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Da Gianni Toffali Dossobuono Verona
Gianni Toffali Via Strada del Chiodo 12 c Dossobuono Verona
I 30 anni della legge sull'aborto
...esterniamo la nostra meraviglia ed il nostro disappunto per l'apparizione (in data odierna) delle"striscie blu" anche nella nostra via. Come già fatto presente varie altre volte, sinceramente la nostra zona non ci pare avere alcuna delle caratteristiche che normalmente giustificano una sosta a rotazione e a pagamento, se non quella di aumentare le entrate: - nessuno (se non i residenti e qualche loro occasionale parente o amico) verrà mai quassù a parcheggiare (evidentemente dissuaso dalle distanze e dalla salita) per poi andare in in città (preferendo parcheggiare, se proprio, in ben più comode vie ai limiti di Valdonega o di Borgo Venezia.- Nessun mezzo pubblico è mai venuto fino qui sopra(il tentativo del "Pollicino" è di fatto morto sul nascere.- Il personale dipendentre dalla Scuola Materna avrà grosse difficoltà ad accedere al lavoro (dati i problemi citati, la salita, la distanza,l'assoluta mancanza di mezzi publici). Qulcuno dovrà parcheggiare a Porta Vescovo e venire su a piedi...Quindi non mi pare sussistano, neppure in maniera lontana e teorica, le motivazioni che hanno sempre giustificato simili provvedimenti:- si vuole scoraggiare l'uso dell'auto, ma qui quale reale alternativa esiste? E se uno non ha il "Verona-Park", per comperarlo, dovrà fare quasi un'ora a piedi tra scendere e risalire fino a Piazza Isolo e oltre ???- Si vuole favorire la rotazione dei posti-auto, ma di quali auto? Se, in pratica, nessuno ha mai avuto, finora, motivo di venire fin qua sopra?- Non c'è nemmeno alcuna attività vera attività commerciale o" turistica" (come a Castel S.Pietro o, forse, a S.Zeno in Monte tale da poter dare una sia pur lontana giustificazione al fatto...(Qualche residente forse si illude, ma già la seconda auto paga , la terza, mi pare, non ha nemmeno questo diritto (e nelle moderne famiglie, con un paio di figli grandi, fanno presto, in pochi anni, le auto a diventare tre o quattro..., e dovranno essere parcheggiate chissà dove) Se questo fatto è vero, è bene che la gente se ne renda conto sùbito, anche chi pensa magari di trarre qualche vantaggio da questa normativa...e applaude ora all'iniziativa comunale...).Commento: mi pare, a questo punto, che abbiamo ormai superato il segno, per ideologia o per voler fare soldi a tutti i costi... è chiaro il disagio specie per chi (vedi i numerosi anziani) dovrà dipendere più o meno continuamente da altri (figli, nipoti, badanti...) che per venire fin quassù (altre alternative, si è visto non ce ne sono) dovranno pagare un Euro all'ora!!! Chi pagherà? Forse l'assessorato del comune? Di questo passo metteranno il Verona-Park anche nelle frazioni. La gente (anche chi abita altrove) non si illuda. Questa lettera, con le prime firme raccolte, sarà inviata il più presto possibile all'Assessore ed allla Circoscrizione. Forse, nei prossimi giorni, partirà anche un altro esposto per il Comune, e si prospetta anche una Conferenza Stampa. Tra qualche giorno dovrei vedermi anche con Beschin, il presidente del Comitatocontro le "striscie blu" a Veronetta. Vi terrò comunque immediatamente inforòati di ogni novità.
Benedetto XVI durante la visita ad una parrocchia romana...
...ha asserito che “poco si parla dell’inferno” aggiungendo che “esiste ed è eterno”. Finalmente! Era ora che il Pontefice ricordasse questo semplice articolo di fede ai sacerdoti che nelle omelie non parlano più dell’aldilà e soprattutto che rifuggono dal pronunciare una parola che è diventata tabù: inferno. Eppure a taluni “smemorati” sarebbe bastato rileggere il Catechismo della Chiesa Cattolica dove al paragrafo 1035 si afferma che “
Nell’ottobre scorso ho avuto il piacere...
.... e l’onore di preparare ed illustrare la Relazione sulla Sicurezza in occasione della Conferenza Programmatica di Alleanza Nazionale. La tematica affrontata mi ha permesso di ribadire e riaffermare concetti con cui la destra italiana ha sempre dato primaria e notevole importanza. Il pensiero più volte ribadito dal sottoscritto è stato il concetto della legalità,legalità che dovrà tornare a pieno titolo nella nostra città. Verona, in questi ultimi anni infatti, ha pagato un prezzo troppo alto in termini di ordine pubblico e sicurezza. Ricerche condotte recentemente su scala nazionale ed europea fanno emergere in modo chiaro ed inequivocabile, che l’insicurezza rappresenta una delle principali preoccupazioni dei cittadini. Purtroppo, la mancanza di sicurezza spinge a rivedere i nostri modi di vivere, rivedere le nostre abitudini personali, rivedere anche il nostro modo di pensare, l’insicurezza cambia sostanzialmente il modo di relazione che abbiamo con il prossimo e cambia la nostra gestione serena del tempo libero. E’ quindi stabilito che viene condizionata seriamente la nostra libertà di movimento e di fatto la nostra libertà personale. Per quanto riguarda la nostra città, ciò che serve con urgenza è l’applicazione della cosiddetta teoria della “Tolleranza Zero” che essenzialmente consiste nel perseguire con severità anche i cosiddetti reati minori, ma che incidono in maniera significativa sulle persone più deboli e più indifese. E’ statisticamente provato che dove vengono tollerati i reati minori, automaticamente aumentano anche quelli più gravi. Chiunque governerà la città nei prossimi anni, dovrà avere come obbiettivo e come obbligo morale favorire la politica della fiducia, idonea a rassicurare il cittadino sulla capacità dello stato di difendere gli stessi cittadini ed i loro beni, per restituire a loro il piacere di godere della propria città a qualsiasi ora del giorno e della notte, in qualsiasi quartiere essi si trovino.
... invio anche a Lei un’osservazione che mi sale spontanea. Leggo su L’Arena del 13.02.07, nelle cronache dalla provincia: “... il piccone del regime cancella la storia. Tagliati alberi secolari a villa Spinola per creare il piazzale dei balilla…” Mi sovviene immediata, l’associazione con i poveri alberi già tagliati e, quelli in attesa di esserlo, al giardino Lombroso. Sfogliando le cronache dei giorni passati, per L’Arena, l’assessore Tamellini “non piccona e non cancella la storia”! L’assessore “riqualifica” e “valorizza”. Nonostante la carenza di verde di cui ormai la città soffre, nonostante il dissenso dei cittadini. Due pesi, due misure e l’uso ad usum delphini, dei titoli di cronaca. Distinti saluti
Verona: cultura, territorio e amministratori.
Pensavo che la politica ambientale di un’amministrazione che si rispetti considerasse il territorio come un “contenitore culturale”, offrendo così ai cittadini opportunità di crescita sociale. Faccio molta fatica ad accettare la cosiddetta “riqualificazione” in atto nel bel parco Lombroso, che umilia questo luogo di semplice bellezza. E’ un furore che non mi dà gioia. Memore dei precedenti interventi “di ristrutturazione” (piazza Isolo, piazza San Giorgio, Chievo, piazza Renato Simoni), so che questo storico frammento di verde è in pericolo. Nessuna azione di vera conservazione in questi contesti e tessuti storici è stata fatta. Si è solo intervenuti pesantemente con l’intento di farli sembrare nuovi, realizzando una irreversibile distruzione nel disprezzo del paesaggio, senza valutare i rischi di un impatto che non è solo ambientale, ma storico, culturale e identitario. Io desidero porre in primo piano la necessità ineludibile del recupero di identità “culturale” e “territoriale” dei nostri amministratori, che risulta essere in netto contrasto con le nostre tradizioni e la nostra ricchezza culturale. Ma come si è giunti a questa separazione fra cittadini, ambiente e amministrazione? E’ il segno evidente del livellamento accentratore, degli assessori-simbolo ingabbiati in vincoli amministrativi, inadeguati a comprendere la ricchezza e la varietà culturale della nostra città. Certi interventi demolitori, che si ripetono ossessivamente, urbanizzazioni dissennate, assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie, piccoli e medi lavori mai realizzati in questi anni, sono l’evidente dimostrazione che si è negata la regola di promuovere la formazione di “punti di vista” comuni, che avrebbero dovuto invece coinvolgere i numerosi soggetti sociali, culturali e civici presenti a Verona. Chi sta occupando attualmente incarichi istituzionali dovrebbe far valere la regola del confronto e dello studio condiviso di ogni progetto che tocchi gli interessi dei cittadini. Non si può accettare la ricetta del colonizzatore di turno. Ricostruire l’architettura o un parco dovrebbe rappresentare non solo una battaglia intellettuale, ma diventare anche una diga contro la perdita di qualità della vita urbana. Sono convinta che la decadenza ambientale avviata da questa amministrazione potrà essere arrestata solo culturalmente, tornando a coltivare l’amore per le proprie radici ed il senso di appartenenza al territorio in cui viviamo, in un “continuum” tra conservazione e mutamento. Il cittadino va difeso dall’incontrollata volontà di dominio da parte di chi ritiene di non avere nessuno sopra di sé, a cui rendere conto dei suoi atti e dei suoi usuali strumenti politico-amministrativi. Il cittadino non vuole sentirsi sperduto abitante, ma soggetto radicato fisicamente e spiritualmente. Quello spazio, il Lombroso, parte integrante dell’antica cinta muraria, fino a ieri presentava connotati di colore a armonia. Diventerà un giardino moderno, piacerà a molti, ma sarà privato della sua indentità. Questo il motivo della protesta dei cittadini, del Comitato di Borgo Trento, degli Amici della Terra e del Comitato di Borgo Roma, messa in atto con azioni simboliche, civili e anche con scritti poetici affidati a cartelli appesi agli alberi. E’ probabile che gli alberi abbattuti, in tempi di massacri, violenze e delitti suscitino molto meno compassione. Ma ci toccano molto in base alla famosa legge della prossimità. L’emozione è inversamente proporzionale alla distanza. I defunti alberi facevano parte del nostro paesaggio, del nostro ambiente, quasi della nostra intimità. Non erano morti, erano solo sofferenti per l’incuria. In rapporto ai loro vicini in buona salute sembravano uguali agli altri. Perché questa sentenza di morte? E’ un olocausto anche l’abbattimento di alberi. Forse non abbiamo abbastanza apprezzato la loro presenza, la loro ombra, la loro bellezza? Forse i cani del quartiere li avevano troppo inumiditi? Credo che le battaglie ambientaliste volte al rispetto della sacralità dell’esistente, sia esso animale o pianta, siano un dovere morale oltre che di responsabilità sociale e possano costituire un autentico strumento di ricostruzione spirituale e anche politica della nostra Verona. E’ vero, come diceva Guy de Maupassant che la morte è sempre intorno a noi. Ma non sappiamo abituarci a quest’idea e forse la natura con il suo eterno rifiorire ci aiuta ad allontanarne il pensiero. Distinti saluti.
