di Commercio, ha indicato e fatto nominare un militante di Forza Italia, di fatto ascrivendo quella presidenza a collocazione partitica. Peccato, non è stato compreso che sarebbe stato opportuno individuare un soggetto indipendente. Sono cose già viste ed i cittadini devono sapere. Le situazioni osservate sono pienamente legittime, intendiamoci, ma io ritengo - politicamente e moralmente - che siano profondamente inopportune. Siamo sicuri che non stiamo tornando alla I Repubblica?
Vincenzo D’Arienzo - Consigliere provinciale DS
Pregiatissimo direttore, sulla mia bocciatura di questa settimana...
... vorrei solo far notare, come si è poturo constatare dagli interventi dei cittadini attraverso le pagine del giornale l'Arena, (io anche dalle assemblee e dal verbale della Circoscrizione) che forse Giunta, Circoscrizione 8^ e magari dirigenti, cioè "quelli che contano in politica e in amministrazione" si sono dichiarati favorevoli al progetto della "piazza" di Quinto, invece la sottoscritta ha portato avanti le richieste dei cittadini, cioè "di tutti quelli che non contano in politica e in amministrazione" ma che anche in aprile saranno chiamati a votare per eleggere i propri rappresentanti e tutti faranno grandi o piccole promesse... Lo ritenga solo un piccolo appunto su come si fanno le scelte. Ringrazio della sua disponibilità.
Milena Tisato
Viabilità in Valpolicella
E’ tema abbastanza ricorrente tra gli amministratori della Valpolicella quello della viabilità e del traffico aumentato negli ultimi anni a causa della notevole edificazione e del conseguente aumento della popolazione residente in Valpolicella. In un recente incontro tra tutti i sindaci, esponenti della Giunta Provinciale e del Comune di Verona si è affrontato il tema; sia Comune di Verona (Assessori Uboldi e Pozzerle) che Provincia (Assessore Brunelli e Consigliere Girelli per la maggioranza, Ruzzenente per la minoranza) si sono detti d’accordo nel sostenere la realizzazione della cosiddetta strada di “gronda” che divrebbe collegare il futuro sbocco ad Ovest della galleria delle Torricelle con la grande viabilità nel nodo di Verona Nord, mediante un nuovo ponte sull’Adige, all’altezza dell’Abital a Parona, e la prosecuzione verso Ovest fino a raggiungere il casello di Verona Nord. Alcuni amministratori locali si sono dimostrati interessati a questa ipotesi progettuale, vedendivi un contributo alla soluzione del problema della viabilità della Valpolicella. A mio modo di vedere, credo invece che questa soluzione, che certamente ha degli indubbi vantaggi per la Città di Verona e per tutta la viabilità dell’Est Veronese che deve raggiungere il Nord attraverso il Brennero, non abbia alcun effetto sulla viabilità della Valpolicella. Né positivo né negativo. Semplicemente, va ad affrontare - e forse a risolvere - altri problemi. La cosiddetta “gronda” ritenuta elemento di drenaggio del traffico della Valpolicella non potrà svolgere tale ruolo dacché questa strada correrà a sud dell’attuale Statale del Brennero, la quale sembra essere, essa stessa, poco vocata a drenare il traffico dell’attuale provinciale della Valpolicella, invece sempre intasata. Ciò per due ragioni: innanzitutto una qualsiasi “gronda” ovvero un asse viario Est – Ovest realizzato a sud dell’attuale Statale del Brennero risulterebbe inefficace perché quel traffico che oggi ha necessità di percorrere la direzione Est – Ovest senza occupare la Provinciale della Valpolicella già raggiunge la Statale del Brennero, senza necessità di raggiungere un’altra arteria più a sud. In secondo luogo, l’elemento critico pare essere quello della percorribilità Nord – Sud ovvero di assi viari in grado di convogliare il traffico dalla Valpolicella alla viabilità di “gronda” esistente ovvero alla Statale del Brennero e/o alla futura strada di ”gronda”, più a Sud. Il vero elemento critico è la mobilità dalla Valpolicella a qualsivoglia destinazione esterna; in altri termini, l’elemento critico è la mobilità interna alla Valpolicella (a causa dell’intenso traffico “generato” all’interno della Valpolicella stessa) e la possibilità di raggiungere la grande viabilità esterna. Credo dunque che, sia una ammodernamento della Statale del Brennero (comunque auspicabile ma per ragioni diverse da quelle connesse con la Valpolicella) che la realizzazione di una nuova strada di gronda, non comportino significativi benefici alla viabilità della Valpolicella, per la quale invece occorrono alcune soluzioni più puntuali e mirate, senza ricorrere a nuove strade, che, causa l’eccessiva urbanizzazione, non potrebbero comunque trovare più sede in Valpolicella. I nodi critici sono gli innesti di Santa Maria di Negrar, di San Floriano e di San Pietro Incariano (con la strada vecchia per Fumane). Inoltre, elemento forse più critico di tutti, l’incrocio di Pedemonte. Tutti questi punti critici, laddive il traffico si intasa in molte ore della giornata, sono regolati da semafori che, se da un lato garantiscono il regolare accesso all’incrocio, dall’altro determinano un forte rallentamento del traffico con conseguenti notevoli code ed intasamenti. Il nodo di Pedemonte (che ritengo il più grave) andrebbe risolto con il cosiddetto by pass di Pedemonte (Ca’ de Dè), ovvero con una strada di nuova realizzazione (una delle poche realizzabili in una zona ancora non urbanizzata) che colleghi la strada Pedemonte - San Pietro (in località Ca’ dell’Ebreo) con la strada Pedemonte – Parona, all’altezza dell’incrocio per Corrubio (nei pressi della Villa di S. Sofia). Tale strada consentirebbe di liberare in maniera davvero significativa l’incrocio di Pedemonte, consentendo un rapido deflusso del traffico proveniente da San Pietro verso Verona, o passando per Parona o – meglio ancora - immettendosi sulla Statale del Brennero. All’altezza del vecchio cimitero di Parona (ove oggi si trova la centrale del gas), infatti, è prevista una nuova rotonda con immissione sulla Statale del Brennero sottopassando il rilevato ferroviario (a monte dell’abitato di Parona) nell’ambito del già progettato intervento della galleria delle Torricelle (che ritengo opera utile per tutta la zona di Veronetta ma che porterà pochi vantaggi per la Valpolicella). Tale rotonda potrebbe essere un valido svincolo per chi, raggiunta Parona, senza immettersi nel centro dell’abitato (ove la sistemazione della piazza concorrerà inevitabilmente a rallentare il traffico e quindi ad ingorgare tutta la zona ma produrrà auspicabilmente la creazione di una zona di sicurezza soprattutto per la fruibilità pedonale della piazza e l’accesso alle scuole) divrà raggiungere Verona. E’ da evidenziare come la futura soppressione del passaggio a livello ferroviario dei Balconi di Pescantina determinerà un aumento del traffico nel nodo di Pedemonte perché chi adesso raggiunge la Statale del Brennero mediante quel passaggio non potrà più farlo dato che il sottovia che verrà realizzato in sua sostituzione sarà solo pedonale. Il nodo di Pedemonte dunque diverrà sempre più critico così come lo diverrà il nodo del Paladon a San Pietro. L’incrocio di San Floriano (innesto della strada provinciale “della Valgatara” e dunque di tutta la viabilità di Marano e parte di quella di Sant’Anna d’Alfaedo verso Sud) avrà esso stesso un peggioramento della fluidità del traffico causa l‘intervento sulla piazza che, consentendo probabilmente di migliorare la fruibilità pedonale e la sicurezza dei pedoni nei pressi della Pieve, renderà più stretta la sede stradale e più critica la viabilità dell’incrocio, sul quale graverà a a breve anche il traffico generato dall’Università di enologia promossa dalla Provincia. Il by pass di San Floriano già progettato e cantierabile da parte della Provincia che porterebbe fuori dalla piazza il traffico da e per Marano pare essere opera assai importante e tra l’altro una delle poche già finanziate. Ritengo dunque molto importante dare corso a quest’opera per ovvie ragioni di correttezza amministrativa laddive soldi già stanziati (e in parte già spesi per progettazione, indagini topografiche e geognostiche), debbano trovare il giusto esito nella realizzazione dell’opera ma ancor prima per evidenti ragioni connesse al miglioramento della viabilità interna alla Valpolicella. Questa è un’opera che risponderebbe esattamente all’esigenza primaria della viabilità della Valpolicella che è quella connessa con il traffico interno, generato in Valpolicella e che si muove in Valpolicella. E’ evidente che le soluzioni prospettate devono accompagnarsi ad uno stop deciso all’edificazione, prima ragione dei problemi ora evidenziati dal traffico (perché più evidente ed immediato) ma che probabilmente diverranno più evidenti nel prossimo futuro dal punto di vista dei servizi alla persona, la gestione del tempo libero, la vita sociale e anche quella economica. E’ dunque forse scontato affermare la necessità che attorno ai due by pass proposti non sia consentito in alcun modo di costruire nuovi insediamenti che concorrerebbero, oltrechè a peggiorare il già compromesso paesaggio della Valpolicella, anche a generare ulteriore traffico interno. Quanto, infine, al traffico pesante proveniente dalla Lessinia, soprattutto a causa dell’aumento dell’attività estrattiva connessa alle cave, occorrerà pensare ad una strada a scorrimento veloce Nord – Sud. La Lessinia Occidentale (a differenza di quanto avviene per la Lessinia Orientale con la strada Bosco-Stallavena-Grezzana-Tangeziale Est) non dispone di una strada di accesso scorrevole alla viabilità di valle. L’asse di penetrazione in Valpolicella della grande viabilità (Verona Nord, Aeroporto, Tangenziale Sud) è senz’altro la superstrada Pescantina–San Pietro-Fumane. Occorre proseguire di lì verso Nord… ma questo, come la galleria delle Torricelle, come la strada di gronda e altre strade di nuova realizzazione, abbisogna di molti finanziamenti che oggi non ci sono e che solo qualche concessionario autostradale può rendere disponibile. E’ un altro tema, che interessa certo anche la Valpolicella (perché libererebbe gli incroci di Santa Maria, di Pedemonte, di San Floriano e di San Pietro da molto del traffico pesante della Lessinia oltre a tutti gli abitati lungo le valli di Marano e Negrar) ma che interessa soprattutto la Lessinia Occidentale. Credo che in un futuro - non molto distante - occorrerà affrontare anche questo.
Ing. Simone Venturini - Sindaco di Marano di Valpolicella
Ennesimo drammatico disastro ferroviario!
Segnali guasti,distrazione del personale in servizio,bulloni svitati, traversine rotte, binari allargati su una massicciata che si sgretola al passaggio dei treni? Saranno le inchieste giudiziarie a stabilire,anche al fine di individuare le responsabilità penali,la causa di questo tragico incidente ferroviario. Al di là delle inchieste delle Ferrovie dello Stato che serviranno ad individuare i motivi tecnici che determinano la causa dell’incidente,a noi interessa, più in generale, stabilire lo stato di “sicurezza” delle Ferrovie dello Stato e le prospettive per l’Italia di avere un sistema infrastrutturale, di cui la rete ferroviaria è l’asse portante, degno di un paese moderno. Per poter esprimere un giudizio obiettivo è pertanto necessario fare una radiografia complessiva della situazione delle FS. Senza voler demandare alla questione delle responsabilità una cosa è certa: solo negli ultimi 3 anni le FS hanno ricominciato ad avere dallo Stato risorse economiche per l’adeguamento tecnologico della rete ferroviaria dopo circa 20 anni di completo abbandono. Tali risorse hanno consentito da un lato di ridurre consistentemente il deficit dell’azienda, dall’altro di approntare un piano di ammodernamento che però ha determinato due ulteriori handicap: l’acquisto di mezzi di trazione più potenti e tecnologicamente più avanzati utilizzati su una rete ferroviaria per la maggior parte non adeguata a tali potenzialità; l’avvio di opere di ammodernamento essenzialmente consistite in interventi parziali sulla rete ferroviaria per lo più determinati da motivi campanilistici. Il problema quindi non è solo la sicurezza, in quanto le ferrovie italiane mantengono, a livello europeo, un buon livello, ma a fronte di grandi opere di ammodernamento della rete, quali le linee ad Alta Velocità, esistono ancora in Italia lunghi tratti di collegamenti importanti per la rete ferroviaria a semplice binario, oltre la Bologna/Verona, la Palermo/Messina, la Caserta/Foggia, la Taranto/Reggio Calabria. E’ necessario pertanto, partendo proprio da questi dati, un’inversione di tendenza che elimini gli interventi a pioggia non risolutivi del problema, concatenato tra sicurezza della rete ferroviaria ed rinnovamento dell’organizzazione,per consentire all’Italia di far uscire dall’isolamento rispetto all’Europa tutte le regioni. Per questi motivi, diventa necessario porre all’attenzione del Governo la situazione della rete ferroviaria che ha la necessità di interventi complessivi anche in un’ottica integrata del sistema trasporto.Tutto questo però non può essere lasciato in mano ad una classe dirigente quasi esclusivamente di espressione sindacale (leggi triplice), non idonea per mentalità e che ha finto di non accorgersi che nel 2001 la maggioranza degli italiani ha scelto il cambiamento votando il Centro Destra!
Massimo Mariotti - Capogruppo di A.N. al Consiglio Comunale di Verona - Vice Segr. Naz.le Ugl Ferrovie
Viste le molteplici richieste avanzate dai cittadini nel corso delle assemblee o convegni a cui partecipo...
... ho deciso di aprire una casella di posta elettronica dive chi ha bisogno di far notare particolari situazioni inerenti al mio mandato regionale o ha bisogno di consigli ( come spesso mi accade di diver dare in tutta fretta a causa dei molteplici impegni ) per poter affrontare situazioni burocratiche, sociali e di vita, potrà rivolgersi. A chi ne facesse uso verrà data risposta. L'indirizzo di posta elettronica è: giorgettimassimo@libero.it.
Massimo Giorgetti - Assessore regionale
Bulloni svitati, traversine rotte, binari allargati...
... su una massicciata che si sgretola al passaggio dei treni? O bulloni svitati ad arte dopo l’incidente? Saranno le inchieste giudiziarie stabilire anche al fine di individuare le responsabilità penali dei vari incidenti ferroviari. E al di là delle inchieste tecniche delle Ferrovie dello Stato che serviranno ad individuare i motivi tecnici che determinano il deragliamento dei treni. A noi interessa, più in generale, stabilire lo stato di “sicurezza” delle Ferrovie dello stato e le prospettive per l’Italia di avere un sistema infrastrutturale, di cui il sistema ferroviario è l’asse portante, degno di un paese moderno. Per poter esprimere un giudizio obiettivo è pertanto necessario fare una radiografia complessiva della situazione delle FS. Senza voler demandare alla questione delle responsabilità una cosa è certa: solo negli ultimi 3 anni le FS hanno ricominciato ad avere dallo Stato risorse economiche per l’adeguamento tecnologico della rete ferroviaria dopo circa 20 anni di completo abbandono. Tali risorse hanno consentito da un lato di ridurre consistentemente il deficit dell’azienda, dall’altro di approntare un piano di ammodernamento che però ha determinato due ulteriori handicap. L’acquisto di mezzi di trazione più potenti e tecnologicamente più avanzati sono stati utilizzati su una rete ferroviaria per la maggior parte non adeguata a tali potenzialità. L’avvio di opere di ammodernamento sono essenzialmente consistite in interventi parziali sulla rete ferroviaria per lo più determinati da motivi campanilistici o semplicemente elettoralistici. Il problema quindi non è la sicurezza in quanto le ferrovie italiane mantengono, a livello europeo, il primato. A fronte di grandi opere di ammodernamento della rete, quali le linee ad alta velocità, esistono ancora in Italia lunghi tratti di collegamenti importanti per la rete ferroviaria a semplice binario, la Palermo – Messina, la Bologna – Verona, la Caserta – Foggia, la Taranto – Reggio Calabria. Situazione che penalizza essenzialmente il mezzogiorno d’Italia. Solo il 9,01 % del Molise è a doppio binario, il 51,45 % della Campania, l’8,88 % della Sicilia e ben ultima la Sardegna con il 3,74 %. E pur in presenza dell’impegno del governo di destinare il 50 % delle risorse al Sud le ferrovie dello Stato sono ancora ferme alla quota del 30 % degli investimenti. E’ necessario pertanto, partendo proprio da questi dati, un’inversione di tendenza che privilegi interventi a pioggia non risolutivi del problema, concatenato tra sicurezza della rete ferroviaria ed il suo ammodernamento per consentire all’Italia di far uscire dall’isolamento economico, rispetto all’Europa, le regioni meridionali. Per questi motivi, diventa necessario porre all’attenzione delle forze politiche la situazione della rete ferroviaria e, più in generale, il sistema infrastrutturale italiano che, oltre alle grandi opere, ha la necessità di interventi complessivi anche in un’ottica integrata del sistema trasporto.
Massimo Mariotti
Ma l'Assessore Guerrini, si rende conto?
L'assessore Luciano Guerrini, di fronte all'ennesimo dato drammatico degli inquinanti presenti nell'aria della nostra città, replica che ci vogliono interventi strutturali, che bisogna potenziare il trasporto pubblico e ridurre quello privato, privilegiare la mobilità su rotaia rispetto a quella su gomma. Tutte cose giuste e ovvie, che i verdi vanno dicendo da vent'anni. Piccolo particolare: queste proposte le abbiamo fatte alle Amministrazioni Sboarina e Sironi, quando eravamo all'opposizione, e qualcosa si è visto (con Sboarina le prime timide pedonalizzazioni del centro; con la Sironi l'approvazione del progetto Tramvia). Ora invece Guerrini è in Giunta da più di due anni e di interventi strutturali, al di là delle parole, non si è vista nemmeno l'ombra. Targhe alterne e blocco delle non catalizzate non hanno ancora dato nessun risultato apprezzabile, tant'è che negli ultimi due anni le polveri sottili sono aumentate vertiginosamente. La tramvia (l'unica scelta strutturale di politica della mobilità fatta negli ultimi decenni), che secondo i piani della Giunta Sironi diveva essere già realizzata nel 2001, è stata fermata, ridotta, messa in discussione e rinviata al 2008 dalla Giunta Zanotto. Si aggiunga che il PAT, presentato dall'Amministrazione sedicente di centro-sinistra, mantiene in vigore tutte le possibili soluzioni viabilistiche: traforo, mediana, strada di gronda, ecc. in barba all'evidenza che più strade significano più traffico. Ma allora, a che gioco giochiamo? L'assessore verde dice che ci vogliono i parcheggi. Questo i cittadini lo sanno già. E sanno anche che i parcheggi esterni all'ansa dell'Adige servirebbero per poter chiudere definitivamente ed integralmente il centro storico al traffico. Se non si fanno forse è perché il partito delle strade, del cemento, degli automobilisti è ancora molto forte e saldamente presente nella Giunta Zanotto (come noi verdi della colomba avevamo puntualmente denunciato in campagna elettorale). Ma se è così, l'assessore verde serve solo a fare la foglia di fico? Si rende conto, l'Assessore Guerrini, che con le sue esternazioni accusa solo l'immobilità della Giunta cui appartiene? Quando non si riesce a realizzare la propria politica, sarebbe più dignitoso dimettersi.