... a titolo personale ed in qualità di docente di scuola media presso uno degli Istituti Comprensivi del Comune di Verona. Leggo e seguo l'agenziaperlascuola.it. La presente è per segnalarVi come il Comune di Verona, con delibera del 4 ottobre 2006, abbia dismesso le ADSL ad uso didattico presso tutte le scuole ed in particolare presso i comprensivi. La stessa delibera ne vieta l'uso didattico, anche nelle sedi di segreteria. Da una parte si promuovono nella scuola nuove forme di comunicazione e si investono risorse in strutture ed eventi e dall'altra si toglie la modalità di comunicazione ai primi fruitori (alunni e docenti). Da anni mi occupo di didattica e promuovo l'uso delle nuove tecnologie presso i miei allievi anche con servizi innovativi di elearning e formazione/informazione a distanza. Comunico con le famiglie ed erogo servizi via Internet e, ai meno fortunati, potevo dare la possibilità di accedere alla tecnologia a scuola. Ho un mio portale di matematica usabile da scuola, un tempo, e ora solo da casa. E' piccolo e fatto in casa ma raggiunge oltre i mille visitatori univoci al giorno, visitatori che si avvalgono anche di esercizi in linea fatti durante l'ora di lezione. Li usano dall'estero e non più i miei alunni guidati dal loro insegnante che ha creato questo in primis per loro. E' un controsenso che i miei materiali siano usato da "visitatori" europei e non più dai miei alunni per i quali sono stati creati. I recenti dati Istat sulla penetrazione di Internet presso le famiglie italiane evidenziano una scarsa possibilità di utilizzo da casa e ci vedono tra gli ultimi. Le scuole possono ovviamente dotarsi di connessioni a banda larga in proprio. ma i bilanci sono quello che sono. Altri Comuni veronesi si stanno muovendo in controtendenza, promuovono e finanziano le loro istituzioni scolastiche anche sotto l'aspetto tecnologico. Pensano in grande e stanno valutando di fornire servizi innovativi ai cittadini. Spero che il mio messaggi arrivi a persone lungimiranti e dia il suo piccolo contributo per far capire che le decisioni finora prese possono pregiudicare il futuro della nostra formazione nelle sue parti più innovative. Grazie
Egr. Direttore, mi permetto...
... alcune considerazioni in merito al sopralluogo effettuato ieri dal Sindaco e da alcuni Assessori alla ex scuola Monsuà. Ex scuola che finalmente ospiterà le sedi Provinciali di Avis e Aited. Zanotto ieri, ha però perso una grande opportunità, ovvero quella di chiedere scusa ai molti residenti della zona ed ai molti contadini di Madonna di Dossobuono che per circa due anni hanno subito un vero e proprio calvario a causa dell'insediamento dei nomadi voluto proprio da questa Amministrazione Comunale. Un calvario dovuto a furti, ruberie e vandalismi compiuti durante quel tentativo di integrazione che si è dimostrato successivamente fallimentare. Non voglio tediare ulteriormente sui fatti legati alla prostituzione che si sono verificati comunque in relazione al campo nomadi,ma che porterebbero sicuramente ad alcune riflessioni sulle scelte fatte. Ben venga dunque questa destinazione , sollecitata anche dal sottoscritto attraverso una mozione ufficiale in Consiglio di Circoscrizione e sopratuutto realizzata grazie anche ai finanziamenti della Fondazione Cariverona e dall'Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Veneto. Bello e facile questo sopralluogo, lo si sarebbe visto con piacere anche quando la scuola versava in altre condizioni.
... sono molto contenta che proposte datate, formulate dalla sottoscritta, mai prese in considerazione dall'amministrazione Zanotto al momento della presentazione, anzi con qualche "sfottò", vengano poi riconsiderate e addiruttura proposte dalla stessa maggioranza di centro sinistra!!! Questo è il bello della politica: criticare e poi, dopo anni, fare proprie le proposte evitando che il cittadino conosca la vera storia. E' evidente ora tutti devono raccogliere i voti frutto del lavoro e delle proposte, meglio se si riesce a farli perdere a chi le proposte le aveva già formulate. Prossimamente tutto quello che in questi 5 anni di amministrazione ho presentato verrà raccolto e pubblicato. Lasciatemi almeno la soddisfazione di dire: "Io ci avevo pensato prima di voi".
Recentemente sulla stampa locale...
... il Consigliere Provinciale D’Arienzo dopo aver polemizzato con l’Assessore Coletto su questioni legate alla sicurezza nel quartiere Golosine e dopo averne fatto una questione di competenze tra vigili e comitato provinciale, ha sostenuto che il centro-sinistra tiene alla sicurezza più del centro-destra. Certamente il sottoscritto non ha l’unità di misura che certifichi quanto sta a cuore al collega questa importante questione, ma sa con certezza quale è stato il proprio lavoro e quello di Alleanza Nazionale in questi anni nei nostri quartieri. Vorrei ricordare che ad inizio legislatura, il sottoscritto presentò al Consiglio di Circoscrizione la proposta, attraverso un emendamento ufficiale per creare una Commissione Sicurezza nei nostri quartieri, emendamento subito bocciato dal centro-sinistra con i voti negativi anche dei Consiglieri dei D.S. Raccolte di firme, presidi, proteste, proposte finalizzate alla risoluzione del problema e non ultimi gli esposti presentati recentemente alla Procura della Repubblica e al Prefetto di Verona sono solo una parte di azioni che in questi anni sono state messe in atto dal sottoscritto e dal proprio gruppo politico. Sicuramente non ne abbiamo mai fatto una questione di competenze perché la sicurezza dei cittadini passa attraverso la collaborazione di tutti, tutti i giorni dell’anno e non solamente in prossimità di una campagna elettorale.
Egr. Direttore, il Comune di Sommacampagna...
... in questi ultimi mesi, una settimana si e una no, quasi ogni 15 giorni emanava un comunicato stampa in cui annunciava la sua perenne battaglia contro chi presentava domande di nuove cave nel suo territorio. Dopo pochi giorni, casualmente, il Comitato No Cava iniziava ad operare con qualche manifestazione di supporto al comunicato stampa del comune. Un silenzio assordante (quasi imbarazzante) e nessun comunicato stampa, invece, da quando, con delibera di Giunta Comunale n° 208 del 16/11/06 (immediatamente esecutiva) la suddetta Amministrazione Comunale ha cosi deliberato: PRESA D'ATTO DEL PROGETTO PRELIMINARE RISULTATO ECONOMICAMENTE PIU' VANTAGGIOSO NELLA PROCEDURA AD EVIDENZA PUBBLICA E NEGOZIATA DI CUI ALL'ART. 37 - QUATER, DELLA LEGGE 109/94, RELATIVO AL RECUPERO AMBIENTALE DELL'EX CAVA "SIBERIE". Un insieme di parole... scritte in "burocratese" che significano solo una cosa, che dalle parole ora si passa ai fatti... La realtà è questa: tra poco inizieranno i lavori della nuova discarica che verrà realizzata nell'ex cava "siberie". In silenzio e senza comunicati stampa, a Sommacampagna sta per essere realizzata una nuova discarica di rifiuti. Ma dato che quello stanno per realizzare non hanno il coraggio di chiamarla "discarica" questa operazione di iniziativa e di volontà dell'Amministrazione Comunale è stata cosi definita: "realizzazione con il sistema del project financing del recupero ambientale dell'ex cava “Siberie”. Un dato solo merita essere sottolineato: "per ogni tonnellata del materiale che verrà utilizzato per questo "recupero ambientale"... cioè riempire l'ex cava... con rifiuti, la ditta aggiudicatrice dell'appalto e che diventa cosi il gestore della nuova discarica, verserà al comune una somma di 29,89 euro a tonnellata. Il Comitato "No Cava" di Caselle, in questi mesi ha promosso manifestazioni, viaggi in pulman a Venezia (pagati da chi?) distribuzione di Volantini (stampati da chi?) contro le nuove cave. Ora che inizieranno i lavori della nuova discarica ... sono curioso di vedere il comportamento e le azioni del Comitato "No Cava" di Caselle, anche perchè la nuova discarica (ops... recupero ambientale... scusate) è posta a poche centinaia di metri dalla richiesta della nuova cava... contro la quale finora si erano accapigliati. A parere del Comitato "No Cava"... 100 autocarri che portano via ghiaia dalle cave... inquinano l'aria di Caselle. Ora sono curioso di vedere che differenza c'è... di inquinamento... quando 100 camion al giorno, della portata di 10 tonnellate cadauno... conferiranno in discarica... il "materiale" necessario per la cosidetta ricomposizione ambientale. Sottolineo che 100 camion al giorno che trasportano 10 tonnellate l'uno di rifiuti, moltiplicato per 29,89 euro alla tonnellata... permettono che nelle casse del comune di Sommacampagna, ogni giorno, entrino... 29,890 euro. Circa 60 milioni delle vecchie lire al giorno dunque. E se i giorni lavorativi ogni anno sono 300... nelle casse del Comune di Sommacampagna affluiranno quasi due milioni di euro all'anno. Che sia per questo motivo che sulla nuova discarica c'è silenzio?
Caro direttore, ritengo sagge le sue osservazioni...
... sui Partiti odierni e sui cittadini che alla fine lasciano fare per poi continuare a protestare. Non si fanno veri congressi perchè si ha paura di perdere il controllo del partito. Non ci si interessa della politica perchè si ha paura di dover impegnarsi e dedicare tempo. Sembra proprio il cane ghe si mangia la coda. Chi deve cambiare per primo il partito o il cittadino? Io credo che debbano essere i partiti e i loro rappresentanti. Penso che tutti i politici che hanno avuto una storia, hanno ricoperto incarichi prestigiosi, hanno l'esperienza, debbano decidere per il Bene di Tutti a mettersi al servizio della società e della politica rinunciando a ricoprire incarichi e passando il testimone a chi è pronto a prenderlo e custodirlo. A questo punto nasce il vero problema: chi ha mai pensato a formare nuova classe dirigente e politica? Certamente non l'hanno fatta i partiti e nemmeno le associazioni di categoria. Il potere è rimasto strettamente in mano ai soliti senza che nessuno si impegnasse a cercare di insegnare qualcosa a nuove persone di buona volontà. Probabilmente in politica ci si guarda bene di parlare di passaggio di consegne, i cittadini hanno sempre meno fiducia dei soliti volti, nessuno è messo nelle condizioni di imparare e tutto rimane sempre come prima, anzi, peggiora ogni giorno. Allora coraggio, cerchiamo di coinvolgere e di insegnare, soprattutto alle giovani generazioni che fare politica è un vero servizio alla società sia da laici che da cattolici. Il circolo L'Italia di Mezzo denominato "Della Partecipazione", del quale sono portavoce sta predisponendo degli incontri per formare cittadini all'impegno politico cominciando dal ruolo delle Circoscrizioni e del Consiglio Comunale. Al più presto il calendario degli incontri.
Condivido l'opinione espressa da altri...
sulla sistemazione di via 4 Novembre. Bella a vedersi. Ma manca la pista ciclabile! E pensare che in circoscrizione 2° ci sono consiglieri che tutto darebbero per avere solo piste ciclabili. Che gli amici della Bicicletta sono sempre pronti a protestare per chiedere più spazio. I marciapiedi sono larghissimi e non si potrà andare in bicicletta a meno che non si pensi di fare come su corso Porta Nuova "Tirare un segno sul largo marciapiede" e aspettare le imprecazioni di ciclisti e pedoni. Si sono piantati nuovi alberi, i Gjncobiloba alberi che crescono lentamente ma raggiungono dimensioni tali (vedi il bellissimo esemplare di piazza Viviani) da arrivare sicuramente con i rami alle finestre delle case e con le radici ad avvolgere i sottoservizi appena posizionari, che in questi giorni hanno le foglie di un bellissimo colore giallo, ma tra una settimana le lasceranno cadere e sicuramente qualcuno protesterà per chi dovrà pulire il marciapiede, ma perchè non si sono scelte specie forse meno pregiate di sempreverdi? Restringere le carreggiate è ormai una prassi, ma gli attraversamenti protetti per i pedoni che fine hanno fatto? E gli autobus dove si fermeranno? La loro velocità sarà quella dei ciclisti che saranno costretti ad occupare la stessa carreggiata e stabilire la velocità dei mezzi pubblici perché sarà difficile sorpassarli viste le dimensioni ridotte della strada. E poi si è dimenticato di abbassare il marciapiedi verso piazza Vittorio Veneto ed è rimasto un alto gradino proprio in prossimità delle strisce pedonali. Eppure se non la frequenti la puoi considerare bella!
Caro Direttore, da qualche giorno Verona ha una nuova via IV novembre. C'era proprio bisogno di riqualificarla, credo che non fosse più stata asfaltata dai tempi della visita di Papa Woityla e c'erano buche dappertutto. Molti dei vasi a lato della via erano rotti o imbrattati, i pedoni rischiavano di inciampare. Ora è cambiato tutto: abbiamo strada e marciapiedi nuovi, aiuole, piante e attraversamenti pedonali sicuri e, come hanno ricordato il Sindaco Zanotto e l'Assessore Pozzerle, in questo "viale" è stato portato a termine uno dei più complessi interventi voluti dall'Amministrazione, per un importo complessivo di 1 milione di euro. Fin qui le notizie buone. L'altra faccia della medaglia sta, come sempre, nella perdurante assenza di una pista ciclabile. La larghezza della strada avrebbe sicuramente permesso di inserire una pista per tutti quei cittadini, scolari, studenti, lavoratori, che quotidianamente si spostano da Borgo Trento al centro città e viceversa. E che in via IV novembre continueranno a fare pericolosi slalom tra macchine ed autobus in mezzo alla strada, mentre i nuovi marciapiedi sono talmente larghi che su ognuno di essi potrebbe passare la banda municipale con tanto di majorettes ... ma non i ciclisti. Purtroppo in questa città c'è chi fa proclami elettorali, che si dice a parole dalla parte dei ciclisti, che si fa vedere in bicicletta nelle strade del centro storico, ma poi, nei fatti, non agisce come dovrebbe fare un buon amministratore di una città europea come Verona si vanta di essere. Probabilmente, visto l'importo impegnato, non si sarebbe speso molto di più pensando anche alla pista ciclabile. Al Sindaco Zanotto ed all'Assessore Pozzerle gli amari complimenti da tutti i ciclisti di Borgo Trento. Sicuramente ne terranno conto alle prossime elezioni.
... che alla Chiesa Cattolica Romana siano rivolte critiche di ogni sorta. Le più gettonate riguardano l'accusa di ingerenza nella sfera pubblica e privata e la "presunzione" di detenere la Verità tutta intera. La chiesa di Verona però, in stretta collaborazione con alcune associazioni cattoliche legate ad essa, di tutto potrà essere tacciata, tranne di non mostrare grande rispetto verso i frammenti di "verità" contenuti nelle altre confessioni religiose. Infatti, grazie ad un ufficio della curia preposto al dialogo interreligioso, all'Associazione Santa Lucia, al Segretariato Attività Ecumeniche e ultimo in ordine di tempo, all'avvocato Guarienti (che giova ricordare è stato l'organizzatore dell'incontro interreligioso avvenuto lunedì 30 ottobre alla Gran Guardia), la nostra città è diventata una sorta di straordinario "laboratorio" dove la materia del contendere non è tanto la ricerca della Verità, ma la costruzione di ponti nella direzione dell'unico Dio. Una prova di questo piccolo "miracolo" made in Verona, trova conferma nell'episodio che alla Santa Messa celebrata dal Pontefice allo stadio, al momento dell'offertorio, all'imam di Verona (talaltro portavoce dell'Ucoii del Triveneto), è stato permesso (nonostante le disposizione liturgiche indichino che solo i cattolici possono attivamente partecipare alle funzioni religiose) di consegnare un dono nelle mani del Santo Padre. Visti i lodevoli propositi: un peccato veniale sicuramente già perdonato dal misericordioso Creatore di tutti gli uomini! Ma le coraggiose aperture della Chiesa veronese vanno oltre. I media della nostra città ci hanno informato che alla Stazione di Porta Nuova, la Curia ha allestito, spontaneamente e senza che nessuna confessione lo richiedesse, un locale chiamato: "Casa di Dio". Un ambiente multimediale, dove i credenti di tutte le religioni potranno, "spulciando" tra gli innumerevoli file "multideisti", pregare le rispettive divinità. Che poi, si chiamino, Allah, Visnu, Buddha o altre divinità pagane, è del tutto secondario. L'importante sarà che in questo luogo di "spiritualità allargata", finalmente i nostri fratelli non cristiani, non "rischieranno" di venire evangelizzati o "contaminati"da quei cattolici che si ostinano a ripetere che Gesù Cristo è l'unico Salvatore del mondo. E pensare che c’è ancora qualcuno che guarda allo strumento del dialogo interreligioso con disincanto e scetticismo.
Richiederebbe un approfondimento la notizia per capire come può un Comune violare una norma amministrativa quale l'apertura delle buste in una gara pubblica. Chi paga? Il cittadino.
L’intervento pubblicato sul giornale...
... L’Arena di sabato 11 Novembre, a firma dell’Onorevole Giampaolo Fogliardi, inizia con la domanda “ma questa finanziaria è davvero brutta?”. A mio modestissimo parere, una finanziaria non può essere bella o brutta, ma può solamente far bene al Paese che la emana (e questo sarebbe normale) o al contrario può far male. Questa finanziaria al paese non può far bene. Una finanziaria che non taglia le spese inutili, ma taglia le spese, tra l’altro, su sicurezza e ricerca può solo far male. Una finanziaria che continua a servirsi degli studi di settore (colpa anche del governo precedente che non li ha eliminati) dimostra la palese ammissione di incapacità da parte dell’amministrazione finanziaria, di colpire laddove si annida la vera evasione fiscale. La lotta all’evasione denunciata dal Governo (Bersani dice che la minoranza difende gli evasori) è quella che colpirà i piccoli imprenditori quelli delle micro o piccole azienda che al contrario delle grandi aziende producono il reddito del nostro paese. Il Presidente del Consiglio Romano Prodi, dichiara “che il Paese è impazzito e non pensa al proprio futuro”. Non sono in grado di dire se il Paese sia o meno impazzito, sono solo in grado di dire che migliaia di piccoli imprendi del commercio, dell’artigianato e della piccola industria verranno soffocati da questa Finanziaria nel momento in cui speravano in una ripresa e nel momento in cui chiedevano al governo di poter lavorare in pace. Riguardo al Tfr, se lo Stato ha proprio bisogno di farsi prestare soldi dai nostri dipendenti (l’on.Fogliardi ha dichiarato perché non possono fare un prestito allo Stato visto che già lo fanno alle aziende) perché non lo ha chiesto in primis ai dipendenti? Naturalmente prego l’onorevole di non rispondermi che con la concertazione a tre, Confindustria, Governo e Sindacati (Cgil, Cisl, Uil) avete raccolto il parere di tutti. Noi piccoli imprenditori non vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca, vogliamo solo non essere considerati “evasori” per principio e vogliamo che le persone che si applicano per spiegare ai cittadini la finanziaria dicano la verità. Mi dispiaccio quando un onorevole della Repubblica dice “E’ vero che i datori di lavoro subiranno un danno, ma deve essere anche ricordato che la grossa fetta della riduzione del cuneo fiscale va nelle loro tasche, anche in compensazione di questa scelta politica”. Vede onorevole Fogliardi, lei aveva iniziato con una verità (subiremo un danno con questa finanziaria) ma ha finito, credo per ignoranza sullo specifico argomento, non voglio pensare per malafede, segnalando il contrario della realtà. Le micro e le piccole imprese, non beneficeranno di un centesimo del famigerato cuneo fiscale, subiranno solo ed esclusivamente gli aumenti delle tasse nazionali o locali che siano, per mantenere costi inutili che finora non sono stati tagliati. Gentilissimo onorevole, spero di poter incontrare lei ed i suoi colleghi eletti nei collegi Veronesi, il giorno 20 novembre prossimo venturo, presso la Camera di Commercio di Verona in modo che il mondo delle piccole imprese, quelle del commercio, del turismo e quelle artigiane, possano spiegare a lor Signori, perché questa finanziaria oltre a Noi farà male anche al Paese intero.