Mao Valpiana - Verdi della Colomba
L’Inconsistenza politica del centro-sinistra in 4^ Circoscrizione
Ancora una volta la coalizione di centro-sinistra che amministra la 4^ Circoscrizione di Verona, ha dimostrato la propria inconsistenza. Martedì 7 dicembre infatti, nella serata di Consiglio che prevedeva come ordine del giorno il Bilancio di previsione finanziario 2005 e il Bilancio pluriennale 2005-2007 la seduta è stata sospesa per mancanza di numero legale. La cronica assenza della rappresentante eletta nella lista Sironi e la mancanza in una serata così importante del rappresentante del Gruppo Misto manifesta ormai inequivocabilmente la pochezza politica di questa amministrazione. Molte del resto, sono le Commissioni di lavoro che vengono garantite grazie alla presenza dei Commissari della Casa delle Libertà. Un Bilancio dunque, che nell’ultimo giorno utile, non ha avuto il parere del Parlamentino di S.Lucia - Golosine - Madonna di Dossobuono, un parere che comunque sarebbe stato sicuramente negativo da parte dei Consiglieri di Alleanza nazionale per i rilevanti sprechi evidenziati. Denaro pubblico che questa amministrazione spende per attività che non hanno dato alcun ritorno: Piano strategico, progetto Rom, consulenze a piene mani e ricerca di dirigenti all’esterno. A farne le spese saranno Cultura, Sport e purtroppo i più deboli, esempio su tutti il progetto anziani che non prevede ulteriori stanziamenti.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione
Chiusura di Porta Vescovo
Gli occhi sono lo specchio dell’anima, la porta è lo specchio di una casa, Porta Vescovo riflette lo stato di un quartiere. Da sempre Veronetta è stato il quartiere che ha accolto gli ultimi arrivati: negli anni ’50 erano i migranti del sud, ora sono gli emigranti che arrivano da altri Paesi. I residenti della zona sono sempre stati accoglienti verso tutti: chi si vuol prendere un po’ di tempo per incontrarli ed ascoltarli capisce che a fronte della loro disponibilità all’accoglienza, inizia ad esserci anche la rabbia per un quartiere che non è mai stato considerato. Un quartiere vivo lo si vede anche dalle attività svolte da associazioni di volontariato e dall’interesse alla partecipazione a tutte le iniziative locali. In Veronetta troviamo la sede dell’associazione “Aiuto Vita”, il “Camploy” centro accoglienza per i senza fissa dimora, c’è un’associazione “Famiglie di Veronetta” che ha fatto sentire la sua voce su tutti i temi delicati del quartiere. Mi sembra sia l’unica zona dive è partito il “Pedibus” iniziativa realizzata in collaborazione con gli Amici della bicicletta, il Comune e genitori del quartiere che concretamente accompagnano a scuola i bambini delle elementari con particolari accorgimenti, anche divertenti, evitando l’uso di auto, per riconquistare il quartiere segno questo della vivacità e collaborazione dei residenti. Il Consiglio Comunale, attraverso il lavoro svolto da oltre un anno dalla Commissione Temporanea Mura e Forti e del suo Presidente Consigliere De Carlo, ha organizzato il 26/27 novembre scorso, un convegno a livello Europeo sul tema del recupero delle Mura cittadine, al quale hanno partecipato oltre agli ospiti di varie nazionalità e comuni italiani, il Sindaco, gli assessori Tamellini, Poli, Uboldi, Pedrazza Gorlero e in quella sede è stato illustrato anche il recupero di Porta Vescovo con la chiusura alle auto e la dichiarazione di intenti, legata alla Finanziaria, del sottosegretario alle Finanze con delega al Demanio Teresa Armosino, di autorizzare la concessione gratuita per 99 anni al comune di Verona delle Mura che porterà alla realizzazione del “Parco delle Mura” che comprenderà tutte le Mura e le Porte Storiche. Mi ha stupito vedere che venerdì 10 dicembre, mentre si stavano raccogliendo le firme, verso le 10 del mattino la porta è stata riaperta al traffico, su preciso ordine dell’Assessore ai Lavori Pubblici senza tener in considerazione sia l’invito della 1^ Circoscrizione, sia le indicazioni del Consiglio Comunale, che come abbiamo visto sta lavorando in modo puntuale per il recupero di tutta l’architettura “murata” di Verona. Da notizie avute dalla stampa, si annuncia che fra sei mesi ci sarà la chiusura della Porta Vescovo per il restauro che durerà due anni: allora non valeva la pena di intervenire subito sulla regolamentazione dell’incrocio per rendere più fluida la circolazione? La petizione promossa dal Consigliere della 1^ Circoscrizione Luciano Zampieri e dalla sottoscritta per il recupero e la chiusura al traffico veicolare della storica Porta Vescovo e conseguente valorizzazione di Veronetta, vuol porre con forza, all’attenzione dell’Amministrazione l’esigenza di intervenire concretamente in favore di questo quartiere e dei suoi residenti. Purtroppo questa nostra petizione, è stata mal interpretata da alcuni commercianti della zona. Probabilmente, presi dalla crisi economica che investe la maggior parte della categoria, divuta alla diminuzione del potere d’acquisto della famiglia media, hanno invocato la riapertura della Porta (che sta perdendo i pezzi) che a loro dire, è stato motivo del calo delle vendite. Vorrei precisare che la chiusura della Porta storica non preclude l’accesso a via Venti Settembre e quindi al quartiere, in quanto il passaggio avviene regolarmente attraverso le “brecce” laterali come è avvenuto in queste settimane di chiusura forzata di Porta Vescovo a causa del degrado e per salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Un quartiere che migliora in tutti i suoi ambiti sicuramente porta frutto anche ai negozianti che diventano, assieme ad altre attività, punto fondamentale per la vita di tutto il quartiere. Da parte nostra quindi vi è la volontà di sostenere anche chi in zona lavora e produce ricchezza non solo per se stessi, ma per l’intero quartiere. A conclusione di queste mie riflessioni, vorrei ricordare che tutte le Porte Storiche di Verona sono chiuse al traffico veicolare e alcune vengono utilizzate come sede di associazioni benefiche. Nessuna si trova nello stato di Porta Vescovo e pensare che rappresenta il biglietto d’ingresso di Verona per i turisti che arrivano da Est e che, probabilmente, vedendola in quello stato preferiscono altri accessi alla città. Se miglioreremo la zona partendo dalla Porta, i benefici si avranno per tutti anche per i negozianti che rappresentano sempre il cuore pulsante di un quartiere vivo. La petizione continua mercoledì 15 e venerdì 17 dicembre presso il mercato di S. Toscana.
Tisato Milena - Consigliere Comunale Gruppo Misto
Noi bocciamo il bilancio di questa amministrazione Zanotto...
... perché dalla sua lettura ricaviamo forti perplessità sulle scelte politiche di questa amministrazione comunale che spreca, ci delude, che non amministra con la "diligenza del buon padre di famiglia". E’ un atto asettico pieno di ovvietà che si mantiene sul vago e non contiene alcun progetto che presenti obiettivi precisi e definiti. E’ un documento di vera pochezza politica, dive per quanto attiene a investimenti, risorse umane da impiegare e risorse strumentali da utilizzare, lascia nel vago, rinvia ad altri documenti o cita deliberazioni indecifrabili. Non c’è uno straccio di informazione sulle future realizzazioni. Il progetto anziani non prevede ulteriori stanziamenti. Finora l’amministrazione centrale si è limitata a dare un po’ di risorse, ma l’individuazione degli spazi nei quartieri, l’organizzazione logistica è stata solo opera della Circoscrizione. Noi, abbiamo agito da badilanti e da manovalanza, Sindaco e assessore Brunelli hanno tagliato i nastri. Per quanto attiene al programma degli investimenti, è arduo accertare la previsione di spesa per la Circoscrizione 2a, ma anche per altre perché il programma è cumulativo. Sullo sbandierato "master plan" dell’Arsenale è calato nella relazione programmatica di bilancio 2005/2007 un imbarazzante silenzio. Sull’arredo urbano prevale il pressapochismo e le scelte di cattivo gusto. Si parla di verde pubblico da valorizzare e da rendere sicuro, senza accennare a stanziamenti per migliorare l’illuminazione o per eventuali recinzioni. Non è progettato nessun monitoraggio o anagrafe degli alberi esistenti per evitare gli ormai purtroppo consueti inutili abbattimenti. Si argomenta di inquinamento acustico come principio, ma non si stabiliscono investimenti per favorirne la riduzione. Non si prevedono investimenti per campagne anti rumori e interventi anti vandalismo grafico. Si parla di rete museale, ma non si fa cenno ad un progetto in essere o ad una realtà che si sta delineando (vedi museo dell’Arsenale). Non si fa alcun cenno all’Accademia della Musica e della Poesia. Riceverà silenziosamente finanziamenti a scapito di altre iniziative istituzionali? L’unica voce che in questo bilancio si sente è quella della burocrazia, non si avverte né l’indirizzo né alcuna scelta realizzata dal politico.
Lucia Cametti - Presidente della Circoscrizione II
Piazza dei Signori sta diventando un dormitorio per barboni...
... sfaccendati e perditempo. Questa mattina alle ore 9.30 mentre attraversavo la piazza mi sono accorto che due persone coricate nell'androne sottostante la Loggia di Fra' Giocondo si stavano svegliando dopo aver trascorso la notte in un giaciglio di cartoni e coperte. Uno di essi, dopo essersi alzato, si dirigeva verso la balaustra e orinava senza preoccuparsi delle mie proteste, certo dell'immunità derivante dalla sua condizione. Quello spazio, così come quello ubicato sotto al palazzo della Provincia e Prefettura poco illuminato ma ampio a sufficienza, è diventato punto di ritrovo per persone che non esitao a lordare il pavimento e gli angoli più bui di escrementi e altre porcherie, senza escludere la presenza di saltuari tossicodipendenti. Credo che Verona rifiuti questa indecenza! Ma gli scarsi controlli e il degrado in cui vengono lasciati i nostri monumenti favoriscono queste situazioni. Almeno 2 colonnine della balaustra sono mancanti nonostante i miei interventi a riguardo per sollecitarne il ripristino. Sin da giugno 2003. Da quelle aperture si entra facilmente. Chiedo pertanto a chi ne ha l'autorità di provvedere a risanare l'area con attività di protezione e vigilanza, rinnovando la mia richiesta di inibire a chiunque le aree suddette sia di giorno che di notte applicando cancellate in ferro come quelle della Gran Guardia.
Adimaro Moretti degli Adimari
Considero esagerato e anche un po’ ingeneroso il giudizio di Luca Bajona su Forza Italia...
... Una situazione difficile in una circoscrizione non può cancellare una sincera e fattiva collaborazione verificata nelle elezioni provinciali e nell’opposizione alla Giunta Zanotto. Ben più nocivo per la strategia della Casa delle Libertà mi pare il comportamento dell’ U.D.C. in Comune, giustamente e opportunamente stigmatizzato dal nostro capogruppo Pierluigi Bolla.
Sen. Guglielmo Castagnetti - Commissario Coordinamento Provinciale F.I.
Mercoledi 1° dicembre 2004 è la giornata mondiale della lotta contro l´HIV...
... Una giornata istituita anni fa per ricordare che l'AIDS è una malattia che colpisce tutti e tutte, un modo per superare il vecchio concetto di categorie a rischio e ribadire che esistono solamente comportamenti a rischio e che solo loro sono la causa della diffusione dell'AIDS. Oggi chi si ricorda, chi fa prevenzione, chi al di la del primo dicembre se ne occupa? Pochi molto pochi, perchè? Oggi esistono farmaci che hanno allungato la vita delle persone in AIDS e sieropositive, farmaci che nei paesi occidentali sono ormai a disposizione di tutti ma che in Africa o in altri paesi del terzo mondo sono ancora dei miraggi. Molte donne e molti bambini muoino nell'indifferenza dei paesi ricchi o che detengono i brevetti dei medicinali. Noi siamo garantiti, o quasi, ma non possiamo pensare che sconfiggere il virus dell'HIV in occidente equivale a debellare la malattia e relegarla in paesi lontani da noi, in paesi dive le persone convivono con altre tragedie, altre guerre e malattie. Da noi ci preoccupiamo di distribuire preservativi, volantini e pignetti nelle piazze o nei locali, ma fichè ci limiteremo a fare ciò non avremo mai sconfitto una malattia che riguarda anche chi oggi ha una bella casa e una macchina lussuosa. Oggi la soglia di rischio si è abbassata, tanto ci sono le medicine, tanto non se ne parla più e se non se ne parla si puotrà anche tra un po' pensare che l'AIDS non è mai esistita e che in fondo non ci riguarda. Credo sia utile far prevenzione tutti i giorni dell'anno, ricordare ai nostri figli e amici che non è più la malattia degli omosessuali e dei tossici ma che riguarda tutti e tutte, che non basta essere eterosessuale, ricco, colto, con una casa e un lavoro per sentirsi immuni dall'AIDS.
Gianni Zardini
In merito ad un articolo da voi pubblicato sulla sala prove del Saval "tastaply"...
... vorrei farvi conoscere alcune cose che il comune e la comunità dei giovani "dimenticano" di ricordare: - il centro costa al comune una cosa come 80.000 euro (prima era gestito in modo gratuito) - per molti periodi è stato chiuso - tiene aperto solo per qualche ora al giorno (prima aveva questi orari 15.00 - 23) - il lunedì è chiuso (prima non lo era) - quando è stato organizzato in fretta e furia il bando per la nuova gestione l'assessore è stato invitato ad una assemblea pubblica dive un centinaio di cittadini del saval esprimevano la loro totale contrarietà ad un cambio di gestione - logicamente parole buttate al vento - alcuni abitanti della circoscrizione mi hanno segnalato lo stato penoso in cui erano tenuti i locali scritte - parolaccie..... fatte sui muri.. - nonostate il notevole contributo dato dal comune le tariffe per chi usufruisce del centro sono rimaste pressochè uguali - sulle 700 presenze vorrei stendere un velo pietoso... - pensi che il centro parlaraga nel biennio 2001/2 diveva essere aperto 2 volte la settimana , invece nell'ultimo anno teneva aperto solo 1 volta e all'interno vi erano solo 2 operatori, logicamente pagati con soldi pubblici! ... tutto questo lo sappiamo perchè la nostra associazione ha creato e gestito il centro per due anni, prima dell'arrivo di questi professionisti del sociale.... in questo caso voler per forza dare la gestione a qualcuno di questo centro ha comportato svantaggi ai cittadini. non solo del saval. mi sembra che si stia verificando la stessa cosa per il circolo 1° maggio di montorio, non le sembra?
Cucchiara Cristiano
Il motivo ispiratore di questo mio intervento...
... è semplice: la cultura è una risorsa dell'Italia e quindi della nostra bella città, e pertanto Verona di questo terzo millennio ha bisognho di una grande politica per la cultura. Al contrario, i reggitori della cosa pubblica non attuano una politica degna di tale nome, ma ci fanno sapere dalle pagine del nostro quotidiano (L'Arena del 5 nov.) che la scure dei tagli colpirà inesorabilmente i settori cultura e spettacolo sottraendo rispettivamento 500 e 600 mila euro dagli stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2005. L'interesse marginale dimostrato per la cultura prova che la miopia politica di questa giunta comunale la considera un territorio di scarsa importanza, quasi un accessorio o un palcoscenico da usare per la propaganda elettorale quando sarà il momento. Gli investimenti nel campo delle idee, nell'arte in generale sono invece investimenti a lungo termine. Non potremo mai dire d'aver risanato questa nazione culturalmente, se prima non avremo elevato la qualità dei pensieri degli italiani. I giovani, ad esempio, sembrano più attratti da modelli inimitabili e da confusi messaggi contraddittori diventando vittime di angosce che non sanno definire. Per questo dobbiamo, attraverso la cultura, indicare a loro la via affinché possano evidenziare la loro anima autentica. Ma tutto questo verrà deluso senza una seria politica culturale ed organica che sappia valorizzarla. Elenco nell'ordine alcuni aspetti fondamentali:
- ARTE NEGATA: non verrà portata alla luce quella grande quantità di quadri e dipinti che giacciono imballati nei depositi di Castelvecchio e a volte dimenticati, quindi non visibili al pubblico.
- MUSEI: esiste una radicata tendenza ad incolonnare i flussi turistici sempre negli stessi arcinoti luoghi più facili da commercializzare, lasciando ai margini altri patrimoni minori ma sempre attraenti. Il segreto è la realizzazione della rete dei musei che consenta di attrarre un gran numero di visitatori. Pur riconoscendo che la rete potrebbe offrire più servizi a costi inferiori, non potrà vedere la luce a causa dell'esiguità delle risorse.
- TEATRO: utile per non disperdere le identità e che sappia proporsi come modello innovativo. Difendere la cultura del teatro italiano, significa rafforzare i valori classici e i linguaggi che su questi si basano. Anche in questo caso, le risorse economiche sottratte probabilmente mortificheranno una peculiare tradizione veronese.
- CINEMA: per recuperare i grandi temi della testimonianza umana e dell'identità storica. Il progetto avrà scarse possibilità di vita.
- SPETTACOLI: riconsiderare la cultura dello spettacolo, dalla musica leggera al cabaret è elemento da non trascurare perché inseriti nella valorizzazione della tradizione veronese. Del resto anche la culutra popolare va recuperata e mantenuta viva come processo non solo statico ma molto umano.
- DANZA: è la massima espressione di un'arte che integra armonia e movimento del corpo. In questi ultimi tempi è stata rivalutata e proposta. Sarà bene non riportarla al ruolo di Cenerentola.
- LIRICA: se la musica classica è considerata un bene culturale primario, deriveranno conseguenze serie da questo concetto tanto solenne?
- BENI CULTURALI: esiste o no il catalogo generico delle opere d'arte veronesi? La sua esistenza permette di conoscere con esatezza da cosa sia costituito il nostro patrimonio artistico, ville, palazzi, quadri, sculture, arredi, arazzi, reperti archeologici, libri antichi, etc... Senza un catalogo accurato è impossibile conoscere la sorte della grande quantità di oggetti d'arte, di archeologia, magari data in subconsegna a terzi per uso di arredi a tempo indeterminato. Ipotizzando la restituzione di tutti i dipinti credo si potrebbe realizzare una galleria d'arte permanente! Un catalogo che potrebbe essere sfruttato per realizzare una guida turistica per promuovere il nostro patrimonio culturale, attraendo i capitali dei privati che, in cambio delle risorse per finanziarlo, potrebbero ottenere ritorni cospicui in un settore stimolante. Ma anche questo resterà un sogno.
Questi sono alcuni dei punti riguardanti la cultura, ma il vero problema resta la gestione. In che modo il Comne potrà gestire una politica culturale di livello se dispone di poche risorse? Il tutto diventa un fatto politico. Io sono convinto che il tema diventerà sempre più centrale nel nostro tempo ed il dibattito tra cultura e politica rimane fondamentale perché formazione, funzione educativa, valori alti, certezza della propria identità veneta e cristiana sono le grandi priorità che il teatro, la musica, la danza hanno il compito di mettere in evidenza ma che la paventata decurtazione di risorse rischia di cancellare. Concludo invitando chi tiene alla nostra cultura di aprire un dibattito sulle pagine di questo quotidiano o magari organizzando una tavola rotonda con la partecipazione delle principali personalità culturali della città e degli amministratori, con il patrocinio del giornale "L'Arena", da sempre molto attento su questi temi.
Adimaro Moretti degli Adimari - già Assessore alla Cultura della Provincia di Verona
Il 14 gennaio scorso una mozione presentata...
... dal sottoscritto e votata a maggioranza dal Consiglio della 4^Circoscrizione ha permesso di dedicare la Sala Conferenze del Centro Culturale “6 maggio 1848”ai caduti di Nassiriya. Una targa è stata posta all’entrata della sala stessa perché il ricordo dei ragazzi caduti rimanga scolpito nella nostra comunità. Tutto ciò nel rispetto della mozione. Non sono però serviti i solleciti fatti al Presidente della Circoscrizione da parte del gruppo di Alleanza nazionale affinché , anche in maniera semplice potesse essere reso omaggio ai nostri militari. Il 12 novembre, in occasione del 1° anniversario della strage, questa amministrazione non ha pensato di dar luogo a nessun cerimoniale ufficiale per onorare simbolicamente e diverosamente i caduti presso la base italiana “Maestrale”. Ancora una volta, purtroppo, si è persa un’opportunità per dimostrare quella sensibilità umana che divrebbe superare le logiche degli schieramenti e le divisioni delle parti politiche. Evidentemente la forte ipoteca politica di Rifondazione Comunista ( contraria alla nostra missione di pace in una zona di guerra)all’interno della coalizione di centro-sinistra , ha prevalso sul buon senso comune.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza nazionale 4^ Circoscrizione
La strada Provinciale dei Lessini...