... e di acqua sotto i ponti dell'Adige nostro ne è passata un'infinità da quando si cominciava a parlare della nuova Verona che, di li a poco, sarebbe sorta a sud. Tanti anni, ma così tanti che molti di noi, attenti lettori, nonchè cittadini appassionati alle sorti della nostra città sono ormai prossimi alla pensione senza aver visto nemmeno l'ombra di un'albero piantato nel parco dello scalo merci, nè di un "grattacielo" moderno difronte alla Fiera, nè un Metrò che ci facessero respirare un pò di modernità in mezzo a tanto piattume e che desse anche al Visitatore l'idea di una città europea moderna che sà rinnovarsi. Tanti anni, troppi per una qualunque scelta urbanistica. Difronte alla Fiera ci sono ancora edifici fatiscenti cui i veronesi non fan più caso e in fianco a Viale Piave i ruderi delle cartiere (fa ridere la motivazione dell'incremento del traffico in Basso Acquar per la mancata approvazione della riqualifica: dopo il piccolo ridimensionamento del progetto, vedrete!...ci sarà calma piatta !).Tutti ricordiamo i proclami del sindaco Zanotto (ma anche dei suoi predecessori) quasi cinque anni fa quando dava per risolti i nodi di Verona Sud ed invece ci troviamo, lustro dopo lustro a misurare l'avanzata delle sterpaglie, il numero dei cartelli "pericolo crolli", la superfice del muschio verde che dipinge i muri cadenti dei magazzini generali. Un'intera generazione di veronesi sta passando senza aver avuto la fortuna di veder realizzato il sogno di una città più moderna stile Europa. Eppure appena oltre confine pensano, progettano e fanno in tre - quattro anni interi quartieri con ampie aree verdi e moderne strutture, riqualificando zone molto meno degradate delle nostre. Verona, ma forse è un vizio nazionale, patisce l'immobilismo e la mancanza assoluta di coraggio della sua classe dirigente ( eppure Zanotto ed Uboldi ispiravano fiducia vera! Speriamo nel "botto" di fine legislatura.). Coraggio dell'innovazione, coraggio di aprirsi al mondo, coraggio di confrontarsi su scelte importanti. I piccoli dialoghi di quartiere fatti dai singoli assessori, dal Sindaco, dai consiglieri di destra e di sinistra, sono fumo negli occhi di tutti noi. Le scelte forse sono già state fatte e si preferisce la comunicazione di piccolo cabotaggio per pulirsi la coscienza e per placare le curiosità.Sarebbe allora più serio dare concretezza a queste scelte facendo finta di nulla, con la certezza che l'indole veronese è come il suo grande Fiume: dopo la piena riprende a scorrere placido, quasi in secca e le sue acque usate a monte ed a valle da altri più scaltri.
Napoli: tabaccaio indagato per omicidio
Vorrei riportare un titolo preso a prestito dal Corriere della Sera: “Napoli: tabaccaio indagato per omicidio”. Il signor Santo Gulisano, il commerciante che ha ucciso un rapinatore nel suo negozio a Napoli, è stato iscritto nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di omicidio volontario e lesioni aggravate. Ancora una volta l’ennesimo commerciante viene parificato ad un delinquente solo per il fatto di aver voluto salvare il proprio figlio, minacciato da una pistola, ed il proprio negozio aperto dopo anni di sacrifici. Due delinquenti sono entrati nella tabaccheria che lui, ex poliziotto con trenta anni di servizio anche nella squadra mobile, ed il figlio gestivano e che già in passato aveva subito furti. Il delinquente, un certo Franco Amura, pregiudicato, dopo aver dimostrato di essere in possesso di un’arma vera, sparando contro la vetrina del negozio incurante anche di chi potesse esserci all’esterno, ha trascinato il figlio del Gulisano nel centro del negozio puntandogli l’arma alla testa. La reazione al fatto, comprensibile secondo il mio parere, è stata quella di difendere per prima la propria famiglia e poi quanto costruito con il sudore della fronte nel tempo. Vorrei, se fosse possibile, aprire un dibattito fermo e sereno su questo modo di agire in Italia. Chiariamo il concetto, non chiedo di armare tutta l’Italia, chiedo solo, che a chi si difende non venga applicata immediatamente e d’ufficio, l’infame accusa di omicidio volontario per poter iniziare le indagini e tutte le verifiche di legge. Perché non è possibile iniziare prima le verifiche e poi davanti a prove certe iscrivere le persone nel registro degli indagati. Fare il tabaccaio a Napoli non è come farlo a Verona, i telegiornali nazionali ci mostrano e ci hanno mostrato per anni i banchetti abusivi dei venditori di sigarette all’angolo di ogni strada ed a ogni semaforo. Nelle prime pagine del libro di Roberto Savino, giovane e coraggioso giornalista che fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità, troviamo un passaggio che molto mi ha colpito “A Napoli si scarica quasi esclusivamente merce proveniente dalla Cina, 1.600.000 tonnellate. Quella registrata. Almeno un altro milione passa senza lasciare traccia. Nel solo porto di Napoli, secondo l’Agenzia delle Dogane, il 60% della merce sfugge al controllo della Dogana, il 20% delle bollette non viene controllato e vi sono cinquantamila contraffazioni: il 99% è di provenienza cinese e si calcolano duecento milioni di euro di tasse evase a semestre”. Lo Stato, per mezzo dei suoi uomini e dei sui uffici è a perfetta conoscenza di quanto accade sul proprio territorio. Perché si accanisce sugli onesti invece di colpire duramente i delinquenti? Perché invece di mantenere migliaia di persone, spesso mal impiegate, nei comodi ministeri a Roma, non aumenta l’organico di chi deve operare in frontiera a Napoli, come il nostro collega tabaccaio? Perché toglie fondi alle forze dell’ordine che devono combattere ad armi impari ogni giorno contro la malavita organizzata? Perché ci aumenta le tasse e ci denuncia per uno scontrino non emesso? Perché da l’impressione che a lottare contro la mafia, la camorra e chiamatela poi come volete, siano solo due magistrati e pochi carabinieri, poliziotti, finanzieri mandati con le Panda contro i grossi fuoristrada blindati delle varie cosche? Santo, ti chiamo per nome per esserti più vicino, qui al Nord non siamo contro i meridionali, noi tutti, tuoi colleghi, siamo contro i delinquenti indipendentemente dal colore, dalla religione o dalla nazionalità di appartenenza, e se sono di pelle bianca, cristiani ed italiani, fanno ancora più schifo degli altri.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio
In politica ci si può inventare di tutto per coprire i propri difetti, ma, alla fine, la cultura e la formazione che sta alla radice di ognuno viene alla luce ed evidenzia tutti i limiti derivanti dalla educazione, ovviamente politica, ricevuta. Ieri, nell’aula del Senato della Repubblica è stato riprodotto quello che, in piccolo, si era già verificato nell’aula del Consiglio Comunale di Verona: l’infinita voglia di mettere in difficoltà il Governo ha prevalso sul senso di responsabilità che ogni rappresentante del popolo dovrebbe portare dentro di sé. Così, come accaduto a Verona in occasione dell’approvazione di delibere che apportavano benefici ai cittadini (cito ad esempio solo quelle per la realizzazioni della pista ciclabile in Borgo Venezia e del centro Caritas per l’accoglienza dei senza tetto recentemente inaugurato), i rappresentanti del centrodestra al Senato hanno pensato di far in modo che il decreto sul blocco degli sfratti potesse essere tranquillamente sacrificato sull’altare della “lotta per il potere”. Il prossimo 29 novembre, se il Governo non riuscirà a trovare una soluzione, migliaia di famiglie, già in difficoltà, si ritroveranno senza un tetto grazie all’odioso principio per il quale “nessun aiuto al nemico va concesso” così come stabilito da un Cavaliere che, evidentemente, non si cura dei meno abbienti e di coloro che sono in difficoltà, come, invece, facevano i veri cavalieri della Tavola Rotonda. Lungi da me lo sperare o solo pensare che il capo dell’opposizione possa vestire i panni di re Artù (non gli si addicono) ma che su temi di così grande delicatezza e rilevanza possa, per un solo momento, dismettere i panni di Capitan Uncino (fulgido oppositore della felicità) questo sì! Capisco che questa sia una richiesta che difficilmente troverà risposta positiva, ma spero che almeno qualcuno dei fieri sostenitori veronesi del Cavaliere di Arcore abbia il coraggio di far arrivare un segnale di disagio ricordandogli che prima o poi le lancette ricominceranno a battere il tempo, unico galantuomo della politica, e l’orologio segnerà la fine di Capitan Uncino.
Sogno anch’io un Italia di mezzo
La legge del muro contro muro non ha mai pagato, non pagherà mai, spesso mi ritrovo su questo concetto che scopro sempre più veritiero. Anche la voglia di vendetta in politica non ha mai ragione di esistere ma spesso chi è immaturo politicamente non vuole confrontarsi, ha paura di farlo, preferisce il folclore, preferisce scelte radicali, preferisce la vendetta. Infatti esistono uomini e forze politiche che sono cresciute sulle chiacchiere della gente, sulle frasi ad effetto, sugli slogans, sui distinguo al limite del razzismo che hanno ingenerato ulteriore discredito in una società impaurita e spesso attratta da false sirene. I moderati, le donne e gli uomini di Centro, non possono però appiattirsi su posizioni oltranziste, a costo di sembrare arrendevoli, a costo di essere considerati ondivaghi. Penso infatti che l’attuale divisione in due poli del Centro sia comunque transitoria, a dire il vero lo pensavo e a riprova lo scrivevo già qualche anno fa, ma in politica come per ogni altro ambito, sono importanti le scelte e i tempi giusti ed essere “anticipati” produce l’effetto come per un motore a scoppio, che se non è ben calibrato, sfarfalla, si ingolfa, rumoreggia e non parte. Quanto duri la transitorietà è difficile da calcolare, certamente finché durano le leaderships e la vita politica di Berlusconi e di Prodi, finché dura questo sistema elettorale che per giunta gratifica gli amici degli amici, poi si vedrà. I ponti fra i due Centri per fortuna, sono rimasti pressoché intatti anche se molti con spirito omicida hanno cercato di farli saltare, ed è fuorviante credere a chi amplifica contrasti ideologici inesistenti, il comune sentire, senza tenere nella giusta considerazione i trascorsi, l’amicizia e la stima, rimaste. Non è sbagliato parlare di accordi su scelte strategiche, dettate dai profondi cambiamenti di questa società, accordi che sappiano anticipare il futuro e sappiano guidarlo. Stiamo infatti percorrendo una fase politica di grandi trasformazioni, Bersani, Veltroni, Rutelli, Enrico Letta, Follini, Tabacci, Casini, Pisanu, Formigoni, per dirne alcuni, lo hanno capito e la stanno vivendo intensamente, da leaders. Occorre confrontare i loro disegni politici, non imporre annessioni, ma progetti condivisi, occorre privilegiare i valori senza distruggere i rapporti umani, le amicizie, i bisogni di salute del cittadino, una politica con al centro la persona, la famiglia, il diritto al lavoro, i giovani, l’accoglienza, la giustizia, l’etica. Davanti a queste intuizioni, a questi progetti, a queste scelte, non hanno più ragione di dettare legge la destra e la sinistra, intese come scelte ideologiche, nostalgiche, non ha più ragione di esistere una classe politica selezionata dal metodo pubblitalia, serva di un padre padrone mascherato da imprenditore o da politico di lungo corso, incartapecorita dal tempo, dalla mancanza di idee, aggrappata magari a un passato indicibile, per difendere solo egoismi e interessi chiaramente minoritari che vengono però magistralmente amplificati dal tubo catodico da sembrare vitali per il Paese. Dovrebbero solo rimanere coloro che guardano oltre, questa è la sfida che l’elettore dovrà essere in grado di accettare se vorrà vedere cambiato e in meglio il proprio destino. E’ questo il nostro sogno di un’Italia di mezzo che vorremmo, per ciò guardiamo con simpatia a Marco Follini e al suo nuovo movimento, ma perché non rimanga solo un sogno dobbiamo incominciare a crederci.
Per fortuna che viene il Papa a Verona!
Nella mia ingenuità questa mattina mi sono recata, come sempre, al parcheggio di Via Città di Nimes e l'ho trovato chiuso con una piccola transenna, senza alcuna indicazione. Non leggo abitualmente L'Arena (nello specifico, mi dicono, quella di ieri), né ascolto i Tg locali, ma nei giorni scorsi avevo attentamente letto le informazioni sul sito del Comune di Verona e di quello dell'AMT, responsabile del parcheggio (e per scrupolo l'ho fatto anche un attimo fa), ma nulla vi era circa la chiusura odierna, un giorno in anticipo rispetto a quanto previsto per il parcheggio dei pellegrini. Ieri avevo pure chiesto informazioni all'addetto al parcheggio, ma diceva di non sapere nulla. Non un cartello, né un biglietto. Mi consola aver constatato, da tante facce di autisti perplesse, che non ero l'unica a corto di informazioni. Ma non mi voglio lamentare oltre del disagio per la chiusura, che comunque ha fatto sì che arrivassi 15 minuti in ritardo in ufficio. Quello che apprezzo, invece, e le foto in allegato lo testimoniano, è che dobbiamo alla visita del Papa la tanto auspicata pulizia del parcheggio. Su mia segnalazione di qualche tempo fa all'AMT, questa ha ottenuto un po' di pulizia: infatti l'AMIA, bontà sua, a fine settembre ha svuotato il cestino dei rifiuti all'interno del parcheggio. Queste, invece, sono le immagini che ho scattato ieri sera, per mio diletto. Parlano da sole. Oltre all'immondizia, ai materassi occultati dietro cespugli rigogliosi, ci sono almeno cinque mucchi di vetri (chiaramente finestrini di auto in frantumi). Oltre all'indegna manutenzione dell'area, pur sempre biglietto da visita per la città, si presenta quindi anche un problema di sicurezza. Ma sono sicura che tutti i sacerdoti che parcheggeranno lì giovedì troveranno una pulizia degna della più scrupolosa Perpetua. In ogni caso, passato il Papa, attendo trepidante il Presidente Napolitano o Bush o la Regina Elisabetta, per vedere nuovamente la città e il parcheggio puliti!


Santità colgo l’occasione della Sua visita...
... in Verona per esprimere il benvenuto anche da parte dei cittadini della 3^ Circoscrizione territorio in cui lei celebrerà la SS Messa, momento per eccellenza della sua visita pastorale .Quando si arriva in un luogo le sensazioni sono quelle della novità e quella di cercare di capire, di capire quello che ci circonda. Ci si affida a chi ci presenta la città. Vorrei dirle che qui va tutto bene, però mi dispiace non è possibile. Non mi riferisco alla città fatta di strade, monumenti: Lei avrà la possibilità di visitare i luoghi più belli di Verona, sarà accolto al Centro congressi della Fiera, in Vescovado, lo stadio. Saranno luoghi belli in cui lo sforzo di tante persone le permetteranno di sentire lo spirito dei veronesi che l’accolgono come il Buon Pastore. Il buon pastore non è solo quello che protegge, è anche quello che parte a cercare chi si è perduto. Ma l’aspetto caratterizzante di una ricerca non è il momento del ritrovamento, sono i momenti passati nella solitudine della ricerca per capire il perchè qualcuno si è perso.Sono i momenti in cui la propria coscienza si interroga e ci si chiede perché si sia dovuti partire alla ricerca, e si sta in ascolto del silenzio che accompagna chi è cercato. Quasi a riuscire a trovare un indizio in questa ricerca. Vorrei quindi che il percorso che farà fino al momento dell’incontro allo stadio le possa fare sentire i silenzi dei cittadini veronesi. Siamo persi perché non abbiamo più saputo accogliere nel profondo il significato di attesa, di speranza, di fiducia. Siamo stati tante volte più attenti a dar ascolto a ciò che udivamo invece che a quello che ci chiedeva di cambiare nel silenzio. Una persona, sola, una persona in cerca di lavoro, di una terra e di una casa, troppe volte hanno solo il silenzio per gridare a noi che dobbiamo cambiare ma non hanno la forza di far sentire la loro richiesta di aiuto. Ci aiuti ad ascoltare questo silenzio questo grido di persone che ci chiedono di sentire la loro voce che ci chiede giustizia, ed attenzione. Siamo stati troppe volte attenti a chi pronunciava parole dette troppo uguali alle nostre convinzioni per cui solo quelle ci sembravano degne di accoglienza. I silenzi dei “diversi” sono le parole non ascoltate. Ma prima degli altri diversi dovremmo sentire le parole di quando noi siamo diversi, sono le parole della nostra coscienza: sono i momenti in cui non accogliendo, non ascoltando l’altro siamo entrati nella clandestinità della nostra anima. Oggi siamo clandestini verso le nostre certezze, perché abbiamo paura di far emergere il nostro vero sentimento. Il sentimento dell’accettazione sempre e incondizionata dell’altro, l’accettazione che siamo piccoli, specialmente oggi davanti a Lei: queste forse sono le nostre vere radici di veronesi. Ci faccia anche sapere cosa sono le nostre radici Cristiane: ma ci aiuti anche a capire se stiamo vivendo prendendoci cura dell’altro, del diverso di chi ci chiede di ascoltare le proprie difficoltà, di chi ci chiede di ascoltare le perplessità di una vita. Sono le attese di chi è alla ricerca insieme a Lei. Siamo brava gente, gente che ha la fortuna di avere testimoni veronesi che nel quotidiano, in silenzio, si fanno aiutanti dell’altro. Ci dia l’aiuto a scoprire questi volti, lo sappiamo c’è ne sono. Quando ci incontrerà ci potrà vedere non solo come cittadini smarriti, che chiedono l’aiuto del Buon Pastore: le chiediamo di aiutarci a capire che il perdono è un dono , è un per-donare all’altro non solo una opportunità, ma una possibilità moltiplicata.
L'aeroporto Marco Polo di Venezia...
... programma il suo futuro con lungimiranza proponendosi all'attenzione del mondo economico e politico veneto e nazionale come porta intercontinentale per lo sviluppo. Progetta nuovi collegamenti ed ampliamenti, un business insomma, tale da far concorrenza tra 20 anni alla disatrata Malpensa ed ai lombardi che non hanno capito che la morte di quel loro sogno, Malpensa appunto, è Linate. Vogliono avere il piede in due scarpe senza far funzionare bene nessuno dei due. E Verona? I cargo che dovevano appartenere al Catullo per logica (Quadrante Europa) si svilupperanno a Brescia e i voli passeggeri, pur con i successi dell'estate appena trascorsa, non assumono ancora quel ruolo di internazionalità piena che invece Venezia possiede. Il Catullo manca di spazi e l'Aeronautica Militare appare ancora lontana dal liberare le aree necessarie. Non si sa più nulla della annunciata smilitarizzazione che consentirebbe al Catullo di espandersi e di progettare finalmente con un adeguato "master plan" il proprio avvenire. La stampa locale, non fa alcun cenno a questi temi quasi fosse tabù parlare di aeroporto. Ne parla solo per le laudi periodiche quando si tratta di evidenziarne i fatui successi, mai per stimolare il dibattito su un'infrastruttura cardine per lo sviluppo. Intanto gli aerei, quelli veri, quelli strategici, prendono il volo da altre parti, probabilmente più scaltre della realtà veronese e sicuramente meno timorose di cercare il consenso della società civile allo sviluppo. Noi accontentiamoci di mandare traffico a Monaco o Francoforte o Parigi nallo scopo principe di riempire i loro voli strategici.
... sono un cittadino di Verona, impegnato in politica, orgoglioso e onorato, come ogni altro veronese, della Sua imminente visita nella nostra città. La ringraziamo per il privilegio che di poterLa vedere e applaudire mentre transiterà fra gli scorci più belli della nostra città: Il Duomo, l’Arena, Castelvecchio, San Zeno. L’Amministrazione comunale sta organizzando tutto per il meglio: quando Lei passerà con la Sua “papamobile” (ma non c’era un nome più adeguato?) per le nostre vie, troverà tutto lindo e pulito, strade asfaltate, marciapiedi puliti, cassonetti nascosti, muri ridipinti … insomma, sarà un’accoglienza organizzata come si deve. In questo senso mi permetto, Santità, di chiederLe un piacere a nome di tanti altri cittadini: se Le è possibile, annunci di voler visitare anche l’Arsenale, un luogo storico, nel cuore di Borgo Trento, a due passi da Castelvecchio, trasformato da deposito militare di armi a luogo di incontro civile. Questo antico manufatto austriaco, lasciato dai militari alla città una ventina di anni fa, è in stato di totale degrado e abbandono. Un vero peccato, perché è uno spazio verde che potrebbe essere goduto da tutti, ed invece, nonostante progetti e proclami, è ridotto a calcinacci, tetti che crollano, alberi rinsecchiti, panchine rotte; recentemente una porzione di verde è stata addirittura trasformata dal Comune in parcheggio. Una desolazione. Se Lei annuncia il suo passaggio, Santo Padre, sono certo che il nostro Sindaco ordinerebbe di mettere tutto a posto, di pulire, aggiustare, sistemare, ridipingere, e in pochi giorni avremo di nuovo uno spazio verde dignitoso che potrà essere frequentato da anziani e bambini. Le assicuro, Sommo Pontefice, che tutti i cittadini, religiosi e laici, credenti e non, gliene saranno sinceramente riconoscenti. Se poi Lei passerà davvero all’Arsenale potrà godere di questo particolare spazio, altrimenti, se non potrà passare per mancanza di tempo, la sua piccola bugia, un peccato veniale, Le sarà immediatamente perdonata dai veronesi, che La ringrazieranno per aver finalmente ottenuto una manutenzione ordinaria dell’Arsenale, grazie solo ad un Suo annuncio straordinario. Se il “trucchetto” dovesse funzionare, caro Papa, annunci anche il Suo passaggio a Borgo Milano, Borgo Venezia, Porto San Pancrazio, Borgo Roma, Veronetta… pensi che bello, tutte le strade “miracolosamente” a posto in una settimana (senza bisogno di una campagna elettorale). Grazie della complicità, Benedetto XVI. Benvenuto a Verona, di cuore.