... da lunedì 11 ottobre è chiusa per lavori di manutenzione. Il traffico è deviato su via Valpantena essendo in pratica l’unica strada di collegamento con la Lessinia. Tutti i mezzi, compreso i numerosissimi camion che si dirigono alle zone artigianali di Grezzana, Stallavena, Lugo, Cerro, Corbiolo, Boscochiesanuova transitano da Quinto e Marzana. La rotatoria di Quinto, come ben detto da alcuni cittadini di Grezzana che in questi giorni si sfogano anche sui giornali locali, non è adatta a sopportare il transito di autoarticolati costretti a forti rallentamenti per poter passare senza scontrarsi con chi proviene dal senso opposto, creando inevitabili code, in particolare nelle ore di punta. Giustamente il Presidente della Circoscrizione 8^ Corsi e il consigliere Comunale Tosi si lamentano del traffico che si è creato nelle nostre frazioni. Ma, se è lecito, mi chiedo: cosa il Consigliere Provinciale Enrico Corsi e il Consigliere Provinciale Flavio Tosi abbiano proposto alla Provincia, Ente di cui fanno parte oltre ad essere Presidente e Consigliere rispettivamente in Circoscrizione 8^ e Comune di Verona, per limitare i danni dei lavori sulla strada provinciale che ricadono inevitabilmente sui residenti di Quinto e Marzana ? Troppo facile scagliarsi sul Comune di Verona, quando i lavori li sta realizzando la Provincia. Non è forse compito dell’ente che realizza i lavori interessarsi della segnaletica provvisoria per migliorare le condizioni di viabilità, rendendo più sopportabile il disagio per i residenti e per gli automobilisti? Mi aspettavo dai rappresentanti dei cittadini in Enti diversi, un’attenzione maggiore per evitare le ricadute negative dei lavori che si stanno verificando e che si attivassero a collaborare con il Comune di Verona e con il Comune di Grezzana per coordinare gli interventi dei vigili o della Polizia negli incroci e negli orari strategici togliendo magari gli impedimenti di alcuni cantieri a Quinto.
Tisato Milena - Consigliere Comune di Verona Gruppo Misto
“Abbigliamento degli scolari: giusto il richiamo del Preside?”
Lasciano veramente stupefatti le polemiche e le reazioni negative rimbalzate sulle pagine dei quotidiani per la circolare dal titolo “Dal burqa al sedere scoperto”, firmata dal professor Angelo Bernardini, preside del liceo scientifico “Vitruvio” di Avezzano (L’Aquila). Con questa iniziativa il dirigente scolastico abruzzese invoca “un contegno più morigerato rispetto alla moda dilagante anche in classe; una moda fatta da pantaloni a vita bassa, ombelichi e fondoschiena scoperti”. Egli richiama esplicitamente gli alunni della sua scuola a “evitare un look oltre i limiti della decenza”. Ciò per evitare “estrosità e anomalie che finiscono con il creare distrazione e vanificare il lavoro degli insegnanti. Non è il caso di richiamare l’uso del grembiule uguale per tutti, che pure risolveva un problema democratico di uguaglianza ed evitava l’ostentazione e lo sfoggio di capi di vestiario firmati e costosi, tuttavia alcuni modi di vestire rischiano di superare il buon gusto e creano disturbo ed imbarazzo nell’ambito della vita comunitaria: mi riferisco ai pantaloni a vita bassa che lasciano scoperte parti del corpo che, per la buona educazione, nella particolare situazione della vita scolastica, è bene che siano coperte”. Apriti cielo! Bernardini è stato subissato da aspre critiche, che hanno trovato risalto nei mezzi di informazione di massa. C’è chi asserisce che non è possibile stabilire in centimetri quanto un alunno debba coprire a scuola il proprio corpo. E’una questione di libertà! Don Antonio Mazzi ha esordito: ”Quello dei pantaloni a vita bassa è un falso problema. I giovani non hanno bisogno di aut-aut né di ordini perentori, ma di esempi e modelli di riferimento”; per l’Osservatorio sui minori “che il peggior sistema scolastico esistente si occupi del vestiario è roba dell’altro mondo”; per l’Associazione dei sociologi “sempre i ragazzi hanno seguito la moda e questa non è una colpa” (cfr. “IL Gazzettino, 12 ottobre 2004). C'è da riflettere. Non condivido il parere di chi vorrebbe trasformare la scuola in un’istituzione incapace di porre limiti a fatti e comportamenti che configgono con il progetto educativo scolastico. Non auspico neppure un modello di scuola chiusa, caratterizzato da ferrea disciplina, finalizzato all’obiettivo di “trasmettere” il sapere. Nel contempo non mi sembra giusto abbandonare gli istituti scolastici all’anarchia, tollerando che ognuno faccia ciò che gli aggrada e si presenti come gli pare. La scuola divrebbe essere comunità libera e aperta, in grado d’offrire agli alunni varie possibilità di crescita, uno stimolo per lo studente a riflettere e a confrontarsi con la realtà. Posto a confronto con le meraviglie del Creato, lo studente prova stupore; dallo stupore nasce il desiderio d’investigare e di studiare. Osservando da vicino le opere realizzate dall’ingegno umano, viene sollecitato ad acquisire quelle conoscenze necessarie a inventarne di nuove per il bene proprio e di tutta l’umanità. La scuola d’oggi così non è. Si sa che i giovani sono condizionati dal costume e dal contesto sociale in cui vivono; se predomina la negatività, vengono limitati nella loro genuina aspirazione ad esprimere se stessi, a crescere in ciò che è vero, bello, buono, in ciò che risulta utile per il bene comune. Condivido don Mazzi quando afferma: “Il vero problema è la cultura dell’eccesso in cui siamo intrisi... Ormai non ti diverti più se non eccedi: se non stai fuori fino al mattino dopo, se non ti ubriachi o impasticci, se in macchina non corri, se non sballi in qualsiasi modo. Una cultura dell’eccesso, però, che non è solo dei giovani, ma ha radici nei loro genitori...” (cfr “Avvenire” 22 giugno 2003, p.11). C’è chi asserisce che non è possibile estraniare i giovani dal loro contesto, dallo stile di vita che caratterizza il gruppo di appartenenza. E’ tuttavia un errore aiutare i giovani a rendersi conto di ciò che li condiziona e li spinge agli eccessi? Perché chi gestisce gli istituti scolastici divrebbe rinunciare a porre dei “paletti” anche a riguardo di talune trasgressioni che la moda cerca d’imporre ovunque e in ogni contesto? Ogni libertà deve confrontarsi con la sensibilità altrui. E’ un errore ritenere che adolescenti o adulti risultino indifferenti a un certo modo di vestire, anche se diffuso e alla moda. Non tutti maturano psicologicamente e sessualmente allo stesso modo, non tutti risultano insensibili ad ogni piccola o grande provocazione. E’ una questione di rispetto. Per apprendere, affermano gli psicologi, è necessario ritrovarsi in luoghi idonei, evitando il più possibile tutto ciò che divesse provocare distrazione. Certi modi di vestirsi oggettivamente distraggono, sono stati pensati e creati dalla moda proprio per carpire l’attenzione altrui. Certo, il problema divrebbe essere risolto in famiglia, ma i genitori chiedono di essere aiutati dall’istituzione nella quale i loro figli trascorrono buona parte della giornata e nel contempo divrebbero aprire un dialogo su questi temi con i propri figli. L’istituzione scolastica ha quindi l’obbligo d’imporre una condotta rispettosa, fino a richiedere agli studenti un abbigliamento adeguato e corretto, per favorire il perseguimento degli obiettivi educativi. In ultima analisi, con il buon senso che il legislatore richiama essere prerogativa del buon padre di famiglia, Bernardini con la sua circolare ha esortato i giovani a riflettere e ad amare un po’ di più la comunità scolastica in cui vivono. Quella del preside non è stata una prevaricazione rispetto al costume sociale in voga, bensì una paterna esortazione a favorire stili di vita che rispettino se stessi e gli altri, per una libera maturazione delle coscienze.
Mario Rossi
Il triste avvenimento della morte del giovane drogato avvenuta mercoledì 1 settembre sul bastione dei Riformati...
... alle spalle di un monumento ai Caduti, dimostra così come ben documentato dal resoconto giornalistico di sabato 4, che i bastioni della circonvallazione Oriani ma anche gli altri, sono luogo di ritrovo di balordi, sbandati, tossicomani e clandestini che rendono i luoghi infrequentabili nonostante l'impegno delle Associazioni impegnate a curare le aree verdi della città. La conferma di questo inarrestabile degrado ambientale è perfettamente fotografata dalla giornalista C. Taioli che, sempre su L'Arena del 28 agosto, pubblica una inchiesta su quei luoghi intitolando: "Bastioni, belli ma impossibili" "Quartier generale dei clandestini". Questi fatti inquinano la qualità della vita del quartiere e riducono la libertà dei cittadini che non possono frequentare i bastioni quando vogliono, specie la sera, se non per rischiare brutti incontri. Nell'augurarmi un più assiduo controllo repressivo per la sicurezza di tutte le persone pacifiche, approfitto di questa occasione per sollecitare il Sindaco a dar corso alla mia proposta, datata agosto 2003, ove chiedevo lo spostamento del monumento ai martiri di Cefalonia, dall'area dei bastioni Oriani al Parco della Rimembranza al posto del monumento a Cavour da trasferire a sua volta nei pressi del luogo originario, cioè nella p.tta Pasque Veronesi. Tale iniziativa nasceva allora, ma oggi si rende indispensabile per una duplice necessità: dar maggiore visibilità ad un monumeto poco visitato se non nelle cerimonie e ricorrenze, e sottrarlo da un'area che non attribuisce dignità e decoro che merita un simbolo del sacrificio dei nostri soldati. I bastioni Oriani sono diventati un ricettacolo di sporcizia, di malcostume e di malaffare dive nel buio della notte poveri giovani spengono la loro vita perché hanno perduto la fede e la speranza. E' responsabilità di chi amministra saper interpretare i desideri dei cittadini. Credo non sia poi così oneroso e impossibile dar corso al progetto sebbene alle mie richieste unite a quelle del Sig. Francesco Favalli di S.P. di Morubio che aveva raccolte le adesioni dei pochi superstiti favorevoli allo spostamento, il Sindaco rispose: "... nel programma di questa Amministrazione Comunale non è previsto il lavoro di spostamento di tale monumento..." (lett. 3 nov. 2003). Replicando che... nemmeno l'eccidio di Cefalonia era in programma... e forse nemmeno da parte di alcuni, il desiderio di dimenticarlo, confido nella possibilità che il progetto venga riconsiderato.
Adimaro Moretti degli Adimari
Quando si dice Coerenza
Recentemente sulla stampa locale, i Consiglieri Ds, De Carlo e D’Arienzo con il Presidente della 4^ Circoscrizione Badalini, hanno segnalato l’aumento di microcriminalità nei quartieri di Golosine e S.Lucia. Situazione veritiera che in più circostanze è stata messa in evidenza anche dal gruppo di Alleanza Nazionale. I consiglieri sopra citati hanno però dimenticato( forse volutamente) un particolare non indifferente che merita essere ricordato. Ad inizio di questa legislatura infatti, il gruppo di Alleanza Nazionale della 4^ Circoscrizione , ha proposto di istituire una Commissione Sicurezza che potesse lavorare in sintonia con le forze dell’ordine e la Polizia Municipale. Lo scopo era inoltre di poter collaborare anche con la prefettura al fine di prevenire ed arginare situazioni legate alla criminalità nei nostri quartieri. Il voto favorevole di tutta la Casa delle libertà non ha visto però il consenso dei consiglireri di centro-sinistra , Presidente Badalini compreso. Forse in futuro sarebbe opportuno che questa maggioranza ascoltasse con un po’ di modestia le proposte di chi è seduto dalla parte opposta, ma che sono fatte comunque per migliorare le condizioni dei quartieri. Vorrei vedere infine, altrettanto solerti questi consiglieri sollecitare la presenza del vigile di quartiere al loro Sindaco e protestare con efficacia al fianco dei cittadini quando vengono imposti nuovi campi nomadi abusivi.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione
Peppone e don Camillo oggi come ieri
Nel 48 è in nome dell'anticomunismo che i cattolici vanno al potere, DC e PCI, come dice Marco Follini, avevano in comune la regola della loro fondamentale inimicizia politica e avevano anche in comune le eccezioni delle loro sporadiche complicità. Moro addirittura nel 61 dice che il PCI si presenta ed appare come difensore della libertà, il suo promotore, la forza che denuncia l'ingiustizia e l'ineguaglianza e s'impegna nel processo difficile e lungo del riscatto umano. Fin dal 66 il politologo Giorgio Galli diceva che il PCI e la DC avevano dato vita a una forma di bipartitismo sia pure in un sistema chiaramente proporzionale, la loro contrapposizione li ha rafforzati vicendevolmente. La Democrazia Cristiana chiude i battenti nel gennaio del 94 dopo aver vissuto gli ultimi anni in uno stato comatoso, il PCI cambia nome per non fare i conti con la storia. Molta acqua è passata sotto i ponti, oggi vige un diverso sistema elettorale già in fase di critica persistente, non esistono più, nè il Muro e nemmeno i vecchi partiti, anche se la nostalgia illude alcuni ad impegnarsi per un improbabile ritorno. Per dirla con Sofri l'anticomunismo non è più chirurgico ma omeopatico, le bandiere della pace, sotto le quali si divrebbe riconoscere gran parte del genere umano, vengono brandite come arma di differenza, anche l'astinenza e il digiuno dal cibo del mercoledì delle ceneri, “osservati”nel privato da più di duemila anni dai credenti , sono divenuti quest'anno una sfilata mediatica per politici e personaggi pubblici privi di scrupoli. Dice Pierluigi Battista che per rimanere una grande forza di opposizione il PCI teneva alte le insegne del mito della resistenza e recitava compunto il proprio catechismo antifascista. La DC arruolava invece oltre ai cattolici, i laici e la destra moderata, mentre il PCI fagocitava intanto l'elettorato socialista. Due barriere quindi, da una parte quella anticomunista e dall'altra quella antifascista. Quando si dice corsi e ricorsi storici.
Giancarlo Frigo
I cittadini vengono in circoscrizione da me a piangere...
... perché quei cedri, abbattuti all’interno dell’Ospedale di Borgo Trento, facevano parte della storia delle famiglie che vivono di fronte ad esso. Li hanno visti sempre davanti a loro, alti e maestosi, carichi di neve d’inverno e portatori di frescura nelle caldi estati. Hanno procurato frescura nelle caldi estati, e attutito i danni provocati dall’inquinamento acustico-ambientale nella martoriata via Mameli. Al loro posto verrà edificata una cabina elettrica per la realizzazione della quale verranno installati due cantieri. Questo, secondo i cittadini allarmati, creerà altro rumore, altro inquinamento ed un impatto visivo aberrante. Le dimensioni della cabina saranno: un’altezza fuori terra di 3,80 m, una lunghezza di 37,84 m, una larghezza di 8,30 m. L’iter progettuale per il taglio degli alberi è stato affidato ad una società di Milano, che ad una conferenza dei Servizi tenutasi nel marzo 2002, ha avuto l’approvazione sia del Comune che del Corpo Forestale dello Stato e della Regione Veneto, che in parte finanzia l’intervento. Si arriverà a dieci cedri abbattuti, altri alberi lo saranno successivamente sul lungadige Attiraglio. Come soluzione a questi abbattimenti la società a cui era stato affidato l’iter progettuale per il verde metterà a dimora “gruppi di arbusti e un tappeto erboso”... Il tutto si commenta da solo.
Lucia Cametti - Presidente II Circoscrizione
Egr. Direttore, seguo con attenzione la vita politico/amministrativa della nostra città...
... e devo confessarLe lo stupore ed il rammarico mio e della Associazione di cui faccio parte, nel prendere visione, nelle ultime settimane, di una serie di articoli ed interviste apparse su un po’ tutti i media locali nei quali il Segretario della Margherita Sig. Fogliardi ed il Consigliere Regionale dei DS Sig. Welponer, si adoperano a "strigliare" la Giunta Zanotto, ed in particolare a mettere in guardia lo stesso Sindaco in vista di ipotetiche (o preparate ed auspicate) "svolte". E la strigliata non è di quelle bonarie e costruttive quali quelle che un buon compagno di percorso ti può dare nel tentativo di aiutarti a superare quelle che ai suoi occhi sono delle difficoltà momentanee, ma è una strigliata che ha tutta l’aria di essere tutt’altro che costruttiva e che, in realtà, miri proprio ad enfatizzare (se non addirittura a costruire) ostacoli che in realtà non esistono. A questo riguardo mi paiono degne di nota alcune osservazioni: innanzitutto vale la pena di riscontrare che queste critiche vengono mosse esclusivamente dagli esponenti di partito (DS e Margherita) e non vengono in alcun modo fatte proprie dalle rappresentanze Consiliari di questi partiti. Basti osservare, infatti, gli Atti del Consiglio Comunale per rendersi conto come, sia il Capogruppo dei DS (Sig. Zanella) che il Capogruppo della Margherita (Sig. Butturini), adottino in seno al Consiglio comportamenti assolutamente in linea rispetto agli impegni che la maggioranza nel suo complesso ha preso nei confronti dei veronesi. E non c’è un solo Atto che evidenzi la loro benché minima critica nei confronti del Sindaco (che sostengono come Sindaco "loro", a differenza dei loro compagni di partito che troppo spesso ne prendono le distanze).?E’ poi curioso notare che, quasi si trattasse di un copione già scritto e che è sufficiente solo mettere in onda nei modi e nei momenti più opportuni, con un "timing" da veri registi di triller, il Sig. Welponer ed il Sig. Fogliardi decidono quando è l’ora di sostenere che i rapporti nella maggioranza "sono tesi" e quando è l’ora di sostenere che questa tensione è rientrata (e per merito di chi). Curioso, ripeto, e preoccupante al tempo stesso. Una situazione di tensione, per essere tale, deve essere, come dire, verificabile sul campo, devono essere i fatti a darne evidenza e non certo questo o quell’interprete. Come mai, ad esempio, questa situazione di sedicente tensione in seno alla maggioranza non è mai stata evidenziata dai CapiGruppo Consiliari della maggioranza stessa? Sembra di capire che, dietro a queste sortite (in special modo quelle reiterate del Sig. Welponer), ci siano dei "secondi fini" ed una ricerca spasmodica di visibilità a tutti i costi: d’altra parte Berlusconi insegna… Ma, se Berlusconi insegna, non è mica detto che Welponer… impari! Infatti, se di visibilità ha bisogno, perché il Sig. Welponer non approfitta dell’ospitalità dei media locali per informare il suo elettorato ed i suoi concittadini circa la sua attività che sta svolgendo in Consiglio Regionale a vantaggio, appunto, dei suoi concittadini, sia di quelli che lo hanno votato, sia di quelli (e sono i più) che, seppure non l’hanno votato, si aspettano di essere tutelati nei loro interessi da un rappresentante politico che abbia a cuore le istanze del proprio territorio? Per ultimo, molto meglio farebbero il Sig. Welponer ed il Sig. Fogliardi a muovere i loro partiti a sostegno dell’attività dei propri gruppi Consiliari in difficoltà di fronte al bieco ostruzionismo che da mesi i rappresentanti della minoranza in Consiglio Comunale stanno facendo ai danni di tutta la comunità veronese. Grazie per l’ospitalità, e voglia gradire i miei cordiali saluti.
Dott. Ruderigo Maistrello - Associazione Cittadini per il Futuro
Recentemente il Consiglio della 4^ Circoscrizione ha votato favorevolmente una Mozione...
... presentata dal sottoscritto dive si chiede che in occasione del prossimo 8 agosto "48° anniversario della tragedia mineraria di Marcinelle, dive videro la morte 262 minatori europei, di cui 136 di nazionalità italiana (8 veneti e un veronese)", venga posta una corona di alloro in onore e in ricordo di tutti i caduti che hanno sacrificato la vita lavorando. Un simbolico, ma diveroso e riconoscente omaggio anche alla memoria dei connazionali che inseguendo lontano dalla Patria, il sogno di una vita migliore, bagnarono invece con il loro sangue il patto scellerato tra Italia e Belgio "uomini in cambio di carbone". Ricordare quella tragedia come patrimonio irrinunciabile del dolore e della sofferenza di tutta la nostra emigrazione, significa trasmettere alle nuove generazioni i principi di giustizia sociale che purtroppo ancora oggi in molte parti del mondo vengono frequentemente negati.
Marco Padovani - Consigliere Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione
Lo sgombero di Forte Azzano cancella i diritti umani a Verona e apre la strada alla destra
Non ci sono più i presupposti di legalità e di costituzionalità per continuare ad amministrare. La Giunta Zanotto deve fermarsi e rivedere immediatamente le sue scelte razziste di pulizia etnica. La Giunta Zanotto, ha toccato il fondo dimostrando di essere razzista e incapace di affrontare i diritti umani dei Rom. Esisteva una mozione approvata dalla maggioranza di centrosinistra del Consiglio comunale nella quale si impegnava la amministrazione a fare scelte e politiche per i Rom in sintonia con le direttive europee e la legge regionale. Questa Mozione è stata disattesa e l¹intendimento del consiglio è stato capovolto. La Giunta Zanotto fa sempre più scelte che non condivide con il Consiglio e tantomeno con le Circoscrizioni. C’è da dire che in questo caso la Giunta Zanotto ha dato ascolto alla Lega e alla destra. Di fronte ad un simile incapacità e insensibilità politica ed umana questa amministrazione deve dimettersi perché sta tradendo le motivazioni per le quali era stata eletta. La stessa assessora alle Pari Opportunità e all’immigrazione ha accettato questa logica degli sgomberi e della tolleranza zero all¹accattonaggio, logica questa che ci riporta ai tempi del nazismo, tradendo il suo essere donna femminista e di sinistra e dimostrando di preoccuparsi più della sua poltrona che delle reali pari opportunità. Le cinquanta persone sgomberate sono in attesa di essere accolte. E’ un loro fondamentale diritto. Rifondazione ha posto una condizione per poter dialogare con questa amministrazione e cioè che le persone sgomberate vengano tutte riaccolte, in caso contrario uscirebbe dalle maggioranze delle circoscrizioni. In attesa che il sindaco si degni di incontrare Rifondazione e dia risposte degne di un governo di centro-sinistra, per sottolineare la gravità della situazione e l¹emergenza umanitaria che questa comunità Rom sta vivendo annuncio che non garantirò più il numero legale alla risicata maggioranza di centrosinistra della Prima Circoscrizione bloccando così i lavori della Circoscrizione. Inoltre congelo la commissione Diritti Umani che io presiedo in quanto non ci sono più i termini di legalità e di rispetto della cittadinanza in un contesto politico schizzofrenico che nella pratica adotta gli sgomberi come strumento di caccia allo straniero e a parole si presenta come Municipio dei Popoli.
Roberto Aere - consigliere di Rifondazione della Prima Circoscrizione
Editoriale: lirica, turismo, e pupazzi
Caro direttore, in merito all’oggetto sono molti i fatti che mancano “all’appello”... non le idee di “tizio” e “caio”. Innanzi tutto “uomini” capaci di lavorare bene... e qui cade l’asino (nobile animale)! MEMO: 1) Pensi al percorso dal canale Camuzzoni alla stazione Porta Nuova, in linea d’aria saranno 500 metri... A Lei il commento! 2) Le grandi aziende nel settore edilizio ambiscono tutte ad asfaltare le strade; è un lavoro semplice e remunerativo, (sotto il nero nessuno vede) Lei ha presente le nostre strade...? Le ho citato due situazioni inerenti ad un’immagine... visitare la capitale storica della lirica come Lei la definisce. Da un attento giornalista del suo spessore (che ho la fortuna di conoscere da tanti anni) mi aspetto in futuro di leggere qualcosa di più interessante. La comunicazione a mezzo stampa deve “educare” il cittadino... e... “stringere” sui contenuti e sui fatti. Così si rende un grande servizio “senza studiare molto”. I paragoni Hollywoodiani li dobbiamo lasciare alla fantasia meravigliosa di Pippo. Un caro saluto.
Claudio Bellaviti
Leggo spesso e con una certa preoccupazione diverse considerazioni sullo sviluppo possibile del nostro aeroporto...
tra queste mi ha trovato d'accordo la lettera del vicepresidente di Assindustria Bruno Tosoni il quale stigmatizzava la perdita di alcuni collegamenti aerei tra cui quello con Bruxelles attribuendo a tale fatto un certo distacco e lontananza dall'Europa di una Citta' come Verona che ambisce a diventarne una delle Capitali. Forse e' un evento transitorio di natura prettamente commerciale e che probabilmente si risolvera' tra qualche mese magari con l'avvento di un'altra compagnia aerea. In un recente convegno partecipato dal Catullo, dalla Lufthansa e dall'aeroporto di Monaco si è affermato tra l'altro che il Catullo non può espandersi ed avere cosi servizi a livello globale e che pertanto il suo ruolo fondamentale non può che essere di carrier per l'Hub della Baviera e della Lufthansa. Ahimè, ahinoi, anzi altolà: dive sono finiti i grandi progetti di sviluppo sbandierati qualche anno fa quando si prospettava l'avvio di Malpensa e che hanno portato tra gli altri provvedimenti anche a porre in salvaguardia un'ampia area di territorio a ridosso dello scalo nel comune di Sommacampagna al fine di prevederne pure una seconda pista? Chi ha stabilito che il Catullo non possa più crescere? Londra Gatwick con una sola pista e con un sedime ben inferiore a quello posto in salvaguardia, fà 30 milioni di passeggeri. Gli altri scali a noi vicini, Bologna in testa, istituiscono voli di linea a raffica per mezzo mondo mentre da Verona si parte, udite udite... per Chisinau. Non vedo grandi strategie all'orizzonte: manca ancora il passaggio a scalo civile ( a quando Presidente Cavalleri?), manca (di conseguenza?) la concessione pluriennale che altri aeroporti concorrenti hanno ottenuto o stanno per ottenere; c'è un sommerso conflitto con Montichiari, il quale più che un'investimento rischia di trasformarsi in una trappola dei bresciani (e dei lombardi) per i veronesi; c'è insomma un penoso VOLARE BASSO che la politica nostrana non coglie forse per pigrizia o perchè è affacendata in problemi tipo nomadi, tombini, moschee, gelosie e nei "te la faccio pagare...!". A rimetterci è solo e sempre Verona ed il suo futuro.Mi piace invece pensare alla mia Verona, bella capitale della Regione del Garda (altro tema tabù), con servizi di respiro mondiale, dai musei alla cultura in genere, alla Fiera e all'economia in genere, alla sanità, ai trasporti eccetera, con un'aeroporto "globale" visto che è posto al centro dell'Italia che produce. Quanto costa VOLARE ALTO, quanto costa progettare un futuro non utopico, e non lo è perchè è Verona ad avere in sè tutti gli ingredienti per essere una Città globale!
Aldo Vantini
In molti sostengono che il Sessantotto fu uno scontro...
... tra padri e figli e non un terremoto politico. Forse all’inizio. Ma la realtà è che in breve gli adulti superarono a sinistra i ragazzi allo scopo di essere all’altezza dei tempi e affrancarsi dal conservatorismo tipico di chi va su con l’età. La metà degli italiani impazzì. Scioperi, cortei ogni sabato, scontri di piazza. Se ci scappava il morto la colpa era della Polizia, serva dei padroni. Le università erano perennemente occupate e i licei pure: assemblee, ordini del giorno, esasperazioni ideologiche, botte da orbi a chi dissentiva. Si contestava. Cosa? Qualsiasi cosa. Non c’erano obiettivi se non quello di dimostrare, rompere col passato che pochi conoscevano e nessuno desiderava più studiare. Era sicuramente più comodo non sfogliare il libro piuttosto che chiedere, col rischio di ottenere nuovi testi. Stop agli esami individuali, avanti con quelli collettivi. Nelle superiori fu introdotto il 6 politico. La sufficienza garantita a prescindere dal grado di preparazione. Da qui il crollo qualitativo della scuola, in un paese che è l’unico ad avere avuto il 36 per cento di comunisti (senza contare gli affini, gli extraparlamentari, i maoisti, autonomi, brigatisti eccetera) e ad averli conservati con cura (sia pure travestiti da progressisti) anche dopo la morte del comunismo. Risultato: oggi come allora c’è chi è tanto generoso da voler cambiare il mondo con le antiche ricette ed è tanto inetto da non riuscire a cambiare se stesso.
Marco Padovani - Consigliere Alleanza Nazionale della 4^ Circoscrizione
Gentile direttore, osservando i recenti risultati delle elezioni provinciali sono rimasta letteralmente esterrefatta...
... nel constatare l’esclusione fra gli eletti di AN degli assessori uscenti Adimaro Moretti degli Adimari e Camillo Pilati. Ci tengo a sottolineare che con il sistema elettorale in vigore l’insuccesso elettorale di questi due assessori NON DEVE essere identificato con una bocciatura del loro operato in questi 5 anni. Con un sistema in cui si può votare solamente il candidato presentato nel proprio quartiere, il voto personale in città diventa un giudizio verso l’opearto generale di un partito piuttosto che una valutazione personale sul candidato. Ad esempio io elettrice del collegio Centro I avrei dato senza dubbio la mia preferenza ad Adimaro Moretti se mi fosse stato possibile e come me molte altre persone. Pertanto ritengo che i due assessore abbiano pagato personalmente il prezzo dei pessimi risultati del polo ed in particolare di AN in città. Del resto se lo stesso partito in provincia è andato bene non sarà un po’ anche merito loro che per un’intera legislatura hanno operato sul territorio? Altri, quindi, potrebbero aver beneficiato del loro lavoro. Fra tanti esempi di manifesta mediocrità penso che l’esempio di queste due “persone” vada ricordato. Quello di Adimaro Moretti degli Adimari, per la serietà, la coerenza e l’entusiasmo con cui ha ricoperto il ruolo di assessore e soprattutto la pazienza e la competenza con cui ha gestito le deleghe alla cultura e alla pubblica istrizione, raggiungendo in entrambe, pur nella scarsità di mezzi economici, risultati encomiabili. Quello di Pilati, a dispetto della giovane età, per la maturità e l’impegno dimostrati nei 5 anni di assessore alla caccia. Se pertanto in un’eventuale giunta Mosele non vedremo Adimaro Moretti degli Adimari e Camillo Pilati non sarà solo una “sconfitta di collegio”, ma una sconfitta della destra che perderà due dei suoi esponenti provinciali più validi. In ogni caso mi preme inviare loro il mio più sincero ringraziamento.
Mara Recchia Paoletti
Il Sindaco Zanotto è un cementificatore, come tutti i suoi predecessori
C'è solo da sperare che sia stato un colpo di caldo. Ma purtroppo il Sindaco Zanotto era pienamente in sé quando ha annunciato la volontà di costruire un nuovo Stadio alla Spianà, e di abbattere il Bentegodi per costruire nuovi palazzi. Fra tutti i problemi che ci sono a Verona (la città più inquinata d'Italia), a noi pare che la costruzione di un nuovo Stadio divrebbe essere l'ultimo dei pensieri di un Sindaco. La Spianà è ancora una zona verde di un certo rilievo nel Comune di Verona. Anziché utilizzare il PRG per tutelarla e garantire che rimanga verde, il Sindaco propone di sommergerla con alcune migliaia di metri cubi di cemento per costruire un nuovo stadio, nuovi centri commerciali, nuovi parcheggi e dunque nuova viabilità con relativo nuovo traffico. Non contento propone che al posto dell'attuale stadio Bentegodi sorgano nuovi palazzi per soffocare un quartiere che è già al collasso. Davvero stupefacente per un sindaco che si autodefinisce di centro-sinistra. Con questa mossa, che rispolvera un vecchio progetto Mazzi che speravamo definitivamente affossato, il Sindaco Zanotto si mette sullo stesso piano dei suoi predecessori cementificatori come la Sironi, Sboarina e Zanotto padre. Nulla è cambiato. Ancora più stupefacente è che i sedicenti Verdi del Sole che ride(va) che sostengono questa Giunta, Guerrini e Bertani, rimangano in silenzio, accettando senza muovere un dito anche questa ennesima aggressione al territorio veronese. Se ancora qualcuno non avesse capito qual è la differenza fra i Verdi della Colomba e i Verdi del Sole, questa volta non può avere dubbi: noi difendiamo l'ambiente di tutti, loro le proprie poltrone. Dopo l'inserimento del Traforo delle Torricelle e il nuovo stadio alla Spianà, è sempre più evidente la fisionomia che sta assumendo il PRG di Zanotto: aumentare il cemento, diminuire il verde. Meditate, veronesi, meditate...
Mao Valpiana - Verdi della colomba per la nonviolenza
Ottima iniziativa quella del sindaco di Zevio...
... incentivare i residenti del proprio comune a far identificare i loro cani è il modo migliore per prevenire il randagismo. Con una spesa minima, il costo del microchip, si risparmiano centinaia di euro di mantenimento di animali abbandonati non riconducibili a un legittimo proprietario. Peccato che l'assessore veronese Luciano Guerrini non abbia fatto altrettanto nonostante gli fosse stato più volte suggerito. La sua funzionaria dell'ufficio tutela degli animali, che si guarda bene dal chiedere il parere di persone competenti, si è impelagata in un ordinanza sui maltrattamenti degli animali condivisibile nei principi ma folle nel contenuto tanto da essere stata frettolosamente sospesa. Servirà da lezione? Ne dubito.
Dott. Carmelo Furnari - veterinario
Verona città di pace?
Perché Verona deve accogliere una manifestazione militare? Perché l’amministrazione comunale intende legittimare un esercito che in questo momento è in guerra? Perché si coinvolgono le scuole su una iniziativa militare? Sono sicuro che anche voi vi sarete posti queste domande soprattutto in seguito alla scelta fatta dal Consiglio di far diventare Verona ‘Città di Pace’ e quindi di impegnare l’aministrazione in azioni positive e concrete volte alla cultura della pace. Non sono altrettanto sicuro che abbiate concluso che una sfilata della Marina Militare dipinta dai media, come uno scambio culturale di forze armate con gli Alpini a Trieste, diventi di fatto l’esaltazione dell’esercito, delle armi, e di una guerra che l’Italia si ostina a chiamare ‘Pace’. Il denaro pubblico sperperato per accogliere e festeggiare uno strumento di morte quale è l’esercito, poco importa se con una penna nera sul cappello o un berretto bianco, è un gesto che offende chi desidera realmente la Pace. E’ la scelta culturale di legittimare le armi e la forza come parte integrante della nostra democrazia e del nostro futuro, è l’antico e sempre presente desiderio di rimettere ordine ai valori che garantiscono i nostri riferimenti reali e simbolici, e quel che è peggio, è che tutto questo accade sempre senza la minima riflessione, in un rituale vomitevole ma essenziale per definire la nostra fragile identità che deve essere plasmata attorno alla Patria, all’Esercito e ovviamente ad un ‘Dio’ usato per benedire sia la pace che la guerra. Il denaro pubblico usato per ‘ l’iniziazione’di bambini e di bambine delle scuole veronesi, all’arte della guerra. Verona , l’Amministrazione comunale, il Sindaco divevano rifiutarsi di sponsorizzare l’esercito e i suoi terribili valori. divevano rispettare la scelta di essere un ‘Comune di Pace’e promuovere l’arte della disobbedienza.
Roberto Aere - Cons. Rif. Comunista Prima Circoscrizione
Durante la campagna elettorale ho ascoltato delle affermazioni scorrette...
... in merito alla Pubblica Istruzione, ciò che è stato affermato è uscito dalle bocche e non dal cuore. Da queste critiche distruttive ho solo sentito dire: emergenze croniche, scuola nel caos, assenza di dialogo. Ma la Provincia ha fatto il suo divere per 5 anni, e i risultati nel campo della programmazione, dimensionamento e offerta formativa sono stati eccellenti, ma nessuno ha mai parlato, concentrando la polemica unicamente sulla questione emergenza spazi. Rammento che oltre ad aver approntato nel 2002 il Piano della Programmazione Scolastica del territorio per il 2004 sono stati raggiunti risultati significavi: per la scuola dell'obbligo la costituzione di 4 Istituti Comprensivi e una Direzione Didattica e 2 disaggregazioni, per la scuola superiore 2 disaggregazioni, 2 nuovi licei, 3 nuovi indirizzi, 3 corsi di studio approvati a sanatoria. Infine in data 27 maggio è stato approvato il nuovo Piano dell'Edilizia Scolastica per le Scuole Superiori al fine di garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. Credo in questo settore, nessuno avrebbe potuto fare di più.
Adimaro Moretti degli Adimari - Assessore Provinciale alla Pubblica Istruzione
Ho avuto il piacere di assistere al XVI raduno nazionale dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia...
... che si svolge ogni quattro anni, tenutasi sabato 15 e domenica 16 nella nostra città di Verona. 30.000, 35.000 presenze in città con rappresentanti di tutte la associazioni di marinai provenienti dalle regioni d’Italia e rappresentanti provenienti da tutto il mondo hanno sfilato lungo piazza Brà e corso porta Nuova con i loro stendardi in un’atmosfera gioiosa e carica di ricordi e di imprese. Spettacolare anche l’atterraggio dei paracadutisti davanti alla tribuna d’onore e alle migliaia di persone che affollavano il liston e piazza Brà. Molti sono stati i ringraziamenti alla nostra città e alla nostra amministrazione per aver accolto in modo così partecipato questa grande manifestazione nazionale. L’Ammiraglio Titta ha più volte ringraziato e si è caldamente complimentato con il Sindaco, che con l’occasione abbiamo scoperto avere trascorsi in marina, e con chi ha organizzato l’evento. Verona ha superato a pieni voti anche questa importante prova; organizzare un evento di questo livello, mai avvenuto nella nostra città, non credo sia stata una cosa semplice. Ma quando si è convinti dell’importanza della manifestazione si superano anche i problemi più difficili. Rivolgo un grazie particolare ai responsabili della sezione di Verona della Marina Militare che hanno promosso l’evento coordinando tutte le sezioni aderenti e per la realizzazione dell’opuscolo contenente moltissime informazioni e ai responsabili dell’amministrazione Alberto Marchesini, Mara Frigo, Ornella Bigi e a tutti coloro che hanno partecipato con entusiasmo per la buona riuscita della manifestazione. Oggi Verona ha nuovi amici nel mondo che la ricorderanno per le sue bellezze e per la sua grande accoglienza. Anche questa è promozione turistica che l’Amministrazione ha permesso, con investimenti anche economici, che avrà ricadute positive in settori specifici: alberghiero e commerciale. Grazie Verona.
Tisato Milena - Consigliere Comunale Gruppo Misto
Ancora una domanda sulla tranvia.