Contributo per un eventuale riflettere
Quando ci si addentra nel campo dei comportamenti pubblici, spesso si fa riferimento ad un’espressione un po’ abusata: “Etica della responsabilità”. Una delle caratteristiche di essa è proprio il dover “rispondere” dei propri comportamenti. E certamente lo si deve sempre, ancor più in politica. Per un cristiano si tratta di essere giudicati anche, ma soprattutto, sulla coerenza tra l’attività politica e l’ispirazione cristiana. C’è, oggi, un sovrabbondante rifarsi all’ispirazione cristiana. Questo “miracolo” crea, a mio parere, una gran confusione rispetto alla quale occorre fare chiarezza. E’ opportuno che ognuno dica cosa intende per “ispirazione cristiana”. Per quanto mi riguarda, da credente momentaneamente impegnato in politica, con una schematizzazione di cui chiedo venia, penso che l’ispirazione cristiana di cui parliamo possa nascere da visioni diverse: da un cristianesimo da Messa domenicale: come rispetto della ritualità; da un cristianesimo ideologico: come osservanza di norme di comportamento, il più delle volte di origine ecclesiale, altre volte con riferimento “ai valori dell’Occidente”; da un cristianesimo “status symbol”: come strumento di rispettabilità per l’accesso in società; da un cristianesimo come sequela del Vivente e in continuo confronto con/nella Comunità Ecclesiale. Personalmente mi situo in quest’ultima interpretazione: ispirazione cristiana come rapporto vivo con il Vivente Gesù detto “il Cristo”. Solo il Vivente, infatti, VIVE nella Storia e dall’interno della Storia permette al credente, informato e formato, di cogliere i criteri coerenti con il Messaggio “in quel momento specifico”, e la forza per tentarne l’applicazione. Se ne deduce che il “veramente cristiano” ed il “veramente umano” coincidono. Se, per converso, vanno in guerra fra loro, qualcosa non funziona sull’uno o sull’altro versante. Ma che cosa è “veramente cristiano” e che cosa è “veramente umano”? Cercare di approfondire il “veramente” non è compito di queste righe, ma compito essenziale delle donne e degli uomini che rifiutano facili ricette e che, con attiva umiltà, continuano a cercare. Quali sono le tematiche politico-istituzionali che interpellano, oggi, l’ispirazione cristiana. Alcuni esempi non esaustivi potrebbero essere: centralità non di facciata di tutte le donne e tutti gli uomini, con particolare riferimento alle condizioni più deboli, nel pieno rispetto delle regole che la società democratica si da e che hanno valore, avente come limite l’eventuale obiezione di coscienza. Di conseguenza: equità sociale; diritti civili e sociali, pur all’interno di quell’equilibrio scritto nella nostra Costituzione che fa della famiglia naturale punto di riferimento essenziale della società italiana; problematiche nuove e complesse quali quelle della bioetica, dell’immigrazione,della globalizzazione, dei rapporti politico-militari internazionali... Il tutto in un contesto di laicità dello Stato, voluto fortemente (leggasi il protocollo addizionale al Nuovo Concordato del 1985 punto 1) dalla Santa Sede e dalla Repubblica Italiana. Anche il termine di “laicità” è oggi usato ed abusato. Ed allora è opportuno che, con il massimo di chiarezza di cui sono capace, io esprima il significato di laicità che qui utilizzo. Io intendo per LAICITA’ la capacità di trovare nell’ispirazione cristiana il supporto alle scelte politico-amministrative da compiere. Un supporto socialmente spendibile al “tavolo” del confronto e delle scelte solo se potenzialmente condivisibile da tutti, credenti e/o non credenti. Nessuno può, infatti, essere costretto a convenire sulle scelte, ma tutti debbono “in teoria” poterlo fare con il solo uso della propria intelligenza e della propria sensibilità, senza alcuna forzata adesione ideologica o di fede. La laicità non esiste più quando, il credente ha la necessità di appellarsi, per le proprie scelte, non all’ispirazione cristiana, bensì direttamente, senza mediazioni, al Messaggio o a Chi lo diffonde. In questo caso, nel credente, l’elaborazione di Fede non è ancora tale da potersi confrontare con altre opinioni, diverse dalla sua. Non si tratta, è bene ribadirlo, di “nascondere” la propria identità, ma semmai di manifestarne tutta la capacità di confronto sui temi della quotidianità anche con chi non condivide quella identità. Sperando d’essere più chiaro mi rifaccio ad un esempio passato e, forse, futuro: l’aborto. Al “tavolo” di una società non confessionale come quella italiana, sull’aborto il cristiano dovrà presentare, nel confronto con il non credente, motivazioni pro/contro l’aborto che, pur frutto dell’ispirazione cristiana, possono essere condivise anche da un non credente. Se l’elaborazione cui è giunto il credente non gli consente ciò, non potrà essere possibile imporre all’interlocutore la diretta espressione della Fede, tipo “lo dice il Vangelo”. Il credente, certo, non può rinunciare alla sequela evangelica, ma il confronto, momentaneamente, non ha spazio per andare avanti. Qualcuno mette in dubbio la “cittadinanza” di un’ispirazione cristiana. Questa affermazione, in modo consapevole o inconsapevole, forse pensa ad un credente come ad “un rifugiato in sacrestia”. Altre volte, per sminuire l’impegno del credente, si sottolineano altre fonti d’ispirazione dell’impegno politico. Io non intendo gareggiare con altre ispirazioni. Convinto come sono che lo Spirito soffia dove vuole, accolgo ben volentieri intuizioni e/o comportamenti eguali, ma che non si dicono provenienti dalla Fede cristiana. Non potrei che Render Grazie. Affermo, però, con forza che l’ispirazione cristiana è fonte di precisi valori e scelte “politiche” per me e per tante altre donne ed uomini. Da tale ispirazione abbiamo tratto e traiamo: il rispetto sostanziale e non solo formale dell’avversario politico; il rispetto profondo delle istituzioni; la capacità di pensare positivo,senza scivolare nella inefficace ingenuità; lo sguardo positivo e che valorizza, nei confronti di tutti; il linguaggio “sì-sì; no-no”; il "siate semplici come colombe e prudenti come serpenti"; la sconfitta come possibile strumento di vittoria; la capacità di distinguere Dio e Cesare; il coraggio, ed a volte l’audacia, nelle scelte; la centralità dei contenuti riguardanti il bene comune e la loro priorità rispetto a strategie e/o operazioni di immagine. E tralascio cose “banali” e scontate come la pulizia morale, intellettuale e comportamentale. Ovviamente la lista potrebbe essere molto più lunga e sarebbe facile, per me, metterla a confronto con quanto avviene sulla scena cittadina di Palazzo Barbieri, con grande ipocrisia sul tema dell’ispirazione cristiana. Ma non è questa la sede. Mi si dirà, altresì, di aver fatto un elenco di opzioni etico-religiose, ma che la politica è un’altra cosa. Ed invece questa è, forse, la principale delle ispirazioni cristiane: il Vangelo riscoperto come strategia vincente e laicamente politica. Scritto questo, avverto, mi sembra con realismo, il rischio che si corre di strumentalizzare la Fede, soprattutto a Verona, in vista delle elezioni del 2007. Leggo e sento che altri non hanno questo timore. Il pericolo, invece, esiste. Aprire il dibattito nel mondo cattolico può essere un modo utile per stemperarne le ricadute negative.
Ho ricevuto il volantino di invito ad una “marcia” che si terrà il prossimo 8 ottobre lungo alcuni sentieri nella zona di Marezzane di Marano. Tale marcia è promossa da alcune associazioni ambientaliste. La marcia sembra avere l’obiettivo di manifestare il dissenso dei promotori allo scavo minerario, concesso alla ditta Cementirossi nell’area denominata Marezzane, dal Ministero dell’Industria negli anni ‘70. L’Amministrazione comunale di Marano non aderisce a tale iniziativa che appare inefficace e tesa ad ottenere risultati diversi da quelli dichiarati. Per contro, l’Amministrazione si atterrà a quanto previsto dalle convezioni e dai documenti sottoscritti, che prevedono una attenta valutazione ambientale del sito di Marezzane prima dell’avvio degli scavi. Tale valutazione si avvarrà di rigorosi elementi scientifici. Riporto di seguito alcune considerazioni sull’argomento.
Armonia della natura e disarmonia delle marce
Una marcia è uno strumento che non si addice per assumere decisioni in merito a temi importanti come le concessioni minerarie, la loro rilevanza economica, le ripercussioni ambientali che ne derivano. E’ in generale poco raccomandabile affrontare problemi amministrativi complessi con le marce; spesso esse sono elemento di pressione che, anziché confrontarsi con la complessità delle questioni, tendono a semplificare e ideologizzare i problemi, individuandone soluzioni approssimate ed unilaterali, molto spesso generate dai soli promotori, all’insaputa degli stessi partecipanti. Storicamente le marce sono state strumento militare, oggi assunte, non a caso, a strumento espressivo di posizioni unilaterali. Nel caso in esame, poi, non si comprende davvero a cosa dovrebbe servire una marcia che si intitola “Marezzane non si tocca”. A chi si vorrebbe far arrivare il messaggio della marcia? A chi è rivolto l’imperativo? E perché decida che cosa? A quale titolo viene pronunciato tale imperativo?
Alcuni elementi di conoscenza della questione
Marezzane è una zona inserita nell’area di concessione mineraria di scavo fin dal suo primo rilascio da parte del Ministero dell’Industria (anni ‘70). Tale concessione non è stata né voluta né cercata dall’amministrazione del Comune di Marano, essendo disciplinata dal Decreto sulle Miniere che riserva la competenza in materia unicamente al Governo (Ministero dell’Industria) in quanto le miniere sono ritenute elementi di pubblica utilità. Il rinnovo di tale concessione, avvenuto nel 1999, ha portato ad una sensibile riduzione dell’area mineraria nel territorio del Comune di Marano, grazie all’abile trattativa condotta dall’Amministrazione comunale in sede di Conferenza dei servizi (strumento amministrativo che all’epoca del rilascio della concessione non esisteva). In uno Stato di diritto, le concessioni, i contratti, le convezioni si rispettano ed eventuali modifiche vengono concordate tra le parti. Voler imporre al concessionario Cementirossi, come pare vogliano fare i promotori dell’iniziativa (con l’imperativo slogan della marcia), di non scavare a Marezzane quando la concessione mineraria lo prevede, significa ricercare un atto di forza che trascende le regole del diritto. Tutta l’area di scavo interna alla zona mineraria è oggetto di un attento controllo da parte di vari soggetti: non c’è cantiere così controllato come la zona mineraria, ove, nelle porzioni già scavate, si sta portando avanti da anni un vasto intervento di ripristino ambientale (rigorosamente controllato dai Comuni di Fumane e Marano) che rappresenta un unicum ed un esempio di straordinario interesse. Esso costituisce un singolare laboratorio ambientale: habitat ricostituiti stanno vedendo il ripopolamento vegetale e animale. Tutta la zona è destinata a divenire un grande parco.