Premesso che la responsabilità del danno che Verona avrà se l’Amministrazione si ostinerà a proseguire con questo progetto di metropolitana di superficie sarà di tutte le forze politiche vuoi perché l’hanno approvata con leggerezza nel precedente mandato: Lega Nord – Forza Italia – Alleanza Nazionale – UDC – Verdi – Democratici di Sinistra – Rifondazione Comunista, vuoi perché oggi gli stessi partiti la sostengono con l’aggiunta degli ex Popolari oggi Margherita, la Lista Zanotto, e in parte il partito Socialista con alcune singole eccezioni che, comunque, non hanno sufficiente peso politico per cambiare direzione, sono a chiedere per quale motivo un consigliere non possa ricevere dall’Amministrazione e dalla sua azienda partecipata AMT le informazioni richieste riguardo documentazioni ritenute importanti. L’ammontare dei costi del primo lotto appaltato il 10 novembre 2001 e approvato dal Consiglio Comunale con delibera 88 del 15 dicembre 2000 era di 377 miliardi di vecchie lire, già su un articolo del SOLE 24 Ore si parlava per la tranvia di Verona di un costo di circa 800 miliardi; Con una delibera del CDA di AMT del 10 dicembre 2001 su richiesta della società KPMG si è approvato un aggiornamento del p.e.f. Con una nota della Giunta Sironi si è preso atto dell’aggiornamento prezzi; da allora nessuna delibera del Consiglio Comunale che aggiorna i costi di questa tranvia. Mi trovo in queste condizioni a chiedere nuovamente quale sarà il costo di quest’opera e se qualcuno a questo punto ha la possibilità di rispondere. Un invito ai consiglieri che in futuro saranno chiamati a votare qualche delibera in merito a chiedere spiegazioni e risposte certe almeno sui costi dell’opera e a quello che il Comune di Verona andrà incontro per i prossimi 30 anni.
Tisato Milena - Consigliere Comunale Gruppo Misto
Gentile Direttore, le sue affermazioni sul programma di Lonardi...
... o, meglio, del candidato Franchetto mi meravigliano. Mi sembra un po' troppo semplicistico bollarlo coma una semplice "zeppa". Qualche autorevole esponente politico afferma che " ... tanto i programmi non li legge nessuno ...". Ecco. Bisognerebbe che iniziassimo a leggerli. Lei, anzi, per il mestiere che fà, divrebbe sensibilizzare i cittadini a sfogliare quei "libroni" e a capire che intenzioni hanno le persone che mandiamo a governarci. Se avessimo sottomano il programma di questa specie di centrosinistra che regna a Verona potremmo verificare, ad esempio, cosa dice a proposito di tramvia, di mediana, di trafori, di piste ciclabili, di aree verdi. Un programma politico non divrebbe essere un decalogo delle buone intenzioni, ma un progetto articolato di come si intende lavorare. Lei acquisterebbe un appartamento conoscendo la zona, ma non la via? Si accontenterebbe di sapere che ha tre camere da letto senza sapere quanto sono grandi? E il garage? per un'auto, due o solo per la moto? Cordialità.
Dott. Carmelo Furnari
SONO UN COMUNE CITTADINO E, DILETTANDOMI DI AERONAUTICA...
... DA MOLTI ANNI OSSERVO CON ATTENZIONE LO SVILUPPARSI DELL'ATTIVITA' DEL CATULLO E NON NASCONDO CERTO LA SODDISFAZIONE PER I RISULTATI SIN QUI RAGGIUNTI. TUTTAVIA NEGLI ULTIMI TEMPI, PARE EVIDENZIARSI UN CERTO RALLENTAMENTO DELLO SVILUPPO COME APPARE DAI DATI DI TRAFFICO DI QUESTI PRIMI MESI 2004 (VD IL SITO ASSAEROPORTI). COME SE CIO' NON BASTASSE L'AIR DOLOMITI, CHE A VERONA HA POSIZIONATO IL PROPRIO HUB, DA MAGGIO HA CANCELLATO I PROPRI VOLI PER MADRID, BRUXELLES E PARIGI. LE ALTRE REALTA' AEROPORTUALI CONCORRENTI INVECE, INCREMENTANO PASSEGGERI E DESTINAZIONI. PER UNO SCALO CHE AMBISCE A LIVELLI DI ECCELLENZA, MI PARE CHE LA PERDITA DI QUESTE TRATTE RAPPRESENTI UN CERTO SMACCO: CONSOLIAMOCI CON TIRANA, CHISIANU E LA FLORIDA MOLDAVIA (MAH !....).LEGGENDO POI I QUOTIDIANI DELLA VICINA BRESCIA E LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE LOMBARDO FORMIGONI SI NOTA COME I NOSTRI CUGINI SIANO FORTEMENTE IMPEGNATI AD ACQUISIRE UN RUOLO FONDAMENTALE NELLO SCACCHIERE AEROPORTUALE NAZIONALE, MA CHE DICO, INTERCONTINENTALE (LEGGERE PER CREDERE): IL D'ANNUNZIO VIENE INDICATO COME IL FUTURO HUB LOMBARDO QUANDO MALPENSA ESAURIRA' I PROPRI SPAZI. I BRESCIANI PARLANO GIA' DI COLLEGAMENTI CON HONG-KONG, TOKIO E NEW YORK ( PROPAGANDA? ANCORA UN MAH !.....). IN TUTTO QUESTO, LA SOCIETA' CATULLO CHE POSSIEDE L'85 PER CENTO DEL CAPITALE DEL D'ANNUNZIO, HA PROVVEDUTO E PROVVEDERA' A POTENZIARNE LE STRUTTURE ALLUNGANDO PISTE E COSTRUENDO MAGAZZINI. PROBABILMENTE I BRESCIANI INVECE STANNO OSTEGGIANDO LA CONCESSIONE DELLA GESTIONE TOTALE ALLA CATULLO NONCHE' LA TANTO SBANDIERATA SUA SMILITARIZZAZIONE PROPRIO PER APPROPRIARSI DEL “LORO “ AEROPORTO E SENZA LA CONCESSIONE NON SI POSSONO PROGRAMMARE INVESTIMENTI SERI. MI CHIEDO COME POSSA CONCILIARSI L'ASPIRAZIONE ( DA CAPUT MUNDI ) DI BRESCIA E DELLA LOMBARDIA DI AVERE UN SECONDO HUB ( QUANDO GIA' OGGI NON SI SA COME RIEMPIRE MALPENSA E FIUMICINO), CON LA PRESENZA DEL CATULLO COSI' COME DI VENEZIA E DI BOLOGNA (CHIUDERANNO? TERZO MAH !...). NELLA RIDDA DI POSIZIONI SI NOTA L'ASSORDANTE SILENZIO (STRATEGICO?) DELLE DIRIMPETTAIE ISTITUZIONI NOSTRANE E CIOE' REGIONE, PROVINCIA, CAMERA DI COMMERCIO, CATULLO. QUESTA MIA VUOLE ESSERE SOLO UNA PROVOCAZIONE PER CERCAR DI RISVEGLIARE DAL TORPORE DA SUCCESSO I NOSTRI AMMINISTRATORI, PER NON VEDERCI SOFFIARE PIANO PIANO UNA REALTA' CHE, TRA LE POCHE, “divREBBE” DARCI UN RESPIRO INTERNAZIONALE.
Aldo Vantini
Egregio direttore, in qualità di Presidente dell´Associazione Albergatori di Verona e provincia...
... aderente a Confcommercio, vorrei chiederle ospitalità per darmi modo di esternare ai diversi attori del successo dell'edizione del Vnitaly appena trascorsa la gratitudine degli associati e mia in particolare. La rassegna stampa di questi ultimi giorni ha già evidenziato il plauso manifestato dagli operatori professionali, dagli espositori, dai frequentatori dell'avvenimento; io porto il ringraziamento degli albergatori che rappresento al Presidente dell'Ente Fiera, avvocato Castelletti, in rappresentanza di tutti i funzionari e lavoratori che lo hanno seguito e supportato, perché i nostri clienti ci hanno resi partecipi della soddisfazione provata nel constatare il miglioramento di molti degli aspetti da loro percepiti durante la lunga e faticosa manifestazione: il rapporto col personale di servizio, gli spazi espositivi, la logistica interna, la logistica esterna. Un discorso a parte, perché mi è stato chiesto di sottolinearlo da più di un associato, per i taxisti: lo sforzo organizzativo, lo spirito di sacrificio e l'impegno per la soddisfazione della clientela sono stati piacevolmente apprezzati e ben considerati. A questa categoria un ringraziamento particolare, e l'esortazione a proseguire in questa direzione per i prossimi appuntamenti fieristici e per l'imminente, impegnativa, stagione areniana. E' la dimostrazione che è facendo sistema che viene raggiunto l'obbiettivo comune, cui anche noi albergatori e gli esercenti dei locali di ristorazione ci impegniamo quotidianamente: il raggiungimento della soddisfazione ed appagamento per la clientela nel venire a Verona. Grazie ancora.
Sergio Cucini - Presidente albergatori Asco-Confcommercio Verona
Domanda di attualità
Considerando le notizie, a mio avviso allarmanti, apparse sul quotidiano L’Arena di domenica e di oggi sulla “poca resistenza” dei mezzi COMBINO della siemens scelti per la futura tranvia di Verona, che solo dopo 120.000 Km presentano crepe nella struttura tali da far sospendere l’uso in tutte le città dive lo stesso Combino è in funzione, l’informazione è partita direttamente da Siemens, si chiede quale procedura l’Amministrazione intende adottare per garantire i cittadini veronesi. Si ricorda che la Commissione incaricata alla realazione della Valutazione Impatto Ambientale nel giugno 2002 ha visitato alcune città della Germania: Erfurt, Postdam e Berlino e dal 29 settembre al 3 ottobre ha visitato Monaco di Baviera, Augusta, Friburgo, Strasburgo, Basilea e Berna tutte città dive sono in funzione tranvie. Le città visitate che hanno adottato il Combino sono Basilea, Postdam, Erfurt. Probabilmente il fatto che la Commissione abbia inserito come prescrizione per la tranvia di Verona al punto 4: “L’ARMAMENTO DEI BINARI DEVE AVERE LE CARATTERISTICHE DI SISTEMA A MASSA FLOTTANTE DI CALCESTRUZZO SU MATERASSINO ANTIVRIBANTE A FASCIATURA COMPLETA” sia divuto al fatto che le tranvie di Postdam, Basdilea, Erfurt erano le più rumorose delle altre? Sempre nella relazione della Commissione V.I.A. si legge che il punto “b” riguardo le capacità della tranvia di diventare un importante mezzo sostitutivo della mobilità privata si constata che proprio nelle città di Erfurd e Postdam dive è in funzione il Combino, quando la tranvia è entrata in competizione con il traffico privato, ha perso viaggiatori trasportati. Forse il problema delle vibrazioni interne ai convogli sono veramente forti come scritto sul quotidiano locale tali da far preferire ancora il mezzo privato? Si invita la Commissione competente III, visto che non si è voluto dar vita ad una commissione specifica per la tranvia, di programmare un viaggio di studio in una delle città sopraccitate per verificare quali siano i veri problemi del Combino, organizzando incontri con i tecnici del luogo prima di fare qualsiasi altro atto in merito a questa opera pubblica approvata dalle precedenti amministrazioni. Al pari si invita la Giunta non solo ad informare urgentemente il Consiglio, ma a consultare il Consiglio stesso, prima di prendere ogni altra decisione in merito. Altra cosa fondamentale sarà quella di capire le responsabilità di Siemens e di AMT in tutto il processo dell’opera.
Tisato Milena - Consigliere Comunale Gruppo Misto
Chi ha detto che per fare strada bisogna essere malvagi?
Sul decreto “salva calcio” ho condiviso la scelta di alcuni politici della Casa delle Libertà: non è possibile aiutare più del divuto e con i soldi dello Stato quelle squadre professionistiche che si ritrovano in grave difficoltà a causa di un’amministrazione pessima e scandalosa. Se da un lato è giusto agevolare le società sportive, dall’altro lato esiste un limite che non può essere superato. Ogni amministratore in difficoltà ha l’obbligo di far quadrare i conti ridimensionando gli obiettivi e i costi delle società, gli stipendi dei dirigenti, degli allenatori, dei calciatori, le indennità ai procuratori. Questa è l’unica strada corretta per creare una sana gestione e mantenere viva la passione per il calcio. Questo sport si mantenga quindi con i soldi degli abbonati, degli spettatori, delle riprese televisive. Il calcio professionistico è da molti anni in “fuorigioco”, si è trasformato in evento economico, mediatico, un grande affare. La persona umana non conta più nulla, i calciatori non sono considerati uomini bensì merce di scambio: sono utili e osannati finché rendono in campo e fanno scena in televisione. Gli allenatori vogliono i propri giocatori esecutori di strategie e schemi di gioco, gli ordini vanno eseguiti senza discutere, in silenzio, un silenzio pagato in oro; è un oro che spersonalizza, qualcuno ha dimostrato che persino uccide. Se un giocatore ha un malessere, anche grave, può essere costretto a giocare, ad assumere iniezioni e farmaci. Chi non si adegua è obbligato a cambiare squadra se non addirittura mestiere. Conosco alcuni ex calciatori che avrebbero potuto diventare grandi campioni, ma hanno avuto il coraggio di rinunciare ad una carriera che rischiava di spersonalizzarli. Le società sportive si sono trasformate in aziende, alcune si sono quotate in borsa. Anche l’allenatore è uno strumento, quando le cose vanno male diviene un capro espiatorio. Se la squadra non funziona secondo le aspettative, allenatori e giocatori ricevono un “bel servito” e tutto ricomincia daccapo illudendo di nuovo i tifosi. Da mezzo secolo gli stadi si sono trasformati in luoghi in cui gruppi di facinorosi scatenano sempre più istinti brutali, volgari, disumani; il numero di forze dell’ordine necessario è sempre più ingente. Molti tifosi attendono e vivono l’evento calcistico per sfogare tensioni accumulate durante la settimana, per inveire contro tutti con parolacce, bestemmie e sporcizia; alcuni rientrano a casa con l’auto sfasciata. Lo psichiatra concittadino Vittorino Andreoli afferma: “ Ho incontrato tifosi che, quando il Verona è retrocesso in serie B, hanno mostrato una riacutizzazione di sindromi scomparse durante gli anni di permanenza della loro squadra nel campionato di serie A… In questi ultimi decenni si è troppo insistito sull’aggressività come portato caratteristico della specie umana. La cultura del ‘900 l’ha enfatizzata tanto da farne un comportamento privilegiato dell’uomo e delle sue reazioni. Il darwinismo con la lotta per la sopravvivenza, Freud con il complesso di Edipo, il liberismo economico con la concorrenza, il marxismo con la lotta di classe, tutti su piani diversi hanno insistito sul ruolo centrale della violenza nell’uomo. In realtà l’aggressività è solo un attributo del comportamento. I veri sostantivi sono la paura e la colpa. Così la prospettiva cambia radicalmente, perché il problema diviene come controllare la paura che, tra le sue reazioni, annovera l’aggressività. Su quest’ultima invece non è possibile intervenire, essendo già uno stadio finale, degenerato, della paura. L’unica risposta all’aggressività è la repressione, ossia altra violenza. S’innesca allora un circolo vizioso, lo stesso in cui è precipitato lo sport del calcio, che si è illuso di battere la violenza negli stadi con gli schieramenti di polizia, Si è anche scritto che il gioco rappresenterebbe una valvola di sfogo della carica aggressiva. Invece oggi scopriamo che il calcio non agisce da camera di compensazione, piuttosto di promozione della violenza” (“Avvenire”, 13 gennaio 2004). Il giorno successivo alla partita si discute animatamente non solo al bar, ma nei luoghi di studio e di lavoro. Non si riesce a organizzare un convegno, un incontro, una cena in famiglia perché tutto ciò risulta concomitante con una partita. Non più la domenica pomeriggio, ma si gioca perfino il sabato e la domenica sera. Sarebbe stato invece meglio spostare limitare i campionati al sabato pomeriggio. In tal modo la famiglia potrebbe vivere in serenità il riposo domenicale. I campionati si intersecano; fra anticipi e posticipi non si riesce più a capire e a seguire con calma gli avvenimenti che richiedono una sana ed equilibrata attesa. Ad ogni festività non mancano tifosi che rientrano a tarda notte da lunghe e faticose trasferte; essi rientrano giusto il tempo per andare al lavoro, se non si trova una giustificazione plausibile per assentarsi anche da esso. Insomma, un bel po’ di quella poesia d’un tempo che permeava il gioco del calcio, se n’è andata. Quando i miei impegni famigliari e istituzionali lo consentono, anch’io mi reco volentieri allo stadio. Frequento lo stadio parrocchiale dell’AC Chievo, ubicato a fianco della mia abitazione. Sono un appassionate della squadra clivense, giovanile e di Serie “A”, per tre motivi:
1) Chievo è il borgo di Verona dive abito.
2) La squadra in cui giocavo da ragazzo, la San Marco Borgo Milano, nei primi anni Settanta decise di convenzionarsi con la società clivense allora sconosciuta; alcuni compagni si trasferirono dalla mia società al Chievo, così fin da adolescente la domenica pomeriggio spesso assistevo volentieri alle loro partite e nacque in me una simpatia per questa società dall’umile origine.
3) Oggi quando il Chievo gioca al Bentegodi, chiunque può andare allo stadio tranquillamente, anche con la propria famiglia, trovando non orde di facinorosi, ma famiglie e veri appassionati, che difficilmente si lanciano in improperi e offese gravi. L’aria di Chievo fa bene al calcio. Nella società di Campedelli il clima è diverso, si sa come far quadrare i conti, perché si lavora con saggezza, buon senso e umiltà; si pianificano gli obiettivi societari e gli investimenti, si scelgono ottimi dirigenti e ottimi giocatori, che rimangono in seno alla squadra nella misura in cui dimostrano professionalità, umiltà, rettitudine. Campedelli ha scelto di promuovere con la sua squadra iniziative di beneficenza, progetti di sviluppo e di formazione in Brasile. E’ uno stile sobrio quello del Chievo, genuino, familiare, uno stile che affascina e innamora. Con Gigi del Neri chiunque può ritrovarsi a parlare di calcio e di cose belle fino a tarda notte. Egli ascolta ogni interlocutore, chiunque egli sia, con umiltà disponibile a cogliere ogni possibile suggerimento. Gli abitanti e i tifosi del Chievo non si disperano se i direttori di gara (quanti ne abbiamo avuti contro!) fischiano “fischi per fiaschi”, penalizzando la loro squadra. Il tifoso clivense allo stadio non grida più di tanto, non si scazzotta, si contiene, forse più del divuto, per il mio carattere passionale. Così quando qualche legittimo e moralmente lecito “accidenti” talvolta mi sfugge, ho imparato a mordermi le dita e la lingua: “Amico, perché se la prende, è un gioco.” mi suggerisce chi casualmente è seduto al mio fianco. Allo stesso modo, se il lunedì mattina presto dal giornalaio cerco sostegno alla mia convinzione: “Avete visto, anche questa volta il nostro attaccante non era in fuorigioco come dicono”, gli amici di Chievo mi sorridono e qualcuno risponde: “Gavèmo fato anca masa (abbiamo fatto anche troppo)”. La gente di Chievo sa perdere, mantiene un equilibrio e nel contempo una dignità. I veri problemi sono altrove, per i miei compaesani; il calcio rimane quindi un sano divertimento nonostante tutto. Così ho imparato ad essere sereno anche quando perde la mia squadra. Sono contento che ci sia ancora qualcuno che abbia mantenuto vivo nel tempo, nonostante tutto, quel poco di buono che è ancora vivo nel calcio, lo sport di cui mi sono nutrito fin da bambino. Così, con molta umiltà e sportività, il Chievo ha saputo fare strada e imporsi con simpatia alla collettiva. Chi ha detto che per fare strada bisogna essere malvagi?
Mario Rossi
Caro Direttore, le ultime notizie riguardo l´ospedale di villafranca...
... restituiscon verita' ai cittadini villafranchesi i quali fino a ieri erano in balia del proprio sindaco faccincani e delle sue convinzioni: diceva infatti che gli erano stati promessi dalla regione 200 posti letto ed un ampliamento degno di un "polo unico" con tanto di rianimazione, nuovi padiglioni e reparti. per dimostrare quanto credesse a tanto, ha portato con se in regione sei pulman di ignari ed ingenui cittadini, convinti di andare a venezia ed ottenere certezze e conferme di quanto da mesi il loro sindaco gli andava raccontando. risultato n° 1: depauperamento di 100 posti letto e rimessa in discussione della localizzazione del polo unico. nel frattempo tamponamento dell'attuale stato con ritorno alla situazione (precaria) antecedente l'incendio. Il guaio e' che i lavori vanno a rilento e sono ahime' cominciati dalla parte sbagliata e cioe' dal monoblocco rimasto intatto dalle fiamme. Risultato n° 2: la parte resa inagibile e' ancora tale (in particolare le sale operatorie ed il pronto soccorso senza i quali non esiste ospedale) ed il monoblocco dei reparti messo sottosopra e sventrato per un'inutile maquillage. Non era meglio spendere il denaro per rifare subito cio' che era stato distrutto e ridare cosi' ai villafranchesi in tempi ragionevolmente brevi una struttura funzionante per intero? Risultato n° 3: a lavori attuali finiti, avremo un bellissimo monoblocco senza sale operatorie ne' pronto soccorso: cosa ci metteremo dentro? Quanti anni passeranno prima di riavere un ospedale degno di questo nome? Grazie dell'ospitalità.
Ciro Vanni
Ho letto sugli organi di stampa la simpatica querelle sorta tra l’On. Ferro e l’Assessore Regionale Pra...
... circa la partecipazione dell’Aeroporto Catullo nello stand allestito dalla Regione Veneto alla Rassegna turistica milanese, tenutasi nello scorso febbraio. Non volendo certo riaccendere polemiche, ma per mero spirito di giustizia e chiarezza riassumo quanto segue:
- in data 3 febbraio u.s. l’Aeroporto Catullo ha ricevuto dalla Regione Veneto la lettera con cui si informava della presenza di un loro stand presso la BIT e di invitava la nostra Società a mandare del materiale garantendo la presenza di un nostro rappresentante per l’intero periodo fieristico e cioè dal 13 al 17 febbraio;
- nella stessa giornata la nostra Direzione Commerciale ha contattato l’Ufficio Programmazione Finanziamento Organi Pubblici e Privati della Regione Veneto che consigliava di portare il materiale direttamente alla BIT (senza quindi transitare dalla Regione) e che, a richiesta, confermava che ormai non c’era più posto per allestire una postazione per l’Aeroporto in quanto ogni spazio era già occupato;
- diligentemente il nostro personale ha portato comunque il materiale nello stand sopra citato per la distribuzione durante la rassegna.
Tengo a precisare che in tutte le più recenti edizioni della BIT era stato riservato all’Aeroporto un adeguato spazio. Ribadisco che ho ritenuto di esporre quanto sopra non certo per amor di polemica ma soltanto per giustizia e rispetto per chi lavora in questa azienda. Ringraziando comunque la Regione, per gli sforzi che sta compiendo nell’ambito della promozione del turismo veneto e le risorse che sta mettento a disposizione, auspico un sempre crescente coordinamento tra i nostri Enti in questo settore che si dimostra sempre più importante per lo sviluppo dell’economia del nostro territorio.
Fulvio Cavalleri - Presidente Aeroporto Catullo
Purtroppo, rispetto agli ottimi e promettenti primi anni del servizio televisivo, si è andati progressivamente scadendo...
... facendo perdere di vista il senso dell’autentico valore dei programmi. In una recente indagine sui decorsi cinquant’anni di vita della televisione italiana, si rileva giustamente che è venuta meno quella "tensione educativa" che faceva sentire la televisione come una entità sollecita del bene comune, per scadere in seguito in una logica esclusivamente utilitaristica che consegna oggi i consumatori nelle mani dei produttori. Il risultato purtroppo è questo: platee ampie per programmi idioti che non sono altro che la premessa di programmi ancora più idioti, con un inevitabile abbassamento delle qualità del rapporto mediatico. Si pensi a trasmissioni come " il grande fratello" che è addirittura arrivato a proporre una sua rivista ufficiale settimanale nelle edicole, quasi si trattasse di un avvenimento che occorre supportare con la carta stampata. Significativa è la sparizione di spettacoli di "teatro" che un tempo anche con meno canali erano settimanalmente trasmessi e che oggi sono praticamente inesistenti. Auguriamoci una ripresa di saggezza che ci permetta di risalire la china velocemente in modo tale da poter richiamare la televisione (ogni rete televisiva)allo spirito e alla pratica del servizio per tutta la comunità.
Marco Padovani - Consigliere Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione
NO al parcheggio all'Arsenale! Ridateci i militari!
La Giunta Zanotto ha deciso di trasformare l'Aresenale, il polmone verde di Borgo Trento, in un grande parcheggio per 250 automobili. L'insana idea era già venuta tre anni fa alla precedente Giunta Sironi che però era stata costretta a rimangiarsela per l'opposizione ricevuta dagli ambientalisti. A seguito di quel dietrofront la Sindaca Sironi aveva detto che l'Arsenale sarebbe diventato una cittadella per l'infanzia. Alle promesse non sono seguiti i fatti. Anzi. Da una giunta di centrosinistra con una verniciatina di verde pallido ci si sarebbe aspettato qualcosa di meglio. E invece ancora una volta si conferma la continuità culturale fra il Sindaco Sironi e il Sindaco Zanotto. Nei primi due anni dell'era zanottiana l'Arsenale è stato abbandonato a se stesso. Basta una visita per rendersi conto del degrado. E ora, ciliegina sulla torta, arriva la proposta del parcheggio. L'arsenale non è un "contenitore", è un contenuto di spazio e di verde. In attesa che venga realizzato il progetto museale (quanti anni passeranno: dieci? quindici?) un'area così pregiata si presterebbe a molteplici usi, ma l'unica idea avanzata dall'Amministrazione Zanotto è quella di un parcheggio interno!! Possedere un patrimonio straordinario come quello dell'Arsenale e pensare di farvi entrare le automobili, è letteralmente demenziale. Le auto, non solo metaforicamente, si mangiano l'erba e rubano spazio ai bambini, agli olmi e ai platani (quelli che rimangono dopo la recente strage realizzata con la solita scusa degli alberi malati). In attesa che venga realizzato il progetto museale, vi sono alcune semplici ed urgenti cose da fare che potrebbero iniziare subito! 1) Togliere le inutili zone asfaltate interne ai giardini (visto che non vi è più il passaggio di mezzi motorizzati per cui sono fatte) e riconvertire tutta l'area a zona verde. 2) Affidare al volontariato la cura quotidiana del verde, le piccole manutenzioni, la pulizia, con apposite convenzioni (ad esempio con le associazioni ambientaliste e/o cooperative sociali). 3) Organizzare un campo internazionale di lavoro (ad esempio appoggiandosi alle strutture del Servizio Civile Internazionale) chiamando giovani da tutta Europa a ristrutturare murature, infissi, tetti dei manufatti per impedirne il degrado già in atto. Giovani dei vari paesi europei con i campi di lavoro estivi internazionali hanno già realizzato oasi naturali, ristrutturato chiese e castelli, rimboscato montagne, ripulito spiagge, costruito rifugi, in tutta Europa e a costo zero. Qualsiasi città europea possedesse un'area verde come quella dell'Arsenale, in pieno centro cittadino, avrebbe saputo trasformarla immediatamente in parco urbano, ben curato, custodito e fruibile da tutti. Negli anni passati, con i nonviolenti, abbiamo fatto molte battaglie per smilitarizzare la città. Quando l'Arsenale era servitù militare abbiamo chiesto insistentemente la sua "riconversione civile". Ora però dobbiamo ammettere che i militari ci avevano consegnato un patrimonio ben tenuto che Verona (la sua amministrazione) sembra non meritarsi. Quello che era nato come luogo di custodia delle armi, può diventare un'area di pace, punto di incontro dei giovani europei, spazio verde, luogo di cultura e di convivenza civile grazie anche al loro lavoro gratuito. Borgo Trento, già soffocata dal traffico, ha bisogno di spazi verdi, non di parcheggi! Davanti all'idea zanottiana di portare le auto anche dentro le mura dell'Arsenale, anzichè realizzare il rirpistino ambientale, dobbiamo rimpiangere la gestione dei militari. Parola di antimilitarista!
Mao Valpiana - Verdi della Colomba
Probabilmente il nostro appello può essere giudicato velleitario...
... o perlomeno, benevolmente ignorato, e tuttavia, per la fiducia che il popolo Veneto Le ha espresso, riteniamo di diver azzardare la richiesta se Ella non ritiene di prendere personalmente in mano la situazione della sanità veronese ed in particolare quella dell'USL 22. In una situazione in cui: ognuno afferma di tutto ed il contrario di tutto; la realizzazione del polo unico, ammesso e concesso sia la soluzione più adatta, è lontana anni luce; i comuni non sono in grado, specie in questo momento, di darsi una credibile strategia unitaria; la cittadinanza è, a dir poco, disorientata e preoccupata, mentre decine di migliaia di Euro e di energie sono sprecati in ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato; nel frattempo c'è chi si sostituisce alla Regione nella ricerca di soluzioni alternative alla chiusura di ospedali. Per tutto ciò ci pare indispensabile un Suo diretto intervento. Ci sia consentito inoltre di rappresentarLe un altro aspetto forse trascurato e che, a nostro parere, la gente sente profondamente: è la qualità della vita, alla quale la nostra provincia fortunatamente non ha ancora rinunciato. Il tempo dei pasti, del negozio vicino, di portare un bambino a scuola e di andarlo a riprendere, il tempo dei vecchi inconciliabile con i servizi centralizzati, il tempo che si guadagna in bicicletta; il tempo contro gli incolonnamenti, le code, le liste d'attesa, il tempo di trovare un viso famigliare a cui aprirsi. I nostri Ospedali rappresentano tutto ciò e la gente lo sente dentro, il cittadino sa che la nostra provincia senza ospedali, teatri, negozi, cinema, piscine ecc. diventerebbe una squallida provincia. Ecco perché è determinata a lottare e non si lascerà scippare tanto facilmente. Ecco perché c'è bisogno di sviluppare un ampio confronto. Sig. Presidente, probabilmente la nostra visione fa a pugni con gli studi degli specialisti, ma se democrazia significa partecipazione e condivisione, ci permettiamo di chiederLe: INTERVENGA! ASCOLTI LA GENTE! nel frattempo CI LASCI I NOSTRI OSPEDALI! Grazie dell'attenzione.
Gianni Curti (Consigliere Nazionale UDC) - Fabio Furioli (già Sindaco di Malcesine)
Finalmente si è raggiunto il traguardo di una memoria condivisa...
... in quanto l’11 febbraio, la Camera ha approvato (502 SI, 15 NO e 4 astenuti) la legge che istituisce per il 10 febbraio la “Giornata del Ricordo” delle vittime delle Foibe e dell’esodo di 350.000 istriani e dalmati. C’era veramente bisogno di giustizia e di restituire dignità ad una tragedia, anzi ad uno olocausto, che non è certo di serie B, ma che fu sempre dimenticato da quanti, come disse il vicepresidente Fini “elevarono l’antifascismo a religione laica per legittimare il loro stalinismo”. Quello delle Foibe e dell’Esodo è un ricordo di barbarie che la civiltà divrà riscattare. Fu una violenza mostruosa commessa, in nome di un regime, quello comunista, ben definito dal giornalista Aldo Di Lello “... che ha praticato la violenza su milioni di esseri umani perché ha fatto prima di ogni altra cosa, violenza alla realtà, e la caratteristica di unicità dl comunismo sta nella menzogna antropologica e filosofica in base alla quale un crimine contro l’umanità cessa di essere tale solo perché nobilitato dalla grande causa del progresso”. Ma l’Italia solo con il Governo di centro destra ha ascoltato il grande pianto degli esuli istriani e quello dei figli che non hanno mai potuto onorare le tombe dei padri gettati vivi nelle voragini carsiche. Oblio di quei Governi che non imposero atti di riparazione morale per i crimini commessi dai comunisti titini. Rampogne per quanti hanno tentato di alterare la verità, come nei libri di testo dive si è nascosto ai giovani quegli orrori compiuti da uomini infami, uomini che hanno beneficiato di pensioni dello Stato italiano. Rampogne ancora a chi ha permesso di intitolare le vie delle nostre città a Tito, fautore di quell’operazione di pulizia etnica. Ma è stato quell’anacronistico principio di “lesa maestà” che ha impedito fino ad oggi che si parlasse di tante atrocità perpetrate in nome di una dottrina, quella marxista che aveva promesso agli uomini il paradiso sapendo distribuire solo lacrime, morte e sangue. Aver ignorato sino ad oggi gli eccidi delle Foibe credo sia il prodotto consolidato di un inesistente sentimento nazionale. Ma perché si è arrivati a questo? Perché amare la Patria italiana ed il suo tricolore rischiava, sino a qualche anno fa, il dileggio di potenti sostenitori di correnti politiche legate ad altri simboli. E se la Patria era diventata una sconosciuta ciò è dipeso soprattutto dalla scuola, dalla famiglia, dal permissivismo dilagante, dalla disinformazione che aveva disseminato con astuzia nei giovani il principio che essa divesse identificarsi con il fascismo. Così le nuove generazioni furono splendidamente educate alla menzogna, all’odio, al ripudio dei valori spirituali con un unico denominatore la normalizzazione. Con queste premesse era impossibile avviarsi verso una generale e consolidata pacificazione soprattutto per l’egemonia culturale della sinistra che proiettava sul patriottismo una azione di ostilità pregiudiziale. Il Presidente Ciampi e il Governo di centro destra sono stati gli unici che dopo oltre sessant’anni di latitanza hanno finalmente abbattuto quel muro di omertoso silenzio che ha sempre impedito di ricordare il martirio di tanti italiani infoibati, gli stupri di massa, i linciaggi. Un muro omertoso che ha coperto l’infame comportamento riservato agli esuli nel 47, al loro arrivo in Patria coperti di insulti a Venezia, a Bologna dai ferrovieri comunisti e con bastonate a Milano in una odissea senza ritorno in un territorio assurdamente ostile. Oggi l’ombra livida di viltà si dissolve, ma il problema è che il periodo delle Foibe, dell’Esodo e anche dei Gulag è finito senza una chiara vittoria. I colpevoli non sono mai stati portati davanti alla giustiza. Gli omicidi di massa non sono mai stati puniti. La conclusione di questa tragedia è che il totalitasimo conduce inevitabilmente alla Foiba e ogni Foiba inizia con la Foiba intellettuale. Il difetto è stato il pubblico oblio, il nostro scopo è ricordare ed idealmente poter andare di fronte ad una foiba e accendere una candela ogni 10 febbraio, data del ricordo di quella spirale sanguinosa. Al Comitato per la Difesa dell’ordine democratico presieduto dal Sindaco di Verona, l’Assessore Adimaro Moretti degli Adimari e il Consigliere Comunale Massimo Mariotti avevano chiesto di istituire nella data del 10 febbraio, la “giornata del ricordo”, ma la fiacca risposta anziché trasformarsi in un appello a tutta la città di esporre il tricolore quale tributo di omaggio ai martiri delle foibe e all’Esodo si è tradotta in uno scarno comunicato stampa senza anima apparso nelle pagine dell’Arena. L’anima vera questa Amministrazione Comunale l’ha invece mostrata quando, con intento censorio, ha preteso di ricevere in anticipo il testo del discorso che l’Assessore Adimaro Moretti degli Adimari delegato dal Presidente della Provincia, avrebbe pronunciato il 27 gennaio alla Gran Guardia in memoria della SHOA. Al di là di questa “gaffe istituzionale” di sapore bolscevico, mi dichiaro soddisfatto per questo grande atto d’amore e di riconoscenza. Il compito di tutti noi è quello di dare vita ad un museo etico della memoria che ripercorra in modo da non dimenticare mai più quello che è accaduto e di pretendere senza mischiare storia e politica, il rispetto per quella tragedia. In silenzio, attendiamo pazienti che anche i testi scolastici e le scuole si accorgano che c’è stato un altro Olocausto.
L’Assessore alla P.I. e Cultura - Adimaro Moretti degli Adimari
L’organizzazione delle nazioni Unite...
... celebra il suo anniversario riunendo a New York i capi di Stati e di governo in rappresentanza di oltre 170 Paesi. Un vertice importante ed imponente che si è aperto con la presentazione di un documento che contiene le indicazioni per quel necessario restylling di un organismo fondamentale in un momento di forti tensioni internazionali. Partito con ben altre ambizioni, come ha fatto notare il segretario generale Kofi Annan, è evidente la necessità di ricostruire la fiducia nelle Nazioni Unite, nella loro integrità morale e nella loro imparzialità. Tra i molti argomenti trattati, la riforma del Consiglio di Sicurezza, rispetto alla quale è passata l’impostazione italiana, gli stanziamenti in rapporto al PIL per i progetti di aiuto ai paesi in via di sviluppo, la condanna ad ogni atto terroristico, ma senza l’individuazione di una strategia comune di opposizione. Vaghe restano le affermazioni sui diritti umani ed è scomparso il capitolo sulla non proliferazione nucleare e sul disarmo. Sessanta anni dunque e certamente non tutti portati benissimo.
Marco Padovani - Capogruppo Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione Verona
Caro Direttore, voglio dire la mia sulla questione dei concerti rock in Arena...
... sollevata da Ivano Massignan di Eventi. Il Sovrintendente Orazi scarica la questione sul Comune dicendo che sono solo quattro le date concesse per serate extra opere liriche. Il Presidente del Consiglio Caccia dice che l'Arena è affar suo. Il Sindaco Zanotto tace. Parlo come "persona informata sui fatti", in particolare riguardo ad un possibile concerto di Paul McCartney. Non è necessario essere stati malati dei beatlesmania per sapere che la musica firmata Lennon-McCartney è ormai entrata a pieno titolo fra la musica colta, o musica classica. Ho assistito l'anno scorso al concerto che Macca (noi fans lo chiamiamo così) ha tenuto al Colosseo. E' stato un grande evento culturale prima che musicale. Quindi i signori Orazi, o Caccia, o Zanotto non devono considerare lo spettacolo di Paul alla stregua di un qualsiasi festivalbar, ma conteggiare le due serate allo stesso modo di un tributo a Verdi o Puccini. Chi oserebbe negarlo? Si può chiudere un occhio sulla Tramvia, su Ca' del Bue, sulla Fiera... ma non toccate un Beatle vivente. Guai a chi impedisse la realizzazione del sogno di vedere Paul McCartney all'Arena di Verona! Parola di fans.
Mao Valpiana
Verona ha celebrato in questi giorni l´avvio della stagione del suo "Piano Strategico"...