Risvolti sociali
La popolazione, ed in particolare molti contadini della zona, hanno venduto i loro terreni al concessionario, ottenendo in cambio rilevanti compensi economici o, in permuta, terreni coltivati a vigneto, di valore elevatissimo. Tali compra-vendite sono avvenute nell’ambito di normali rapporti commerciali e la coltivazione della miniera ha rappresentato, e continua a rappresentare, un elemento di rilevante interesse economico: per chi ha venduto o ceduto in permuta terreni e per i numerosi lavoratori che svolgono la propria attività nello stabilimento di Fumane. L’indotto è anch’esso rilevante. Tutto ciò a fronte di una attività estrattiva svolta secondo rigorosi criteri di ripristino ambientale. Non si comprende, dunque, a cosa mirino i promotori della citata “marcia”.
Chi promuove la marcia?
E’ noto come l’iniziativa sia promossa da una associazione denomina Valpolicella 2000 che, nel tempo, si è distinta per serbare, quale prevalente atteggiamento, l’avversione all’attività mineraria nella valle dei Progni di Fumane. Al di là delle enunciazioni di principio, questa pare essere la vera ragione sociale dell’associazione, composta di pochissimi iscritti. Tale esiguità di composizione - ove organi esecutivi ed assembleari coincidono (data la ristrettezza dei soci) - è sintomo, a mio avviso, della inconsistenza degli obbiettivi della stessa. L’associazione, in realtà, si propone di chiudere il cementificio di Fumane ed ostacolarne l’attività. Con quali conseguenze? Perdita di posti di lavoro, crisi di una importante attività economica ed industriale, riduzione della produzione nazionale di cemento che dovrà essere acquistato, a caro prezzo, altrove, ove magari, la manodopera sarà sfruttata e l’ambiente non ripristinato. Mi pare che nessuno degli effetti prospettati possa ritenersi un vantaggio.
Ideologica avversione alle attività antropiche
In realtà, l’avversione verso questa attività economica pare scaturire da una più generale avversione alle attività umane che interagiscono con la natura (cioè, in un modo o nell’altro, tutte): tale avversione non consente un confronto sereno con la realtà, non pone al centro del ragionamento l’uomo, bensì un concetto ideologico, cristallizzato e quasi panteista di “ambiente”. E’ nella costituzione intima e primordiale dell’uomo la propensione ad usare e servirsi della natura, interagendo con essa, in un rapporto di armonia e di equilibrio razionale. Grandi filosofi come Heidegger o san Tommaso d’Acquino, le grandi religioni, l’Umanesimo e l’Illuminismo hanno compreso e descritto questo. L’uomo si ciba degli animali, delle piante, delle erbe, costruisce i propri rifugi, le proprie case, le proprie aziende produttive con le terre, con le rocce, con il cemento, con i metalli lavorati. A cosa si oppone dunque la marcia di cui sopra? Si oppone a questa idea di uomo che usa la natura, ne conosce i segreti, ne sa trarre utilità per la propria esistenza ma la sa anche rispettare, ricomponendone le forme e la vita laddove la sua attività temporaneamente le ha alterate.
Dinamica del paesaggio ed attività umane
L’intera vallata di Marano, a tutti nota per la sua bellezza e l’armonia tra costruito e paesaggio (esito apprezzabile di una lungimirante gestione amministrativa ed urbanistica del territorio da parte del Comune), è frutto dell’opera sapiente dell’uomo: i terrazzamenti, i vigneti, le marogne sono opere dell’uomo che si comporta come demiurgo, nella conoscenza razionale e nel rispetto intimo della natura. La marcia, presentata come testimonianza di buone ragioni e di rispetto della natura, in realtà ne rappresenta solo una forma astratta, brandita contro l’attività operosa dell’uomo. Marezzane, assunto a sito paradigmatico di una natura incontaminata, è in realtà una zona ove la popolazione che vi risiedeva (poche unità), da lì si è allontanata in cerca di siti più accoglienti. Tale zona è stata individuata dallo Stato Italiano come zona di prelievo di marna da cemento e ritenuta zona di pubblico interesse, quale è una miniera. Perché la movimentazione di materiale e di terra da parte dell’uomo (com’è una miniera) dovrebbe essere considerata un attentato alla natura? Un terremoto, un’eruzione vulcanica, una traslazione tettonica, la deriva dei continenti, la dinamica dei meandri fluviali, l’erosione continentale, il trasporto solido (che sono espressioni della dinamica naturale) non sono, su scala più grande, delle modificazioni del paesaggio e della morfologia terrestre? Possono essere considerati degli attentati alla natura o sono piuttosto espressioni di un naturale evolversi della stessa? E l’uomo, creato ex nihilo nel contesto della natura, non può usarla, modificandola? Non è anch’esso parte dell’evoluzione della natura e in qualche misura attore coadiuvans di questo processo?
Conclusioni
Nella storia dell’uomo, certe posizioni ideologiche hanno sempre avuto bisogno di simboli e paradigmi, più come riferimento accessibile ed immediato ai destinatari di tale ideologia che come spunto per modificare la storia. Spesso, le posizioni ideologiche hanno finito per esaurirsi nel loro simbolismo, senza ottenere effetti storici efficaci, avendo - di fatto - negato la storia e la realtà. Avviene così anche per questa vicenda, esempio palese di una incomprensibile ed inefficace astrazione.
... (sta per Victoria, il nome vero di Maria) la bambina di dieci anni bielorussa che è stata nascosta dai genitori affidatari per evitarle il rimpatrio nell'"orfanatrofio" da cui proveniva, e nel quale venne sottoposta a violenze sessuali (tanto da volersi suicidare all'idea di tornarvi) è già in Bielorussia. Nei giorni precedenti il triste epilogo, diversamente dalla favole, affatto a lieto fine, con spregiudicata faccia tosta l'ambasciatore della Bielorussia incaricato di seguire la vicenda, oltre a esprimere - parole testuali - "preoccupazione per la vita e la salute della bimba sequestrata" ha inoltre ribadito che "la Bielorussia esige una sollecita e completa investigazione di tutte le circostanze inerenti al sequestro, inclusa la punizione di tutte le persone che si sono rese responsabili di questi atti illegali e del loro favoreggiamento". Quanta ipocrisia, e da quale pulpito poi. Per motivi professionali nel 2002 ho passato due settimane a Minsk, capitale della Bielorussia. Appena arrivato, impressionato dal numero dell’incredibile quantità di militari che presiedevano la città, ho subito chiesto agli accompagnatori chi governasse in Bielorussia. Tutti, ma proprio tutti hanno coralmente risposto: "un dittatore!". In quel periodo in Italia, dell’ex provincia dell'unione Sovietica, poco si conosceva e poco si parlava. In assenza quindi di informazioni precise, ebbi difficoltà a coglierne il senso. Solo l’anno scorso in occasione delle consultazioni presidenziali e l’accusa di brogli elettorali da parte dell’opposizione democratica filo occidentale (finita in galera, dove tutt’oggi si trova) nei confronti del presidente filo russo Alexander Lukascenko, ebbi finalmente modo di capire quelle antiche e indecifrabile insinuazioni. I bielorussi mi fecero inoltre notare che tutti gli organi di informazione: televisione, radio e giornali venivano controllati dal regime di Lukascenko. In effetti ebbi modo di confermare l’accusa vedendo su tutti i canali di Stato, solo ed esclusivamente l’immagine del presidente. Dell’opposizione, ovviamente, nessuna traccia! Su un solo aspetto Lukascenko non ha mai mentito: le sue simpatie per Hitler e Stalin. Ma ritornando all’attualità, come si fa a spedire a “casa” come un pacco postale una bambina psicologicamente distrutta senza aspettare il pronunciamento dell'autorità giudiziaria, a cui i coniugi Giusto erano ricorsi in appello. Ci si è avvalsi della sentenza del Tribunale dei Minori, emessa l'11 settembre, si è prelevata la bambina alle otto di sera, l'hanno caricata sull'aereo e via, chi si è visto si è visto. Chiaramente questo blitz è stato concordato con il governo italiano, altrimenti i carabinieri non l'avrebbero potuto fare. Una vergogna indicibile, hanno cercato di fare tutto velocemente e di nascosto: possiamo solo immaginare cosa sarebbe successo se ci fosse stato Berlusconi, anziché Prodi. Una sommossa, si sarebbe gridato al governo fascista, chieste le dimissioni del ministro della giustizia e dell’interno e chissà cos'altro. Invece nulla, solo insincere parole di compiacimento. La famiglia Giusto si era dichiarata disponibile a sostenere a distanza una famiglia bielorussa che eventualmente avesse adottato la bambina. "L’importante – hanno dichiarato i coniugi - è che non venga portata via da noi con la forza e che possa essere curata in Italia per il tempo sufficiente a farle superare il profondo trauma che ha subito". E invece, è stata trattata come neanche si trattano i terroristi islamici . Il Presidente del Comitato Internazionale dei diritti umani, Yasmin von Hohenstaufen, si è rivolta all' Aja, all'Unicef e al Tribunale di Strasburgo per denunciare la Bielorussia di abuso di potere e di crudeltà mentale e associazione a delinquere in omissione di presunti abusi contro l'infanzia. Per chi governa si sa, l’importante è trattenere buone relazioni diplomatiche! Pazienza poi, se a pagare saranno deboli e indifesi. C’est la vie! Maria e coniugi, si rassegnino!
L’assessore all’urbanistica Uboldi...