... Riflettori puntati, forse a ragione, su questo importante avvenimento. Altri "argomenti" strategici stanno passando sotto coperta. Non è di oggi la mia attenzione sul futuro delle partecipazioni oggi confluite in Unicreditp, una volta patrimonio indiscusso della Città di Verona, attraverso la tanto oggi invocata Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno (Ancona arriverà un po' dopo). Non ho titoli accademici né partecipo a circoli più o meno culturali, ma il Dr. Profumo una risposta ad un quesito la deve dare: che fine faranno queste partecipazioni? Andranno all'asta al miglior offerente? Verranno cedute a realtà finanziarie estranee al territorio di riferimento? La Fondazione Cariverona se vorrà riprendersele (erano tutte in capo all'ex Cassa di Risparmio Vr, Vi, Bl) divrà "sborsare" valori ingenti? Si legge, in questi giorni, interesse da parte di numerosi soggetti all'acquisto di alcune di queste partecipazioni (tra tutte la quota del 20,3% dell'Autostrada Bs-Pd Serenissima). Il mio modesto parere è che queste come altre partecipazioni "strategiche" per Verona e la Sua Provincia rimangano in capo a queste realtà "territoriali": senza esborsi inammissibili e per niente giustificabili. Sarebbe la prima risposta conseguente all'adozione del Piano Strategico
On. Massimo Ferro
La Tramvia della vergogna!
Dunque, il partito anti-tramvia, ben radicato nella Giunta Zanotto, ce l'ha quasi fatta! Dopo aver dilatato i tempi, scombinato le carte, modificato i progetti, imbrogliato i conti, il Sindaco e i suoi Assessori sono riusciti a farsi bacchettare dal Ministro, che minaccia (giustamente) di togliere i finanziamenti a Verona per darli a qualche amministrazione più meritoria. Hanno persino ipotizzato un nuovo Ponte sull'Adige (evidentemente costosissimo e quindi irrealizzabile), quando nel progetto originale (e approvato dal Ministero) la Tramvia passava comodamente da Ponte Navi. E pensare che Verona è stata una della prime città ad accedere al finanziamento per la mobilità sostenibile. Poi, i dubbi della Giunta Sironi 1, i tentennamenti della Giunta Sironi 2 e l'immobilismo della Giunta Zanotto (speriamo 1 e poi basta) hanno completamente snaturato e svuotato il progetto. Tuttavia, nonostante l'insipienza della Sironi, il precedente Consiglio Comunale per ben due volte aveva confermato la volontà e predisposto gli strumenti finanziari per avviare i lavori della tramvia. Tutto era pronto, quando è arrivata la Giunta Zanotto, che nel programma si diceva favorevole, ma nella composizione politica era in larga parte contraria alla Tramvia (sui vagoni di Zanotto sono saliti tutti gli esponenti del partito trasversale anti-tramvia: da Tito Brunelli a Erminero, dalla Cassan a Sergio Mantovani). Siamo giunti persino al paradosso che l'Assessore Pozzerle, nella precedente amministrazione uno dei più accaniti oppositori della Tramvia, ha ricevuto da Zanotto la delega per la tramvia! Per di più, i Ds e i Verdi del Sole, che a parole avrebbero divuto essere i paladini del trasporto pubblico ecologico, non hanno mai alzato la voce, per non disturbare il conducente. Quindi era difficile che le cose andassero diversamente da come stanno andando. Ora siamo giunti al "vedo". Il Sindaco non può più tergiversare. O la smette con le ambiguità e dice chiaramente che la Tramvia non la vuole fare, annulla i contratti e paga le penali (e vediamo se i Verdi del Sole e i Ds restano in Giunta a fare le mosche cocchiere); oppure straccia i nuovi improbabili progetti e dà l'avvio immediato ai lavori secondo il programma originale, con passaggio da Ponte Navi, Stradone San Fermo, Corso Cavour (e vediamo cosa fanno i leader e leaderini zanottiani dei vari comitati anti-tramvia). Buona fortuna al Sindaco Zanotto, che ne ha davvero bisogno.
Mao Valpiana - Verdi della Colomba
Un medico somalo, il Dott. Omar Abdulkadir responsabile del centro di prevenzione e cura delle mutilazioni genitali...
... del centro di Careggi (FI) ha proposto una pratica soft di infibulazione. Una sorta di infibulazione "dolce" o "simbolica", una puntura di spillo nell’area del clitoride che ne sostituisca l’amputazione e la menomazione delle piccole e grandi labbra. Incredibilmente l’Assessore diessino alla Sanità in Toscana accoglie l’ipotesi nel nome di "una discussione opportuna su questo tema". Ritengo invece che l’infibulazione è un reato barbaro , e come tale deve essere affrontato e questo tentativo ipocrita di presentare un male minore va combattuto al cento per cento. Nessuna donna , potrà mai essere favorevole alle mutilazioni genitali femminili, contrarie alla dignità dell’individuo e crudeli nei confronti di chi le subisce. Un paese civile non potrà mai consentire una pratica come l’infibulazione che di fatto "violenta" le bambine. L’augurio è che il governo tragga spunto da questa vicenda e che alla Camera nasca una legge più drastica che impedisca l’utilizzo di questa pratica abominevole che ci allontana dall’Europa e dalla Civiltà.
Marco Padovani - Consigliere Alleanza Nazionale 4^ Circoscrizione
La notte di S. Lorenzo, 10 agosto
Caro Direttore,
sono un attento lettore delle Sue esternazioni, le ritengo comunque giuste, ma prive di quella aggressività ormai generalizzata nella ns. parrocchia del nord-est. “Ecco perché l’oggetto”... A 80 anni (v. Zeffirelli) la benzina è finita per tutti anche per coloro che non sono nati registi, ma sono stati parenti di grandi registi (v. la storia).
Comunicazione: i media locali invece di educare e istruire i propri lettori (dei vari ceti) si propongono come dei bottegai dell’informazione.
(Vendo una copia in più e ho risolto “l’informazione”!)
I giovani come Lei con un grosso bagaglio di esperienza, un notevole back ground della propria città, “una dinamicità intellettuale” sono come l’oggetto citato...anche gli imprenditori,... e le varie categorie a seguire, compresi i palazzi dell’amministrazione pubblica. Gli unici che non sono cambiati sono i rappresentanti delle varie religioni ...peggiorati? Migliorati? L’anima, che grande business... Banchieri, ahimé questi ultimi addirittura si sono specializzati in viaggi con propri tour operator “in caldi atolli”, del resto non potevano andare in Patagonia in quanto qualcuno si è già mangiato anche il ghiaccio.
... La Fondazione Arena in prevendita acquisisce ca. 3.500.000,00 euro, vendendo un piccolo biglietto di carta. Sono certo che non vi è nessuna azienda, mi limito a dire in Italia che possa avere un così basso costo di esercizio e un così alto introito...
... Per vendere questi biglietti basterebbe un operatore telematico, invece... c’é una struttura di 350 e più elementi...sindacati vari, addirittura sigle sconosciute, esuberi di personale durante la stagione impossibili per qualunque azienda, affitti spropositati per uffici addirittura in tre vie... ecco che tutto diventa un problema e allora la prossima produzione potrebbe chiamarsi come l’oggetto.
Tutto questo potrebbe ridursi ad una spesa di 14.000.000,00 di euro all’anno con il 60% di personale in meno, rimarrebbe un margine operativo di 16.000.000,00 di euro a fronte di un incasso di 17.560.000,00 euro. Se sommiamo i 14 e i 16 abbiamo un totale di 30 milioni di euro. L’ed.one 2003 ha fatturato 42.000.000,00 di euro div’è il problema?... Certo vediamo di avere un CDA capace... il problema non è il Sovrintendente, anzi ritengo questo signore molto preparato... Qual è il back ground di questo CDA per gestire il più grande teatro all’aperto al mondo? Sono mai stati al Covent Garden di Londra? O al National ABT di New York per sapere come si amministra un’azienda con queste specifiche peculiarità tecnico-artistiche?... Necessita un amministratore in grado di generare fiducia c/o gli Istituti di credito locali. Invece cosa fanno... fanno montare dei pannelli pubblicitari da parte del Comune sul “monumento Arena” in piena stagione areniana. Questo CDA conosce il significato: B to C ...e...B to B o crede che sia una formula algebrica di nuova generazione!
Caro Achille, ora il tuo “vecchio amico” qualche volta vorrebbe leggere attraverso la tua penna, se non ti sei perso per strada, quello che veramente accade... Informare... Educare peones e boiardi di nuova generazione prima che diventino “vecchi”. Esiste ancora la realtà dei fatti? O esiste la realtà di beceri e incapaci politici... e delle sedie occupate da personaggi a cui verrebbe voglia di dire: “ma ti ci sito, el fiol de Beppi... o el fiol de P...”. Sinceramente a noi basterebbe avere ancora qualcuno che assomigli a re Lele, oppure se Alfredo pensasse di più al bene della Sua città.
In tanti anni non ti ho mai scritto, odio scrivere... (per fortuna tu dirai), ma dato che non riesco a parlarti e tu per me sei un eccellente giornalista, hai un grande e raro DNA... ahimé forse come Direttore... ti sei un po’ RR.
Un caro abbraccio
Claudio
Caro Direttore, riguardo alla situazione politica di Palazzo Barbieri, verrebbe da dire...
... oggi a me, domani a te e si sa che in politica tutto passa e nulla si dimentica. Mi domando dive siano finiti i Grandi Vecchi della nostra politica veronese: forse da buoni navigatori lasciano che i fautori del proprio destino piangano alla fine solo se stessi, a sinistra come a destra. Certo che il "Berla" ne ha fatti di danni al clima (politico s'intende), almeno nello stile: a partire dal linguaggio che è più da baruffe chioggiotte che da serio o animato confronto. Così invece di spiegare agli italiani ed ai veronesi il perchè della crisi a tutti i livelli, si fa del vittimismo... alla Schifani incolpando la sinistra e i comunisti (ci sono ancora?) delle crepe d'Italia o l'opposizione di turno della paralisi amministrativa. Da che pulpito i Benetti, i Marchesini, i Tosi, pensano di ridare alla Città un governo degno del suo rango? Hanno governato (si fa per dire) dieci anni lasciando che Verona decadesse nell'inconcludenza (vedi PRG, Fiera etc); hanno litigato su tutto al loro interno, tra faide, siluri e quant'altro fosse degno di una guerra a discapito della Città. Zanotto è il frutto acerbo di una reazione ahimè scomposta della gente semplice a tutto il male che da troppo tempo affligge Verona e cioè la non trasparenza dei poteri, quelli veri ma non per questo legittimi, i quali non hanno il coraggio, e non l'hanno mai avuto, di mettersi in discussione. La nostra Verona è città chiusa, ambigua,ufficialmente addormentata, ed intanto sotto sotto si fanno le scelte, quelle vere. Se Zanotto si sente tanto forte, perchè non va alle urne e chiede agli Elettori più peso per poter governare senza l'ostruzionismo?...il quale sarà anche segno di furbizia e di destrezza ma anche di grande miseria intellettuale. P.S. Che effetto fa vedere i ghigni dei nostri eroi con il pollice alzato? Siamo proprio convinti di riconoscerci nei loro "vandalismi"? E' quello il volto della Politica veronese anno 2004?
Ciro Vanni
Alle ore 10,40 del 12 novembre 2003 quattro terroristi kamikaze...
... forzano il posto di blocco della base “ Maestrale”, quartier generale del contingente militare italiano a Nassiriya, in Iraq. In un attimo 300 kg di esplosivo provocano una strage: 19 italiani morti, di cui tredici carabinieri, quattro soldati, due civili. E’ la strage con il bilancio più alto di vittime ai danni di una missione di pace italiana all’estero dalla fine della Seconda guerra mondiale, una carneficina che supera il triste primato del massacro di kindu, nell’allora Congo Belga, nel quale furono trucidati 13 militari italiani l’11 novembre 1961. Oggi noi dimostriamo la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime con un ideale abbraccio. Un abbraccio condivisibile da tutti, perché sappiamo che i valori per cui sono caduti i martiri di Nassiriya sono largamente presenti e radicati nel nostro popolo. Il sacrificio dei ragazzi di Nassiriya ha fatto cadere tutte le differenze ed ha riunito gli italiani in un unico sentimento: tutti gli Italiani, senza alcun distinguo di tipo ideologico, hanno pianto coloro che lasciando a casa le famiglie, avevano deciso di difendere la pace, orgogliosi della propria Patria. In considerazione di tutto questo, affinché il ricordo di questi ragazzi rimanga scolpito nella nostra comunità IL CONSIGLIO DELLA 4^ CIRCOSCRIZIONE stabilisce che la sala conferenze presso il Centro Culturale 6 Maggio 1848, venga dedicata ed intitolata ai “CADUTI DI NASSIRIYA” e che venga posta in loro onore una targa all’entrata della sala stessa con la dicitura: Sala Conferenze “ CADUTI DI NASSIRIYA” 12 novembre 2003.
Il Consigliere Circoscrizionale Marco Padivani
L'ammucchiata
Li avete visti? Tutti allineati, in bell'ordine, attorno alla maestrina Michela Sironi Mariotti; non mancava proprio nessuno: dal disobbediente Bertani all'ex leghista Comencini, dal diessino Balzo all'ex democristiano Erminero, dal socialista De Robertis alla donna assessora Sartori, tutti compatti per difendere il signor Sindaco avvocato Paolo Zanotto, figlio di Giorgio. Che bel quadretto! Ma la memoria è proprio così corta? La Sironi-presidente-della-Zai (oggi Udeur, ieri Lista Sironi, l'altro ieri Forza Italia - foto ricordo con Silvio) è la stessa Sironi-primo-sindaco-donna contro la quale si scagliavano i signori del centrosinistra per bloccare il suo piano regolatore: e facevano l'ostruzionismo, e chiedevano mille volte il numero legale, e tiravano il consiglio comunale fino a tarda notte. Oggi le stesse identiche cose le fanno i signori del centrodestra e gli odierni amici di Zanotto si fanno venire le crisi isteriche: scendono in piazza, mettono i mega schermi, srotolano gli striscioni arancioni, dicono che la città è messa nel sacco, chiamano i cittadini a raccolta. E dimenticano quello che solo due anni fa essi stessi rinfacciavano all'allora Sindaco di destra Sironi: che il compito dell'opposizione è quello di cercare di mandare a casa chi governa. L'attuale centrodestra di Verona è certamente privo di idee e di spessore, e altro non sa fare che sventolare lo spauracchio del comunismo, o leggere interi tomi in Consiglio (d'altra parte cosa ci si può aspettare da Tosi, Bajona o Giacino?), ma sta usando le stesse armi regolamentari che utilizzavano gli attuali amministratori quando erano all'opposizione. Quel che fa Bajona oggi, faceva Zerbato ieri; e ieri il vicesindaco Bajona si scandalizzava, e oggi l'assessore Zerbato si scandalizza. Non si rendono conto di essere speculari? C'è una continuità impressionante tra la gestione Sironi e la gestione Zanotto. Stessa tramvia non realizzata; stesso piano regolatore non approvato; stessa sudditanza alle scelte della Fondazione cariverona, stesso moderatismo post democristiano. Viene in mente la canzone di Gaber "Che cos'è la destra? Che cos'è la sinistra?". Forse alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni a Verona si capisce un po' meglio la scelta masochista che abbiamo fatto noi Verdi della Colomba nell'ultima campagna elettorale: né con Zanotto né con Bolla, fuori dai due schieramenti, fieramente allo sbaraglio da soli. Anche se questa posizione ci è costata l'esclusione da qualsiasi rappresentanza istituzionale, pensiamo di aver fatto la cosa giusta. Davvero non saremmo riusciti oggi a sederci con il sorriso tirato sulle labbra a fianco della Sironi per difendere l'impolitico Zanotto. Lasciamo questa sceneggiata ben volentieri ad altri, che hanno più peli sullo stomaco di noi. Un'ultima annotazione di merito. Quando ero in Consiglio Comunale chiedevo ripetutamente al Sindaco Sironi e al vice Sindaco Bajona provvedimenti seri per la limitazione del traffico. Protestavo perché Verona era l'unica città del Veneto che non aderiva alle domeniche a piedi promosse dal Ministro all'Ambiente. Sironi e Bajona mi snobbavano. Oggi la situazione è peggiorata. Le polveri inquinanti hanno superato ogni limite e la legge imporrebbe lo stop al traffico. Ma il sindaco Zanotto approfitta delle prime quattro gocce di pioggia per revocare il suo stesso provvedimento e anche la domenica le auto avranno il via libera. Cambiano i sindaci ma la musica è sempre quella. E ci scommetto che Bolla avrebbe fatto la stessa cosa. E i verdi del Sole della corte Zanotto cosa fanno? Ridono. Bertani è troppo impegnato a difendere il Sindaco, e non ha più tempo per incatenarsi. Tutto ciò ha un nome: il fascino del potere. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma per chi vuol vedere, l'alternativa c'è.
Mao Valpiana - Verdi della Colomba
Il sogno è finito
E’ sempre antipatico diver pronunciare la fatidica frase: “Io l’avevo detto!”. Ma questa volta lasciatecelo dire, in modo liberatorio: “NOI L’AVEVAMO DETTO!”. E’ stata proprio l’ammucchiata fra il centrosinistra di Welponer e il centrodestra della Sironi, a convincerci a rimanere fuori dal patto scellerato a sostegno della candidatura del centrista Zanotto. Era evidente fin dalla campagna elettorale che l’innaturale alleanza che andava dal Bertani amico dei centri sociali casariniani fino all’uomo d’ordine e assessore alla sicurezza Piva, non avrebbe retto alla prova dei fatti. La coalizione che ha portato all’elezione del Sindaco Zanotto non era basata su ideali e programmi comuni, ma solo sulla necessità di sommare voti distanti e diversi fra loro. Ne è nata una maggioranza geneticamente modificata, debole e destinata all’implosione, dalla quale siamo rimasti fuori, per coerenza e lungimiranza politica, anche se questa scelta per noi significava la sicura rinuncia alla rappresentanza istituzionale. I fatti ci hanno dato ragione. Dopo 500 giorni di paralisi amministrativa, l’inciucio è crollato. Finalmente. Il trionfo in Piazza Brà delle cravatte arancioni è solo uno sbiadito ricordo. Ora, però, bisognerebbe trarne le divute conseguenze (ma non ci illudiamo, la correttezza politica è merce sconosciuta ai protagonisti di questa storia). Chi è stato eletto o nominato in base ad un accordo politico che non esiste più divrebbe dimettersi. Ad esempio la signora Sironi è Presidente della Zai non certo per capacità proprie, ma solo come premio per aver tolto qualche voto a Bolla e averlo portato a Zanotto. Ora che il suo ex gruppo politico è tornato nel centrodestra, che ci sta a fare lei alla Zai? Non si rende conto che rappresenta solo se stessa? E cosa aspetta a lasciare quell’incarico? Se non lo farà (lo sappiamo, non lo farà) Zanotto avrà il coraggio di chiedere scusa ai cittadini per aver regalato la presidenza Zai a chi non la meritava? (no, non chiederà le scuse). Da oggi Zanotto governa la città con una maggioranza di soli due voti. E’ quindi ostaggio proprio di quei due voti dei fratelli Tisato, nemici giurati della tramvia. Prima la Sironi e poi Zanotto hanno di fatto bloccato il progetto tramvia sprecando risorse; è evidente, ormai, che la tramvia non si farà e Verona perderà i finanziamenti già stanziati (la maggioranza di questa maggioranza è contraria alla tramvia); nel frattempo il traffico privato è aumentato con conseguenze ambientali gravissime. Cosa ci sta a fare un Verde in questa Giunta? E’ lì solo per sperare che arrivi la pioggia a diminuire le polveri sottili? L’esperimento Zanotto è dunque fallito. In queste condizioni non si può affrontare seriamente un nuovo Piano Regolatore. Meglio sarebbe prenderne atto subito piuttosto che prolungare l’agonia. Dire “noi l’avevamo detto” non ci consola affatto: ma almeno la mattina possiamo guardarci allo specchio senza vergognarci di noi stessi. Non è poco.