... ha recentemente dichiarato che le motivazioni che hanno portato i Consigli della 4^ e 5^ Circoscrizione al voto negativo della variante 282 (Piano Gabrielli) sono un “distillato di demagogia”. Certamente chi vive nei quartieri di Golosine e Borgo Roma sa cosa significhi traffico, smog, vivibilità precaria e pochissimo verde pubblico a disposizione. Da considerare che durante i periodi fieristici tutto ciò raggiunge i massimi livelli. Il centro destra, assieme al voto provvidenziale di qualche dissidente della maggioranza a valutato con estrema serenità che l’impatto con la nuova viabilità peserà esclusivamente sui nostri quartieri già pesantemente penalizzati, la costruzione di nuovi edifici inciderà negativamente sulla nuova urbanizzazione e che nulla è stato previsto per collegare i quartieri est-ovest , favorendo solamente l’asse dal sud al centro. Infine , aver richiesto garanzie affinché il parco ferroviario possa risultare il più possibile un polmone verde per la città credo non si possa considerare un distillato di demagogia. L’essere favorevoli ad un piano di riqualificazione non significa chiudere gli occhi su questioni importanti, che potranno incidere negativamente sul futuro della nostra città, anche perché il compito e il dovere morale di un semplice Consigliere di Circoscrizione quale è il sottoscritto, è quello di tutelare il proprio territorio ed il proprio quartiere al di la delle posizioni puramente politiche.
Egregio direttore, leggo oggi...
... sulla sua testata, dei problemi legati ai costi della tranvia. Purtroppo se i consiglieri e non solo, avessero approfondito il progetto e i suoi costi, ora non si stupirebbero di quello che emerge sui costi esorbitanti della tranvia. Già nel precedente piano economico della durata di 30 anni,approvato dal precedente consiglio comunale, si parlava del piano della sosta a pagamento esteso a tutta la città compreso i quartieri; già si sapeva che il costo della manutenzione era di 40 milardi li lire per ogni anno di esercizio e molto altro. Bisognava però leggere quello che si andava a votare! Ora non mi stupisce quello che emerge, ma mi preoccupa molto. Purtroppo da 6 anni sto seguendo questo progetto e da 4 sto ripetendo, probailmente al vento, le problematiche e le ricaduta sulla città. Forse adesso qualcuno si accorgerà e farà la battaglia contro la tranvia dopo averla sostenuta fino a ieri e diventerà il salvatore del mondo. Ma dov'era quando in consiglio, in commissione, documenti alla mano io andavo ripetendo che "questo progetto tranvia" non poteva essere fatto, che non era sostenibile ed altro? Purtroppo solo il tempo ci dirà chi aveva ragione.
... dice di essere una risposta per i cittadini. Chiedo quindi un chiarimento su i progetti su cui poggiava il programma della Casa della Libertà all'inzio del mandato. Mi riferisco al nodo della viabilità della Valpantena e non solo alla galleria (progetto dimenticato da tutti) si parlava di rotonde, di bretelle, di svincoli, di strade alternative e di divieti al trafffico pesante nelle frazioni di Marzana e di Quinto. Niente di tutto questo è stato realizzato, capisco le difficoltà, il rapporto con l'amministrazione comunale "ostile" con amministrazioni di colore opposto e l’iter burocratico per certi progetti, ma mi sembra di cogliere un certo calo di tensione e di attenzione su queste problematiche. Spero che risolto il problema delle piazze, fontane, luoghi di ritrovo per anziani, feste di quartiere, si pensi ai giovani e alla viabilità.
Prendo spunto dall'editoriale...
... del 27 luglio u.s., apparso sulla rivista Impresa Finanza, a sua firma, per permettermi di esporre le mie riflessioni sugli spunti da lei offerti a riguardo della figura del Ministro Di Pietro. In questi giorni ho ripreso in mano un libro che ho avuto la fortuna di leggere, più di 10 anni fa in piena tangentopoli,"Corrotto" dello scrittore Tahar Ben Jelloun. E' la storia di un funzionario statale che cede di fronte all'offerta di una mazzetta e da quel momento la sua vita cambia. Il romanzo ha il suo corso nell'ambiente arabo: è una storia in cui la coscienza civile d’ogni uomo, arabo od occidentale (strano questo ma per gli americani noi non siamo quelli dell'Est?...) s’interroga tra onestà e corruzione. Non posso dare giudizi su fatti e persone che non conosco personalmente, ma penso che per tutte le persone che abbiano in qualsiasi modo potuto servire lo Stato, o con una divisa o in una pubblica amministrazione, il sentirsi dire "rimarrai così per tutta la vita" sia il più alto complimento che si possa ricevere. Io ho potuto servire lo Stato con una divisa per un solo anno. Mi creda, con semplicità, ancora oggi, tutte le mie scelte giornaliere, compatibilmente con le mie possibilità, vedono sempre il richiamo del bene comune, e lo Stato è un bene comune troppo importante perché scordi che un giorno ho alzato una mano per giurare fedeltà allo Stato Italiano come Carabiniere. Questo non vuol certamente dire di avere la certificazione della limpidezza dell'anima, ma avere sempre il senso che se si vuol avere un paese civile moderno che viaggi,la prima cosa da attuare è una sola: cercare sempre la giustizia. Con cordialità la saluto.
L'Ucoii, l'unione delle comunità...
... e organizzazioni islamiche in Italia, ha fatto pubblicare su alcuni quotidiani nazionali, un "manifesto" dove gli israeliani sono stati equiparati ai nazisti. Magdi Allam, intellettuale egiziano e islamico, ricorda ogni giorno dalle pagine del Corriere, di cui è vicedirettore, che l'Ucoii è affiliata ai Fratelli Mussulmani, un'organizzazione estremista e integralista dichiarata fuorilegge da tutti i paese islamici moderati. La cosa pazzesca è che in Italia, l'Ucoii è stata chiamata a fare parte della Consulta per il dialogo interreligioso, voluta nel novembre 2005 dall'allora ministro dell'interno Pisanu. Dopo l'incredibile esposizione pubblica di odio razziale, il nuovo ministro Amato si è detto pronto a discutere sull'opportunità di escludere l'Ucoii dalla Consulta. Sebbene in ritardo, il nuovo governo, ha finalmente aperto gli occhi. Il "manifesto" è stato inoltre condannato da tutte le altre organizzazioni islamiche presenti sul territorio nazionale. A Verona invece, sui media locali, non si è sentito o visto, nessun islamico proferire parole di biasimo e dissociazione. Eppure nella nostra città, giova ricordare che l'Ucoii è stata ed è, l'unica associazione islamica scelta dalla curia veronese e dall'Associazione Festeggiamenti Santa Lucia a far parte di un progetto socio culturale finalizzato al dialogo interreligioso. L'Ucoii, non va scordato, la prima domenica di Agosto ha organizzato un presidio in Piazza Bra per denunciare i "crimini" israeliani nel conflitto libanese. Quella domenica pomeriggio volarono parole "grosse" all'indirizzo di Israele. Reazioni indignate? Nessuna! Che sarebbero successo se a "sparare" contro i nostri fratelli maggiori fossero stati dei cattolici? Tutti, ma assolutamente tutti, da destra a sinistra avrebbero lapidato gli insolenti meschini razzisti. E' giunta l'ora che anche a Verona le autorità civili e religiose aprano gli occhi, e scelgano interlocutori più affidabili, soprattutto capaci di accettare i valori democratici dell'Occidente. A livello italiano i membri che fanno parte della Consulta sono 15, come è potuto accadere che a Verona sia stata scelta l'unica organizzazione integralista di chiara matrice antisemita? Guardiamoci attorno e scegliamo oculatamente, perché non è vero che tutti gli islamici sono integralisti e che anelano segretamente all’annientamento della civiltà cristiana.
Gentile redazione, volevo cortesemente intervenire...
... a riguardo di una vostra osservazione relativa al concerto di Claudio Baglioni il prossimo 4 dicembre, ironizzando (in verità con grande stile) sulla nostra KOlpevole imprudenza su questa operazione dando risalto all'interrogazione del sig. Flavio Tosi all'assesore allo spettacolo del Comune di Verona Luciano Guerrini circa le prevendite iniziate e non ancora approvate dalla Giunta comunale. La risposta dell'assesore Guerrini a riguardo è stata vaga e imprecisa mancando l'occasione per un approfondimento e un chiarimento lasciando così la domanda inevasa. La risposta all'interrogazione del sig. Tosi sarebbe stata più precisa se si fosse comunicato la "ritualità" di queste operazioni, concordate con gli uffici preposti all'utilizzo del Palasport con una chiaro meccanismo che definisce tali operazioni, le prenotazioni degli impianti sportivi per concerti o spettacoli vari E CHE PREVEDE L'UTILIZZO DI TALI IMPIANTI SOLAMENTE DI LUNEDI', giorno da sempre libero da impegni sportivi. Al momento non sono ancora stati definiti i calendari delle squadre impegnate nei campionati sportivi di grande livello, l'unica cosa certa è che le partite non si disputeranno mai il primo giorno della settimana e il 4 dicembre, appunto, cade di lunedì. In tutti le città italiane funziona in questo modo, probabilmente, e per fortuna!, la nostra città gode di grande affidabilità da parte dei produttori di spettacoli, e per questo privileguiata con tante proposte di grande spessore artistico e spettacolare (Verona risulta essere la terza città italiane, dopo Roma e Milano, per numero di concerti annuali proposti) che necessitano, nella stagione fredda, dell'utilizzo del Palasport. In tutte queste città italiane queste polemiche non sono nate perchè evidentemente non sono ritenute appunto polemiche; nella nostra città diventano invece strumenti di piccole (nel senso di basse) lotte politiche. La tentata e sfortunata polemica innescata dalla domanda del sig. Tosi probabilmente ha distolto l'attenzione da altri e più importanti problemi che affliggono il mondo dello spettacolo di grande livello, i prezzi altissimi per il pubblico, per esempio. Problemi che noi abbiamo cercato di sollevare nella conferenza stampa di presentazione della stagione estiva di Eventi ma che non sono stati colti dalla stampa presente preferendo insistere su sterili polemiche fra la nostra società e l'assessore Guerrini che nascono da comunicazioni precarie e sciocchi livori personali. Ma i problemi che riguardano l'organizzazione di grandi eventi non interessano l'opinione pubblica che non ha grandi strumenti per giudicare eventuali conflitti e probabilmente interessata a cose più importanti per la propria vita, i prezzi alti anche dei biglietti (per sottolineare il concetto!). Vi ringrazio per l'attenzione confermando la disponibilità, se giudicherete l'argomento importante, a darvi elementi utili per comprendere meglio le meccaniche e le politiche che stanno dietro le quinte di un settore molto particolare come l'organizzazione di grandi eventi. Cordiali saluti
... tutti festeggiano l'Italia, dove sicuramente piazza Bra sara' gremita di bandiere tricolori, dove l'allegria regna suprema, il mio animo e' invece afflitto per le sorti del nostro Hellas... mi chiedo, ma quando al posto di quei tricolori ci saranno ancora le nostre bandiere quelle gialloblu, quelle con i mastini e una scala in mezzo... quando questo schifo finira', quando tornera' l'Hellas a essere la prima squadra della citta'... quando... che tristezza... che delusione... Quando voi giornalisti metterete Pastorello con le spalle al muro, quand