Mao Valpiana - Verdi della Colomba
Spoil System Casereccio
Ripensavo in questo fine d’anno a tutta una serie di Personaggi che, per uno strano sistema di "spoil-system" tutto nostrano, Verona ha messo da parte, quasi che non ci fosse più bisogno del Loro apporto e delle Loro significative esperienze maturate, negli anni, in posizione di responsabilità. E con risultati di tutta evidenza. Se c’è un problema vero, strutturale e bipartisan, è quello della insufficiente presenza di vera classe dirigente, nella nostra Città. Più di altri, ne sono toccati i partiti, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali, certe espressioni del mondo accademico e culturale, gli alti vertici operativi di quasi tutte le aziende e strutture pubbliche; in estrema sintesi tutte le forme in cui si manifesti un’esigenza di rappresentanza. C’è insufficiente rappresentanza perché debole è la rappresentatività. La selezione di classe dirigente è, da sempre, la vera questione che ha attanagliato la realtà veneta e veronese in particolare. Dopo il periodo d’oro che va dal dopoguerra fino agli inizi degli anni 80 - periodo in cui personaggi sicuramente di alto valore, ma con in più un "idem sentire" e con una tensione ideale concentrica - Verona non ha saputo più "tirar fuori" classe dirigente che potesse inseririsi nella scia della precedente. Ciò non vuol dire che non ci sia stato impegno, sacrificio e determinazione nella ricerca di soluzioni adeguate al ruolo; è che i risultati, con tutte le attenuanti del caso, non sono arrivati. E i risultati, come le idee, camminano con le gambe degli uomini. E se non arrivano risultati vuol dire che le "gambe degli uomini" che questi risultati divevano realizzare non erano o non sono adeguate. L’analisi, forse severa, porta a comprendere fino in fondo il perché di certe non-scelte, il ritardo di decisioni attese da anni, se non da decenni: chi queste decisioni deve prendere, non si sente fino in fondo, rappresentante - se non rappresentativo - della realtà che lo ha istituzionalizzato. Il rapporto tra rappresentanza e rappresentatività è questione che non appassiona i più, rischia di far emergere debolezze mai pensate, "tocca" nervi scoperti o ferite ancora aperte. Sono tra coloro che pensano che nella nostra Città sia stata fondamentalmente utile e necessaria una dialettica e una alternanza tra un partito, o comunque un polo - per così dire - di sinistra-centro, ed un partito politico o un polo per così dire di centro-destra moderato. L’utilità è rappresentata dal fatto che vengono così evidenziate le incongruenze e le insufficienze di realtà che, al di là di alcuni momenti di convivenza compromissoria, rimangono politicamente contrastanti se non addirittura alternativi tra loro. Realtà contrastanti se non alternative che sono costrette a convivere "legittimamente". Ma questo vale non solo per la politica. Si pensi ,per esempio alla scienza economica. Mai si è realizzato un modello puro di Stato e di società, corrispondente totalmente ad una sola e integrale delle opzioni economico-sociali: il puro dirigismo economico o il puro liberismo economico; ma sempre queste opzioni sono state contaminate nella loro realizzazione pratica dall’opzione contraria o concorrente. Torniamo a Verona. Come dicevo all’inizio ho la sensazione che un patrimonio di esperienze professionali, istituzionali, politiche siano andate disperse per uno strano spoil-system casereccio. Le "motivazioni"? Le più disparate: uno è troppo amico di quello, questo è stato nominato da quell’altro, il tale risponde di più a tal altro, questo pensa troppo con la propria testa (sic!)... e via dicendo. A che servono poi le adozioni o le sottoscrizioni dei Piani Strategici se la logica che ispira l’azione di governo quotidiana è "filtrata" da queste strane regole? Il problema, a scanso di interpretazioni non corrette, non riguarda solo l’Amministrazione Comunale. E’ il sistema "Verona" nel suo complesso, che non può permettersi questo lusso.
Massimo Ferro, Deputato al Parlamento
"Io speriamo che me la cavo"
Caro Direttore, ad un anno e mezzo, o poco più, dalla tornata elettorale del comune di Verona, desidero evidenziare alcuni tratti che caratterizzano questa amministrazione o meglio ancora determinano una sorta di “nuova filosofia politica” almeno provinciale. Non mi lascio andare a critiche e/o encomi nei confronti di questa amministrazione, da battitore libero sarebbe troppo facile, punterei invece la lente su quello che si è conclamato dal punto di vista “ideologico” attraverso la “costruzione politica” di questa amministrazione. Che la politica sia l’arte dell’equilibrio e della diplomazia è noto a tutti ma che tutto o il contrario di tutto dia lo stesso risultato a prescindere dalla destra o dalla sinistra, non fa altro che confermare che la verità sta nel mezzo anzi, per la precisione al centro. Ebbene sì! Che vinca la destra o la sinistra, comunque a capo dello schieramento c’è un uomo di centro e il fulcro della politica cittadina orbiterà, ovviamente e come sempre, intorno al centro. Quindi ha vinto anche questa volta il centro. Preso atto di questo, ci si domanda: cosa è mai cambiato? Parrebbe niente, in realtà il centro ha vinto due volte: la prima quando si chiamava centro, la seconda occupando democraticamente il centrodestra e il centrosinistra. I risultati sono, per esempio, che la sinistra veronese vince non contro ma insieme all’ex Sindaco Sironi, ex Liberale, ex Forzista, ex Udeur ora “compagna” di Alleanza Popolare “sposata” in pochi giorni, prima del ballottaggio. Può accadere anche che la sinistra governi, per esempio, con gli assessori Uboldi, Brunelli, Pozzerle, ecc. ecc. ex Centristi doc, può accadere anche che lo stesso Sindaco vincente, in quota alla sinistra, si professi immediatamente uomo di centro. Tranquillamente, nel gioco del riequilibrio, si può assistere al Verde Bertani prima incatenarsi contro il governo Sironi per il parcheggio in P.zza Isolo oggi, invece, silente all’inaugurazione. Si può dire allora “comunque vada sarà un successo”! Chi ha vinto quindi? Il centro! Ossia la Democrazia Cristiana. E allora lode e merito a loro, senza satira e senza critica ma riconoscendo onestamente la realtà. Il Democristiano era ed è l’unico politico capace di resistere a qualsiasi repubblica, con un coefficiente di galleggiamento superiore a chiunque altro, capace di tornare e ritornare sempre con qualsiasi area in una città dive anche il vento tira dal centro istituzionalizzato dal bipolarismo . Tutto questo creerà ovviamente gruppi di centrosinistra o centrodestra sempre più ricchi di figure appartenenti, pseudoideologicamente o solo praticamente, a varie idee o compagini politiche (come il nostro governo cittadino) e quindi omogenizzando in un’unica e centrifugata idea di centro tutte le idee. Sembrerebbe un’abile lavoro alchimistico, invece il più probabile epilogo è l’immobilismo politico e ancor peggio la non decisione politica. Comunque vanno sottolineate non solo le lodi e l’oculatezza di questo enorme gruppo politico dalla presenza indelebile ma anche lo spiccato senso poliedrico che lo caratterizza e l’ineguagliabile spirito dinamico che lo contraddistingue, nonché la grande capacità di detenere le redini del centro, della destra e della sinistra e... di... sperare sempre nella buona sorte?! In fondo tutto questo è flessibilità, anzi detto con le loro parole: “è per questo che abbiamo vinto!“. Dal momento che la politica amministrativa provinciale, ora più che mai, deve rispondere “materialmente” alle richieste e alle necessità dei cittadini non rimane altro, purtroppo o fortunatamente, chiedere al prossimo candidato non più se è di destra o di sinistra, non più se è di sopra o di sotto ma molto più semplicemente se si impegnerà a mettere i lampioni nella via di casa dell’elettore interessato. Forse è meglio? Forse è peggio? Tutto o il contrario di tutto dà sempre lo stesso risultato!
Maurizio Grotta - Verdi della Colomba
Forse è arrivato il momento di “illuminare” la situazione che si è venuta a creare nel Centro storico di Verona...
... Asco-Confcommercio viene accusata, ingiustamente, di trascurare l’area pregiata sotto il profilo delle politiche sindacali. Di fatto la nostra associazione è in prima linea sia per quanto riguarda il fenomeno dell’abusivismo e della delinquenza, che sta proliferando nella città antica, sia per quanto concerne l’estensione della Ztl nei fine settimana. Siamo costantemente impegnati su entrambi i fronti, anche se in maniera non sempre “visibile”, attraverso incontri con i responsabili delle forze di polizia, la partecipazione al tavolo provinciale sull’ordine pubblico e il coinvolgimento dei parlamentari veronesi. Ci siamo dichiarati parte attiva nel rilevare le problematiche e i fenomeni del territorio vista la nostra presenza capillare sullo stesso. Sulla chiusura sperimentale del Centro nei fine settimana abbiamo organizzato un’assemblea degli operatori e, grazie anche ai costanti incontri con gli assessori comunali, siamo riusciti, dopo aver paventato iniziative di protesta, a ottenere la riapertura di Lungadige Rubele e Corso Cavour. Quanto all’abusivismo commerciale, sono mesi che chiediamo ad amministratori e forze di polizia di infittire i controlli e cercare di prevenire e reprimere queste situazioni ma, nonostante l’impegno di Prefettura, Questura e Vigili urbani, non si è ancora riusciti a trovare il bandolo della matassa anche per una normativa di difficile applicazione e non sufficientemente severa nei confronti di chi commette questi reati. E’nostra intenzione portare avanti con alcuni Parlamentare una legge che punisca gli acquirenti in quanto parte attiva del fenomeno criminoso. Asco-Confcommercio è storicamente e limpidamente schierata per la valorizzazione dei negozi di vicinato, anche e soprattutto del Centro storico di Verona, come dimostrato anche dal fitto e continuo dialogo con la Regione Veneto, la quale sta emanando la nuova normativa sul commercio che recepisce molte delle nostre richieste a tutela dei piccoli negozi. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare il commercio per il bene degli imprenditori del settore e di tutta l’economia, a cominciare da quella turistica. In questo senso abbiamo dato vita a diverse iniziative sul territorio per sensibilizzare gli operatori del terziario sulla necessità di diventare sempre più parte attiva del sistema turistico che ha nel Centro il proprio fulcro. E qui colgo l’occasione per manifestare le perplessità della nostra associazione sulla stesura del Prusst, che così com’è non dà il giusto spazio ai bisogni della Fiera e tende piuttosto a creare i presupposti per la realizzazione di una Verona 2 che rischierebbe di soffocare definitivamente il cuore della città antica. Il Centro deve rappresentare il naturale sbocco del turismo, anche d’affari, interagendo con la Fiera e garantendo reciproci vantaggi economici. Per quanto concerne infine le luminarie natalizie riteniamo indispensabile, ora come non mai, in questo momento di difficoltà e di crisi dei consumi, l’abbellimento delle nostre strade con le caratteristiche luci in segno di accoglienza verso i veronesi e gli ospiti provenienti dalle altre città che percorreranno le vie del Centro.
Graziella Tabacchi Basevi - Vicepresidente Asco-Confcommercio Verona
Il caso dell’Istituto Minghetti di Legnago
Il 27 ottobre scorso, all’Istituto Minghetti di Legnago, si è tenuta la prima di una serie di conferenze sulla Costituzione, con la partecipazione del senatore Cesare Salvi, del parlamentare europeo onorevole Antonio Di Pietro e del presidente del Movimento per la Giustizia, giudice Antonio Condorelli; moderatore l’avvocato penalista Guariente Guarienti. Il fatto sarebbe passato sotto silenzio se un professore non avesse presentato un esposto all’assessore provinciale all’Istruzione Adimaro Moretti degli Adimari, denunciando un uso illegittimo degli spazi scolastici, per finalità molto più vicine agli interessi di partito che alle esigenze educative proprie dell’istituto. Da quanto mi risulta, questo ciclo di conferenze rientra nell’offerta formativa della scuola ed è stato approvato dal Collegio docenti, pur non essendo ancora passato al vaglio del Consiglio d’Istituto. Il preside aveva concesso comunque l’uso dell’aula magna al Comune di Legnago e alle associazioni Arci Nova e Carta 97, promotrici dell’incontro, patrocinato dai Comuni di Legnago, Cerea, Nogara e Villabartolomea. Anche a uno sguardo superficiale sarebbe subito apparso uno squilibrio nella scelta dei relatori e del moderatore, tutti appartenenti a uno stesso schieramento politico; nessuno dei quali vero esperto di diritto costituzionale. Come ho potuto appurare successivamente, non essendo presente, la serata si è infatti caratterizzata più per una serie di attacchi politici al Governo che per un’analisi obiettiva dell’art. 3 della Costituzione, tema dichiarato del convegno; e non c’era alcun relatore che potesse offrire un’altra versione. Se questa è l’obiettività che vorremmo insegnare ai nostri figli! Non mi scandalizzo per il fatto che anche a scuola si parli di politica, ma sono indignato quando si spaccia per "offerta formativa" la presentazione di tesi preconfezionate senza possibilità di ascoltare una versione alternativa. Questa è solo propaganda politica di parte, che non deve trovare spazio nelle aule scolastiche, dive i nostri ragazzi si recano per imparare, per affinare lo spirito critico, dopo aver sentito fatti e opinioni anche contrastanti ma senza condizionamento alcuno, e non per essere indottrinati in modo disonesto. Ricordo un episodio analogo al Liceo Maffei di Verona, quando in piena campagna elettorale per le elezioni regionali, il prof. Massimo Cacciari - candidato presidente per l’Uilivo - venne invitato a parlare nell’aula magna dell’istituto, durante l’orario delle lezioni; aveva come avversario soltanto un candidato al Consiglio regionale di Alleanza Nazionale. Anche allora non era certo una battaglia ad armi pari. Ricordo altresì quando il preside Butturini negò agli studenti il permesso di indire un’assemblea studentesca sulle foibe, solo perché non era prevista la partecipazione di un relatore schierato dall’altra parte (?). Davvero strano questo modo di interpretare la par condicio! Ricordo ancora, nelle ultime elezioni amministrative, studenti e professori che favorivano la distribuzione di volantini elettorali all’interno di alcune scuole, senza che nessuno avesse il coraggio di denunciarlo per paura di ritorsioni. Erano tutti volantini di sinistra, perché noi moderati siamo troppo rispettosi delle leggi per fare propaganda in un ambiente istituzionale. Ben diverso era il comportamento del Presidente della Provincia Aleardo Merlin, quando invitava tutti a lasciare fuori dal Palazzo della Provincia i volantini elettorali, proprio per il rispetto che si deve alle istituzioni! Esprimo quindi tutta la mia solidarietà al professore, che ha denunciato l’episodio del Minghetti, e invito genitori e docenti a vigilare, affinché non si ripetano episodi analoghi, in questa e in altre scuole. Mi auguro che il Preside del Minghetti si sia reso conto dell’errore commesso per non aver esercitato un controllo sufficiente sul programma del convegno, e spero che le altre due conferenze, previste sullo stesso tema, vedano coinvolti personaggi di varia estrazione politica, magari insieme a qualche "vero" costituzionalista. Per quanto mi riguarda, data la mia esperienza di membro del Consiglio Direttivo dell’U.P.I. (Unione delle Province Italiane), dive anche recentemente ho discusso della riforma del Titolo V della Costituzione (e non mi sembra che i relatori del 27 ottobre abbiano brillato per competenza), mi rendo disponibile fin d’ora a portare anche il mio contributo nelle prossime conferenze, purché il programma preveda un giusto equilibrio "ideologico" tra i relatori.
Il Consigliere provinciale di Forza Italia, Membro della VI Commissione - Pubblica Istruzione e Cultura, dott. Alberto Zelger
Nel giorno doloroso dei funerali, pensiamo che il modo migliore per onorare i soldati morti sia quello di rafforzare il nostro impegno...
... contro tutte le guerre e gli strumenti che le rendono possibili. La morte dei militari italiani in Iraq, che ci addolora come ogni vittima di tutte le violenze, è conseguenza della ingiustificabile guerra preventiva degli Stati Uniti e della presenza militare italiana, che risulta non di pace ma di fiancheggiamento della conquista militare. Il nostro dolore è anche maggiore per la vicinanza che sentiamo a questi giovani ed alle loro famiglie e per la consapevolezza che non si è fatto abbastanza per impedire la loro partenza. Crediamo che il governo debba ritirare un contingente militare che non diveva inviare, ed agire subito per sostenere la costituzione di Corpi Civili di Pace addestrati per missioni di pace in contesti come quello iracheno. Ogni rappresentante delle istituzioni, a partire dal Capo dello Stato, ogni forza presente, nel governo e in parlamento, è chiamata ad assumersi la propria responsabilità. Una comune iniziativa europea volta a portare distensione e pacificazione in quell'area sembra la risposta adeguata. A questa intendiamo collaborare. In questa prospettiva invitiamo i cittadini a sostenere concretamente la presenza di organismi umanitari in Iraq e nel contempo ad opporsi alla ulteriore presenza militare italiana ed esortiamo i militari a rifiutarsi di parteciparvi. Per questo esponiamo ancora il nostro arcobaleno di pace e nonviolenza.
Mao Valpiana - Movimento Non Violento
Egregio Direttore, nel ringraziarLa per la Sua televisione online, contributo utile e qualificato...
... per arricchire il dibattito culturale e politico veronese, Le preciso che la mia denuncia circa l'insicurezza della zona Chievo, ripresa dal Suo giornale in data 13 ottobre u.s., non derivò dal fatto che il sottoscritto fosse stato derubato. In passato venni derubato in casa altre due volte e non comunicai mai nulla alla stampa. Decisi di inviare un comunicato alla stampa a seguito di una una precisa richiesta fattami da alcuni vicini di casa assai spaventati, di cui uno, come Ella ricorderà, risultò vittima alcuni anni orsono di un grave sequestro. L'azione dei ladri, penetrati in più abitazioni nella stessa notte e nella stessa ora, stupisce e preoccupa. Stupisce inoltre il fatto che essi, come ho acceso la luce, sono sceso dalle scale, sono corso in giardino fuggirono da ogni casa in cui erano penetrati. Si trattò quindi di una banda ben organizzata e a mio avviso nuova per i metodi adottati. Scusi il ritardo di questa precisazione, avevo cose più urgenti da fare. La ringrazio per l'attenzione.
Mario Rossi - Consigliere regionale
A proposito di "ascari"
Siamo un Paese un po' strano, un Paese sicuramente fatto di "antifascisti" dopo che il regime è crollato. Non so se l'amico G.Paolo Fogliardi, o quelli della "Classe del '53", siano stati democristiani, ma io sono però sicuro che non è necessario essere "antidemocristiani senza la democrazia cristiana" per non sentirsi "ascari". Se poi qualcuno ritiene logico l'essere rimasto "nella casa mentre bruciava", unendosi peraltro con i piromani, per spegnere l'incendio, non posso nascondere una qualche, credo non solo mia, difficoltà di comprensione.
Luigi Biondaro
Nell’articolo di cronaca de l’ Arena del 17 ottobre scorso a pag.16 abbiamo letto la seguente, testuale, fenomenale notizia...
... "Ogni cittadino a Verona dispone di 9,8 metri quadri di verde: meglio del 2002, quando i metri quadri pro capite erano addirittura 6,6, ma le leggi urbanistiche prevedono un minimo di 15 metri quadri. Mantova tanto per fare un esempio vicino, ne ha 27,3; Bologna 16,9". SOGNO O SON DESTO? Da questo articolo apprendiamo che il Sindaco Zanotto nel 2003 ci ha dato ben 800.000 mq di verde in più. Senz'altro è riuscito ad ottenere dalla Provincia gli 80.000 mq di Borgo Roma, dalle ferrovie gli oltre 500.000 mq dello scalo merci (non ancora spostato, ma contano le intenzioni), e, forse, quelli della Cava di Cà Facci, dive si sono allontanate